Potrebbe presentarsi brevemente ai nostri lettori?
Mi chiamo Riccardo Bachrach. Sono nato a Milano l’11 maggio 1936. Sono di nazionalità italiana. E vivo a Napoli. Mio nonno Richard Bachrach era nato a Trieste, era dirigente di una banca austriaca a Palermo, dove è nato mio padre Edoardo da una madre svizzera, Clara Sprecher von Bernegg, a sua volta nata a Salerno discendente da una antica famiglia grigionese. Mio padre poi ha sposato una donna tedesca, Marianne Muff nata a Berlino ma per caso in quanto suo padre era di Stoccarda e la madre di Schweidniz, che oggi è Polonia.
Mi sono dilungato sulle mie origini perché queste hanno influito profondamente sul mio dna e sulla mia educazione: mi sento a casa mia in Italia ed in Europa e rifiuto visceralmente qualsiasi chiusura nazionale, razziale, religiosa, campanilistica. Da qui anche la mia continua azione in ambito Celi per dare quanto meno pari opportunità e pari dignità alla componente italiana della nostra Chiesa.
Sono un imprenditore, titolare di una azienda che opera del campo delle telecomunicazioni, che ho ereditato da mio padre e nella quale lavoro dal 1957 e nella quale oggi sono attivi anche i miei tre figli.
Potrebbe raccontarci la sua via con la chiesa? Che attività svolge all'interno della comunità e della chiesa?
Sono stato sempre portato ad impiegare il tempo libero operando in associazioni, comunità, organizzazioni, opere e così anche nella Comunità di Napoli e nella Chiesa. Ho avuto una breve esperienza, negli anni 60, di vice-tesoriere della Comunità. In occasione di un intervento straordinario di manutenzione della chiesa di Napoli mi era stata affidata la responsabilità dei lavori edili e delle relative contabilità e pagamenti. Un giorno, per motivi di lavoro, ero sul cantiere del costruendo ospedale evangelico di Napoli, al quale la mia azienda doveva fornire alcuni impianti, quando il dott. Toefilo Santi ( il promotore dell’avventura ) mi chiese di dargli una mano e di partecipare alla prossima assemblea dell’ospedale. Era morto da poco il tesoriere, per cui uscii dall’ Assemblea con la carica di tesoriere di una iniziativa partita con molta fede ma con pochi soldi. Quando mi sono reso conto della situazione improvvisamente i miei capelli sono diventati bianchi. Insomma: in tre anni riuscimmo ad inaugurare il presidio, nel 1968, che poi ho accompagnato come amministratore e direttore amministrativo ( volontario ) per circa venti anni.
Gli impegni nella mia azienda e nell’ospedale “Villa Betania” non mi hanno consentito di occuparmi direttamente della Comunità evangelica di lingua tedesca di Napoli né della Celi. Per questo motivo ho dovuto declinare anche la richiesta fattami alla fine degli anni 70 dal decano Christoph Meyer di impegnarmi come tesoriere della Celi.
Da “esterno” al Consiglio direttivo della Comunità di Napoli nel 1989 ho fatto approvare con un nuovo e più adeguato statuto, la trasformazione della Comunità Evangelica di Lingua Tedesca in Comunità Evangelica Luterana di Napoli.
Nel 1991 la Comunità mi ha chiesto di assumere la presidenza del suo Comitato Direttivo, peraltro tenuta per 17 anni da mio padre e successivamente per altri 10 da mia madre. Così ho accettato la candidature e sono stato eletto.
In questo incarico ho operato per l’apertura dell’edificio “chiesa”, che i napoletani non conoscevano, perché sempre chiusa. Oltre alle nostre normali attività pastorali ospitiamo Comunità senza sede di culto come ucraini, filippini ad alcune aggregazioni italiane non riconducibili alle chiese storiche: Così si celebrano culti dal giovedì alla domenica. Poi da una dozzina di anni abbiamo organizzato rassegne musicali: i “concerti di primavera” ed i “concerti d’autunno”, oltre al “Concorso nazionale di composizione per coro su testi sacri” ed al “Concorso nazionale letterario “Una piazza, un racconto”.
E’ mio costante impegno favorire l’integrazione nel contesto locale (italiano) anche perché ritengo che la Comunità ha una missione da svolgere in questo senso. Per potere operare efficacemente in questa direzione all’ultimo concorso per la sede pastorale di Napoli ho chiesto che i candidati parlassero bene le due lingue, per cui essi si sono presentati in lingua italiana a Napoli ed in tedesco al gruppo di Ischia.
Lei era fortemente coinvolto nell'elaborazione dell'intesa con lo stato. Quale significato e quali conseguenze per la nostra chiesa attribuirebbe all'intesa?
Appena eletto Presidente della Comunità ho avocato a me la rappresentanza della Comunità stessa nel Sinodo della Celi con il preciso intento di indirizzarla verso una “Intesa” con lo Stato Italiano. Durante il Sinodo di Pistoia ho coordinato il gruppo di lavoro che si occupava della materia, il quale ha elaborato e fatto approvare dall’assemblea le necessarie delibere per rendere concreta ed operativa l’azione della Celi in questo senso.
Innanzitutto l’Intesa ha salvato la Celi dalla chiusura o quanto meno da un sostanzioso ridimensionamento e le ha consentito di sopravvivere anche con il venir meno dei finanziamenti dalla EKD. Questo però ha comportato, ed è bene che la componente di lingua tedesca se ne renda conto, il fatto che la Celi sia diventata una Chiesa Nazionale, una istituzione italiana ed abbia precise responsabilità verso lo Stato italiano ed i suoi cittadini, che ne sono i finanziatori.
Con l’Intesa e la revisione dello Statuto abbiamo attuato una vera propria riforma della Celi, che ora può affacciarsi sullo scenario con un suo modo peculiare di essere luterana, la via italiana del luteranesimo.
Quale è - secondo lei - il ruolo della CELI in Italia?
Il ruolo che dovrebbe ricoprire la Celi in Italia è essere sempre una testimonianza della Riforma in Italia, visibile e presente sul territorio, aperta al dialogo ecumenico, un riferimento per le altre confessioni. La Celi ha una particolare missione di ponte fra la cultura Mitteleuropea e quella Mediterraneo, fra il cattolicesimo ed il mondo protestante. Per fare ciò deve soprattutto comunicare, comunicare, comunicare e guidare le sue comunità verso nuove frontiere.
Vorrebbe ancora dare un messaggio ai nostri lettori?
Le regole sono fatte per gli uomini, non viceversa. Anche Gesù afferma questo concetto: la Legge è fatta per essere usata dagli uomini, non gli uomini per essere vessati dalla Legge. Quindi evitiamo di trincerarci dietro alle regole, le leggi e leggine, le tradizioni per stare immobili, per paura di aggiornarci, di andare avanti, con la scusa che “si è sempre fatto così…”. Dobbiamo avere il coraggio di affrontare la realtà, di essere presenti oggi, nel mondo di oggi, con i mezzi che oggi possiamo avere a disposizione.