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Bollut 015

Bollut 015

www.bollutnet.org 
Dicembre 2007

 
Indice:

01 Editoriale

02 Messaggio Natale 2007

03 Presentazione:Alessandro Catalfamo

04 Principi luterani IV: Deus absconditus – Deus revelatus
 
05 Regalo di Natale: Weimaraner e altro
 
06 Invito seminario

07 Pensiero del mese: Jochen Klepper: Poesia di Natale

 
01. Editoriale 
 
A tutti i lettori di Bollutnet un felice Natale e un buon Anno Nuovo!
Vostro Dieter Kampen (DK)

 
02 Messaggio Natale 2007
 
Messaggio NATALE 2007 del Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano

Simeone prese il bambino in braccio e disse... I miei occhi hanno visto la tua salvezza”
(Luca 2:28 e 30).

Siamo arrivati al tempo di Natale. Esultiamo pieni di gioia per la nascita del bambino Gesù. Ma il mondo è in guerra, almeno 50 conflitti armati stanno flagellando diverse regioni della terra. Attualmente, 845 milioni di persone sono a rischio di morte per fame. L’ultima ondata di freddo ha provocato molte vittime in Europa, soprattutto anziani soli e barboni. Arriva il Natale e come ogni anno ci chiediamo: cosa celebriamo? Per una parte importante del mondo sembra che non ci siano ragioni per celebrare. Invece, non possiamo rassegnarci alla logica della sconfitta. Certo il nostro mondo e le nostre città ci mostrano i loro volti più disumani, la fame e la povertà, i poveri sono sempre fra noi, anche in questo Natale. Cosa celebriamo dunque malgradotutti i punti oscuri della realtà?
Celebriamo con fede la salvezza che abbiamo visto con gli occhi e toccato con le mani. Simeone celebra la salvezza che prende corpo nella nascita di Gesù. Nel momento stesso in cui afferma: “i miei occhi hanno visto la tua salvezza”, Simeone aggiunge: “ora... posso andare in pace”. La salvezza che egli celebra si declinerà al futuro, è un oggi ma non ancora. Vedo questa salvezza nel bambino Gesù, la tocco, vale a dire, mi sfiora ma non mi appartiene, è realtà futura che crescerà con il bambino, diventerà forte e una realtà universale. Simeone celebra una salvezza che egli non avrebbe vista compiersi del tutto, ma la celebra ugualmente perché coinvolgerà tutti gli esseri umani e tutto il creato.
Celebriamo con speranza la salvezza che il Natale evoca con forza. Non dimentichiamo che il Natale avviene nel segno della misericordia di Dio ma anche nell’ombra della violenza di Erode, nell’invito a non avere più paura ma anche nella precarietà del freddo degli sfollati, degli stranieri e dei clandestini senza fissa dimora, nella miseria dei fuggiaschi come Maria e Giuseppe, nella gioia per la nascita di una nuova vita ma anche nel dolore delle madri che piangono i figlioli morti. Questa salvezza si realizza nel paradosso: quello che vediamo e tocchiamo non sembra ciò che aspettavamo. La fede distingue nella nascita gioiosa di Gesù la certezza che proprio per questo si tratta di un “segno divino” da scoprire come opera di Dio e non nostra.
Celebriamo con gioia la salvezza che inizia con una nascita. Simeone vede, tocca la salvezza che solo Dio può compiere: a Lui “tutto è possibile”. Il mondo continua ad essere un luogo oscuro, ma siamo già stati toccati dalla salvezza che cisarà rivelata del tutto quando avverrà la seconda venuta del bimbo nato a Betlemme.
Nell’augurarvi un Natale sereno e pieno di gioia vogliamo ricordare i profondi bisogni del mondo. Ritorniamo al Natale autentico, quello della povertà evangelica, del segno essenziale, dell’umiltà del Salvatore che sceglie la mangiatoia e non il palazzo, l’aria aperta e non il tempio luccicante di marmi pregiati. Spogliamoci del superfluo per lasciare lo spazio al Signore. Celebriamo il Natale, dando noi stessi al Signore e al nostro prossimo nel bisogno!
Buon Natale a tutti nel nome della vita nuova che è nata in mezzo a noi.

Il Comitato di Presidenza del Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano

 
03 Presentazione:Alessandro Catalfamo
 
Visto che l'ultima intervista (Bollut 013) era rivolta a Marianella Rodriguez che quest'estate aveva frequentato il corso di tedesco a Erlangen, organizzato dal Martin-Luther-Bund, ho chiesto anche all’altro partecipante dall'Italia di presentarsi ai lettori di Bollutnet. Ringrazio Alessandro Catalfamo per la seguente presentazione:


Io sono un cittadino italiano nato in Napoli e che risiede in Napoli da trentuno anni ma la mia famiglia, il cognome dimostra ciò, è una famiglia originaria della Sicilia orientale. Precisamente la mia famiglia è originaria di un paesino della provincia di Messina, un paesino che era costituito da poche case e sparse in un panorama brullo ed incolto. Era una famiglia dedita alla pastorizia. Le condizioni di vita dei contadini e dei pastori siciliani erano insopportabili e, dunque, tantissimi di essi emigrarono verso terre assai lontane. La mia famiglia non si allontanò molto dal luogo di origine, giunse a Napoli.
Ecco perché io sono nato in Napoli. Le condizioni di vita della mia famiglia, a seguito dell’emigrazione, cambiarono ma un particolare rimase immutato: l’appartenenza alla chiesa cristiana cattolica apostolica romana. In data 29 marzo 1976 nacqui io e fui battezzato secondo il rito della chiesa cristiana cattolica apostolica romana ed altresì allevato secondo i precetti di essa, sarei dovuto diventare un buon cristiano cattolico apostolico romano. Al termine di un anno scolastico difficile, fui mandato via dal ginnasio del Liceo “Umberto Iº”. In realtà, fui mandato via perché avevo aderito ad un movimento di lotta studentesco. Il movimento in questione si era opposto con occupazioni e con scioperi ad alcune riforme del sistema scolastico pubblico italiano. I miei genitori pensarono di iscrivermi presso un istituto gestito dai gesuiti. Mio padre e mia madre, un impiegato ed una casalinga, si sacrificarono, rinunziarono a tante cose, perché io potessi studiare presso l’istituto in questione: pensavano che, in effetti, sarei cresciuto meglio se io avessi studiato presso un istituto gestito dai noti religiosi della Compagnia di Gesù, l’ordine cristiano cattolico apostolico romano fondato da Ignazio di Loyola. Ed, in effetti, ciò avrebbe comportato un miglioramento.
In quel contesto io sentii parlare sia dal punto di vista storico sia dal punto di vista filosofico della Riforma Luterana per la prima volta e sentii parlare di ciò con accanimento. La dottrina e l’opera di Martin Luther mi furono presentate come risultato dell’atteggiamento di un uomo che voleva solo dividere il popolo tedesco dal resto del mondo cristiano. Gli elementi del pensiero di Luther erano descritti come elementi che potevano avere solo una valenza politica e, per giunta, nell’epoca medievale. Io volli iniziare a studiare l’argomento in questione meglio, affinché potessi conoscerlo meglio. Per me il pensiero e l’opera di Luther erano originali ed interessanti. In oltre, l’accanimento contro il luteranesimo aveva destato in me una particolare curiosità verso questo.
Iniziò uno studio basato su letture semplici ma la svolta venne nel periodo universitario. Quando fui studente universitario trattai più approfonditamente la questione Riforma Luterana, presso la facoltà di Lettere e di Filosofia dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. In sede universitaria potei conoscere meglio non solo il pensiero di Luther ma anche la Patristica, la Scolastica ed il Pensiero della Riforma in tutti i suoi aspetti (il pensiero di Philipp Melanchton, il pensiero di Ulrich Zwingli, il pensiero di Jean Calvin). Riguardo i menzionati argomenti, devo ammettere che la Patristica e la Scolastica mi avevano affascinato. Ma poi ho capito che vicinanza a Gesù Cristo è leggere il Vangelo e non testi scritti da teologi: la fede non deve esser basata sullo sforzo di compiere o di comprendere un discorso razionale riguardo Dio. Gli esponenti della Scolastica, in particolare, volevano giustificare la fede con la ragione. Persone come Tommaso d’Aquino stavano rendendo la fede verso Gesù Cristo alla stregua di una filosofia teologica. Perché si deve giustificar la fede? E’ bene argomentare di Dio ma non bisogna commettere l’errore di rendere la fede un discorso per dotti. Gesù Cristo non si rivolse ai dotti e non usò un linguaggio per i dotti. Apriamo il Vangelo, leggeremo che Gesù Cristo era tra le persone semplici del popolo e che parlava con un linguaggio semplice. Chi fu l’assertore del porre il Vangelo al centro della fede? Martin Luther!
Ebbene, nel tempo presente, alla domanda << chi fu Martin Luther? >> io oggi posso rispondere con sicurezza. Martin Luther fu colui che – per opera dello Spirito Santo – poté ricondurre l’attenzione del popolo cristiano su ciò che è veramente importante: il Vangelo. Luther non volle dividere il popolo tedesco dal resto del mondo cristiano ma indicare a tutti i cristiani del mondo quale fosse il punto di riferimento della fede. Il distacco dal papato fu un effetto dello spostamento della attenzione sul Vangelo, fu l’effetto di una giusta opera di natura religiosa e dunque non un obiettivo meramente politico. In particolare, gli elementi del pensiero di Luther non solo non sono definibili “medievali” ma sono anche considerabili importantissimi per il tempo presente.
In sostanza, ciò che avevo sentito nella scuola non corrispondeva alla realtà. Alla domanda << quale è il messaggio fondamentale del Vangelo? >> o, meglio, << quale è il messaggio fondamentale che Luther ha riconosciuto e che tutti noi anche possiamo riconoscere? >> posso rispondere con sicurezza così: il messaggio fondamentale del Vangelo è che Iddio giustifica gli esseri umani dal peccato solo per la fede e che, dunque, solo per la fede gli esseri umani sono salvati da Dio.
Quando io frequentavo l’ambiente cristiano cattolico apostolico romano stavo malissimo, perché mi sembrava che Dio fosse lontanissimo. Dio mi appariva come una entità lontana, che mi avrebbe offerto la salvezza solo in cambio di opere perfette. Dio appariva a me come una entità che mi avrebbe salvato solo se io avessi compiuto opere che non avrei potuto compiere. Così immaginavo che fosse l’esistenza: da un lato ero io, essere umano, creatura imperfetta, dall’altra era Dio, entità perfetta, entità che mi chiedeva una perfezione che non è nella mia natura. Nel menzionato contesto, in ambito cristiano cattolico apostolico romano, Dio mi appariva come una entità più incline alla condanna che alla salvezza. Pensavo: Dio ha creato il genere umano e poi gli ha chiesto ciò che questo non può assolutamente offrire, un comportamento perfetto.
Ero perplesso. Il messaggio che Luther aveva sottoposto alla mia attenzione, il messaggio fondamentale del Vangelo, la giustificazione per la fede, ha allontanato da me ogni perplessità. Ho riletto tantissime volte il Vangelo, ho riscontrato il suggerimento di Luther e ho potuto sentire l’amor di Dio. Sento l’amor di Dio! Mi sentivo come un imputato di un processo ed ora mi sento come un figlio che abbia affidato il peso del proprio corpo alle forti braccia del padre. Ho ritrovato Dio e mi sono abbandonato completamente a Lui! La fede è per me nel tempo presente la consapevolezza del fatto che Iddio mi ama e che, dunque, gratuitamente perdonerà i miei peccati per mezzo di Gesù Cristo. La fede per me è la consapevolezza che del fatto che Iddio mi salverà. La fede per me è la fiducia nell’opera di Gesù Cristo ed è perciò la questione fondamentale.
Riguardo la questione << opere >> ho capito che sono importanti ma che non sono fondamentali come la fede: le sole opere, per quanto buone possano sembrare, non possono assolutamente salvare alcun essere umano. Le opere buone non sono il mezzo per avere la salvezza, l’essere umano non può in alcun modo “guadagnarsi” la salvezza; le opere buone, alle quali possiamo assistere, sono una conseguenza della fede stessa e da Dio comunque dipendono. Esse, le opere buone, sono un segnale dell’amor di Dio ma non altro. Nell’ambito della chiesa cristiana cattolica apostolica romana la fede mi appariva come un fattore secondario rispetto l’iniziativa. Verità relative alla essenzialità della fede ed a ciò che ne consegue ho potuto comprenderle solo grazie a Luther, per volontà dello Spirito Santo.
In conclusione, voglio scrivere che il processo della mia conversione non è stato rapido, nulla nella mia vita è attuato in modo rapido, ma mi ha condotto ad una dimensione ideale. E’ per ciò che invito tutti i fratelli cristiani, in particolare ai fratelli che guardano alla realtà evangelica con interesse, a leggere il Vangelo ed a frequentare una comunità evangelica luterana. Leggere il Vangelo in libertà da ogni sovrastruttura di pensiero è importantissimo. Quindi, importante è anche conoscere la vita di una comunità evangelica luterana.
Io invito, in particolare, ad avvicinarsi alla Santa Cena (eucaristia). Quando contattai la comunità evangelica luterana di Napoli fui presto invitato dal Pastore Milkau alla partecipazione al banchetto fraterno del pane e del vino. In quella occasione, in occasione della Santa Cena, io sentii di essere realmente in presenza di Gesù Cristo. Mai avevo provato una sensazione come quella menzionata in ambito cristiano cattolico romano. In ambito cristiano cattolico apostolico romano, la partecipazione alla messa era diventata una abitudine; in ambito cristiano evangelico luterano, la partecipazione alla Santa Cena è una festa. Nel tempo presente io sono felicissimo per la conversione avvenuta ed aspetto con gioia che sia officiata la mia confermazione. Nelle difficoltà della vita, io sono un lavoratore precario della scuola, e nei momenti lieti io non dimentico di aprire il Vangelo: io leggo il Vangelo molto spesso e sento Gesù Cristo con me. Io mi affido a Lui totalmente. Io mi affido a Lui sempre e voglio altresì dedicargli la mia vita. Avendo avuto la possibilità di conoscere più di una comunità evangelica luterana, la comunità di Napoli e quella di Erlangen, ospite presso la Martin-Luther-Bund, una organizzazione evangelica luterana tedesca, ho capito il significato di esser un cristiano e ho chiesto al mio Pastore un aiuto, affinché io possa diventare come lui un pastore. Voglio dedicare la mia vita a Gesù Cristo. Questo è il primo frutto che è sbocciato dalla mia conversione!
Alessandro Catalfamo


 
04 Principi luterani IV: Deus absconditus – Deus revelatus
 
L'osservazione della natura o la riflessione speculativa ci possono ispirare qualche sentimento sulla grandezza di Dio. Ma ci possono anche far conoscere Dio così come ci è rivelato in Gesù Cristo? Lutero diceva di no.

Anzi la natura potrebbe piuttosto indurci al non senso della vita oppure farci credere in un Dio crudele. Infatti la sofferenza non è causata soltanto dall'uomo, come p.es. le guerre, ma anche la natura può essere crudele. Le malattie colpiscono buoni e cattivi e uno Tsunami estingue in un attimo migliaia di esistenze senza guardare in faccia a nessuno. Può essere questa l'opera di un Dio che ci ama? Siamo subito pronti a dire di no, ma d'altra parte non è Dio all'origine di ogni cosa? Che Dio sarebbe altrimenti? Non possiamo non attribuire a Dio anche queste cose.

Però è chiaro che ciò contraddice fortemente la nostra immagine di Dio. Un Dio così non possiamo né comprendere né amare. Lutero parla quindi di un Deus absconditus, un Dio nascosto. È un Dio che non possiamo afferrare con le nostre capacità razionali, un Dio che è al di sopra delle nostre categorie del bene e del male, quindi è un Dio del tutto inaccessibile a noi.

Se noi conosciamo Dio, lo facciamo grazie alla sua rivelazione. In Gesù Cristo Egli si rivela come Dio d'amore. Non lo fa, togliendo tutta la sofferenza in un solo colpo, ma egli rivela il suo amore nella debolezza, condividendo la sofferenza umana e morendo sulla croce.

Nella fede riconosciamo Dio come Dio d'amore. È una rivelazione che in un certo senso contraddice la nostra percezione della natura crudele. Lutero parlava di un credere in Dio contro Dio, cioè credere nella rivelazione di Dio contro l'impressione suscitata dai fatti incomprensibili. Non è neanche così che la rivelazione ci spiega la sofferenza o la morte, le malattie o le catastrofi, tanto meno ci fa riconoscerli come atti d'amore (che magari dovrebbero insegnarci qualcosa come dicono certi profeti moderni). No, certi fatti restano senza spiegazione. Non possiamo attribuire ad essi un senso.

Però la fede si tiene alla rivelazione di Dio e sa che Dio nella sua intima essenza è amore. Chi crede, sa che il Deus absconditus è il Deus revelatus, e anche se non lo si può spiegare si affida alla certezza della fede ed è certo che un giorno tutto sarà rivelato.

Certamente questa distinzione luterana tra Deus absconditus e Deus revelatus è soltanto concettuale, ma è comunque di grande valore. Essa non cerca di spiegare ciò che non è spiegabile e rispetta con ciò la „sacralità“ della sofferenza umana, richiamando nello stesso tempo l'uomo all'umiltà e alla fede. (DK)

 

05 Regalo di Natale: Weimaraner e altro
 
Un bellissimo regalo ha fatto il Concistoro a tutti noi: una „Weimarer Ausgabe“, l'edizione critica più importante, più completa e più citata delle opere di Martin Lutero in 112 bellissimi volumi. Ora si trova nel nuovo Decanato, dove i visitatori la possono consultare.
Chi è nel direttivo di una Comunità evangelica o di una biblioteca o semplicemente è benestante, può fare a se stesso o a altri questo bel regalo. Visto che la ristampa, pietra milenare per la ricerca su Lutero, si è appena conclusa, fino al 31 dicembre 2007 vale ancora lo sconto di sottoscrizione (http://www.theologische-buchhandlung.de/luther-gesamtausgabe-metzler-verlag.htm).
Visto che si tratta di una edizione critica, i testi sono scritti nella lingua originale, cioè in latino o tedesco antico e perciò non di facile lettura. Chi vuole leggere Lutero senza voler fare studi scientifici, ha la fortuna di poter ricorrere all'edizione della Claudiana che accanto alla versione italiana riporta anche quella originale (http://www.claudiana.it/php/personaggio.php?chi=Lutero) nonché, nella maggior parte dei volumi, anche i riferimenti alla Weimarer Ausgabe.

Visto che la maggior parte di voi conoscerà già tutte le opere disponibili di Lutero, vi segnalo un altro libro: il seguente volume di Paolo Ricca, già professore e decano della Facoltà Valdese, raccoglie una serie di articoli del settimanale Riforma, in cui l'autore risponde alle domande dei lettori. Le sue risposte sono sempre interessanti, competenti e di facile comprensione. Forse ci potete trovare anche le vostre domande.

Paolo Ricca risponde
A cura di Jean Jacques Peyronel
Introduzione di Giuseppe Platone
I libri di Paolo Ricca
pp. 160
f.to 14,5 x 21 cm
Euro 12,50


Non l'ho ancora letto, ma inoltro volentieri la notizia di un nuovo romanzo a cura di Eliana Bouchard, ambientato nel Cinquecento europeo, ai confini fra Svizzera, Francia, Germania e Paesi Bassi. Si tratta della storia tutta protestante di Louise de Coligny e di suo marito Guglielmo il Taciturno d'Orange-Nassau. Dato che il romanzo parla soprattutto della nascita del protestantesimo in Europa, potrebbe interessarvi. Per maggiori informazioni, clicca qui.

Chi non vuole sempre regalare libri, si ricordi del CD della Christmette di Michael Praetorius, indicato l'anno scorso nel Bollut 002, punto 3.

Comunque ricordatevi che i regali non sono la cosa più importante del Natale!

 

06 Invito seminario
 
Seminario di teologia per “non teologi”

Firenze :: Istituto Gould, Via dei Serragli 49

dal 28.03.2008 al 30.03.2008
Anche quest’anno la Chiesa Evangelica Luterana in Italia organizza per giovani italiani (ed ex giovani interessati) un seminario di formazione teologica.
L’incontro avrà luogo a Firenze presso l’Istituto Gould nel fine settimana del 28-30 marzo 2008.
Il seminario sarà guidato dal pastore valdese Pawel Gajewski (La sfida delle nuove spiritualità. Introduzione alla teologia nella cura pastorale) dal pastore luterano Dieter Kampen (I concetti chiave della teologia luterana) e dal pastore luterano Alberto Saggese (Introduzione storica alla teologia dei tempi di Lutero).
Il seminario è gratuito e i costiper il soggiorno (pasti inclusi) sono di Euro 150,00 a persona in stanza singola e di Euro 120,00 in stanza doppia. Il numero minimo per la realizzazione del seminario è di 6 partecipanti.
Le prenotazioni devono pervenire entro il 20 febbraio 2008 presso il Decanato della CELI all’e-mail: decanato@elki-celi.org o al fax:06 66017993.
Per ulteriori informazioni visitare il sito della CELI:

 
07 Pensiero del mese: Jochen Klepper: Poesia di Natale
 
Noch manche Nacht wird fallen
auf Menschenleid und -schuld.
Doch wandert nun mit allen
der Stern der Gotteshuld.
Beglänzt von seinem Lichte,
hält euch kein Dunkel mehr,
von Gottes Angesichte
kam euch die Rettung her.


E notti scenderanno
su pena_e su reità;
ma gli_uomini che vanno,
la stella guarderà.
Da essa_illuminati,
non vi trattiene più
il buio, ché salvati
or siete voi quaggiù.

Jochen Klepper 1938
Tr.: Anna Belli


 
 
 
 
 
 
 
     
     
 
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