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www.bollutnet.org 
Luglio 2007

 
Indice:
 
01 Editoriale

02 Commento al documento „Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa“ della Congregazione per la dottrina della fede

03 Comunicato stampa del Decano Holger Milkau

04 Altri commenti


01. Editoriale

Cari lettori,
veramente volevo inviare un Bollut d'estate con pensieri estivi, ma poi è apparso il documento vaticano sulla chiesa, firmata dalla Congregazione per la dottrina della fede, che ha avuto una forte eco nei giornali. Prima pensavo di ignorarlo semplicemente. Perché dovrei cambiare il mio piano editoriale, solo perché alcune persone in Vaticano, evidentemente non molto aperte verso l'ecumenismo, hanno scritto un documento che sarebbe stato meglio non scrivere? Comunque, degli amici mi hanno convinto che il tema ormai viene discusso e che i nostri lettori desiderano informazioni. Allora ecco un Bollut dedicato a questo tema attuale. Vista la delicatezza dell'argomento sottolineo che ogni articolo esprime soltanto l'opinione di chi l'ha firmato – come d'altronde vale per tutti i Bollut.
Vostro Dieter Kampen (DK)


02 Commento al documento „Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa“ della Congregazione per la dottrina della fede

Il documento è accessibile sul sito del Vaticano:

Cari lettori,
Il 29 giugno la Congregazione per la dottrina della fede ha pubblicato il documento „Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa“. La Congregazione per la dottrina della fede è quell'organo al quale presiedeva il Cardinale Ratzinger prima di diventare Papa. Esso veglia sulla giusta dottrina della Chiesa e insegna ai fedeli cosa sia giusto o sbagliato credere. Il documento non è un'enciclica papale, non è un nuovo dogma e non porta il sigillo dell'infallibilità, ma è comunque un documento ufficiale della Chiesa cattolica romana che è vincolante per i loro fedeli.
Nei giornali è comparso il titolo „Il Papa afferma: Gli evangelici non sono chiesa“. Infatti viene ripetuto ciò che l'allora Cardinale Ratzinger aveva affermato in „Dominus Jesus“, un documento del 2000 che dopo la firma della „Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione“ tra luterani e cattolici nel 1999 aveva frenato l'entusiasmo ecumenico. La gravità del nuovo documento sta nella ripetizione non necessaria di affermazioni offensive, nell'aggiunta di precisazioni sul Concilio Vaticano II e la parola „sussistet“ e nel fatto che si inserisce in una serie di fatti che delineano una forte spinta preconciliare dell'attuale gerarchia cattolica.


La Chiesa dal punto di vista cattolico romano
Ma vediamo prima perché, secondo il documento vaticano, noi non siamo chiesa. Questo semplicemente perché la Chiesa cattolica romana sostiene di essere l'unica vera chiesa direttamente istituita da Gesù Cristo. Conosciamo tutti i manifesti dove vediamo le teste di tutti i Papi, cominciando con Pietro al quale Gesù aveva dato il potere delle chiavi, cioè il potere di assolvere dai peccati e che poi Pietro diede al suo successore con l'imposizione delle mani e così via fino al Papa attuale. La chiesa guidata dal Papa è quindi la chiesa istituita da Gesù Cristo e sta in successione apostolica mediante l'imposizione delle mani.
Poco aiuta spiegare che biblicamente Gesù ha dato il potere delle chiavi a tutti i discepoli, che non ha istituito una chiesa nel senso cattolico romano e che la chiesa biblicamente e storicamente aveva all'inizio una struttura conciliare. Poco aiuta spiegare che la visione dogmatica non corrisponde ai fatti storici, che l'istituzione del papato si è formato nell'arco di molti secoli e che infatti queste pretese romane hanno poi condotto allo scisma con le chiese dell'oriente. Nonostante tutte le evidenze, la chiesa di Roma insiste nel voler essere l'unica vera chiesa.
Per questo logicamente le altre chiese non possono essere chiese nel vero senso della parola. Dalla propria comprensione di chiesa vengono poi classificate le altre: gli ortodossi hanno anche la successione apostolica nel senso romano e allora possono essere chiamati „comunità ecclesiali“, mentre gli evangelici non c'è l'hanno e allora sono proprio lontani dall'essere chiesa.
A parte che questa classificazione dimentica che ci sono anche chiese evangeliche, che hanno conservato la successione apostolica nel senso romano, come p.es. gli Anglicani e anche qualche Chiesa luterana, i criteri di giudizio sono naturalmente inadeguati.

Chiesa dal punto di vista luterano
Vediamo dunque come i luterani definiscono la chiesa. Nella Confessione Augustana (CA), articolo VII leggiamo:

Allo stesso modo insegnano che c'è e sarà in perpetuo una santa Chiesa cristiana. La Chiesa è l'assemblea dei santi (cioè dei credenti) nella quale si insegna l'Evangelo nella sua purezza e si amministrano correttamente i sacramenti. E per la vera unità della Chiesa è sufficiente l'accordo sull'insegnamento dell'Evangelo e sull'amministrazione dei sacramenti. Non è invece necessario che siano ovunque uniformi le tradizioni istituite dagli uomini, cioè i riti o le ceremonie; come dice Paolo: „Una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e padre di tutti...“.

La chiesa è dunque l'assemblea dei credenti. „Dove due o tre sono riuniti, io sono in mezzo a loro“ dice Gesù. Ciò non esclude che la chiesa ha una sua struttura, anzi il ministero ordinato è anche per la chiesa luterana costitutivo, ma la Confessione Augustana tratta il ministero nell'articolo V. Con ciò indica che la definizione di chiesa non riguarda le strutture o il ministero, ma la fede. Perciò come segni della chiesa vengono nominati quegli elementi che sono riferiti alla fede: cioè l'annuncio dell'Evangelo e i sacramenti.
Questa definizione di chiesa ha una grande portata ecumenica, perché permette di riconoscere altre chiese che si distinguono negli ordinamenti e nelle strutture. Si potrebbe dire che è una definizione minimalista di chiesa, ma è invece il tentativo di mettere Cristo e non la propria costituzione al centro.

Nel credo la chiesa viene definita come una, santa, apostolica e cattolica.
La chiesa può essere solo una, perché Cristo è solo uno. Questa chiesa può essere solo creduta, perché solo Dio la conosce. Nel mondo gli appartenenti all'unica Chiesa di Gesù Cristo sono divisi tra varie istituzioni ecclesiali. Dal credo ci viene l'obbligo per agire affinché quest'unica Chiesa di Cristo trovi la sua sempre maggiore espressione nell'unità concreta tra le chiese e tra i cristiani. La recente autoequiparazione della Chiesa cattolica romana con la Chiesa di Gesù Cristo è certamente un grande ostacolo per esprimere l'unità della Chiesa confessata nel credo.
La Chiesa è santa perché Cristo è santo. Suggerisco di leggere il testo sul “extra nos” nel Bollut scorso. Consegue che la chiesa non è santa in sé, ma nel suo riferimento a Gesù Cristo e soltanto in quanto è realmente in relazione con lui. Visto che le chiese vengono guidate da uomini che nella loro umana debolezza non sempre sono in relazione con Cristo, le chiese possono anche sbagliare e prendere strade sbagliate. Per questo è necessaria una continua conversione a Cristo. Anche qui abbiamo una differenza con la Chiesa di Roma che sostiene di non poter sbagliare.
La chiesa è apostolica in quanto è fedele all'annuncio apostolico di Gesù Cristo. In questa fedeltà dell'annuncio la chiesa luterana vede realizzata la apostolicità della chiesa, non in una successione esteriore delle impostazioni delle mani che storicamente è comunque molto dubbiosa.
La chiesa è cattolica, parola che significa “universale”. Per esprimere questa universalità è importante che le tanti voci della chiesa trovino il loro spazio. Perciò la chiesa luterana è organizzata come le chiese ortodosse in chiese nazionali autonome. Infatti vediamo con preoccupazione che il sempre maggiore centralismo della nostra chiesa sorella di Roma tende sempre di più ad esaltare il carattere romano della propria chiesa a costo della cattolicità di essa.

La posizione del Vaticano nel documento „Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa“
Cito:
Primo quesito: Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha forse cambiato la precedente dottrina sulla Chiesa ?
Risposta: Il Concilio Ecumenico Vaticano II né ha voluto cambiare né di fatto ha cambiato tale dottrina, ma ha voluto solo svilupparla, approfondirla ed esporla più ampiamente.
In questa risposta si riscontra una convinzione fondamentale della chiesa cattolica romana: la chiesa guidata dal Papa non può errare. Perciò ogni nuova dottrina è solo un chiarimento, approfondimento e sviluppo delle precedenti, mai una correzione.
Dalla psicologia sappiamo che la capacità di ammettere errori e di rivedere le proprie posizioni è fondamentale per uno sviluppo sano. È anche poco comprensibile che dopo due millenni di storia si possa insistere ancora su questa posizione. Anche nel caso attuale la risposta sembra più programma che realtà. In realtà il Concilio Vaticano II era un cambiamento di rotta molto importante. Con la formulazione „la chiesa di Cristo sussiste nella chiesa cattolica“ (cioè „sussiste in“ invece di „è“) ha aperto la strada alla possibile interpretazione che la chiesa di Cristo sussiste anche nelle altre chiese. Il Concilio Vaticano II è stato un passo importantissimo per l'aprirsi della Chiesa cattolica romana all'ecumenismo. Se l'intenzione degli autori è un criterio di verità per l'interpretazione del testo, allora l'attuale interpretazione della Congregazione per la dottrina della fede è sbagliata, perché non può spiegare l'apertura ecumenica durante e dopo il Concilio.
Evidentemente questa apertura storicamente innegabile non è piaciuta agli attuali detentori del potere ai vertici della gerarchia cattolica. Con l'argomento che la chiesa non cambia mai rotta, perché non sbaglia mai, interpretano il Concilio Vaticano II nel senso dell'epoca precedente. Con la formulazione:
...la parola "sussiste", invece, può essere attribuita esclusivamente alla sola Chiesa cattolica, poiché si riferisce appunto alla nota dell’unità professata nei simboli della fede (Credo…la Chiesa "una"); e questa Chiesa "una" sussiste nella Chiesa cattolica[10].
dà un'interpretazione che nega l'apertura ecumenica del Concilio Vaticano II. Non lo scrivono, ma si capisce per deduzione logica che l'unica via alla piena comunione è che tutti ritornano sotto il Papa.
L'attuale documento ripete ciò che nel 2000 aveva già affermato l'attuale Papa. Ma il fatto che venga ripetuto dimostra che nel 2000 non si è trattato di un documento casuale. Inoltre ciò che nel Dominus Jesus era ancora inserito in una nota di piede oppure nella nota sull'espressione chiese sorelle, inizialmente non destinata alla pubblicazione, adesso si trova nel testo principale ed è diventato insegnamento ufficiale della Chiesa cattolica romana.

Fortunatamente il Vaticano non è tutta la chiesa cattolica, anche se la Congregazione per la dottrina della fede vorrebbe parlare per tutti e anche se nell'età della globalizzazione e dei mass media l'influenza e il centralismo della gerarchia cattolica sono aumentati a dismisura. In tutto il mondo ci sono cattolici che vivono un autentico ecumenismo con gli altri cristiani e dissentono pubblicamente dalla chiusura e dall'esclusivismo della gerarchia cattolica così come molti non si trovano d'accordo con posizioni ufficiali come il ruolo della donna, il celibato dei sacerdoti, il divieto degli contraccettivi, l'esclusione dei divorziati, la condanna dell'omosessualità e altri concetti discutibili. La reale pluralità delle opinioni anche all'interno si urta con la dottrina ufficiale della chiesa romana, ma è invece un segno della sua cattolicità – nei media troppo spesso ridotta all'unica voce del Papa.
È da supporre che il documento della Congregazione per la dottrina della fede sia indirizzato innanzitutto ai cattolici stessi per richiamarli all'ordine. Il dissenso deve essere percepito abbastanza forte e minaccioso, se la Congregazione ritiene necessario scrivere questo documento nonostante i chiarimenti già fatti pochi anni fa in „Dominus Jesus“.
Perciò un documento come quello in questione è una prova che l'ecumenismo di base è già più avanzato di quanto non piacia ai membri della Congregazione per la dottrina della fede e non dovrebbe influenzare più di tanto il nostro rapporto ecumenico con i fratelli e sorelle che vivono vicino a noi e ai quali sicuramente non è stata chiesta la loro opinione quando il documento è stato redatto. Purtroppo la gerarchia cattolica è un circolo chiuso nel quale si entra solo per nomina dall'alto, per cui non si può sperare in un veloce rinnovamento o cambiamento di direzione. Resta soltanto di andare avanti sulla strada ecumenica e sperare che prima o poi (anche se probabilmente piuttosto poi) anche nel Vaticano si rendano conto della realtà fuori dalle loro mura. (DK)


03 Comunicato stampa del Decano Holger Milkau

Chiesa Evangelica Luterana in Italia
Via Aurelia Antica, 391
00165 ROMA

Il Decano

Il seguente testo va spedito a tutti gli uffici pastorali, ai
presidenti e sinodali della CELI.



Commento sul documento "Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla chiesa" della congregazione per la dottrina della fede.

La auto-consapevolezza di essere chiesa per fortuna non dipende dal placet del Papa, ma solo da quello dello Spirito Santo, dalla grazia di Dio e dall'amore di Cristo, che ha detto: "Dove due o tre sono radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro".

La chiesa romana ora ritiene necessaria una contraddizione a questo concetto, alla cattolicità (=universalità) della chiesa, e dice: "Solo dove sono io, c'è Cristo, altrove no." Con una affermazione di questo tipo la cattolicità della chiesa viene distrutta, perché fa prevalere le peculiarità proprie su quelle altrui. Non è solo deludente e presuntuoso di darsi quest'aria, ma rivela anche una specie di paradosso nella linea ecumenica della chiesa romana. Chi si esprime così paradossalmente dimostra una buona quantità di incertezza, nonché paura. Una paura che forse deriva dal mondo cattolico-romano alternativo, dai movimenti laici, dagli sviluppi diversi, dalle aperture teologiche, da riflessioni riconcilianti, da vite di fede vissute in mezzo a un ecumenismo vero e vivo. Le "risposte" allora come una correzione disciplinare contro un mondo cattolico-romano aperto e disponibile alle verità delle altre chiese?

Chi ribadisce la propria esclusività, sente la necessità di distaccarsi dagli altri. Ed infatti osserviamo in più di un senso una linea ufficiale della chiesa romana che tende a staccarsi dalla realtà condivisa con gli altri. Uno di questi fenomeni è l'insistere sulla esclusività ecclesiale, un altro forse quello dell'esclusività etica e morale. La cristianità è alla ricerca della verità. E questo è un viaggio lungo in comunione con gli altri, non un grido di autocoscienza che esprime di essere già arrivati alla meta.

Le chiese luterane, come tutto il mondo protestante, ha imparato a trattare l'interlocutore come un partner con pari diritti. Nel caso contrario il discorso diventa presuntuoso e cattedratico.

Il futuro della chiesa è universale ed ecumenico. Ma non sarà un ecumenismo che livella tutte le differenze costringendo a tornare ad un concetto unico, ma sarà un ecumenismo che riesce a superare il carattere separativo della differenze. Non sarà facile a convincere i nostri partners cattolici-romani, ma sappiamo che il Signore della Chiesa è a nostro fianco. Cristo, che soffre e concede il superamento della sofferenza, per grazia.

Napoli, 11.07.2007


04 Altri commenti

I seguenti testi sono riportato da NEV (Notiziario Evangelico) Nr 28

11 luglio 2007
settimanale - anno XXVIII - numero 28


* EDITORIALE: L’impegno ecumenico sarà molto più difficile per i cattolici, di Daniele Garrone
* INTERVISTA: Paolo Ricca: Il vento di una nuova controriforma
* Documento vaticano/1. Domenico Maselli, Federazione chiese evangeliche in Italia
* Documento vaticano/2. Holger Milkau, Chiesa evangelica luterana in Italia
* Documento vaticano/3. Thomas Wipf, Comunità chiese protestanti in Europa
* Documento vaticano/4. Setri Nyomi, Alleanza riformata mondiale
* Documento vaticano/5. Georges Lemopoulos, Consiglio ecumenico delle chiese
* Documento vaticano/6. Wolfgang Huber, Chiesa evangelica tedesca
* Documento vaticano/7. Colin Williams, Conferenza delle chiese europee
(...)

Cari lettori,
in seguito alle numerose reazioni e dichiarazioni rilasciate dopo la presentazione del nuovo documento della Congregazione per la dottrina della fede “Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa”, abbiamo deciso di pubblicare questo numero speciale del NEV. (...)


EDITORIALE

L’impegno ecumenico sarà molto più difficile per i cattolici
di Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia

La qualifica di “comunità ecclesiali” non ci è mai piaciuta e non ci è mai corrisposta. Rinunciando allo “est” ed optando per il “subsistit” il Concilio Vaticano II compiva, dal punto di vista cattolico romano, una apertura. Ed in effetti l’ecumenismo ricevette un notevole impulso. Il documento della Congregazione per la dottrina della fede non dice nulla di inedito, ribadisce con toni perentori cose già note. Perché questa perentorietà? Certamente non c’è in questo momento alcun interesse da parte del Pontefice e della curia a promuovere l’incontro con le chiese della Riforma. Si guarda all’ortodossia, perché è più prossima a Roma, se misurata con i criteri della cattolicità romana, e perché si pensa che condivida con Roma la valutazione negativa della modernità e come Roma avversi il “relativismo”. Ma la perentorietà nell’autocertificarsi come la vera Chiesa di Gesù Cristo e nel dare “interpretazioni autentiche” (e quindi disciplinarmente vincolanti per le coscienze dei cattolici) è rivolta innanzitutto al fronte interno, è intesa a mettere in riga quei cattolici – teologi e pastori, laici e religiosi – che hanno considerato e considerano il Vaticano II un punto di avvio, l’inizio di un cammino che avrebbe innovato ancora, allargato ulteriormente, osato più coraggiosamente. L’interpretazione autentica è una normalizzazione del cosiddetto “spirito del Concilio”. E’ un freno posto a prassi e teologie diffuse in America Latina come in Africa, in Asia come nel Nord America o in Europa.
Per quanto riguarda noi protestanti, non ci turba che Roma ci dica ancora una volta, e con tono che non ammette repliche, che non siamo chiese e difettiamo di cattolicità solo perché ci manca quello che la confessione romana ritiene essenziale per la cattolicità, cioè le dottrine con cui si autocertifica e misura gli altri a partire da sé. Perché sta tutto qui: si dice “cattolico”, ma si intende cattolico-romano. Noi protestanti non abbiamo la successione apostolica nel sacramento dell’ordine, e non ne abbiamo bisogno, perché viviamo della promessa, finora mantenuta dal Signore, che la testimonianza dei profeti e degli apostoli continuerà a far nascere e conserverà la sua chiesa di peccatori perdonati. Noi protestanti non abbiamo il sacerdozio ministeriale, e non lo vogliamo, perché viviamo dell’unico sacerdozio di Cristo. Dicano pure che non abbiamo “conservato la genuina e integra sostanza del Mistero eucaristico”, abbiamo la promessa che nel pane e nel vino della Cena del Signore siamo in piena comunione con Lui. Dalla Riforma in poi, sappiamo che la nostra fede è certa perché pone noi al di fuori di noi. Non siamo nulla, ma riceviamo in dono molto di più di ciò di cui siamo trovati mancanti dalla chiesa di Roma.
Questa saccente perentorietà non frenerà il nostro impegno ecumenico. Lo renderà molto più difficile per i cattolici, a cui viene ricordato che la loro coscienza è vincolata ai pronunciamenti del magistero. A loro, ai nostri fraterni e sinceri compagni di strada da tanti decenni, diciamo: rialzate la testa e parlate ad alta voce, senza paura, perché in virtù del vostro battesimo e della vostra fede, la vostra coscienza è resa libera da Cristo e in Cristo.


INTERVISTA

Paolo Ricca: Il vento di una nuova Controriforma
a cura di Luca Baratto

Roma (NEV), 11 luglio 2007 – Il 10 luglio è stato presentato il documento “Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa”, della Congregazione per la dottrina della fede, in cui si afferma, tra l’altro, che solo la Chiesa cattolica possiede “tutti gli elementi della Chiesa istituita da Gesù”. L’Agenzia stampa NEV ha intervistato in proposito il pastore Paolo Ricca, professore emerito della Facoltà valdese di teologia di Roma.

L'affermazione della “Lumen gentium”, secondo cui la “Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa Cattolica”, è una delle espressioni del Concilio Vaticano II che più hanno evidenziato l'apertura verso le chiese non cattoliche. Come giudica l'interpretazione che ne ha dato il documento della Congregazione per la dottrina della fede, sottoscritto da papa Benedetto XVI?
Quell'espressione fu adottata dal Concilio per sostituire quella precedente che recitava “la Chiesa di Cristo è la chiesa cattolica”. Il Concilio ha sostituito l'”est” con il “subsistit in” per creare dei maggiori spazi di riconoscimento di altre chiese: affermando che la Chiesa di Cristo “sussiste” nella chiesa cattolica non si escludeva che essa potesse sussistere anche in altre chiese. Fino ad oggi questa espressione è stata interpretata da molti teologi in questo senso non esclusivo. Il documento di questi giorni, invece, ne propone un'interpretazione nuovamente esclusiva, affermando che la Chiesa di Cristo sussiste unicamente nella chiesa cattolica. Un fatto deludente, che ridimensiona le aperture del Concilio, ma di cui certamente non ci si può stupire perché riprende ciò che l'allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger, aveva affermato nel 2000 con la dichiarazione “Dominus Iesus”.

Quali conseguenze avrà la “Dichiarazione” sul piano del dialogo ecumenico ?
Il Vaticano, naturalmente, continua a dire che non cambierà nulla, che tutto prosegue. Io, francamente, mi sento di dire che dichiarazioni come queste logorano la volontà di continuare il dialogo, soprattutto perché non si sa più su che cosa si dovrebbe dialogare. Il documento, per esempio, ribadisce che quelle nate dalla Riforma protestante non possono essere riconosciute come chiese. Un'affermazione, ben nota, che comunque mina le ragioni del dialogo perché fa venir meno la corrispondenza dei soggetti, nega la dignità dell'interlocutore. Il dialogo ha senso se, almeno in prospettiva, c'è un riconoscimento reciproco delle chiese. Come chiese protestanti siamo stanchi di sentirci negati per quello che siamo e per cui viviamo: perché noi viviamo per essere Chiesa di Gesù. Credo che oggi sia ormai necessario distinguere tra il dialogo ecumenico di base - in parrocchie e monasteri, con sacerdoti e laici – che è fruttuoso, serio e fraterno, e il dialogo con l'istituzione romana che, per così dire, distribuisce “pagelle” di cristianità.

Pochi giorni fa la riproposizione della messa in latino, la reintroduzione della preghiera per gli ebrei “da convertire”; ora la Dichiarazione sulla “Lumen gentium”. Dove portano questi segnali?
In modo inequivoco verso una nuova Controriforma. Prendiamo la messa in latino. Il problema non è tanto la lingua latina, ma la riproposizione della messa di Pio V del 1570, pensata contro la Riforma. In essa, tutte le innovazioni liturgiche delle chiese protestanti sono esplicitamente negate. Quella che ci sta proponendo il Vaticano è una nuova Controriforma con le sue due caratteristiche principali: quella di opporsi alle riforme interne al cattolicesimo, tanto a quelle del 1500 quanto a quelle del Concilio Vaticano II, e alle istanze proposte dalle Riforma protestante. Credo che all'istituzione romana vada dato un segnale non solo della nostra delusione, ma anche del pericolo che alla fine ognuno decida di proseguire per la sua propria strada. Resta la volontà di dialogare con i cattolici, ma è giusto sottolineare che l'istituzione romana restringe sempre più lo spazio per un dialogo che forse non gradisce neppure.


Documento vaticano/1. Domenico Maselli, Federazione chiese evangeliche in Italia

Roma (NEV), 11 luglio 2007 – In seguito alla presentazione avvenuta ieri del nuovo documento della Congregazione per la dottrina della fede “Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa”, in cui si afferma che solo la Chiesa cattolica possiede “tutti gli elementi della Chiesa istituita da Gesù”, il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), pastore Domenico Maselli, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“La pubblicazione dell’ultimo documento della Congregazione per la dottrina della fede costituisce un vistoso passo indietro nei rapporti tra la chiesa cattolica romana e le altre chiese cristiane. È vero che non fa altro che ripetere quanto già affermato nella ‘Dominus Iesus’ del 2000, ma il concetto è ora ribadito con una chiarezza insolita. Una frase soprattutto colpisce il lettore ecumenico, in cui si definisce la chiesa cattolica come quella ‘nella quale concretamente si trova la Chiesa di Cristo su questa terra’. Pare evidente che l’unico modo per cercare l’unità sarebbe quello di entrare nella chiesa cattolica romana. Era stata la soluzione sperata da Newman, che portò poi alla condanna del modernismo. Ciononostante, il dialogo ecumenico deve continuare, e può continuare, mettendosi ognuno in discussione, per cercare di ascoltare la voce di Cristo che per tutti noi è la via, la verità, la vita. In questo spirito si deve continuare il cammino sia in Italia che nel resto del mondo, fidando nel rispetto reciproco ed anche nella laicità dello Stato che permette che la libertà di discussione, di ricerca e di religione sia mantenuta fino in fondo”.


Documento vaticano/2. Holger Milkau, Chiesa evangelica luterana in Italia

(...)


Documento vaticano/3. Thomas Wipf, Comunità chiese protestanti in Europa

Roma (NEV), 11 luglio 2007 – Secondo la Riforma protestante gli elementi originali delle chiese sono la pura predicazione del vangelo e la corretta amministrazione dei sacramenti: “Questo e nient’altro deve essere visto come espressione autentica dell’unica chiesa di Cristo”, ha dichiarato il pastore Thomas Wipf, presidente della Comunità delle chiese protestanti in Europa – Comunione di Leuenberg (CPCE), commentando il nuovo documento della Congregazione per la dottrina della fede “Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa”, che concepisce la chiesa cattolica come l’unica chiesa di Cristo.
Secondo Wipf per un protestante è impossibile concordare con l’autocomprensione cattolica: “Tutto ciò che è esteriore è fallibile – ha dichiarato –, incluse la chiesa protestante e quella cattolica”. Oltre all’aspetto teologico, Wipf ha osservato un’altra questione importante: “Un documento del genere manda segnali sbagliati. Le sfide di questo mondo chiedono a gran voce che le chiese lavorino insieme. La comunione non è un obiettivo ideale, ma il nostro compito. Le vedute dottrinali sono molto importanti, ma non devono spaccare la chiesa”.
La Comunità delle chiese protestanti in Europa (CPCE) conta 105 chiese membro luterane, riformate, unite, metodiste dell’intero continente, che grazie all'accordo del 1973 di Leuenberg (Svizzera) si prestano il riconoscimento reciproco dei ministeri e dei sacramenti.


Documento vaticano/4. Setri Nyomi, Alleanza riformata mondiale

Roma (NEV), 11 luglio 2007 – L’Alleanza riformata mondiale (ARM), che da anni intrattiene dialoghi bilaterali con il Vaticano, ha scritto una lettera al cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani, per chiedere chiarimenti sul documento della Congregazione per la dottrina della fede “Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa”, che concepisce la chiesa cattolica come l’unica chiesa di Cristo.
“Siamo sconcertati – scrive nella lettera il pastore Setri Nyomi, segretario generale dell’ARM –, dalla presentazione di tale documento in questo momento storico per la chiesa cristiana. In un’epoca di frammentazione sociale in tutto il mondo, l’unica chiesa di Gesù Cristo a cui tutti partecipiamo dovrebbe rafforzare la propria testimonianza comune e affermare la propria unità a Cristo. Il documento pubblicato il 10 luglio purtroppo offre un’interpretazione di Lumen Gentium 8 che ci riporta al pensiero e all’atmosfera che c’erano prima del Concilio Vaticano II”. Lamentando le possibili conseguenze negative per i dialoghi bilaterali cattolico-riformati, Nyomi ricorda i documenti comuni prodotti negli ultimi anni, compreso quello che sta per uscire, e mette in discussione “la serietà con cui la chiesa cattolica romana affronta i suoi dialoghi con la famiglia riformata e le altre famiglie ecclesiali”.
“Per adesso – conclude la lettera –, siamo grati a Dio perché la nostra chiamata ad essere parte della chiesa di Gesù Cristo non dipende dall’interpretazione del Vaticano. È un dono di Dio”. E prosegue: “Preghiamo perché venga il giorno in cui la chiesa cattolica romana vada al di là delle pretese esclusivistiche, in modo che possiamo portare avanti la causa dell’unità cristiana per cui il nostro Signore Gesù Cristo ha pregato”.
L'ARM raggruppa più di 200 chiese congregazionaliste, presbiteriane, riformate ed unite, le cui radici risalgono alla Riforma del XVI secolo.


Documento vaticano/5. Georges Lemopoulos, Consiglio ecumenico delle chiese

Roma (NEV), 11 luglio 2007 – “Ogni chiesa è la chiesa cattolica (universale) e non semplicemente una parte di essa. Ogni chiesa è la chiesa cattolica, ma non nella sua interezza. Ogni chiesa realizza la propria cattolicità quando è in comunione con le altre chiese”. In seguito alla pubblicazione del documento vaticano “Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa”, questo è quanto ha ricordato Georges Lemopoulos, vice-segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), con le parole del documento “Chiamati ad essere una sola chiesa” prodotto dalla IX Assemblea generale del CEC, riunitasi a Porto Alegre (Brasile) nel febbraio 2006. L'Assemblea, ha dichiarato Lemopoulos, “ha affermato 'il progresso fatto nel movimento ecumenico' e ha incoraggiato la comunione delle chiese membro 'per continuare su questo sentiero arduo, eppure gioioso, fidando nel Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, la cui grazia trasforma le nostre lotte per unità nei frutti della comunione'. Secondo l'Assemblea – ha proseguito Lemopoulos - 'la condivisione onesta degli elementi in comune, delle divergenze e delle differenze aiuterà tutte le chiese a raggiungere gli obiettivi della pace e della vita comune'”.
Il CEC è una comunione di oltre 340 chiese anglicane, protestanti ed ortodosse in più di 100 paesi, in rappresentanza di circa 550 milioni di cristiani.


Documento vaticano/6. Wolfgang Huber, Chiesa evangelica tedesca

Roma (NEV), 11 luglio 2007 – Secondo il vescovo luterano Wolfgang Huber, presidente della Chiesa evangelica tedesca (EKD), “le speranze di cambiamento nella situazione ecumenica sono state nuovamente spinte nel futuro remoto”. E ha proseguito: “Se la chiesa cattolica resta convinta di essere la sola vera chiesa di Cristo, la via del suo ecumenismo è tracciata in anticipo e non aperta al dialogo”. Osservando che il documento del Vaticano “Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa” ripete le stesse affermazioni della “Dominus Iesus”, pubblicata dall'allora cardinale Ratzinger nel 2000, il vescovo Huber ha ricordato che alcuni teologi ecumenici avevano suggerito che quella dichiarazione fosse il risultato di disattenzione, mentre adesso “nessuno può più parlare di disattenzione. Questo è un gesto premeditato”.
Il vescovo ha criticato il fatto che il documento vaticano non lasci alcuno spazio per il pensiero che anche alla chiesa cattolica romana possano mancare degli elementi importanti per le altre chiese, come ad esempio il rispetto della capacità di giudizio della comunità dei fedeli o l'accesso delle donne al ministero pastorale. “La comprensione reciproca – ha proseguito Huber – è possibile solo quando nessuna delle parti in causa rivendica il monopolio della verità”.


Documento vaticano/7. Colin Williams, Conferenza delle chiese europee

Roma (NEV), 11 luglio 2007 – “Poiché confessiamo la 'chiesa una, santa, cattolica e apostolica', il nostro supremo compito ecumenico è di continuare a mostrare questa unità che è sempre un dono di Dio”, ha dichiarato Colin Williams, segretario generale della Conferenza delle chiese europee (KEK), commentando il documento del Vaticano “Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa”.
Le “Risposte” sottolineano per Williams “la necessità di continuare a lavorare con urgenza a questa sfida offertaci dalla Carta ecumenica, il documento fondamentale delle aspirazioni ecumeniche condivise dalle chiese d'Europa. Il fatto che quelle diverse visioni della chiesa e della sua unità, a cui fa riferimento la Carta ecumenica, siano ancora causa di dolore e divisione è un motivo di rammarico e non una situazione di cui possiamo essere soddisfatti”.
Il segretario generale della KEK ha poi osservato il momento particolarmente infelice in cui il documento cattolico è stato diffuso, alle soglie della Terza Assemblea ecumenica europea (AEE3), che si terrà a Sibiu (Romania) dal 4 al 9 settembre 2007, con la partecipazione di oltre 1000 delegati cattolici, ortodossi e protestanti. “Non dobbiamo permettere – ha affermato Williams – che la pubblicazione di questo documento ci distolga da questo compito fondamentale. L'AEE3 darà ai delegati a Sibiu l'opportunità di riconoscersi gli uni gli altri come fratelli e sorelle in Gesù Cristo, attraverso il dialogo e la preghiera comune, al di là delle barriere denominazionali, rafforzando la nostra volontà di trovare modi in cui possiamo esprimere e vivere fino in fondo quell’unità voluta da Cristo per la Sua chiesa”.
La KEK è una comunione di circa 125 chiese membro ortodosse, protestanti, anglicane e vetero-cattoliche, di tutti i paesi d'Europa, più 40 organizzazioni associate.
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Fonte: NEV - Notizie Evangeliche, Servizio stampa della Federazione delle chiese evangeliche in Italia - via Firenze 38, 00184 Roma, Italia tel. 064825120/06483768, fax 064828728, e-mail: nev@fcei.it, sito web: http://www.fcei.it

 
 
 
     
     
 
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