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Bollut 007

Bollut 007

www.bollutnet.org 
Aprile 2007

 
Indice:

01 Editoriale


02 Intervista ad Anna Belli
 
Approfondimento: La Cristianità verso il futuro
03 Concepire la teologia in un contesto postmoderno (Dieter Kampen)
 
Attualità
04: Campo estivo per famiglie; Campo giovani
 
05 John A.T. Robinson: La nuova morale

 

01. Editoriale

 
Cari lettori,
spero che abbiate già digerito le relazioni sulla Santa Cena tenute al Centro Studi Albert Schweitzer di Trieste e riportate nel Bollut scorso. Lo spero, perché proprio questo mese è uscito il libro con le relazioni della conferenza precedente sul tema del futuro del cristianesimo. Perciò sposto al mese prossimo l'inizio di una serie sui principi teologici luterani e la loro attualità e vi presento questa volta il libro che, per dire il vero, in parte è un po' difficile, ma spero che ciò non vi spaventi. Indagate insieme a Bollut 007 sul futuro del cristianesimo! Comunque abbiamo anche informazioni di attualità e la presentazione di Anna Belli che ha tradotto in italiano tanti inni luterani tedeschi. Buona lettura!
Vostro Dieter Kampen (DK)
 

02 Intervista ad Anna Belli

 
Potresti presentarti brevemente ai nostri lettori?
Sono nata a Roma nel 1960. La mia famiglia è cattolica. Sono nella comunità di Roma dal 1983. Ho fatto diverse cose nella vita. Ho anche esperienza giornalistica: dal 1980 scrivo per una testa di Ciampino e per gli ultimi 5 anni ho curato una rassegna stampa da giornali tedeschi. Attualmente lavoro nella reception di un albergo.
 
Come sei arrivata alla chiesa luterana?
Prima di entrare in argomento devo accennare a due cose che hanno contribuito a predispormi a capire e accettare l’interpretazione luterana del cristianesimo.
Dopo la morte di mio padre, quando avevo 14 anni, scoprii lo stoicismo, o meglio l’atteggiamento degli stoici, in particolare di Seneca. Mi piaceva, e mi piace ancora, il loro modo di guardare dritto negli occhi il dolore e la natura umana, senza cullarsi in illusioni e conforti a buon prezzo, ma anzi cercando un confronto diretto, senza intermediari, con la realtà della vita. Riguardo la religione e la famosa domanda “Dio esiste?”, la loro posizione agnostica (“Non posso dimostrare che c’è e nemmeno che non c’è”) era l’unica onesta sul piano intellettuale. E la feci mia.
Il secondo fatto è l’aver praticato l’equitazione, da ragazza. Tra le tante cose che questo sport mi ha insegnato, due hanno influito anche sulla mia vita di fede. Primo: anche in giornate in cui tutto va bene, mentre si fa un percorso a ostacoli può capitare che un pensiero salga improvviso come una bolla di metano dal fondo dell’oceano: “Questo salto non mi riesce”. Se ciò accade, anche se si arriva dall’altra parte dell’ostacolo apparentemente senza errori, chi ha saltato sa però che non tutto è andato come doveva. Le piccole rigidità muscolari causate da quel pensiero si sono fatte sentire. Non si è saltato con la scioltezza che si avrebbe avuta sentendosi assolutamente sicuri e fiduciosi. La lezione che se ne trae è che, anche se si tende con tutte le proprie forze alla perfezione, la meta può essere mancata perché qualcosa dentro di noi sfugge al controllo e smette di essere perfettamente fiducioso nel risultato.
Secondo: la cosa più importante è l’assetto. Prima viene l’assetto, cioè impostazione del corpo, poi vengono i risultati. Quando, molti anni dopo, sentii dire e lessi che non ci vogliono intermediari in quella realtà spirituale che è il rapporto con Dio; che non possiamo ottenere la perfezione con le nostre forze; che prima viene l’albero buono e poi, da esso, vengono i frutti buoni, non solo capii tutto questo con la mia parte razionale, ma lo accettai di buon grado fino in fondo al cuore, perché erano l’applicazione alla vita di fede di cose che erano già parte della mia esperienza esistenziale.
Nel 1982 mi recai in Germania. Studiavo letteratura tedesca e avevo bisogno di fare esercizio di lingua. Andai nella Selva Nera, dove c’era una signora che gestiva una locanda. Io ero ragazza alla pari. La signora era attiva nella sua comunità e mi domandò se avevo voglia di andare al culto con lei. Io, all’epoca, mi dichiaravo agnostica (non sono mai stata atea). Considerai che, quando si studia una cultura, è importante anche avere un’idea di prima mano del modo di vivere la religione. Così andai. Poi capii che nell’interpretazione protestante, e in particolare luterana, del cristianesimo poteva esserci qualcosa anche per me. Mi formai questa convinzione un po’ perché quello che mi veniva detto era che questa confessione è Cristocentrica, con un rapporto diretto credente-Dio (non ero mai riuscita a capire il culto dei santi nella Chiesa cattolica). E poi perché mi commossero le parole della terza strofa di “So nimm denn meine Hände” [Allora, prendi le mie mani] di Julie Hausmann, che, alla lettera, dicono: “Se anche io non avverto nulla della tua potenza, pure tu mi guidi alla meta, anche attraverso la notte; allora, prendi le mie mani e guidami fino alla mia fine beata e in eterno!” Pensai che solo una persona appena uscita dalla propria personale traversata degli inferi poteva aver scritto queste parole. In effetti, pare proprio che sia stato così. Mi sembrò meraviglioso che ci fosse una Chiesa, una confessione in cui fosse possibile cantare il senso di fragilità che si prova davanti all’esistenza. Quanto a me, i miei inferi li stavo ancora attraversando. Mi dissi che valeva la pena accertarsi che in questa confessione potessi trovare qualcosa che mi corrispondesse. Mi presi un po’ di tempo per lasciar decantare l’entusiasmo. Non volevo sbagliare nel valutare me stessa e la situazione. E volevo decidere da sola, senza sentire pareri altrui, perché ritenevo che ci sono scelte della vita davanti alle quali si è e si deve essere soli. A fine di febbraio del 1983 cercai l’indirizzo della Comunità luterana sull’elenco telefonico e andai a parlare col Past. Meyer. Da allora ho sempre frequentato la comunità.
 
A Trieste cantiamo spesso inni di tua traduzione. Potresti dirci qualcosa su questa tua attività di traduttrice?
Nel 1997 nella mia comunità si cominciarono a tenere culti regolari in italiano, la seconda domenica del mese. C’erano già gli inni dell’”Innario Luterano”, ma il Past.Uhl aveva bisogno anche di altri canti, non  tradotti. Traducevo già la predica della domenica, così mi chiese di tradurne alcuni. Scrivo poesie da quando avevo 15 anni, quindi ho una certa esperienza di come si ragiona in poesia. Però non avevo mai tradotto liriche. Gli dissi che ci avrei provato. Dopo i primi due-tre mesi capii che non aveva senso attendere un mese intero che il pastore mi dicesse che cosa tradurre. Non ha senso accendere un motore diesel per fare 100 m di viaggio ogni volta. Così, stilai un piccolo elenco degli inni che venivano più usati nel culto domenicale in tedesco, e di cui quindi era probabile che mi venisse chiesta la traduzione. Poi la mia esperienza in letteratura e poesia mi suggerì di completare l’elenco con qualche inno in più, tanto per avere un minimo di scelta. In totale, nell’elenco c’erano 84 titoli. Poi un inno ha chiamato l’altro, peggio delle ciliegie, e sono arrivata a oltre 200 traduzioni. Tradurre questi inni è stata l’esperienza spirituale più bella della mia vita. E’ stato un piacere, ogni volta, “smontare” la costruzione poetica originale per cercare di capire “come era fatta”, e cercare di ridarne il senso in italiano, seguendone il tracciato. Qualche volta ho avuto accanto una tazza di caffè; qualche altra ho dovuto scrivere intorno alla sagoma del gatto che si era sdraiato sul foglio sul quale scrivevo; sempre, durante quelle ore, mi sono sentita in grazia di Dio.
Mi piace il nostro innario, perché, anche se non ci sono le vette himalayane della letteratura tedesca (Hölderlin, Goethe, Schiller) ci sono però belle cime delle Alpi (Claudius, Gellert, Klopstock, Gerhardt, Klepper etc.). Se si leggono i testi con attenzione, si possono ricostruire gli scenari storici in cui sono stati scritti. Per esempio, quando Gerhardt parla degli orrori della guerra “che coprono tutta la Terra”, si pensa con sgomento prima alla Guerra dei Trent’Anni e poi a quanto tali versi siano, purtroppo, attuali. E quando in chiesa mi capita di dover cantare “sein Wort will helle strahlen, wie dunkel auch der Tag”, “La sua Parola splende per quanto scuro è il dì”, provo una profonda ammirazione per un intellettuale come Jochen Klepper, che riuscì a scrivere questi versi nel 1938, quando la notte della tirannide era all’apice e non si poteva prevedere che sarebbe durata “solo” altri 7 anni.
 
Hai anche messo in piede un sito internet...
Sì, ho creato il sito www.luterani.it, ma per problemi tecnici (che non dipendono da me, ci tengo a dirlo, ma dalla capziosità di chi gestisce il server) adesso il sito non è visibile.
 
Svolgi ancora altre attività nel seno della Comunità o della chiesa?
Sì. Continuo a tradurre per la mia comunità, di cui curo il sito web. Sono nel Consiglio Presbiterale. Sono anche la persona di contatto per le attività in lingua italiana. E sono una delle due lettrici CELI della comunità; l’altra è Katja Krummacher.
 
Perché essere luterani?
Credo di aver fornito una risposta parziale quando ho spiegato come sono arrivata nella comunità. Potrei rispondere così: per comportarsi da maggiorenni davanti a Dio e al mondo. Non abbiamo lunghe liste di casi morali con il comportamento consigliato per ogni evenienza. Ognuno di noi, per quanto la Chiesa o la comunità o i compagni di fede possano aiutarlo, deve decidere da solo come applicare la propria fede nella vita quotidiana. L’aiuto migliore che gli possa venire lo riceve in quel colloquio personale con Dio che si chiama preghiera. E ogni volta che si prende una decisione, ci si assume la responsabilità di come si agisce. E ogni volta, per decidere, bisogna esercitare la libertà di dare voce alla propria coscienza. Non è facile armonizzare responsabilità morale e libertà di coscienza. A volte, l’equilibrio tra questi due concetti è molto instabile. Ma mi affascina l’idea che Dio, comunque, mi preferisce maggiorenne, anche quando sbaglio, piuttosto che “tiepida”. Inoltre, nella Chiesa luterana mi sembra che il dubbio abbia un po’ più di spazio e sia un po’ meglio considerato che altrove. E io ho sempre pensato che solo un mondo in cui c’è spazio per il dubbio possa restare un mondo in cui l’essere umano viva senza conflitti con Dio, con se stesso e col resto del creato.
 

03 Approfondimento: La Cristianità verso il futuro

 
LA CRISTIANITÀ VERSO IL FUTURO E LA FEDE ESSENZIALE
Centro Studi "Albert Schweitzer"
a cura di Dario Fiorensoli

IL LIBRO
Il libro affronta i temi della crisi delle chiese cristiane nell’Occidente europeo, il complesso rapporto con la modernità nei suoi sviluppi critici e scientifici, il rapporto essenziale ma libero con il passato delle interpretazioni e l’interrogazione sul patrimonio essenziale sul quale sono fondate la fede e la conseguente testimonianza di essa nel mondo.
Il Segno dei Gabrielli Editori, Verona 2007, pp. 320, euro 15,00 - 978-88-6099-012-9
 
SOMMARIO.
Cap.1. Futuro e missione del cristianesimo in un mondo plurale. (Prof. Hans- Martin Barth).
Cap.2. Oltre la religione? Una riflessione a partire da Bonhoeffer.(Prof. Fulvio Ferrario).
Cap.3. Quale immagine della Chiesa verso il futuro? (Past. Giovanni Carrari).
Cap.4. Concepire la teologia in un contesto postmoderno (Past. Dieter Kampen).
Cap.5. Ermeneutica e libertà. (Prof. Mario Miegge).
Cap.6. La cristianità verso il futuro. Ciò che è essenziale alle donne. (Past. Letizia Tomassone).
Cap.7. Spiritualità e critica della rappresentazione. (Dr. Dario Fiorensoli)
Cap.8. Un solo cuore alle dimensioni dell'umanità,non una sola opinione alle dimensioni della mia ragione: quale metamorfosi per la teologia oggi? (Prof. André Joos)


Gentili lettori, sicuramente capirete che non posso riportarvi il contenuto delle relazioni visto che il libro è appena uscito e deve ancora vendere qualche copia. Comunque spero che il sommario vi abbia resi curiosi. Vi posso riportare soltanto il mio contributo, che certamente non è il più importante, ma forse può interessare. Vi avverto che, come corrisponde allo spirito delle conferenze del Centro Studi Albert Schweitzer e come lo suggerisce anche il tema, il carattere della relazione è quello della sperimentazione e della libera ricerca che più che dare risposte definitive vuole incoraggiare alla riflessione. Ecco il testo:

Dieter Kampen: Concepire la teologia in un contesto postmoderno
Introduzione
(...) Se dunque vogliamo riflettere su quale strada dovrebbe prendere la teologia per dire il suo messaggio in modo che possa essere significativo per noi oggi ed in futuro, dovremmo prima chiarire quali sono le condizioni odierne e poi riflettere su come la teologia possa reagire a questi. In seguito vorrei delineare alcune tracce, analizzando alcune delle condizioni del nostro tempo per poi proporre un possibile modo di reagirne. Vorrei farlo in cinque punti:
 
1. Distanza storica
Una caratteristica del nostro tempo è la velocità con cui il nostro mondo cambia. Penso alla globalizzazione, alla rivoluzione mediante i computer, alla genetica con la possibilità di produrre presto anche uomini. Il confine tra computer e coscienza umana sarà sorpassato in tempo prevedibile. In un mondo tecnologico sarà sempre più difficile distinguere tra mondo reale e realtà virtuali.
Oggi molte persone non nascono più cristiane, per esempio in Germania un terzo della popolazione non appartiene più a una delle grandi chiese, e anche dove la tradizione del battesimo c’è ancora, il bambino cresce in una società largamente decristianizzata. La vita di ogni giorno non viene più determinata dalla fede. Perciò non viviamo più dentro il cristianesimo, ma esso ci viene incontro come una cosa dal passato. Il cristianesimo, cosi come le altre religioni, è un’eredità storica. Magari ci augureremmo qualcosa di più attuale, qualcosa che appartiene realmente a noi, ma comunque è meglio che niente, perché infatti non abbiamo altro. I sostituti moderni della religione sembrano poco profondi. Le grandi religioni storiche invece possono sembrare un po’ antiquate, ma non possiamo non riconoscere la loro grande profondità. Esse ci trasmettono esperienze religiose conservate. Solo loro ci danno un linguaggio ricco per parlare di Dio. Perciò facciamo bene ad utilizzarlo.
Però cambia la posizione del credente. Mentre il soggetto cresciuto in un’era cristiana viveva dentro il cristianesimo e rifletteva a partire da questa posizione, oggi il soggetto si avvicina dal di fuori al cristianesimo e riflette a partire da questa posizione. È quindi un soggetto autonomo rispetto alla religione e deve decidere autonomamente e con criterio il suo atteggiamento verso di essa, un atteggiamento che oscilla tra obbedienza e critica. “Esporsi al confronto con la memoria religiosa comporta la capacità di riconoscere (l’obbedienza) e di diffidare (la critica), cioè lo sforzo di distinguere tra ciò che è costantemente valido e ciò che va invece superato.”1 Di questo criterio le chiese fondamentaliste non prendono atto, ma anche le grandi chiese storiche dovrebbero prenderne maggiore consapevolezza. Le chiese non dovrebbero condannare chi non condivide del tutto le loro posizioni o chi cerca ispirazione presso altre religioni o anche dai movimenti religiosi nuovi, perché ciò è un segno positivo dell’autonomia del credente. Invece dovrebbero difendere la propria posizione con buoni argomenti, ma anche essere pronti a mettere se stessi in dubbio.

2. Il pluralismo
3. La nozione della Verità
4. La nozione del tempo
5. Il paradigma della partecipazione

Per leggere tutto il testo clicca qui
 

04 Attualità: Campo estivo per famiglie; Campo giovanni

 
Il primo campo estivo sull'Etna della CELI
dal 30 giugno al 7 luglio 2007

Subito all’inizio delle ferie vogliamo goderci per una settimana il sud dell’Italia.
Il villaggio turistico „Madonna degli Ulivi“ a Viagrande nei pressi di Catania si trova proprio tra la spiaggia e la cima dell’Etna ed offre molto spazio per bambini ed adulti.
Ci vogliamo conoscere, riposare, giocare e scoprire Dio in tante maniere diverse. Ci saranno momenti più seri, e momenti più allegri. Ci saranno spazi per bambini e spazi per adulti, iniziative insieme con tutto il gruppo, ma anche tempo per le singole famiglie e per il proprio raccoglimento. Sono previste escursioni sull’Etna ed al mare, a Catania e Taormina, all’isola dei ciclopi ed alla casa delle farfalle e, come coronamento, un viaggio attorno all’Etna con il trenino della Circumetnea.

Chi è invitato?
Famiglie e genitori singoli con bambini di ogni età, e tutti quelli che hanno voglia di tempo libero con i bambini.

Dove abiteremo?
Nel villaggio „Madonna degli Ulivi“ a Viagrande, vicino Catania, un complesso turistico moderno ai piedi dell’Etna a 400m altitudine, 15km dal mare, con tante possibilità di gioco, sport e svago, incl. una grande piscina, campi da tennis etc.

Termine dell’iscrizione: 25 aprile 2007 presso il decanato
Per ulteriore informazioni visitate il sito della CELI:
http://www.elki-celi.org/it/index.php?mod=news&id=212
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Annuncio Campo giovanile
1-7 luglio 2007
Dopo le ottime esperienze a Vallecrosia nel 2006, quest'anno andremo dal 1° al 7 luglio 2007 a Rio Marina, Isola d'Elba.
Sono ammessi solo giovani da 14-17 anni. Anche quest'anno il gruppo sarà accompagnato dal past. Marcel Cavallo.
Ulteriori informazioni saranno pubblicate quanto prima.
Vedi:
http://www.elki-celi.org/it/index.php?mod=news&id=211
 

05 John A.T. Robinson: La nuova morale

 
Il Vescovo anglicano John A.T. Robinson non vede nella morale di Gesù una nuova legge, ma l'espressione di quanto l'amore può trasformare l'uomo. Egli scrive a proposito del “Discorso della Montagna” (Mt 5-7):

Il Discorso della Montagna non dice “questo è ciò che devi fare in ogni circostanza”, ma “questo è ciò che in un determinato momento della tua vita, se sei disposto a seguire l'assoluto, incondizionata volontà di Dio, il Regno dei Cieli (cioè l'amore) può richiedere da te”. La sua importanza non consiste nel fatto che ci si presenta come una guida infallibile della vita morale, ma nel fatto che, come dice Dibelius, “può trasformare la nostra vita”.

La dottrina di Gesù sul matrimonio, come su ogni altra cosa, non è una nuova legge secondo la quale il divorzio è sempre ed in ogni caso il peggiore di due mali (mentre quella di Mosè diceva che in certi casi non è così). Significa soltanto che l'amore, l'amore assolutamente incondizionato, non ammette accomodamenti. Non si può sapere in anticipo se esso richiederà, in qualche momento, un dono totale di sé senza riserve. Può darsi che esso chieda di vendere tutto ciò che si possiede (Mc 10,21), o di dare in elemosina tutto quello che si ha (Mc 12,44), di cedere la propria veste o di dare in prestito il proprio denaro senza discutere (Mt 5,40.42), di tagliarsi la destra o di cavarsi un occhio (Mt 5,29s). Ma è chiaro che non in tutte le situazioni potrà essere richiesto qualcosa del genere.
... se abbiamo assimilato il nocciolo della questione, se il nostro occhio è sincero, allora l'amore, in ogni situazione particolare, troverà la sua strada.

John A.T. Robinson, Honest to God, London 1963
citato secondo la traduzione italiana: John A.T Robinson, Dio non è così, Firenze 31968, pag 139

 
 
     
     
 
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