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Bollut 020

Bollut 020

www.bollutnet.org 
Maggio 2008

 
Indice:

01 Editoriale

02 Intervista alla Presidente del Sinodo Cristiane Groeben

03 Il Sinodo 2008

04 Considerazioni sull'italianità

05 Placido Sgroi: I Sacramenti

06 Dekano Milkau: "No" alla perdita di ogni senso di umanità e di moralità

07 NEV: Rubrica televisiva "Protestantesimo"

08 Pensiero del mese: Enrico Suso: dall'autobiografia

 
01. Editoriale
 
Gentili lettori,
“Il sinodo è passato, il tempo di parlare è venuto!” Parafrasando così il tema scelto per il sinodo 2008 recentemente conclusosi, il Bollut 020 non può che parlarne. Sono lieto di presentare la nuova Presidente del Sinodo Christiane Groeben con un' intervista. Segue un rapporto che informa sull' avvenuto. Volendo essere piattaforma di discussione ed approfondimento, questo Bollut offre inoltre considerazioni sull'italianità della CELI e sulla comprensione dei sacramenti in una chiave ecumenica.
Buona lettura!
Vostro Dieter Kampen (DK)
 
 
02 Intervista alla Presidente del Sinodo Cristiane Groeben
 
Gentile Signora Groeben, dopo due mandati nel Concistoro durante i quali ha operato come tesoriera, adesso è stata eletta a grande maggioranza come presidente del Sinodo, quindi è passata da un incarico direttivo con maggiore competenza decisionale a uno più rappresentativo e con maggiore visibilità al di fuori della Chiesa. Vorrei quindi chiederle di presentarsi ai nostri lettori. Potrebbe dire due parole sulla sua vita?

Sono nata e cresciuta in Germania. Mio nonno era un alto funzionario nel Ministero delle Finanze, mio padre ufficiale della Wehrmacht. Dopo il liceo linguistico-scientifico (a Hannover) ho studiato filologia germanistica e romanza a Heidelberg, Friburgo,Losanna e Tubinga, con l’intenzione di insegnare in una scuola tedesca in Spagna. Nel 1965, invece, ho conosciuto a Ischia il mio futuro marito, di origine lettone. Ci siamo sposati a Napoli due anni dopo - nella chiesa anglicana con il pastore americano della Nato, perché era agosto e la nostra chiesa era “chiusa per ferie”. Dopo la nascita di nostra figlia Margherita ho iniziato a lavorare come responsabile dell’Archivio Storico alla Stazione Zoologica di Napoli, un istituto di ricerca in biologia marina, dove tutt’ora lavoro. Nel 1975 è nato Alexander Georg (Sascha per gli amici) e oggi sono nonna di due gemelle Alexandra e Helena e mi piace sempre (e ancora) vivere a Napoli.


Potrebbe raccontarci del suo cammino di fede, delle sue attività finora svolte nella Chiesa e le esperienze raccolte in questi anni?

La mia famiglia è luterana e sono cresciuta in un ambiente totalmente luterano. Questo significa che non c’era mai bisogno - o occasione - di interrogarsi sulla propria fede o di confrontarsi con altri (al massimo c’era un po’ d’invidia perché l’unica compagna di classe di fede cattolica aveva diritto anche alle feste cattoliche …). Solo all’università ho cominciato ad interrogarmi se quello che avevo vissuto fino ad allora (il culto la domenica, le preghiere, il catechismo, la gioventù evangelica, i studi biblici) era davvero consapevolmente da me accettato e vissuto. A Napoli ho iniziato ad impegnarmi nella Comunità solo dopo alcuni anni, prima nel Consiglio di Chiesa, poi con l’incarico di tesoriera, poi come verbalizzante del Sinodo ed in seguito come sinodale straordinaria. Con la mia elezione nel concistoro nel 1998 mi è stato anche affidato l’incarico di tesoriere, incarico non facile e di enorme responsabilità con l’arrivo dell’ Otto Per Mille, ma anche un’ esperienza che mi ha dato molto e che lascio anche con un po’ di nostalgia alle mie spalle.
Essere eletta Presidente del Sinodo mi rende orgogliosa, ma vedo questo incarico anche come una sfida: è un grande passo dal gestire il salvadanaio della Chiesa al vegliare sui diritti del Sinodo, l’organo supremo della nostra Chiesa. Mi impegnerò per essere degna della fiducia espressa dal Sinodo.


Quale è, secondo lei, la missione della CELI in Italia?

La CELI deve combattere e sfruttare la sua storia. Le nostre Comunità più antiche sono state fondate in Italia da tedeschi che volevano pregare, cantare e ascoltare la Parola nella loro lingua anche nel paese che li ha accolti per un lungo o breve periodo. Le 14 comunità della CELI oggi sono comunità in Italia, enti ecclesiastici italiani, a prescindere della percentuale dei membri che preferiscono l’italiano o il tedesco per comunicare con Dio e tra di loro. Le numerose radici tedesche accanto a quella italiana sono una ricchezza che dobbiamo sfruttare e non negare o combattere. Dobbiamo aggiungere la nostra voce al pur piccolo coro delle voci protestanti in Italia, per essere sentiti da chi ci cerca o sa di noi o vuole saperne di più, ma non sa come trovarci. Penso ai 42.000 contribuenti italiani che destinano il loro Otto Per Mille alla Chiesa Luterana. Vogliamo diventare raggiungibili da loro.


C'è sempre un divario tra ideale e realtà. Quali sono, secondo lei, gli sviluppi che la CELI dovrebbe compiere per avvicinarsi sempre di più al suo ideale e come vede il suo ruolo come Presidente del Sinodo in questo processo?

La Celi è una Chiesa della quale fanno parte ormai 14 comunità, ma ogni comunità è anche una persona giuridica a se stante. L’unità della Chiesa e l’autonomia delle comunità sono i due estremi della nostra realtà, c’è chi sostiene l’uno, c’è chi si batte per l’altro. Vedo la storia della CELI come un mare nel quale le onde portano una volta in una direzione, e poi in quella opposta. Importante è che il mare è sempre in movimento e in armonioso equilibrio. Mi vedo come garante dell’unità nella diversità. Solo il rispetto dell’unicità (del singolo o della sua comunità) permette di crescere insieme come Chiesa – verso l’interno come verso l’esterno.
 
 
03 Il Sinodo 2008
 
Ringrazio il Signor Büchi di avermi messo a disposizione il suo articolo sul Sinodo.



Vi potrebbe interessare anche il servizio televisivo di Protestantesimo sul Sinodo:

 
04 Considerazioni sull'italianità
 
Considerazioni su e intorno al Seminario per non teologi

Firenze, 28-30 marzo 2008

La partecipazione al seminario per “non teologi” a Firenze mi ha spinta a fare una serie di riflessioni sull'italianità nella CELI e sulla luteranità in Italia.

Nella CELI, si sente spesso dire che bisogna aprire all'italianità. In realtà, a mio parere, bisognerebbe, più che altro, usare con decisione la lingua italiana all'interno della CELI. Questo per accogliere gli italiani, che spesso hanno un retroterra cattolico, e per accogliere i luterani non tedeschi e non italiani, che pure potrebbero venire nella nostra Chiesa.

Non voglio scrivere a lungo, in questa sede, di cose che sono state trattate molte volte, in merito all'identità luterana, il rapporto tra lingua e fede etc. Di tutte queste considerazioni esplicito solo questa: se la CELI non parlerà italiano, se le comunità per prime non parleranno italiano, tra pochi decenni la discussione su che cosa può fare una comunità/Chiesa luterana in Italia non si porrà più perché non esisteranno più le comunità.
Questo perché la secolarizzazione prende sempre più piede, con tutto il corollario di conseguenze: meno membri di chiesa, meno contributi, meno disponibilità finanziaria per ogni attività della Chiesa a tutti i livelli.
Né, in Italia, possiamo riposarci sugli allori dell’8 per mille, perché non sappiamo per quanto tempo ancora varrà questa regola e quanto potrebbe toccarci in futuro.
Ma certo gli italiani non metteranno la loro firma nella casella della CELI, se dovessero percepirla come una Chiesa straniera che non offre loro nulla sul piano spirituale. Anche qui, non possiamo illuderci di guadagnare firme solo offrendo concerti di Bach nelle nostre chiese, stavolta intese come edifici.
Anche per effetto della crisi economica, aumenta nelle persone l’idea che, se si è utenti, e indirettamente o direttamente si paga, allora si ha diritto a una contropartita.

Il seminario di Firenze è stato un esperimento interessante. Ho sperato che preludesse a una serie di altri incontri di questo genere. Quindi sono felice di sapere che si è deciso di ripeterlo l’anno prossimo a Roma. Grazie ai Pastori che lo hanno organizzato e che hanno assistito, più che moderato o diretto, la discussione con le loro conoscenze specifiche, la presentazione dei concetti teologici della Riforma non è stata noiosa. Al contrario, le persone hanno ascoltato con interesse, sono intervenute, hanno posto domande e si sono aiutate a cercare risposte. Tutto in un'atmosfera calda e cordiale.
È importante creare spirito di gruppo.
È importante che le persone nuove, che si affacciano alle varie comunità, non si sentano sole.

Sembra un controsenso parlare di solitudine da parte di persone che si avvicinano a una comunità, che di per sé è presenza di molteplici persone.
Eppure mi sono resa conto che, per chi non conosce il tedesco, molto spesso è così.
A volte le persone vengono, nelle nostre comunità, e poi vanno via perché non trovano “offerte” in italiano.
Penso a uno dei partecipanti al seminario. Ci siamo conosciuti in internet, partecipando alle discussioni di “Religione e Spiritualità” in Yahoo!Answers. Ad un certo punto mi ha espresso il desiderio di contattare una comunità luterana. Poiché abita in Veneto, l'ho indirizzato alla comunità di Venezia. Risultato: ha parlato con la Pastora, ma ha ricavato l'impressione che, senza la conoscenza del tedesco, non gli sia possibile partecipare alla vita di quella comunità. Così si è disposto a seguire la sua via solitaria al luteranesimo. So che ha la patente e che guida volentieri; così, visto che il past. Kampen, che era uno degli organizzatori, era lì, gli ho chiesto se poteva frequentare la sua comunità. Non so come sia continuata la faccenda.

Questo caso è ottimo, a mio parere, per fare riflessioni su cose concrete.
  1. Possiamo fare propaganda quanto vogliamo, in Italia, ma se poi non accogliamo le persone che rispondo a questa propaganda, abbiamo lavorato invano e, cosa ancora più grave, abbiamo illuso le persone.

  1. Che cosa si deve fare quando una persona non trova offerte in italiano nella comunità A, competente per territorio? Questa persona può frequentare un'altra comunità, la B. Ma non può diventarne membro, perché non risiede nella giurisdizione della comunità B. Si può prevedere un'innovazione in questo ambito, che consenta alle persone di diventare membri delle comunità che sono disposte a offrire vita comunitaria nella loro lingua (italiano, nel caso in esame)?
Non so quale sia la risposta all'ultima domanda che ho scritto. Considero che gli italiani che vanno via da una comunità luterana perché essa non parla italiano non vanno a riempire le chiese battiste, metodiste o valdesi. Non gli italiani che hanno un cuore luterano. Queste persone, semplicemente, sono condannate a restare sole, sul piano religioso.
Non mi sembra ragionevole essere disposti ad accettare che una persona frequenti una qualsiasi altra chiesa protestante e che invece non possa essere membro di una comunità luterana, disposta ad accoglierlo, solo per questioni territoriali.

Il futuro ci sfida; ma il Signore ci ha dato intelligenza e cuore e, se useremo i suoi doni, la sfida del futuro sarà vinta.

Anna Belli, Roma
20 aprile 2008



Cara Anna,
hai messo in rilievo un aspetto del seminario che mi è diventato chiaro in tutta la sua importanza solo a incontro concluso. Infatti il seminario era importante non solo per le conoscenze e idee scambiate, ma soprattutto perché ha creato uno spirito di solidarietà tra i partecipanti che in quel momento e spero fino ad oggi si sono sentiti un po' meno soli.
Da qui la domanda fondamentale: cosa possiamo fare, affinché gli italiani si sentono meno soli nella nostra chiesa? Naturalmente ciò vale anche per i tedeschi, perché generalmente i membri non abitano a 100 metri dalla chiesa. Comunque è chiaro che un tedesco si sente più facilmente accolto, visto che trova una chiesa dove si parla per la maggior parte la sua lingua e che viene guidata da un pastore che è della stessa nazionalità e che pensa come lui. Comunque è da considerare che il tedesco ha lasciato la sua patria, si trova sradicato culturalmente e ha quindi anche la tendenza a sentirsi solo. Da qui si può comprendere perché molti tedeschi esitino ad adottare la lingua italiana come lingua liturgica e di comunicazione.
Quindi la CELI ha il compito difficile di accompagnare due gruppi con esigenze linguistiche e culturali diverse. Comunque è vero che nella maggior parte delle Comunità gli italiani si sentono più soli, visto che sono in minoranza. Questo è ogni volta una tragedia, perché non si tratta tanto di membri di un'associazione qualsiasi che si integrano più o meno bene nell'istituzione, ma si tratta di persone che hanno scoperto l'Evangelo di Gesù Cristo, che hanno ricevuto la fede e che hanno trovato nella Riforma di Lutero un'espressione autentica e pura dell'Evangelo, alla quale vogliono conformare la loro vita. Lasciarli soli vuol dire essere indifferenti verso la loro fede o, per usare una parola più forte, verso la loro salvezza. È quindi compito urgente della CELI operare in modo da accompagnare gli fedeli di lingua italiana (che poi non sono solo italiani come dici giustamente) in modo adeguato.
Prima di tutto è da dire che negli ultimi anni la CELI ha fatto passi da gigante nell'apertura verso gli italiani. Nel Concistoro e nella Presidenza del Sinodo il compito è ben presente e si cerca di rispondervi. Più difficile è la situazione nelle singole Comunità: non tutte danno sufficiente spazio alla lingua e cultura italiana.
Come si può rimediare?
1. Con mezzi di comunicazione, incontri e strutture nazionali.
Il Miteinander/Insieme è oramai completamente bilingue. La CELI ha un sito internet in lingua italiana. I siti www.luterani.it e www.bollutnet.org raggiungono credenti in tutta Italia. La collaborazione nella FCEI è cresciuta molto. Siamo inseriti nella Claudiana. Tutto ciò non c'era alcuni anni fa. Il seminario teologico quest'anno ha avuto la sua seconda edizione e mi sembra probabile che diventi un'istituzione permanente.
Mi sembra importante sviluppare una visione più globale della chiesa. Visti i mezzi di comunicazione e di trasporto non dovrebbe essere un grande problema curare rapporti interregionali.
Mi sembra che, riguardo questo primo punto, siamo già abbastanza avanti.
2. Con la riscoperta del sacerdozio universale.
Gli italiani che si avvicinano alla Chiesa luterana si muovono su un terreno sconosciuto e hanno bisogno di aiuto per orientarsi. Inoltre cambiare chiesa non è come cambiare macchina. Vengono coinvolte le dimensioni più profonde della personalità. Perciò chi si avvicina al luteranesimo da un'altra confessione ha un grande bisogno sia di informazioni sia di affetto e di accompagnamento. Difficilmente un pastore può corrispondere a questi bisogni - non perché non voglia, ma perché il suo tempo e le sue risorse umane sono limitate, mentre le richieste sono tante. Dobbiamo quindi ricordare che la chiesa non è il pastore, ma l'assemblea dei credenti, dalla quale dipende maggiormente se un nuovo membro si sente accolto o meno. Invito i lettori a esaminarsi: Salutate una persona nuova, quando entra in chiesa o aspettate che lo faccia il pastore? È importante non lasciare solo nessuno nella chiesa. Si può chiacchierare del più e del meno, si può bere un caffè dopo il culto, si può prendere appuntamento per la settimana come p.es. per ascoltare un concerto o una conferenza, si può andare insieme a cena fuori ecc.
Oppure chiedo ai parteipanti del seminario a Firenze: avete mantenuto i contati con gli altri partecipanti laici, creando così dei contatti interregionali, oppure soltanto con i pastori? A tutti è da chiedere: quando avete scritto l'ultima volta qualcosa nel forum di www.luterani.it? Oppure un'altra domanda: esiste nella vostra comunità un gruppo che si incontra regolarmente e che si organizza da solo, pur magari invitando spesso il Pastore come relatore? Ci sono molte cose che si possono fare senza nessun studio di teologia e che sono fondamentali per rendere accogliente una Comunità. Solo ad un secondo livello ha senso provvedere a una formazione specifica come p.es. quella per i predicatori laici. Sulle possibilità dei laici di impegnarsi nella Comunità e renderla più viva si possono riempire delle pagine. Ma non lo faccio perché penso che il principio sia chiaro.
3. Con strutture adeguate.
Per curare e assicurare nel tempo i risultati ottenuti grazie ai primi due punti ci vogliono dei cambiamenti strutturali come p.es. la formazione di un proprio corpo pastorale che resta a vita, pastori itineranti, forse l'istituzione di una nuova figura come il diacono, fondazione di nuove comunità in lingua italiana, progetti diaconali ecc.
La formazione di predicatori laici esiste già. Ultimamente il Concistoro ha istituito una borsa di studio per chi vuole studiare teologia. Questo è già un passo importante che però richiederà molti anni prima di portare frutto. In generale i cambiamenti strutturali richiedono più tempo, per cui è importante affrontarli tempestivamente. È anche chiaro che innanzitutto si devono rinforzare i primi due punti e solo facendo questo si può chiedere agli organi direttivi di provvedere alle strutture.

Per quanto riguarda la questione se un italiano può aderire alla Comunità B, benché viva nel territorio della Comunità A, si dovrebbe vedere caso per caso. La procedura corretta è che l'interessato o la Comunità B facciano una richiesta motivata alla Comunità A e con il suo permesso, che difficilmente verrà negato se le ragioni sono valide, la persona può iscriversi nella Comunità B.
Comunque vorrei anche dire che, per quanto ne so, nella maggior parte delle Comunità sono presenti italiani. Magari basta soltanto informarsi bene. Normalmente non è la mancanza di volontà, ma la mancanza di italiani che spingono un pastore o una Comunità a non offrire attività in lingua italiana. Dove questo è il caso non mi resta che incoraggiare ad investire un po' di pazienza e di speranza e lasciare al tempo di provvedere. Spesso in una famiglia il figlio o la figlia maggiore deve aspettare a lungo per far valere i sui diritti, mentre i fratelli minori hanno più facilità in questo; così anche la prima generazione di lingua italiana nella CELI (che, per dire il vero, non è più la prima generazione) ha più difficoltà, ma nello stesso tempo apre la strada alle generazioni future.

Per il resto trovo affascinante la tua formulazione “gli italiani che hanno un cuore luterano”. È una formulazione molto problematica in quanto non tutti i luterani hanno la stessa mentalità e anche gli italiani aderiscono al luteranesimo per i più svariati motivi. Comunque penso sia vero che esiste una spiritualità legata molto a Lutero e alla sua cultura che si può definire come tipicamente luterano e che è accessibile in modo particolare per un certo tipo di carattere. Come sia, questo richiederebbe uno studio più approfondito. (DK)
 

05 Placido Sgroi: I Sacramenti
 
Segue un articolo del Prof. Sgroi che già nel Bollut scorso aveva dato un importante contributo per incrementare il livello accademico di Bollutnet. Siccome gli avevo espresso qualche dubbio sull'impresa di applicare il termine “sacramento” al matrimonio luterano, con il presente scritto ci offre ora maggiori informazioni sui sacramenti e la loro comprensione nei dialoghi ecumenici. Oltre a un riassunto molto informativo sulla comprensione dei sacramenti nel dialogo ecumenico, l'autore offre anche una prospettiva per il futuro, esplicando come la teoria dei sistemi possa essere una base valida per il riconoscimento reciproco del numero differente dei sacramenti.


 
06 Dekano Milkau: "No" alla perdita di ogni senso di umanità e di moralità
 
Violenza e disagio sociale/1. "No" alla perdita di ogni senso di umanità e di moralità
Holger Milkau preoccupato per la pericolosa e ingiusta campagna d’odio contro i rom
Roma (NEV), 21 maggio 2008 - Forte preoccupazione per il clima di violenza instauratosi nella società italiana è stata espressa ieri dal pastore Holger Milkau, decano delle Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI). In seguito ad alcuni gravissimi fatti di cronaca, ma anche in risposta alle misure per la sicurezza e contro l’immigrazione del governo italiano, Holger Milkau ha dichiarato quanto segue: "Di fronte a drammatiche violenze come l'uccisione di una ragazza di 14 anni a Niscemi e di un giovane a Verona, non possiamo più tollerare l'indifferenza, né possiamo limitarci a riconoscere la nostra impotenza di fronte alla perdita di ogni senso di umanità e di moralità. Come evangelici luterani, sentiamo allora nostro dovere riaffermare e testimoniare il valore e la dignità della vita di ogni uomo e di ogni donna, creature a immagine e somiglianza di Dio. Al tempo stesso denunciamo l'irresponsabilità e la leggerezza con la quale vengono costruiti dei ‘mostri’ sui quali scaricare le nostre paure e il nostro disagio sociale. Oggi è la volta dei rom contro i quali si è scatenata una pericolosa quanto ingiusta campagna d'odio che non fa differenza tra una grande maggioranza di onesti ed una minoranza che delinque. Per questo, come chiesa luterana, soprattutto nei confronti dei giovani, intendiamo impegnarci con sempre maggiori energie per testimoniare e promuovere una cultura della vita e della fiducia, nella quale tutti possano identificarsi, sentirsi gratificati e cristianamente amati".
(NEV, 21/2008)

 
07 NEV: Rubrica televisiva "Protestantesimo"
 
Ora anche on-line
14.05.2008
Finalmente è possibile vedere le programmazioni della rubrica televisiva "Protestantesimo" di RAIDUE a qualunque ora, purché si abbia accesso ad una connessione Internet. La RAI ha infatti inserito il programma sul sito http://www.rai.tv nella sua offerta di "video on demand", un innovativo servizio interattivo che permette agli utenti di fruire di un programma televisivo in qualsiasi momento. Al servizio si può accedere anche attraverso il sito della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), alla pagina http://www.fedevangelica.it/servizi/ssrtv041.asp, come avviene già da qualche tempo per le trasmissioni radiofoniche del "Culto Evangelico" di Radiouno, che si possono ascoltare in versione podcast alla pagina http://www.fedevangelica.it/servizi/ssrtv031.asp.

Tali servizi multimediali sono accessibili anche dalla homepage del sito della FCEI (http://www.fcei.it), che ha recentemente rinnovato la propria struttura e veste grafica, rendendo immediatamente visibili le ultime novità da ciascun settore di lavoro (Servizio rifugiati e migranti, Servizio istruzione e educazione, Servizio stampa radio e televisione, ma anche singole commissioni). La nuova homepage offre inoltre una più ampia selezione di notizie aggiornate settimanalmente, ma anche comunicati stampa in tempo reale, appuntamenti della settimana, agenda ecumenica.

(NEV, 20/2008)

 
08 Pensiero del mese: Enrico Suso: dall'autobiografia
 
Enrico Suso (Heinrich Seuse: mistico tedesco: 1295-1366) descrive nella sua autobiografia, scritta in terza persona, i suoi sforzi per la santità. Per intenderci: non si consiglia l'imitazione di tali esercizi, ma forse ci possiamo pensare, quando in futuro un sacrificio per il prossimo o la chiesa ci sembrerà troppo grande.

Nella sua giovinezza aveva un temperamento focoso e vivace. Quando questo si faceva sentire, a lui dispiaceva molto e cercava in vari modi di sottomettere il proprio corpo. Per molto tempo portò una camicia di peli e una catena di ferro fino a che il sangue scorreva e doveva toglierle. Di nascosto si fece fare una sottoveste in cui erano fissati dei pezzi di cuoio con dentro 150 chiodi di ferro, appuntiti e affilati, e le punte dei chiodi erano sempre indirizzate verso la sua carne. Aveva fatto questa veste molto stretta in modo che lo copriva tutto e che chiudeva davanti in modo che fosse ancora più stretta e che i chiodi appuntiti perforassero la sua carne. Era lunga abbastanza da raggiungere l'ombelico. In questa veste era solito dormire. Quando d’estate faceva caldo ed egli era stanco per il viaggio o perché aveva l'incarico di lettore, a volte, stando così legato, colmo di fatiche e torturato da insetti nocivi, gemeva fortemente, cedeva al fastidio e si torceva in agonia come fa un verme, quando viene trafitto da un ago. Spesso gli sembrava di giacere su un formicaio per le torture che venivano causate dagli insetti. Infatti quando voleva dormire o si era addormentato, loro facevano a gara a tormentarlo. A volte esclamò di tutto il cuore a Dio, l'onnipotente: „Ah! Buon Dio, che sorta di morire è! Se un uomo viene ucciso da assassini o da animali feroci, è presto finito. Ma io giaccio qui e muoio sotto questi insetti crudeli e non posso morire.“ Le notti invernali non erano mai così lunghe, né l'estate così calda, che egli avrebbe lasciato stare questo esercizio. Al contrario, si inventò ancora qualcos'altro – due passanti di cuoio in cui metteva le mani e che fissava ognuno ad uno dei due lati del collo. Li fissò così forte che se la sua cella fosse andata in fiamme, non avrebbe potuto aiutarsi. Così continuò fino a che le sue mani e braccia cominciarono a tremare dal sovraffaticamento. Poi si inventò un'altra cosa: due guanti di cuoio. Da un fabbro se le fece rivestire con pezzi di ferro affilati e usava portarle la notte, affinché, se nel sonno avesse provato a togliersi la sua sottoveste di peli o a liberarsi dalle puntature degli insetti ripugnanti, i pezzi metallici avrebbero perforato il suo corpo. E così fu. Quando nel sonno cercò di aiutarsi con le mani, i perni entrarono nel suo petto e strapparono la carne, in modo che questa incominciò a suppurare. Quando dopo molte settimane le ferite furono guarite, di nuovo si strappò da solo e si causò nuove ferite.
Restò fedele a questo esercizio torturante per circa 16 anni. Alla fine di questo tempo, quando la sua carne era ormai fredda e il fuoco del temperamento era spento, il giorno di Pentecoste gli apparve in una visione un messaggero dal cielo che gli disse, che Dio non gli chiedeva più questo. Così in seguito interruppe questo e buttò tutte queste cose in un fiume impetuoso.
 
 
 
     
     
 
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