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Bollut 008

Bollut 008

www.bollutnet.org 
Maggio 2007

 
Indice:

01 Editorial
 
Presentazione
02 Intervista a Doriana Del Pizzo
 
Informazioni basilari
03 Günther Gaßmann: L'identità luterana
 
Internet
04 Riforma e Risveglio
 
05 Stefano Mercurio: Il culto è il nostro biglietto da visita
 
Attualità
06 Notizie NEV: accordo sul battesimo

Pensiero del mese
07 Gerhard Ebeling: Parlare responsabilmente di Dio
 

01. Editoriale

Cari lettori, vi dò subito la cattiva notizia: l'inizio della serie sui principi teologici luterani slitta alla prossima edizione. La buona è che la ragione di questo spostamento è che questo Bollut riporta già un testo con questo tema. La CELI ha tradotto una relazione di Günther Gaßmann che si presta come introduzione al luteranesimo e che si aggiunge dunque alle due introduzioni già visibili sulla pagina “teologia”. Del recente Sinodo si è già parlato su Riforma
(http://www.riforma.it/news.php3?id=835) e si parlerà nel prossimo Miteinander/Insieme (leggibile sul sito della CELI), per cui lo tralascio. Invece riporto altre informazioni che spero trovino il vostro interesse. Buona lettura!Vostro Dieter Kampen (DK)
 

02. Intervista a Doriana Del Pizzo
 
Chi sei?
Sono una ragazza di 32 anni di mamma tedesca e padre italiano, nata e cresciuta in Italia. Vivo a Milano, ma sono stata in Germania ed Austria per un totale di 5 anni.
La mia professione è fare il broker alimentare, cioè seguo la parte commerciale di alcune aziende produttrici di generi alimentari e propongo i loro prodotti a potenziali clienti. Vengo da un'esperienza di 11 anni nel settore della grande distribuzione e non sempre è facile conciliare le proprie ideologie con le attività richieste dal lavoro, e chi, come me, fa commercio, lo sa molto bene. Mi sono sempre rifiutata, ad esempio, di buttare via del cibo, tranne quando fosse avariato, e ho sempre dovuto fare delle lotte con i miei superiori per poter dare prodotti in scadenza al Banco Alimentare o associazioni simili.

Come incidono i tuoi numerosi viaggi sul tuo rapporto con la chiesa?
Nei miei spostamenti all'estero ho subito cercato contatto con le chiese protestanti della città in cui abitavo. Questo mi ha fatto sempre sentire un po' a casa, e comunque facente parte di una comunità, e loro erano sempre ben contenti che persone nuove avessero cercato il contatto con loro. E' importante integrarsi in nuove realtà, per me è fondamentale, e quando mi spostavo cercavo sempre le tre cose che mi permettono di stare bene in un posto: una chiesa protestante, un coro ed una scuola di ballo. Ci sono poche cose migliori nella vita che passare il proprio tempo, che è sempre poco, con persone che la pensano come te e che guardano nella stessa direzione. Certo, il confronto è costruttivo, ma essere della stessa idea non significa non discutere.

Appartieni da sempre o da poco alla chiesa?
Ho avuto un'educazione protestante, e da sempre frequento e faccio parte della Chiesa Protestante di Milano. Ovviamente, negli anni in cui ho vissuto all'estero,non ho potuto frequentarla.
La mia adesione è stata, bene o male, sempre piuttosto lineare. Ovviamente ci sono stati alti e bassi, come ci sono in tutte le cose, e questi erano dovuti a impegni di lavoro, impegni personali, o semplicemente al periodo di attività che la mia chiesa di appartenenza stava attraversando. Non sempre si può aderire a tutto. Nei cinque anni all'estero frequentavo le comunità della città dove vivevo, e quando venivo in visita a Milano, ed il tempo a disposizione me lo permetteva, andavo nella "mia" chiesa. 

Molti giovani della nostra chiesa (dei miei confermandi 5 su sei) hanno come te genitori "misti" sia per quanto riguarda la confessione che la nationalità. Cosa significa questo fatto per te e come lo valuti per te e la chiesa in generale?
Avere genitori, e quindi un'impronta culturale "mista" a mio avviso può solo essere un vantaggio. Noi possiamo capire entrambe le mentalità, apprezzare le qualità dell'una e dell'altra, e allargare i nostri orizzonti. Siamo in grado di capire le necessità di entrambe le parti, e siamo più liberi di crearci una nostra opinione, perchè abbiamo più materiale informativo.
La realtà bilingue e binazionale è un vantaggio che hanno le chiese di minoranza in Italia. Noi conosciamo e capiamo l'Italia e l'italiano, ma anche il Germanico (Germania, Austria, Olanda, Svizzera), non solo nella lingua, ma soprattutto nella mentalità. Le differenze possono essere tante o poche, a seconda di come vogliamo vedere la situazione, e, a mio avviso, le caratteristiche sono assolutamente complementari. La fantasia e l'estroversione italiana, contrapposta e complementata dal rigore e dall'affidabilità germanica. Spesso mi rendo conto che in Italia siamo molto provinciali, ci facciamo un sacco di problemi relativi alle opinioni altrui. Nel nord Europa non è cosi. Sono appena tornata da un viaggio di lavoro ad Amsterdam. La gente per strada è tranquilla, gentile, disponibile a dare informazioni, e si ha l'impressione che veramente vivano bene perchè fanno ciò di cui sono convinti. In Italia, spesso mi trovo a sentire amici che si lamentano delle situazioni lavorative e/o familiari, ma nessuno trova la scintilla per far scattare il cambiamento. Ecco secondo me dove l'incontro tra le due (o tre o quattro) nazionalità è indispensabile: noi siamo quelli che possono cambiare le cose che non vanno bene, perchè capiamo la mentalità sudeuropea, ma sappiamo che le cose si cambiano solo quando lo si vuole. E per questo è anche importante che si integrino sempre più italiani all'interno delle comunità, senza perdere l'identità germanica. Possono benissimo convivere e condividere la fede protestante, chi già lo era e chi lo è diventato.

Ci siamo appena visti al sinodo. Come ti è piaciuto e come valuti la situazione attuale della nostra chiesa?
Mi è piaciuto molto. Non è stato il mio primo Sinodo, ero già stata nel '99 a Roma, ma solo come delegata giovanile e non avevo diritto di voto. Ho trovato molto interessanti alcune discussioni, anche perchè, rispetto a normali "riunioni del consiglio d'amministrazione", qui, alla fine, ci si aiuta tutti.
Sicuramente non è facile essere protestanti in Italia, ma secondo me c'è una notevole parte della popolazione cattolica italiana che non si identifica più con l'istituzione vaticana, e questi sono potenziali protestanti. Ogni tanto, con alcuni miei amici cattolici, scherzo, dicendo che loro sono "protestanti dentro", perchè hanno idee molto simili alla visione luterana della chiesa.

Hai ancora un messaggio per i nostri lettori?
L'Italia è lunga. le realtà sono così diverse l'una dall'altra, eppure tutte le comunità protestanti fanno parte della stessa chiesa. Al nord non sempre sappiamo cosa succede al sud e non conosciamo i problemi delle altre comunità. Mi viene in mente una bacheca virtuale, in cui le comunità possono segnalare attività e/o problemi, che magari possono essere risolti velocemente semplicemente perchè qualcuno di un'altra città ha già una soluzione....
E' importante che gli scambi tra le varie comunità continuino e si intensifichino, magari anche con l'aiuto di internet, in modo che anche i più giovani possano sentirsi coinvolti. I viaggi organizzati negli ultimi anni sono stati un vero successo, la rete femminile è un ottimo strumento di comunicazione, sarebbe bello anche aumentare gli scambi musicali tra le comunità.

03 Günther Gaßmann: L'identità luterana

Il seguente testo, già pubblicato in lingua tedesca nell'annuario 50/2003 del Martin-Luther-Bund e tradotto dal Pastore Eckert di Milano, non è un compendio di teologia, ma vuole indicare delle caratteristiche ovvero elementi fondamentali che sono propri della chiesa e della teologia luterana, che nel loro insieme „fanno“ il luterano e che – secondo l'autore - dovrebbero essere condivisi dalle chiese luterane ovunque nel mondo. Gli elementi fondamentali però non fanno di per sé il luterano, ma sono un modo di comprendere e vivere l'Evangelo e questo ci rende luterani e cioè in primo luogo cristiani. Ecco il testo:

L’IDENTITÀ LUTERANA
Elementi fondamentali dell’identità luterana come valore vincolante a livello mondiale
di Günther Gaßmann

(...) Vorrei abbozzare alcuni elementi che in questa visuale positiva sono costitutivi dell’identità e del profilo della fede evangelica luterana e della comunione di questa fede. Tali elementi hanno il loro fondamento nella testimonianza della Sacra Scrittura, vengono testimoniati negli scritti confessionali luterani,si trovano in sintonia con la tradizione di fede dell’intera cristianità attraverso i secoli, e vengono interpretati in modo nuovo nei tempi e nelle situazioni che cambiano. Questi elementi sono stati spesso dimenticati oppure sono stati insegnati e vissuti in modo insufficiente. Essi hanno pertanto bisogno di un continuo esame critico, di correzione e di una nuova articolazione nell’insegnamento e nella vita vissuta.
(...)
1. Qualsiasi agire volto alla nostra salvezza sta prima di tutto e soltanto presso Dio. La tradizione teologica e spirituale luterana è determinata dalla fede nel fatto che l’evento dell’iniziativa primaria, proveniente esclusivamente da Dio a favore della nostra salvezza, viene prima di qualsiasi sforzo religioso umano, prima di qualsiasi spiritualità e morale. Lo stesso Dio uno e trino, Padre e creatore, Figlio e redentore, Spirito Santo e fonte della fede, viene a noi esseri umani perduti. Nel Figlio che si fa uomo, l’Iddio lontano e incomprensibile giunge a noi. Egli ritorna sempre di nuovo attraverso parole umane nell’annuncio dell’unica parola e, insieme a degli elementi del creato, nella celebrazione dei sacramenti. Noi non possiamo ascendere a Dio tramite riflessioni filosofiche e inabissamenti spirituali, bensì Dio stesso scende verso di noi, soffre sulla croce per noi, è presso di noi. Questo movimento di Dio verso di noi, e non viceversa, è il leitmotiv di ogni pensiero luterano.
Questo venire di Dio a noi è la vera e unica via verso la salvezza, verso la certezza della fede e verso una vita compiuta.
2. (...)

Per leggere tutto il testo in formato PDF cliccare qui.
 

04 Riforma e Risveglio
 
Vi invito di visitare il sito internet www.riformaerisveglio.it, un'ottima iniziativa e simile a Bollutnet, comprendendo però tutto il mondo evangelico. Cito:

„Dopo un’interruzione di qualche mese, dovuta a motivi tecnici, riparte “Riforma & Risveglio” con una nuova serie, a periodicità bimestrale.
L’intento è quello di continuare con la linea in precedenza seguita, uscendo però dallo stretto ambito del protestantesimo storico e dei suoi problemi, per allargare il discorso in direzione sia del mondo carismatico e pentecostale – oggi il fenomeno di maggior rilievo in campo cristiano – sia di un pubblico generico, che già in passato ha manifestato riguardo al nostro lavoro promettenti segnali di interesse.
Soprattutto pensando a questo pubblico abbiamo ritenuto utile inserire un box permanente, “Essere protestanti oggi”, che contiene dei rimandi a un’ampia serie di voci, quasi un piccolo “dizionario enciclopedico” sul protestantesimo.“

 
05 Stefano Mercurio: Il culto è il nostro biglietto da visita

Sfogliando il sito sopraindicato ho trovato un articolo di un mio vecchio amico che mi sembra utile a riportare per stimolare la riflessione:

Il culto è il nostro biglietto da visita
di Stefano Mercurio, Pastore valdese
 
Sono d’accordo praticamente su tutto e su un punto, nella pagina "Evangelizzazione" proverei a fare un passo in una direzione leggermente diversa.  
Quando dite "l'intento non è quello di riempire le chiese.. Oggi non è più tempo.." , vorrei domandarvi se avete avuto al proposito una telefonata dal cielo.  Io mi chiedo se invece non dobbiamo mirare  in alto.  Cioè uno dei miei desideri è quello che un grande numero di persone possano ricevere l'annuncio dell'evangelo e partecipare alla vita comunitaria.
Detto in altre parole: io punto ad aumentare di numero!  Perché sono convinto che  pieno chiama pieno e vuoto chiama vuoto ( pensate ad una pizzeria dove ci sono sempre tre gatti;  non vi andrà mai nessuno: lo stesso è per le chiese...).
Oltre che il Nuovo Testamento, anche Lutero lo ha detto, quando afferma: “Ci è ordinato di chiedere molto” (vedi M. Arnold, Quando pregate, dite così: Meditazioni con Lutero , Paoline 2001, pag.37).  
Voglio ripetere  la stessa cosa in chiave culturale (visto che, come dite voi, il nostro corpo pastorale su questo è ferrato!).
Il sociologo Z. Bauman, nel libro Amore liquido (ennesima sua acuta riflessione sulla società post-moderna e liquida), afferma che la gente comune non si vuole impegnare più di tanto in "cose importanti", forse per non scottarsi troppo davanti alle possibili delusioni.
Si preferisce puntare  poco su più tavoli, per non ritrovarsi a perdere tutto,  se una cosa va male: «ricorda che mettere tutte le uova in un solo paniere è il massimo della follia!» (op. cit. pag. 82)
Diciamo che il prendere sul serio qualcosa oggi è un poco passato di moda; si presta più attenzione alle sensazioni,  perchè sono quelle che tutto sommato ti chiedono un'adesione non troppo impegnativa e dunque ti permettono di rimanere a dovuta distanza, in questa società così incerta e – haimè - costruttrice di solitudine.  
Se la sua analisi regge, la gente oggi è affascinata, più che dai contenuti, dalle sensazioni che una cosa suscita in lei.  Diciamo che fa di questo criterio la condizione per il primo contatto.  
Allora un culto poco frequentato avrà meno possibilità di essere appetibile di un altro, dove c'è tanta gente convinta e partecipe all'evento spirituale.
Vuoto chiama vuoto, pieno chiama pieno.  
In sintesi: dobbiamo attrezzarci per non essere scartati al primo impatto; sto parlando dei culti, perchè nelle conferenze - siccome il culturale è chiaro che è al centro dell'iniziativa – riusciamo ad essere spesso molto interessanti.  Ma qui il punto è trasmettere,  al primo contatto con una persona che si affaccia ai nostri culti, il desiderio di ritornarci.  Per le conferenze sarebbe la stessa cosa,  ma i tempi, com’è naturale che sia, sono troppo dilatati tra un appuntamento e l’altro. Per me è questa la sfida da affrontare e possibilmente da vincere: lasciare il desiderio di ritornare ad incontrarci!  
Una delle mie comunità ci è riuscita: Cremona. Riesce alla  prima frequentazione a lasciarti  una sensazione: “Era bello!  Voglio tornarci!”,  e ci riesce sia con africani (sin qui nulla di eccezionale) che con i gli italiani.
E questo senza dovere utilizzare “droghe” (leggi: senza creare dipendenza o metterti soggezione, ripetendoti mille volte “Ti aspettiamo, dacci il numero di telefono, veniamo a casa tua, ecc.” ).
La gente ritorna liberamente: e questo è il Protestantesimo,  questo “liberamente”!
In un mondo postmoderno e liquido, dove i contenuti hanno ceduto il posto alla sensazione di positività/negatività,  attuale/passato,  vecchio/che può dire ancora qualcosa:   ecco, in questa società che scarta con superficialità e guarda alle apparenze noi dobbiamo presentarci bene da subito,  cioè nell'apparenza  (poi i contenuti li daremo durante, perchè tanto quelli fanno parte del nostro essere più profondo!).  
Tutto ciò vuol dire allora anche  trovare il modo per mettere ai nostri contenuti il vestito  gioioso della festa;  riuscire a dire la nostra meravigliosa teologia riformata accompagnandola con la  “musica” della gratitudine e della lode a Dio.  …E qui è la comunità che può fare veramente la differenza,  perché senza la coralità di fratelli e sorelle uniti nello spirito della Resurrezione (malgrado e nonostante le miserie di ogni giorno!) più difficilmente possiamo rendere conto della «speranza che è in noi» (1 Pietro 3,15).
 
Molti dei nostri membri non dicono all'amico/a: “Vieni a vedere il nostro culto”,  perchè sanno che comunque non vi troverebbero due cose tanto ricercate  e importanti per l'individuo moderno (ma anche per quello di ogni epoca): la gioia e la spiritualità .  
Se prima insistiamo su queste due cose,  possiamo insinuare nella testa di chi viene per la prima volta che forse vale la pena conoscerci meglio.  
Ma se i nostri culti non sono frequentati e non sono partecipati (non è la stessa cosa!) ecco che il circolo vizioso ci condanna e noi non riusciremo facilmente a superare le maschere che l'uomo postmoderno si porta dietro ( e di cui per certi versi è prigioniero).
Non è l'ultima scoperta del secolo!  Non è neppure una scoperta: sono cose note!  La difficoltà però, come in tutte le cose,  è metterle in pratica.  
Come dice un mio membro di chiesa: il diavolo è furbo , cerchiamo qualche volta di essere furbi quanto lui.  Perchè  se lo siamo, lo siamo per amore di Cristo!
 
Ecco, per il momento queste riflessioni. Così,  da chiacchierata. Vi chiedo  di continuare a mandarmi le vostre, perchè avete ragione: dobbiamo cercare una svolta...tutti insieme.
Con coraggio e fiducia.  Senza allarmismi,  con umiltà e soprattutto insieme.
Dimenticavo una cosa: se c'è un fratello pentecostale che entra nella nostra chiesa perchè non ne può più dei pentecostali, non lo mettiamo ai margini !
Forse Dio ce lo ha mandato per poterlo utilizzare un poco. O no?
 
 
06 Notizie NEV: accordo sul battesimo
 
Germania: 11 chiese cristiane firmano un accordo nazionale sul battesimo
Presenti alla cerimonia il vescovo Huber e il cardinale Lehmann

Roma (NEV), 2 maggio 2007 – Un accordo formale sul reciproco riconoscimento del battesimo è stato siglato dai rappresentanti di 11 chiese cristiane tedesche durante una liturgia ecumenica nella cattedrale di Magdeburgo il 29 aprile. Si tratta del primo accordo formale di livello nazionale in Germania, dove iniziative simili sono state prese in passato su base regionale. Erano presenti alla cerimonia, tra gli altri, il vescovo luterano Wolfgang Huber, capo della Chiesa evangelica tedesca (EKD), e il cardinale Karl Lehmann, presidente della Conferenza episcopale tedesca.
Notando il valore simbolico della cattedrale di Magdeburgo, in cui si trova un fonte battesimale risalente a mille anni fa, Huber ha dichiarato: “Questo fonte ha rappresentato il solo battesimo, del quale facciamo oggi testimonianza, ancor prima della divisione tra cristianesimo orientale e occidentale (nel 1054) e molto prima dell’inizio della Riforma protestante”. Una dichiarazione comune delle chiese firmatarie cita le parole del documento “Battesimo, eucaristia e ministero” (BEM), elaborato da una commissione del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) nel 1982: “Un solo battesimo in Cristo è ‘una chiamata alle chiese per superare le divisioni e manifestare la comunione in maniera visibile’”. Come ha fatto notare l’EKD, l’iniziativa è nata nel 2002 da un’idea del cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, cui aveva risposto il pastore Konrad Raiser, allora segretario generale del CEC, affermando che sarebbe stato più fruttuoso per l’ecumenismo concentrarsi sul battesimo piuttosto che sull’eucaristia.
Le 11 chiese firmatarie sono: la Chiesa cattolica romana, la Chiesa evangelica luterana indipendente, la Chiesa evangelica metodista, la Chiesa evangelica tedesca, la Chiesa evangelica vetero-riformata della Bassa Sassonia, la Chiesa ortodossa, la Chiesa ortodossa apostolica armena, la Chiesa ortodossa etiope, il Consiglio delle chiese anglicane episcopali, la Diocesi dei vetero-cattolici, la Provincia europea continentale della chiesa morava. (nev/eva)
(NEV 18/2007)

NEV - Notizie Evangeliche, Servizio stampa della Federazione delle chiese evangeliche in Italia - via Firenze 38, 00184 Roma, Italia tel. 064825120/06483768, fax 064828728, e-mail: nev@fcei.it, sito web: http://www.fcei.it


07 Gerhard Ebeling: Parlare responsabilmente di Dio

Chi fa un'affermazione su Dio, sta – nonostante la dipendenza dalla tradizione e il supporto della comunità dei credenti – da solo, come uno che ha il coraggio di difendere la causa di Dio, di rispondere con la propria realtà della realtà di Dio, con la propria esistenza dell'esistenza di Dio.

Gerhard Ebeling: Elementare Besinnung auf verantwortliches Reden von Gott, in: Wort und Glaube, Tübingen 1960, pag 363

 
 
 
     
     
 
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