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www.bollutnet.org 
Giugno 2008

 
Indice:

01 Editoriale

02 Una pagina di luteranesimo

03 Anna Belli: Considerazioni sul futuro delle Chiese

04 Internet: Bibbia

05 NEV: Dal sinodo dell'Unione cristiana evangelica battista d'Italia

07 Pensiero del mese: Albert Schweitzer: Sovraffaticamento e declino della cultura

 
01. Editoriale
 
Gentili lettori,
l'attuale Bollut è dedicato alle informazioni pratiche: una pagina da dare in mano ai turisti, riflessioni sulla nostra Chiesa (alle quali, spero, si aggiungeranno presto le vostre) e indicazioni su come sfruttare l'internet per lo studio della Bibbia. Quindi alla lettura lasciate seguire l'azione!
Buona lettura!
Vostro Dieter Kampen (DK)
 
 
02  Una pagina di luteranesimo
 
Per venire incontro a chi cerca qualche informazione sulla Chiesa evangelica luterana, ma non vuole affaticarsi più di tanto, ho scritto una breve introduzione di una pagina. Purtroppo potete leggere il testo solo con la lente d'ingrandimento, in quanto ho dovuto rimpiccolire parecchio i caratteri per far stare tutto su una pagina... Scherzi a parte, naturalmente è un'impresa di carattere dubbioso voler condensare il vasto campo della teologia luterana in qualche affermazione basilare. Comunque spero che chi leggerà la pagina, avrà poi anche la voglia di approfondire.



La Chiesa Evangelica Luterana


La Chiesa Evangelica Luterana ha le sue radici nella Chiesa apostolica, una, santa e universale, della quale è legittima e diretta erede, e la sua storia comprende dunque anche il periodo della storia della Chiesa dagli Apostoli fino alla Riforma stessa del secolo XVI. L'azione di Martin Lutero non si propose di creare una nuova Chiesa ma di riformare quella esistente. Martin Lutero riconobbe, sostanzialmente, come valide le tradizioni storiche della Chiesa, abolendo solo quelle che stavano in contrasto con il messaggio evangelico. Ancora oggi la liturgia, la teologia, la costituzione e l'arte testimoniano il ricchissimo patrimonio dei 2000 anni di storia cristiana.

Il messaggio principale è la giustificazione per sola grazia mediante la fede. Come possiamo essere giusti davanti a Dio? Cosa dà alla nostra vita un senso e un valore ultimo? La risposta è che l'essere umano non ha alcuna possibilità di superare il suo egocentrismo e di ascendere a Dio; giustizia, senso e valore gli possono essere conferiti soltanto come dono da Dio. Dio stesso è diventato uomo in Gesù Cristo e sulla croce ha sconfitto il peccato e la morte, affinché chiunque crede in Lui sia salvato. Dio salva l'essere umano non in base ad eventuali meriti di questi ma perché lo ama, gratuitamente. Cosa può aggiungere l'essere umano all'opera salvifica di Dio? Niente! Egli può solo affidarsi all'opera di Dio! La fede unisce il credente a Cristo e rende questo partecipe del suo amore, della sua giustizia e della sua vita eterna. In breve: soltanto per grazia; soltanto per fede; soltanto per Cristo. Sola gratia. Sola fide. Solo Christo.

Soltanto la Bibbia è l'autorità in questioni di fede: sola scriptura. Lutero basa la sua riforma sulla Bibbia, che contrappone all'autorità papale. La voce umana non può stare al di sopra della Parola di Dio. Lutero però non nega che anche la Bibbia è scritta da uomini e in qualche misura ha anticipato l'approccio storico-critico. La Bibbia non è semplicemente identica alla Parola di Dio vivente; la Bibbia testimonia la Parola di Dio, La promuove a La attualizza: così diventa essa stessa Parola di Dio. Al centro della Bibbia è l'Evangelo di Gesù Cristo, che funge da chiave interpretiva e la cui piena valenza si scopre nella distinzione tra legge ed Evangelo.

Tutti i credenti partecipano al sacerdozio universale. Gesù Cristo è l'unico mediatore tra essere umano e Dio e per Lui ogni credente ha un rapporto diretto con Dio. Grazie al battesimo ed alla fede ogni cristiano partecipa al ministero sacerdotale. Non esiste alcuna sostanziale differenza qualitativa tra i Pastori e gli altri membri della Chiesa; l'unica vera differenza e di tipo funzionale e rappresentativo. Perciò i pastori e le pastore vivono una vita "normale": essi possono, per esempio, sposarsi. Gli altri esercitano il loro sacerdozio con l'annuncio del Vangelo nella famiglia, tra gli amici e sul posto di lavoro e a volte, se la chiesa li incarica come predicatori laici, anche nello spazio pubblico.

La Chiesa è l'assemblea dei credenti. La Chiesa non viene costituita da una gerarchia alla quale i fedeli possono aderire o non aderire, perché tutti i credenti sono il corpo di Cristo e il popolo di Dio. I segni esteriori della Chiesa sono l'annuncio del Vangelo e l'amministrazione dei sacramenti, perché mediante loro lo Spirito crea la fede in Cristo ed i credenti costituiscono la Chiesa. Solo questi due segni sono istituiti da Dio e imprescindibili; l'organizzazione della Chiesa, gli uffici ed i riti, sono tradizioni umane che possono cambiare in tempi e in culture diverse. Nelle chiese luterane generalmente esistono vescovi e gerarchie che però sono inseriti in un processo democratico e conciliare (sinodale).

Il credente agisce a partire dalla fede. L'essere umano che è giustificato è libero: libero perché vive sotto la grazia e non più sotto la legge; libero perché non deve più dare un senso ed una giustificazione alla propria esistenza e, quindi, può rivolgersi verso il prossimo. Al centro dell'etica luterana è osservare il primo comandamento che consiste nell'amare Dio sopra ogni cosa e seguire la Sua volontà. Questo non significa seguire una lista di regole ma conformare tutta la propria vita all'amore di Cristo ed agire in libertà e responsabilità, a favore del prossimo. Nel suo impegno quotidiano, sia nella Chiesa sia nella famiglia sia nel lavoro, il cristiano serve Dio e il prossimo, divenendo collaboratore di Dio nel mondo.

La Chiesa evangelica luterana è Chiesa ecumenica. La divisione della Chiesa sta in contrasto con il suo fondamento, cioè Gesù Cristo che è Uno. L'ecumenismo è una vocazione che la Chiesa luterana ha sempre avuto, cioè porre Cristo al centro. La meta dell'ecumenismo non è unire tutte le chiese in un'unica istituzione ecclesiastica ma è il riconoscimento reciproco e una struttura di tipo conciliare, dove le particolarità delle singole chiese esistono ma non dividono. Con le Chiese evangeliche di tipo riformato i luterani hanno un pieno riconoscimento reciproco. Lo stesso vale per le Chiese luterane scandinave e per la Chiesa anglicana d'Inghilterra. Con la Chiesa cattolica romana e le Chiese ortodosse ci unisce la comune fede dei primi secoli. Purtroppo, in seguito alla Riforma, la Chiesa cattolica romana ha definito molti dogmi che ci dividono, soprattutto riguardo al papato e al ruolo della chiesa. Queste difficoltà non esistono nel dialogo con le Chiese ortodosse rispetto alle quali però vi sono come ostacolo una tradizione ed una cultura differenti.
(D.Kampen – 1. ed. 2008-06)
 
 
03 Anna Belli: Considerazioni sul futuro delle Chiese
 
Come annunciare la Parola di Dio in modo convincente, credibili, in modo da far crescere le nostre comunità, e quindi la/le Chiesa/e?
Non ce lo domandiamo solo noi della CELI, ma tutte le Chiese cristiane. Ogni epoca ha il diritto/dovere di annunciare la Parola di Dio. Lo fa nella tensione, o se si preferisce nel dialogo, tra la realtà storica e teologica accertata della Bibbia, e la realtà sociale, storica e culturale propria, peculiare. Questa ricerca del confronto tra la situazione in cui fu scritto ogni passo della Bibbia e la situazione del momento in cui viene letto e interpretato è molto cara alle cosiddette Chiese storiche.
Le Chiese storiche mantengono le loro percentuali complessive; spicca, comunque, la crescita, più vistosa, delle chiese libere, che risultano essere 4 volte più numerose di quelle protestanti storiche. (1)
Perché? Forse l’”offerta” spirituale delle Chiese storiche non risponde alle esigenze attuali degli individui e della società?
Una parte del successo viene attribuita spesso al fatto che, in quelle Chiese, le persone percepiscono di essere accolte con calore umano.
Questo vuol dire che le nostre Chiese vengano accusate, implicitamente, di essere “fredde”?
Discorrendo con membri di Chiese libere, ho capito che, in realtà, quello che non piace delle Chiese storiche non è una supposta “freddezza”, ma la presenza di una gerarchia. Anche quando la gerarchia è molto più ridotta, rispetto a quella cattolica, l’idea che ci siano consigli, commissioni, comitati, sinodi dà ad alcuni l’idea che la Chiesa sia più una burocrazia dello spirito che un insieme di credenti in Cristo.
Il timore di fondo, in queste persone, è che la Chiesa “burocratica” non lasci sufficiente spazio all’accoglimento dell’individuo.
Ora, nella nostra epoca gli individui hanno due esigenze contrastanti: essere liberi e, al tempo stesso, essere accolti. Essere liberi anche nel senso di non sentirsi legati a “procedure” e, al medesimo tempo, sentirsi accolti e parte di un gruppo. In fondo, quello che rende queste richieste, comuni anche ad altre epoche, caratteristiche della nostra è l’accento posto sul desiderio di semplificazione delle “procedure”. Questo vale pure per quelle persone che vivono in pace con l’idea che una Chiesa, opera umana, per funzionare abbia bisogno anche di comitati, commissioni etc.
Quindi le domande che dovremmo porci, a mio avviso, sono: c’è qualcosa, in queste critiche implicite, che possiamo usare per migliorare? Come possiamo fugare il timore di far parte di “burocrazie dello spirito”? L’organizzazione delle nostre Chiese è perfetta così com’è oppure può essere resa più funzionale? E poi, la domanda classica, per noi Chiese di minoranza: come possiamo far sapere che esistiamo, alle persone che hanno una sensibilità, verso il messaggio cristiano, simile alla nostra?
A quest’insieme di domande si ricollega un’altra questione.
In un’organizzazione complessa, come per esempio un esercito, ci sono vari gradi che corrispondono a varie funzioni: ufficiali di grado superiore, ufficiali di grado inferiore, sottufficiali, truppa.
Nelle nostre Chiese, mutatis mutandis, abbiamo generali (cioè capi di strutture di livello nazionale) e colonnelli (pastori). Poi abbiamo la truppa (cioè i membri di chiesa), tra cui ci sono alcuni graduati (i volontari).
Mancano gli ufficiali inferiori e i sottufficiali istruttori.
Fuor di metafora, noi abbiamo, da una parte, pastori preparati a essere guide spirituali delle comunità, ma che di solito sono frenati dal timore di fare “proselitismo”. Dall’altra abbiamo i membri delle comunità che tendono ad aspettarsi direttive dal pastore e dal Consiglio. I Consigli hanno già i loro ambiti di competenza.
In questo modo, quello che rischia di non essere curato come merita è il campo della motivazione, della creazione di spirito di appartenenza.
Il pastore/ la pastora, anche quando è persona energica, capace e ben disposta a spendere tutti i propri talenti in favore della comunità, è un essere umano con i suoi limiti, anche di resistenza fisica e mentale. Il carico di lavoro è pesante.
Ora, quando in altri ambiti della vita di comunità si sa di non poter caricare tutto un compito sulle sole spalle del pastore e del consiglio, si cercano volontari.
In quale modo possiamo formare dei volontari che aiutino il pastore / la pastora a far sentire accolte le persone? E che soprattutto lo aiutino a formare, nella comunità, spirito di appartenenza, motivazione, fierezza d’identità?
Questi volontari non si possono improvvisare. Nemmeno i volontari che portano dolci per il Bazar sono improvvisati. In quel caso, tra le persone che ricevono l’appello c’è una selezione spontanea: chi sa di non essere buon cuoco non ci prova nemmeno; chi sa di fare buoni dolci si sente in dovere di contribuire.
Si può ipotizzare che questi volontari siano da cercare tra membri di chiesa che hanno vari anni di frequenza alle spalle, che ne conoscono la vita; persone che hanno propensione ai contatti umani e che sarebbero felici di condividere con altri la gioia della propria fede.
Ma poi anche questi volontari vanno motivati, incoraggiati, e forniti delle conoscenze (teologiche, psicologiche, di comunicazione) che possono servire loro per svolgere nel modo migliore questa funzione cruciale.
In questo modo si formerebbe anche un gruppo di persone che, oltretutto, aiuterebbe la comunità a passare indenne da una gestione pastorale all’altra (visto che i pastori cambiano) e gli stessi pastori potrebbero essere più sereni, sapendo di avere nella comunità persone preparate che coopereranno con lui / lei.
E riusciremmo a rendere la nostra Chiesa, che già è attraente sul piano dell’offerta intellettuale / teologica, attraente anche dal lato emotivo / spirituale.
In conclusione, la chiave per trovare le risposte che ci occorrono ci è offerta dalla parola “comunità”: la comunità come insieme di persone che hanno in comune la fede in Cristo, una sensibilità verso il messaggio cristiano, esperienze di vita. La comunità come casa spirituale. E una casa funziona bene se tutti quelli che ci vivono si sentono responsabili di contribuire a tenerla in ordine, conservarla, renderla accogliente.

Anna Belli, Roma

  1. Sembra giusto, a questo punto, fare qualche cifra, anche se il campo della religiosità i cui confini sono più incerti di quelli di un polder olandese o di un appezzamento in riva al Nilo. Ci rifacciamo ai dati del CESNUR (http://www.cesnur.org/2001/enc/aggsoc072001.htm), che stima in 363.000 unità i “protestanti” (noi preferiremmo dire gli “evangelici”) tra i “cittadini italiani” (ma se, come crediamo, si sono basati sui dati forniti dalle singole denominazioni, questa definizione risulta inesatta): Pentecostali 250.000; Protestanti “storici” 60.000 (battisti, luterani, metodisti, valdesi; se si prendono i dati della FCEI, http://www.fedevangelica.it/fcei/fcei041.asp#cev, con l’Esercito della Salvezza si arriva a 59.000 unità); Avventisti 25.000; Fratelli e derivati 15.000; Chiese indipendenti e Movimento "holiness" 8.000; Movimento di Restaurazione 3.000; Altri 2.000.


Cara Anna,
ti ringrazio per le tue riflessioni e vorrei cogliere l'occasione per aggiungerne le mie. È importante prendere sul serio il feed-back delle persone che ci percepiscono come istituzione gerarchica. Mettiamo però in chiaro che ciò è un'impressione per lo più sbagliata. Da noi ogni singola comunità ha grandissima autonomia. In tutti gli organi direttivi, nei Consigli di Chiesa, nel Sinodo e nel Concistoro i laici sono in chiara maggioranza rispetto ai pastori. Siamo l'unica chiesa che delega l'amministrazione di una buona parte dell'OPM direttamente alle comunità. Quindi la nostra chiesa è laicizzata e democratizzata al massimo. Per contrastare una percezione negativa della nostra costituzione, dovremmo secondo me fare tre cose:
1) Dovremmo pubblicizzare e spiegare meglio la nostra costituzione. Penso che la maggior parte delle persone e anche una parte dei nostri membri, non ha la minima idea di come funziona veramente la nostra chiesa. Spiegando bene il funzionamento e il ruolo dei vari organi, la gente potrebbe sentire la chiesa molto più vicina.
2) Bisogno spiegare il lato positivo delle regole e della burocrazia collegata (mi rendo conto che è un'impresa ardua in un paese come l'Italia;-)). Le regole sono uguali per tutti. Grazie ad esse tutti possono partecipare e ci può essere una democrazia funzionante. Dove non vengono rispettate le regole, comandano i più forti e determinano chi può partecipare. Le regole assicurano il diritto del singolo. Dove una comunità non viene guidata secondo delle regole, ma secondo il parere di un pastore carismatico o di un gruppo, che si ritiene ispirato dalla Spirito, nessun diritto è garantito. Non c'è neanche una vera libertà, perché manca la tutela del diritto che è base indispensabile per la libertà. Certo, dove ci sono le regole, ci vuole anche una certa burocrazia che rallenta i processi decisivi e diminuisce la spontaneità, ma finché non diventa troppo grande garantisce più benefici che svantaggi.
Le regole creano anche continuità. Dove una chiesa supera un certo numero di membri, ha edifici e un patrimonio artistico, opere diaconali, dipendenti, università ecc. una certa continuità è indispensabile.
Penso anche che la nostra chiesa possa rendere un buon servizio all'Italia educando i membri alla democrazia e al rispetto delle regole, coinvolgendoli attivamente nella conduzione della chiesa.
3) Terzo: bisogna prendere il feed-back nominato come critica costruttiva e cambiare. Infatti l'impressione di istituzione gerarchica, che la gente ha di noi, non è del tutto sbagliato. Questo ha a che fare con la nostra storia. Le chiese luterane sono nate in un tempo in cui tutta la popolazione era cristiana e quindi la chiesa era un'istituzione pubblica con forti legami con lo stato. Negli ultimi 100 anni questo legame tra stato e chiesa è diventato sempre meno forte. In Germania già un terzo della popolazione non appartiene più a nessuna chiesa. Quindi non c'è più la corrispondenza tra popolazione e membri di chiesa. Le grandi chiese fanno fatica a reagire a questo cambiamento della situazione. Sono nate invece tante comunità libere che accettano solo membri che corrispondono a elevati criteri di fede e di morale e sono guidate da pastori carismatici con il risultato che si moltiplicano e crescono velocemente, mentre le chiese storiche si svuotano. È anche vero che le comunità libere e carismatiche corrispondo più alle comunità al tempo del Nuovo Testamento. Però la corrispondenza alle comunità come vengono descritte nella Bibbia non è obbligatoria, in quanto è l'Evangelo e non il tipo di costituzione comunitaria che salva. La costituzione puo cambiare con la situazione e le esigenze del tempo.
I primi cristiani vivevano in un mondo completamente pagano e quindi dovevano separarsi dal mondo, vivendo come in una grande famiglia. La purezza e l'incontaminazione erano importanti, affinché la comunità potesse tutelare i credenti dal mondo esterno, rinforzando e sostenendo una fede in chiaro contrasto con il mondo pagano. Invece nel medioevo e al tempo della Riforma tutti erano cristiani per cui la chiesa era per tutti e quindi un'istituzione pubblica. Non c'era bisogno di distinguersi più di tanto.
Come è la situazione oggi? Le comunità libere dicono che viviamo in un mondo pagano e quindi si separano dal mondo come i primi cristiani. Però il loro giudizio sul mondo è sostenibile soltanto con un “trucco”, cioè classificando tutti i cattolici come pagani. Anche se si può classificare il culto ai santi e al papa come deviazioni pagane, nella sua globalità questo giudizio mi sembra del tutto insostenibile. D'altra parte sarebbe anche sbagliato dire che viviamo in una società costituita da una maggioranza cristiana, in quanto molti cittadini sono cristiani solo sulla carta. Penso che in realtà ci troviamo da qualche parte, in mezzo tra questi estremi. Per noi significa che la nostra auto-comprensione storica vicina a una istituzione pubblica non è del tutto sbagliata e ha ancora una funzione importante. D'altra parte non possiamo restare fermi su una posizione del tempo passato e dobbiamo integrare elementi delle comunità carismatiche. Non possiamo limitarci ad annunciare l'Evangelo e ad amministrare i sacramenti, ma dobbiamo creare comunità in cui il credente sperimenta concretamente l'amore di Dio mediante l'accoglienza fraterna e il calore umano. La vita nelle comunità e dei cristiani in generale si deve distinguere dal mondo per un maggiore amore reciproco, per un comportamento migliore e soprattutto per una fede condivisa, perché in una società in buona parte pagana i credenti hanno bisogno di luoghi tutelati e separati dal mondo per trovare sostegno e nutrimento per la propria fede.
Come ci si arriva? Nello stesso modo in cui nascono le comunità libere: lasciando operare lo Spirito e dando spazio alle vocazioni e carismi dei laici. Lo spazio intermedio di cui hai parlato può essere riempito solo a partire dalla base. Bisogna quindi incoraggiare i fedeli a partecipare attivamente al culto, a tenere il vicinato, a condurre un gruppo di studio e di discussione, a impegnarsi nella diaconia ecc. Fortunatamente tutto ciò succede già, ma bisogna incentivare questa partecipazione attiva ancora di più. Trovo un'ottima idea offrire non soltanto corsi teologici, ma anche corsi di carattere più generale per formare i membri di chiesa alle attività nelle comunità. Questi corsi potrebbero aiutare i membri ad impegnarsi con più competenza ed efficacia, ma potrebbero anche incoraggiarli e togliere le paure che spesso impediscono alle persone di sviluppare i propri carismi.
Per corrispondere alle esigenze di luogo pubblico e di luogo di intimità le comunità dovrebbero essere aperte a tutti, ma contenere all'interno un gruppo di persone più impegnate, che tra di loro possono darsi il necessario sostegno di fede e possono accogliere con calore chi si avvicina alla comunità in cerca di un luogo di fede. Nel caso ideale questo nucleo coincide con il gruppo dirigente della comunità. Dove ciò non è possibile, si può imparare dalla Chiesa cattolica dove le parrocchie spesso sono luoghi pubblici, mentre i movimenti, congregazioni, ordini ecc. offrono luoghi per sostenere la fede dei più impegnati. Oppure possiamo imparare dal tempo del pietismo, quando i fedeli più impegnati si sono trovati nelle case private. Comunque, noi come chiesa piccola di diaspora non dovremmo aver bisogno di queste separazioni. Le nostre comunità sono così piccole che un nucleo impegnato, anche se non coincide con la direzione della comunità, è sempre una presenza importante e influenza fortemente la conduzione della comunità. Penso che la struttura democratica della nostra chiesa insieme all'impegno dei laici possa rendere possibile delle comunità che sanno dare accoglienza, calore e sostegno di fede senza per questo separarsi dal mondo e chiudersi in se stesse. (DK)
 
 
04 Internet: Bibbia
 
La Nuova Riveduta


La Nuova Riveduta è la Bibbia tradizionalmente in uso presso le chiese protestanti. Questo sito contiene anche altre traduzioni, in più commenti, strumenti, studi biblici e aiuti vari.


Traduzione interconfessionale in lingua corrente (TILC)


La TILC ha un linguaggio facilmente comprensibile e rende il testo più accessibile. Inoltre ci sono introduzioni ben comprensibili nella Bibbia in generale e per ogni scritto biblico.


Testo greco e ebraico


Questo sito è in lingua tedesca. Contiene i testi che abitualmente vengono usati per lo studio della Bibbia, però senza le note critiche:
  • Biblia Hebraica Stuttgartensia;
  • Novum Testamentum Graece (ed. Nestle-Aland), 27. Auflage;
  • Septuaginta (ed. Rahlfs/Hanhart);
  • Vulgata (ed. Weber/Gryson)).
Inoltre il sito contiene un dizionario biblico scientifico, carte e altro. Necessità di registrazione.


Altri testi


Oltre ai testi biblici, si possono trovare anche testi postbiblici e delle opere di padri ecclesiali. Il sito offre una raccolta ricchissima di testi liturgici, inni, documenti ecc. (DK).


05 NEV: Dal sinodo dell'Unione cristiana evangelica battista d'Italia
 
Battisti/1. Conclusa a Bellaria (Rimini) la 40a Assemblea generale dell’UCEBI
La pastora Anna Maffei rieletta presidente per il prossimo biennio

Roma (NEV), 18 giugno 2008 – “E’ stata un‘Assemblea vivace che ha riflettuto su due questioni fondamentali per il futuro delle chiese della nostra Unione: da un lato, il discepolato e la consacrazione cristiana, dall’altra, la sostenibilità dei progetti che costituiscono la missione delle chiese”. E’ quanto ha dichiarato la pastora Anna Maffei che, per il terzo biennio, è stata eletta presidente del Comitato esecutivo (CE) dell'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI). L’elezione è avvenuta durante i lavori della 40a Assemblea generale dell’UCEBI, che si è svolta a Bellaria (Rimini) dal 12 al 15 giugno.
L'Assemblea, il cui tema principale era costituito dall'invito di Gesù “Tu vieni e seguimi", si è aperta con un culto, durante il quale la pastora Maffei ha predicato sul testo di Matteo 14, 22-33, l'episodio in cui Gesù cammina sulle acque e chiama a sé Pietro, ad evidenziare il tema generale dell'incontro, quello del discepolato cristiano. I lavori assembleari hanno preso il via dopo l'elezione del presidente del seggio, pastore Herbert Anders, e della vice presidente, pastora Sandra Spada. Uno dei primi punti all'ordine del giorno è stata la stipula di 5 convenzioni con altrettante chiese locali che entrano a far parte dell'ordinamento dell'UCEBI, 4 della quali "etniche", a sottolineare il carattere sempre più multiculturale dell'UCEBI. La famiglia battista italiana si arricchisce così di brasiliani, nigeriani, romeni e ghanesi.
Oltre all'elezione della presidente Maffei, i circa cento delegati - pastori e laici - dell'Assemblea hanno confermato alla vice presidenza del CE dell'UCEBI, il pastore Salvatore Rapisarda. Gli altri membri eletti sono: Giovanni Arcidiacono, Roberto Camilot, Piera Egidi, Edouard Kibongui Kanza, Paolo Mescia, Giuseppe Montemurro, Raffaele Volpe.
L'Assemblea ha visto la partecipazione di numerosi ospiti italiani e stranieri: tra questi, Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI); Toma Magda, presidente della Federazione battista europea (EBF); il vescovo Pier Giorgio Debernardi della Conferenza episcopale italiana (CEI); Jonathan Edwards, presidente dell'Unione battista della Gran Bretagna; John Upton, in rapresentanza dell'Unione battista della Virginia.
Le chiese battiste, nate nel ‘600 in Inghilterra, sono presenti in Italia dal 1863. L’UCEBI conta attualmente un centinaio di chiese sparse in tutta Italia e 50 pastori e pastore.


Battisti/2. L'Assemblea UCEBI dice sì all'8 per mille
Le quote della ripartizione saranno destinate esclusivamente a fini umanitari, sociali e culturali
Roma (NEV), 18 giugno 2008 – I battisti parteciperanno alla suddivisione delle quote dell’8 per mille. La decisione è stata presa durante il terzo giorno dei lavori della 40a Assemblea generale dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (UCEBI) (Bellaria, Rimini, 12-15 giugno).
L’ordine del giorno - che ha ricevuto 56 voti favorevoli, 34 contrari e 3 astenuti -, ha stabilito che le quote dell’8 per mille potranno essere utilizzate esclusivamente per “fini umanitari, sociali e culturali”, e comprenderanno anche le quote non espresse.
E’ la terza volta che un’assemblea battista si esprime sull’argomento, questa volta ribaltando le posizioni precedenti che avevano sempre visto prevalere i pareri contrari. In particolare, nel 1993 un’assemblea straordinaria dedicata interamente all’8 per mille aveva visto la vittoria dei “no”, con un solo voto di scarto, motivata dalla convinzione che la legge fosse nata per accordare privilegi alla chiesa cattolica e dall’affermazione del principio battista di separazione tra chiesa e Stato. Cos’è cambiato da allora? “Personalmente continuo a ritenere valide le ragioni del ‘no’ - spiega il pastore Massimo Aprile, coordinatore del Dipartimento di teologia dell’UCEBI – ma è vero che rispetto al passato la situazione è mutata. Il nostro netto rifiuto infatti non è stato pienamente compreso o considerato, tanto che molte persone interessate alla laicità dello Stato sembrano apprezzare di più la testimonianza di altre chiese protestanti che, aderendo all’8 per mille, hanno dimostrato di poter usare quei fondi in modo utile e trasparente”.
Sugli ambiti di utilizzo dell’8 per mille è intervenuto il pastore Salvatore Rapisarda, vice presidente del Comitato esecutivo dell’UCEBI: “L’aver deliberato che le quote dell’8 per mille serviranno per soli fini umanitari, sociali e culturali, offre alle chiese battiste una nuova opportunità di servizio nella società, senza esimere le persone appartenenti alle chiese dal continuare a farsi carico della missione e del servizio della chiesa”.
La decisione dell’Assemblea battista è solo il primo passo di un iter che passerà attraverso una revisione dell’Intesa battista con lo Stato che dovrà, in ultima istanza, venire approvata dal Parlamento italiano.
 
(NEV, 25/2008)

 
06 Pensiero del mese: Albert Schweitzer: Sovraffaticamento e declino della cultura
 
Ben 100 anni fa, Albert Schweitzer aveva analizzato il declino della cultura in un modo che è sempre attuale. Come una delle cause del declino nomina il sovraffaticamento:

Da due o tre generazioni tanti individui vivono ancora soltanto come lavoranti e non più come uomini. Ciò, che generalmente può essere detto sul significato spirituale e morale del lavoro, per loro non vale più. La sovraoccupazione abituale dell'uomo moderno in tutti gli strati della società ha come conseguenza che la parte spirituale e intellettuale in lui declina. In modo indiretto ne è colpito già nell'infanzia. I suoi genitori, prigionieri di un' impietosa esistenza lavorativa, non possono dedicarsi a lui in modo normale. Con ciò viene a mancare una cosa indispensabile per il suo sviluppo. Più tardi, quando lui stesso è succube della sovraoccupazione, diventa sempre più preda del bisogno di distrazione esteriore. Passare il tempo libero restante con se stesso o in una conversazione seria con uomini o libri, richiede un raccoglimento e una concentrazione che gli viene difficile. Inattività assoluta, distrazione da se stesso e oblio sono un bisogno fisico per lui. Vuole comportarsi come un non pensante. Non cerca formazione, ma intrattenimento e cioè uno che richiede le più basse esigenze intellettuali.
La mentalità dei molti distratti, incapaci di raccoglimento e di concentrazione, ricade su tutti gli organi che dovrebbero servire alla formazione e quindi alla cultura. Il teatro diventa meno importante dei locali di intrattenimento, e il libro impegnativo meno importante del libro rilassante. Magazzini e giornali devono in misura sempre maggiore rassegnarsi al fatto che possono comunicare tutto solo nella forma più facile. Il paragone della media dei giornali attuali con quella di 50-60 anni fa mostra quanto i giornali dovevano cambiare in questo senso.
Una volta riempito con lo spirito della superficialità, gli organi, che dovrebbero servire la vita intellettuale e culturale, esercitano adesso da parte loro un influsso sulla società, che li ha portato in questo stato, e la riempono a loro volta con superficialità. (...)
Lo spirito, che la società dei distratti ha generato, si manifesta tra di noi come una potenza sempre crescente. Un' idea bassa dell'uomo si dilaga tra di noi. Presso gli altri e presso di noi cerchiamo ancora soltanto la bravura del lavorante e ci accontentiamo di essere oltre a ciò quasi più niente.

Albert Schweitzer: Kultur und Ethik, I. parte: Verfall und Wiederaufbau der Kultur, 1923
Capitolo II: Kulturhemmende Umstände in unserem wirtschaftlichen und geistigen Leben

 
 
     
     
 
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