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Bollut 024

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Settembre 2008

 
Indice:

01 Editoriale

02 Il Culto luterano

03 Culto e interazione simbolica

04 Concorso: Trovare un nome per Casa IV

05 Pensiero del mese: Dag Hammarskjöld: Fede e miracoli

 
01. Editoriale
 
Gentili lettori,
il Bollut di settembre vi raggiunge adesso, alla fin del mese, non perché io sia stato tanto tempo in vacanza ma a causa di un viaggio di lavoro. Comunque adesso è pronto e, come promesso, riguarda il nostro Culto. Spero che le riflessioni in esso contenute stimolino il vostro interesse per la liturgia e vi permettano di parteciparvi con maggior consapevolezza. Posto ciò, son lieto d’augurarvi una buona lettura ma, soprattutto, buon Culto!
Vostro Dieter Kampen (DK)

 
02  Il Culto luterano
 
Un tempo speciale.
Viviamo tutta la nostra vita di fronte a Dio ed in ogni sua parte dovrebbe avere il carattere di preghiera. Però per sostenere la fede è anche importante dedicare dei momenti soltanto a Dio. Per questo ci vogliono tempi e luoghi adatti. Nonostante non consideri le chiese come strutture sacre, la Chiesa luterana cura le sue chiese ed offre dunque luoghi adatti alle pratiche cultuali. Come si dorme in modo sano in una stanza da letto, che non è nello stesso tempo ufficio o stanza di televisione, parimenti è bene dedicar uno specifico spazio alla preghiera.
Esistono diversi tipi di pratica cultuale ma il più importante è sicuramente il Culto domenicale, che è pubblico e rivolto a tutta la Comunità. Il Culto domenicale deve rispondere a tutte le esigenze che una Comunità può presentare. Le Comunità son composte da persone di tutte le età e di carattere diverso tra di loro. Alcuni partecipano con gioia e con speranza, altri con tristezza e con preoccupazione. Alcuni sono persone semplici, altri hanno una lunga formazione. Alle diverse esigenze ed aspettative che sono presenti, una liturgia elaborata nel corso della storia risponde meglio, perché ha dimostrata di essere valida e incorpora i vari aspetti della vita. Una liturgia creata ex novo potrebbe soddisfare solo una parte delle esigenze diverse.

La storia.
Il Culto luterano si sviluppa dalla messa medievale, dalla quale Lutero esclude le parti in contrasto con l’Evangelo. In particolare, egli pone al centro l'annuncio del Vangelo e mette in risalto i riferimenti che permettono di comprendere il significato dell'Eucaristia. Nei quasi 500 anni dalla Riforma il Culto si è evoluto in base alle esigenze dei secoli; soprattutto, sono state elaborate nuove forme di Culto che riflettono la varietà delle spiritualità e delle esigenze. Un esempio: in quasi in tutte le Comunità, ogni tanto, viene celebrato un „Culto per la famiglia“. Siccome ci servirebbe un libro per descrivere ogni tipo di Culto, mi limiterò a descriverlo nella sua forma più tradizionale e caratteristica.

Il carattere.
Così come la spiritualità luterana è basata sull'interiorità, su quel rapporto intimo che unisce l'anima a Cristo, cioè sulla fede, così anche il Culto luterano è basato sull'interiorità e sul raccoglimento.
Le manifestazioni esteriori sono ridotte all'essenziale. Il ruolo che nella messa cattolica hanno specifici articoli liturgici (l'arredo della chiesa, le immagini, i paramenti liturgici ed i movimenti) nel Culto evangelico è svolto in gran parte dalla musica, che crea uno spazio più consono all'interiorità e che ben dispone all'ascolto della Parola. L'annuncio della Parola, mediante la quale opera lo Spirito Santo e che dunque è Parola di Dio e mezzo di salvezza, sta al centro del Culto. Accanto ad essa, con stessa dignità, sta la Santa Cena (Eucaristia) che, però, nella maggior parte delle Comunità non viene celebrata ogni domenica.

Cammino e comunione.
Il Culto comincia molto prima dell’inizio ufficiale. Alcuni fedeli, per esempio, devono percorrere anche 100 e più chilometri perché possano partecipare al Culto. Comunque, ognuno deve lasciare la propria casa e mettersi in cammino perché possa raggiungere la chiesa e condividere con le sorelle e con i fratelli quel momento importante. Il secondo elemento, l’aspetto comunitario del Culto, è fondamentale e manca del tutto nella preghiera individuale. Il rapporto con Dio non è solo individuale, ma fa parte di una comunione spirituale e concreta e si inserisce in una storia lunga. È importante che celebriamo insieme il Culto. Una caratteristica del nostro Culto è precisamente questa: esso è celebrato da tutti i fedeli. Non c'è uno che celebra e gli altri sono spettatori. Tutti partecipano attivamente e sono corresponsabili per il buon andamento del Culto.

La struttura.
Si possono individuare tre o, con l'Eucaristia/Santa Cena, quattro parti specifiche del Culto:
A) Apertura e acclamazione
B) Annuncio e confessione di fede
C) Santa Cena
D) Invio e benedizione.

Questa struttura riflette anche un movimento interiore e guida l’attenzione dalla realtà esteriore a quella interiore, fino all'incontro con l'Evangelo. L’ultima parte riconduce verso l'esteriore e verso il mondo.
La prima parte aiuta a raccogliersi, a prendere distanza dalle preoccupazioni e dalle distrazioni. Ci permette di concentrare l'attenzione su Dio, oltre che certamente dar spazio alla nostra lode, alla nostra gratitudine, alle nostre preghiere e a tutto ciò che possiamo provare. Già il „Preludio“, d'organo, aiuta a predisporsi alla preghiera. Con il „Votum“ dichiariamo chiaramente nel nome di chi siamo riuniti e conferiamo una qualità speciale alla riunione. Con la confessione del peccato portiamo davanti a Dio tutto ciò che pesa nel nostro animo e nell’annuncio del perdono siamo liberati da quel peso. Nella fase del “Kyrie”, che non è da considerare soltanto come richiesta di perdono, ci affidiamo a Dio ed in quella del “Gloria” lo lodiamo per la sua gran benignità.
La parte centrale consiste nell'ascolto dell' Evangelo e nella celebrazione della Santa Cena (quando essa è prevista). L'incontro con Cristo nella parola e nella Santa Cena ci rinnova profondamente e ci restituisce fede e speranza.
Nell'ultima parte si riapre lo sguardo all'esterno. Nell’”Intercessione” preghiamo per il mondo con tutti i suoi problemi. Alla fine riceviamo la benedizione di Dio, che ci accompagna durante il nostro cammino e per il nostro impegno di cristiani nel mondo.
Arriviamo al Culto come persone lacerate e ne usciamo come creature risanate, in pace con noi stessi e con il mondo.

Come struttura di un Culto classico riporto qui la liturgia di Trieste:

A) Apertura ed acclamazione.

Campane
Musica
Inno
Voto/Invocazione
Preghiera di preparazione/confessione di peccato
Salmo (Introito)
Gloria patri (Gloria al Padre...)
Acclamazioni:
Kyrie eleison (Signore pietà)
Gloria (A Dio soltanto…)
Colletta (preghiera del giorno)


B) Annuncio e confessione di fede

Epistola
Alleluia
Inno
Vangelo
Credo
Inno
Predica
Interludio musicale

 
C) Santa Cena (quando prevista)
 
D) Invio e benedizione
 
Annunci
Preghiera di intercessione
Padre Nostro
Benedizione
Musica

(DK)

 
03 Culto e interazione simbolica
 
Nell’anno 1971 York Spiegel ha pubblicato un interessante studio sull'interazione simbolica nel Culto (York Spiegel: Der Gottesdienst unter dem Aspekt der symbolischen Interaktion, in: Jahrbuch für Liturgik und Hymnologie, 16. Band, 1971, Kassel 1972, S. 105-119). Il testo in questione è un esame della comunicazione e della interazione (non ufficiale) che sussiste tra i partecipanti in quel momento. Oltre al programma ufficiale ci sono delle regole di interazione e di comportamento non scritte, che sono comunque essenziali per la riuscita del Culto. La tesi di Spiegel è che la scarsa frequenza al Culto sia determinata dal fatto che molti frequentatori irregolari non conoscono più queste regole e perciò nel Culto si trovano in una situazione emozionale scomoda, con la conseguenza che preferiscono non esporsi a tale situazione, cioè di non venire al Culto.
Riprendendo alcuni pensieri di Spiegel, vorrei esaminare le difficoltà che una persona incontra, andando per la prima volta o dopo molto tempo di assenza, al Culto.
La difficoltà comincia già a casa con la scelta dei vestiti. Dovrebbe essere scelto un vestito elegante, da festa, visto che siamo di domenica e ci prepariamo all' incontro con il Signore. Però non dovrebbe essere neanche troppo elegante, perché sarebbe asociale, in quanto ci si porrebbe al di sopra delle sorelle e fratelli meno abbienti, e perché rivelerebbe un carattere troppo materialista e legato all'esteriorità, cosa poco coerente con il carattere spirituale dell'incontro. Il vestito non dovrebbe essere neanche sessualmente stuzzicante o eccitare i sensi con colori troppo forti, cosa che disturberebbe la concentrazione e il raccoglimento interiore. La scelta di un vestito troppo al di sopra o al di sotto dello standard comunitario costituisce già uno strappo alle regole di comunicazione e pone una persona in una posizione di disagio, anche se è da dire che rispetto agli anni settanta, in cui scriveva Spiegel, la questione riveste oggi un'importanza minore.
Quando una persona entra in chiesa, deve sapere che deve prender l'innario all'entrata, altrimenti non potrà seguire il Culto adeguatamente. Nel caso non si sia procurata una copia dell’innario, sarà necessario alzarsi penosamente a Culto iniziato per porre un rimedio alla dimenticanza. Chi non conosce la chiesa deve scegliersi velocemente un posto. Qualcuno può desiderare di sedersi davanti, dove in altre manifestazioni laiche normalmente sono i posti migliori, con la conseguenza di trovarsi isolato e osservato da tutta la Comunità. Sulla via per raggiungere il posto egli non sa come comportarsi quando vede delle persone conosciute. Adeguato sarebbe un sorriso e un cenno di saluto con la testa. Invece non conoscendo le regole, potrebbe cominciare a parlare ad alta voce o a dare la mano a persone che magari siedono al terzo posto nel banco, causando disturbo ad altri presenti.
Il tempo prima dell'inizio del Culto è ufficialmente un tempo di preparazione interiore, ma molte persone sono del tutto impreparate a svolgere questo compito; per esse, dunque, quei momenti son momenti penosi. Essi, non sapendo prepararsi interiormente, si annoiano. Unica lettura permessa è l'innario, mentre p.es. la lettura del giornale sarebbe uno strappo alle regole e disturberebbe gli altri. Questo disagio è sicuramente un motivo, per cui molti partecipanti arrivano sempre all'ultimo minuto.
Anche durante il Culto ci sono molte regole. Chi è nuovo non sa quando alzarsi, quando sedersi e quando rispondere. Probabilmente non conosce gli inni e non conosce il Credo a memoria. Il Culto non prevede pause e, anche se la predica dura molto e non interessa, è assolutamente vietato occuparsi di altro o andare fuori per fumare una sigaretta.
Dopo il Culto l’idea istintiva, ma non sempre migliore, è quella di lasciar la chiesa al più presto e ritornare a casa, cosa che la maggior parte delle persone fa.
Visto che i codici di comportamento in chiesa sono molto diversi da quelli del teatro, del cinema o di altre manifestazioni che la gente conosce, una persona impreparata probabilmente durante il Culto si sente insicura e a disagio. Perciò non riesce a raggiungere il necessario raccoglimento e non avrà il beneficio desiderato dalla frequenza al Culto.
 
Come si deve agire di fronte a queste difficoltà? Non è la via giusta cercare di eliminare tutte le regole e le „difficoltà“, perché senza un codice di comportamento non si raggiunge un'atmosfera di raccoglimento e di unità (importanti per il Culto). D'altra parte il Pastore o il gruppo dirigente non può neanche imporre una serie di regole severe, che non sarebbero accettate dai partecipanti. Quanto elaborato è un sistema di regole, dipende anche dalla composizione della Comunità: se p.es. è costituita soprattutto da partecipanti regolari o casuali, o con quale frequenza il Culto viene celebrato, ecc.. Purtroppo oggi è molto difficile trovare le condizioni ideali per celebrare un Culto proficuo ed indisturbato, che possa esprimere tutto il suo potenziale spirituale. Per affrontare la situazione come si presenta normalmente bisogna fare tre cose: primo, svolgere un lavoro continuo di educazione al Culto, che deve essere svolto in forma dialogale, perché si possano instaurare dei codici di comportamento condivisi; secondo, bisogna trovare dei compromessi. Anche se è doloroso per per coloro che sono entusiasti del culto rinunciare alla forma perfetta, ci si deve rendere conto che una forma al di sotto del potenziale, ma condivisa, produce un culto più edificante che una forma perfetta, ma mal eseguita. Terzo, bisogna dare aiuto a coloro che vogliono partecipare al Culto ma che non hanno la competenza liturgica necessaria.
 
Vorrei fare alcuni esempi: p.es. sarebbe bene, se all'entrata della chiesa ci fosse una persona che distribuisse a tutti un innario ed una copia del testo della liturgia. Questa persona potrebbe anche rispondere ad eventuali domande. Una domanda frequente è p.es. la seguente: „E permesso partecipare?“ Spesso, questioni che a noi sembrano ovvie non lo sono affatto per chi non frequenta i culti regolarmente.
Un alto aiuto importante è di fornire una liturgia in cui sono contenute anche delle indicazioni di regia come p.es. quando ci si deve alzare e quando sedere, cosa dice il Pastore e cosa dice la Comunità ecc. Una tale liturgia rende anche superflue molte indicazioni di regia durante il Culto che in genere disturbano soltanto. Però è anche da dire che una liturgia scritta può indurre i partecipanti regolari ad essere sempre appiccicati al libretto, cosa che impedisce o, almeno, rallenta il processo di interiorizzazione, che invece è importante per avere il massimo beneficio dal Culto.
Utile è anche cominciare il Culto puntualmente per non allungare i tempi morti. Nella mia Comunità di Trieste non sono ancora riuscito a istituire un tempo di silenzio e preparazione prima del Culto. Per non chiedere troppo, lascio che i partecipanti chiacchierino prima del Culto, ma insisto sul silenzio durante il preludio d'organo. Come detto bisogna fare dei compromessi. Ho anche sostituito una parte del responsorio, prima pronunciato, con parti cantate, perché sono più facilmente memorizzabili: l'organo aiuta a iniziare nel momento giusto e a restare uniti nei tempi. Ho anche tagliato fuori le risposte all'Epistola e al Vangelo, perché era troppo difficile memorizzare quando dire e che cosa dire. A Trieste abbiamo ridotto il numero degli inni a poche melodie, che man mano viene amplificato; siamo arrivati adesso a circa 50 - il che è certamente un peccato visto che ci sono tanti altri inni belli. Ma ciò mi assicura che i partecipanti, anche se non partecipano ogni domenica al Culto, li conoscono.
Con questi piccoli aiuti si può rendere il Culto più accessibile, in modo che i partecipanti si sentano più facilmente a loro agio e che di conseguenza vengano volentieri e più spesso. Resta comunque il fatto che il pieno potenziale del Culto si sviluppa solo con una frequenza regolare ad esso, il che vale sia in riferimento alla percezione individuale, sia in riferimento alla qualità del Culto in senso generale. (DK)
 
 
04 Concorso: Trovare un nome per Casa IV
 
Dal 2007 il Decanato della CELI ed il Centro Melantone hanno la loro nuova sede a Roma, in Via Aurelia Antica 391 (vedi Bollut 012). L'edificio, che in precedenza ospitava l'Istituto Storico Tedesco e la Scuola Tedesca, ha da allora mantenuto il nome di „Casa IV“. Ci servono le Vostre idee per trovargli un nuovo nome.
Inviate le vostre proposte su cartolina postale a Decanto CELI, Via Aurelia Antica 391, 00165 Roma, oppure via e-mail a: decanato@chiesaluterana.it. Scadenza: 10.01.2009.
Come primo premio si può vincere un fine settimana per due persone a Roma con trattamento di mezza pensione nella „Casa IV“.

 
05 Pensiero del mese: Dag Hammarskjöld: Fede e miracoli
 
Agiamo nella fede e accadono miracoli. Allora siamo tentati di fare del miracolo il fondamento della fede. Per scontare la nostra debolezza con la perdita di fiducia nella fede. La fede è, crea e porta. Non è derivata, né creata, né portata da altro che dalla sua stessa realtà. (26.12.1956)

Dag Hammarskjöld: Tracce di cammino
Edizione Qiqajon, Comunità di Bose, Torino 1992, pag. 177


 
 
     
     
 
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