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Bollut 012

Bollut 012

www.bollutnet.org 
Settembre 2007

 
Indice:
 
01 Editoriale

02 Intervista a Marianella Rodriquez

03 Principi luterani II: extra nos – 2

04 Inaugurazione del nuovo Decanato

05 Pensiero del mese: George A. Lindbeck: parlare la lingua della religione

 
01. Editoriale 
 
Cari lettori,
spero che vi siate ben riposati durante l'estate e che abbiate cominciato la nuova stagione con forze rinnovate. La CELI inizia questo periodo con una marcia in più, avendo ora un nuovo Decanato che è pieno di potenzialità. Spero che il mio articolo ve ne possa dare un'impressione. Scusate, se il Bollut questa volta è un po' più „pesante“ (nel senso di kilobyte), ma non volevo rinunciare del tutto alle foto, che ho comunque ridotto al minimo. Nella versione PDF (disponibile sulla pagina „archivio bollut“) le trovate in qualità migliore. Il prossimo mese il Bollut ritornerà leggero – naturalmente solo per quanto riguarda le foto. Buona lettura!
Vostro Dieter Kampen (DK)
 
 
02 Intervista a Marianella Rodriquez
 
Cara Marianella, nel prossimo Miteinander/Insieme c'è un tuo articolo sul tuo soggiorno a Erlangen per un corso di tedesco presso il Martin-Luther-Bund. A parte che non tutti i nostri lettori leggono Miteinander/Insieme sicuramente vorrebbero sapere qualcosa di più della tua persona.

Ciao!! Il mio nome è Marianella Rodríguez; abito a Trieste dal 1992. Sono nata a Caracas (Venezuela). Sono docente di spagnolo ormai da 29 anni. Adoro insegnare. Nonostante siano passati tanti gli anni svolgendo questo lavoro, non mi stanco mai. È la mia vocazione. Ho avuto la fortuna ed il privilegio di partecipare ad un corso di tedesco nella città di Erlangen (Germania) durante circa tre settimane (tra il mese di Agosto e Settembre 2007). Il corso è stato organizzato dal Martin Luther Bund di Erlangen al quale hanno aderito membri delle chiese luterane provenienti da diversi paesi del mondo: oltre ad Italia, c’erano rappresentanti dell’Argentina, Polonia, Romania, Ungheria, Russia, Finlandia, Estonia, Repubblica Ceca, Slovenia, Gran Bretagna. È stato un corso molto ben organizzato ed anche molto impegnativo. Per quanto riguarda la mia esperienza, sono stata inserita in un gruppo di livello intermedio che mi ha dato l’opportunità di “ripassare” ciò che già sapevo della lingua tedesca ed anche di imparare tante, ma tante nuove cose non solo nell’ambito strutturale ma anche nell’approfondire degli argomenti vari quali teologia, testi biblici, testi di canzoni….Ho trovato il tutto assai interessante ma, a volte, mi metteva a dura prova considerando il fatto che la maggior parte dei partecipanti al corso erano, in qualche modo, collegati al mondo della teologia, pastori, docenti dell’area, studiosi o ricercatori in materia..….A tratti ho sofferto, ma ho imparato tantissimo grazie a questa nuova sfida che mi si è presentata. Mi piacciono le sfide!!! Credo essermela cavata bene.


Come hai conosciuto la fede evangelica e perché sei membro della Chiesa luterana?

Sono nata e cresciuta nell’ambito della chiesa cattolica. In realtà dovuto a quelle tipiche situazioni contestuali: in Venezuela è la religione cattolica quella “ufficiale” e, praticamente, era di rigore appartenere a tale linea di pensiero; tuttavia, durante la mia vita, nonostante averla trascorsa in un marco di forte pressione cattolica – scuola compresa- non mi sono mai sentita “vicina” a ciò che mi offriva. Non mi sentivo membro, nel vero senso del termino. Quando, ancora in Venezuela, sono entrata in contatto, molto timidamente, con il ridotto gruppo della colonia tedesca (luterana) per via del mio lavoro come docente, ho notato in me un’irresistibile e curiosa affinità con quella linea di pensiero ma allora non avevo dato la giusta importanza a quel episodio. Ma era rimasto in me. È stato solo di recente, in Trieste, che, per caso, casi per curiosità, sono entrata in contatto con la comunità evangelica luterana ed ho trovato che, nonostante la modesta entità come numero di membri che la componevano, erano capaci di trasmettere tanta energia, tanta voglia di fare, solidarietà, coerenza negl’intenti e propositi. Subito mi sono sentita come a “casa mia”. Quella stessa sensazione di tanti anni addietro. Per me, non si tratta di una questione puramente religiosa –se vogliamo chiarire il concetto- ma di un aspetto che va aldilà: racchiude in se la persona, la sua fede, il modo di porsi agli altri. È una fede questa, al mio modesto giudizio, intesa come una forza che ci guida per diventare buone persone in ogni nostra attività. Ho dovuto leggere tanto per, in un modo serio, capire meglio la filosofia del luteranesimo. Il mio iniziale approccio fu quello umano ma poi mi sono interessata ai concetti di fondo che sono alla base del pensiero luterano i quali ho trovato estremamente acuti e si sono riconosciuti in ciò che avevo latente dentro di me. Ero arrivata a casa!!!


Da un'anno circa studi il tedesco nel tuo tempo libero. Lo fai perché altrimenti ti senti escluso da una parte delle attività comunitarie oppure lo fai per solo hobby?

Il tedesco sempre ha attirato la mia attenzione. Quando ancora ero in Venezuela, lavoravo in una scuola tedesca e lì sono entrata in contatto con la lingua e mi ero riproposta di prenderla sul serio; ma arrivando in Italia, ho dovuto dare la priorità, come era da supporre, all’italiano. Ma la mia mente aveva questo chiodo fisso!!! Il tedesco per me oggi non solo suppone un interesse di tipo linguistico –curiosità professionale- ma anche e soprattutto una questione di reale e totale integrazione. La chiesa luterana e una parte dei membri sono di origine tedesca ed è un atteggiamento coerente il partecipare nella comunità anche attraverso la lingua. Essere parte di un comunità vuol dire essere coinvolto in tutti gli aspetti che la conformano: dallo spirituale allo pratico.


Come vedi il ruolo delle tua Comunità e della Chiesa Luterana a Trieste e in Italia?

Oggi giorno sono tante le persone che vanno alla ricerca di un qualcosa che dia un senso alla propria esistenza, oppure che si sentono persi e cercano sentieri alternativi per ritrovarsi. Tante sono le persone che per diversi motivi si sono allontanati dalla propria chiesa -deluse da ciò che hanno ricevuto- e si sono posti la domanda su quale è il vero senso dell’appartenere a una determinata chiesa piuttosto che ad un’altra. Stiamo vivendo un momento storico di forte crisi di identità –e non solo culturale-. Siamo immersi nelle quotidiane contraddizioni e nei quotidiani modelli contraddittori. C’è chi basa la ragione della propria esistenza nell’inseguire la comodità che i beni possono offrire; c’è chi ha deciso di approfondire sinceramente il senso della propria vita e fede; c’è chi si avvicina alla fede o a qualsiasi chiesa per disperazione; c’è chi insegue vie alternative nella speranza di scoprire la vera identità spirituale. Oggi viviamo in una “selva” di possibilità dove non sempre abbiamo le dovute e giuste linee guide per sapere come orientarci. Al giorno d’oggi, tutte le chiese sono un po’ in crisi perché non hanno saputo trasmettere un messaggio deciso. È da riconoscere, però, che ogni giorno di più sono tante le persone che si avvicinano alla chiesa luterana perché, come me, hanno trovato un approccio più coerente con il mondo reale che dobbiamo affrontare giorno dopo giorno. È evidente che, come risultato dei tanti scandali che si sono verificati negli ultimi tempi nel seno della chiesa cattolica, in molti hanno ritrovato nella chiesa luterana quella risposta “democratica” alle loro inquietudini. Tuttavia, non è sufficiente. Una chiesa non può aspettare che i suoi membri incrementino in numero solo perché altre chiese sono in difficoltà; si tratta di un questione di reale convinzione. La chiesa luterana dovrebbe avere un ruolo più incisivo e far sentire la sua voce in un modo più determinante e con il proprio esempio dimostrare che si può camminare ai passi con i tempi moderni senza, però, dimenticare i bisogni dello spirito.

 
 
 
03 Principi luterani II: extra nos – 2
 
Nella prima parte abbiamo visto che tutto ciò che riguarda la fede prende inizio da Dio e che la giustizia sta fuori di noi. Vorrei oggi esaminare quale „risposta“ causa ciò da parte dell'uomo. La parola „risposta“ è messa in virgolette, perché usata in modo improprio in quanto la „risposta“ è in primo luogo opera di Dio.

Sottolineo che mi rifaccio a Lutero, perché Melantone ha compreso la giustificazione solo come il giudizio di un giudice che dichiara giusto l'uomo. In tempi odierni ciò non basta più, perché una volta perduta la fede in verità metafisiche, la giustificazione rischia di essere percepita come una cosa teorica senza riferimento alla realtà vissuta e quindi come irreale. Bisogna quindi recuperare l'autentica versione di Lutero, che coinvolge l'uomo sul piano esistenziale.

Punto di partenza è il rivolgersi di Dio all'uomo mediante la sua parola e i sacramenti. La parola di Dio però non è come un'informazione sulla nostra salvezza, ma è „ performativa“, cioè attiva, ossia mette in atto ciò che annuncia. L'uomo viene chiamato ad una nuova esistenza in Cristo e nello stesso tempo tirato fuori dalla sua vecchia esistenza.
Lutero mette in risalto lo stato di peccato e di perdizione in cui giace l'uomo e dal quale non si può liberare con le proprie capacità. Anzi, l'uomo è caduto talmente in basso che non può neanche riconoscere il proprio stato di perdizione tranne se la parola di Dio gli apre gli occhi.
Questo stato non è soltanto psicologico, ma ontologico, in quanto l'uomo nasce e vive nella creazione caduta sotto la signoria del Male. Quindi lo stato di perdizione prescinde dai propri peccati che sono solo una conseguenza dello stato fondamentale. Dio, rivolgendo all'uomo la sua parola, libera da questo stato e gli dà una nuova esistenza in Cristo.

Quindi non solo la nostra giustizia è extra nos, ma io stesso vengo chiamato fuori di me per una nuova ex-sistenza in Cristo. In questa unione con Cristo avviene il lieto scambio, che Cristo prende su di sé il mio peccato e io la giustizia di Cristo. È fondamentale per la comprensione della giustificazione che essa avviene mediante il lieto scambio nell'unione con Cristo.
La nuova ex-sistenza non è miglioramento della vecchia, ma è nuova creazione. Perciò Lutero paragona come Paolo il processo della giustificazione come un morire e risuscitare. Con Paolo, Lutero può dire che „adesso non vivo più io, ma Cristo vive in me.“

Il regno di Cristo può venire solo dal di fuori verso di me e cioè attraverso la parola e i sacramenti. Però non vengono da me e poi li ho, ma mi chiamano fuori, per cui la nuova realtà non viene mai in mio possesso, ma resta sempre „extra nos“ - al limite si potrebbe dire che essa possiede me. L'uomo non può mai disporre di essa, ne contribuire qualcosa, aumentare o diminuirla.

Da quanto detto sull'importanza dell'unione con Cristo, non segue che Lutero viveva in uno stato di contemplazione mistica permanente. Invece viveva in piena concretezza nell'al di qua. Sarebbe infatti stato incongruente se Lutero avesse voluto edificare la sua fede sulle proprie esperienze mistiche in quanto ciò sarebbe stato proprio un autoriferimento per eccellenza. Invece base tutta la sua fiducia sulla affidabilità e immutabilità della promessa divina e con essa sull'efficacia del Battesimo e sulla presenza reale di Cristo nella Santa Cena. Perciò l'unione con Cristo e la giustificazione sono in primo luogo credute e anche se ciò può essere accompagnato da esperienze dirette, queste non danno nessuna base di certezza e non possono essere parte dell'annuncio.

La giustificazione non è una verità metafisica universale, alla quale l'uomo si potrebbe avvicinare. Invece è un atto creativo di Dio che è comprensibile solo a chi Dio ha rivolto la parola. Poi certamente si allarga l'orizzonte ad una visione completa. La giustificazione che io sperimento non è altro che l'essere partecipe dell'opera salvifica che Gesù Cristo ha compiuto sulla croce una volta per tutte.
Sulla croce Cristo ha vinto il potere del peccato e della morte. Con ciò ha cominciato una nuova realtà in cui regna Dio. Quindi la liberazione della creazione è già cominciata e sarà compiuta all'ultimo giorno. Il regno di Dio è già in mezzo a noi.
La giustificazione dell'uomo è partecipazione a questa nuova realtà, anche se questo contesto può essere riconosciuto solo dopo la propria giustificazione che si rivolge in primis a me come individuo. Infatti anche il senso del mondo non può essere colto se non in concomitanza con il senso della propria vita. Non posso credere nel senso della mia esistenza perché ritengo sensato il mondo, ma solo perché la mia esistenza ha senso, posso riconoscere anche quello del mondo.

La giustificazione per Lutero ha una dimensione cosmologica. Tutta la creazione ha bisogno di salvezza. Che Lutero credeva a demoni e al diavolo e vedeva il mondo sotto il loro regno potrebbe sembrarci oggi una credenza medievale senza significato per il presente. La cosa cambia se ci rendiamo conto che il modo di percepire è cambiato, ma non il problema in sé. Basta sostituire le categorie medievali con quelle moderne del non senso del mondo e dell'esistenza. Il non senso del mondo, la sofferenza e la morte anonima nelle nostre società moderne possono essere descritte con i concetti di Lutero, cambiando solo alcuni termini. È un lato forte della teologia luterana che non ha bisogno di dipingere il mondo in rosa. Invece di relativizzare o minimizzare il male, l'Evangelo annuncia una nuova creazione che in Gesù Cristo ha già cominciato, alla quale per grazia possiamo già partecipare e in cui alla fine tutta la creazione sarà redenta. (DK)

 
04 Inaugurazione del nuovo Decanato
 
(DK) Il 18 settembre è stato inaugurato solennemente il nuovo Decanato, situato a Roma in Via Aurelia Antica 391. Si tratta di un edificio di due piani, che nella sua semplicità e linearità offre un'elegante rappresentatività senza essere invadente. Gli altri due piani appartengono al Deutsches Historisches Institut (Istituto Storico Germanico). Accanto c'è la scuola tedesca. Già dall'inizio questi due istituti si sono dimostrati buoni vicini. Così la scuola ha messo a disposizione l'Aula Magna per la conferenza e gli spazi per il rinfresco.
Dei due piani, uno è dedicato al Decanato e uno al Centro Melantone. I 4-6 collaboratori (il numero varia secondo la presenza dei praticanti ed aiuti a tempo determinato) hanno finalmente sufficiente spazio e naturalmente un buon equipaggiamento tecnico e ambientale. Nella cantina c'è una stanza climatizzata che serve come archivio. Nell'altro piano abitano gli studenti e il rettore del Centro Melantone. Gli studenti vengono per un anno a Roma, studiando alle varie facoltà teologiche della città. I nuovi spazi permettono loro di stare insieme e contribuiranno sicuramente a render quest'anno indimenticabile (in senso positivo!). Avrei voglia di essere di nuovo studente ! (anche se, per dire il vero, non posso lamentarmi del mio anno di studio a Roma, avvenuto14 anni fa, sebbene l'alloggio era relativamente spartano). Inoltre ci sono stanze per ospiti che sicuramente non mancheranno.
Ma lasciamo parlare le immagini:

Così la casa si presenta da fuori:
 
 
La terrazza protegge gli studenti da una mancanza di Vitamin D (che si forma con l'esposizione al sole) e previene così l'osteoporosi durante la vecchiaia. Inoltre invita allo studio in un' atmosfera rilassata, aumentando così la creatività degli studenti:
 
 
La "Villa Doria Pamphili" Doria Pamphili a due passi dal Decanato aumenta sensibilmente la qualità della vita. Qui la vista sul parco dalla terrazza:
 
 
Semi che, spero, cresceranno fino a diventare una grande biblioteca:
 
 
Si è anche ricorsi a fonti di energia alternativa:
 
 
 
05 Pensiero del mese: George A. Lindbeck: parlare la lingua della religione
 
La grande forza del liberalismo teologico sta, possiamo dire, nel suo tentativo di rendere la religione esperienzialmente intelligibile alla persone colte come a quelle che non lo sono, sia tra chi la apprezza, sia tra chi la disprezza. I liberali hanno scelto le categorie attraverso chi esporre le loro teologie sistematiche con lo scopo di rendere chiaro il vangelo in un mondo dove era diventato oscuro: ed è attraverso il loro successo nella comunicazione con gli spiriti moderni, che esso vedono la fedeltà dei loro sforzi. Questa stesso preoccupazione giustifica il loro coinvolgimento nell'impresa fondazionale di scoprire principi o strutture universali, se non metafisici, almeno esistenziali, fenomenologici o ermeneutici. Se non ci fossero universali di questo tipo, come si potrebbe rendere credibile la fede, non solo per coloro che sono al di fuori della chiesa, ma anche per i credenti più tiepidi in seno alla chiesa stessa e , in fine, per gli stessi teologi? Il programma liberale è in un certo senso un adattamento alla cultura, ma è spesso motivato da impulsi missionari non meno forti di quelli che portano missionari dell'associazione Wycliffe al di là degli oceani per tradurre la Bibbia in lingue indigene.
I postliberali sono costretto a essere scettici non sulla missione, bensì sull'apologetica e sui fondamenti. Giacché le religione sono come lingue e culture, esse non possono essere insegnate con i mezzi della traduzione più di quanto possano esserlo il francese o il cinese. Quel che si dice in una lingua può, entro certi limiti, essere tradotto in una lingua straniera, ma nessuno impara a capire e a parlare il cinese semplicemente ascoltando o leggendo delle traduzioni. La resistenza nei confronti della traduzione non esclude del tutto l'apologetica, ma questa deve essere di tipo non fondazionale e ad hoc, piuttosto che il centro della teologia. La grammatica di una religione, come quella di una lingua, non può essere spiegata né appresa attraverso l'analisi dell'esperienza, ma soltanto con la pratica. La competenza religiosa e quella linguistica potranno essere molto utili nell'affrontare l'esperienza, ma questa di per sé può essere più un ostacolo che di aiuto all'acquisizione di competenza: i bambini, almeno nel senso parabolico in cui Gesù usa il termine, hanno in ciò un vantaggio rispetto agli adulti. In breve, le religioni, come le lingue, possono essere comprese soltanto nei loro stessi termini, e non traducendole in un idioma straniero.

George A. Lindbeck: La natura della dottrina, Claudiana, Torino 2004, pag. 157-8

 
 
 
 
     
     
 
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