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Bollut 035

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Agosto 2009

 
Indice:
 
01 Editoriale

02 Seminario teologico per non Teologi 24-26 luglio 2009

03 Principi luterani XI: il sacerdozio universale

04 Giulio Signora: sacerdozio dei credenti e ministero ecclesiale

 
01. Editoriale
 
Gentili lettori,
l'attuale Bollut si allaccia al seminario teologico di fine luglio con un rapporto sull'accaduto e la ripresa di uno dei temi, cioè il sacerdozio universale, di cui ho fatto un piccolo riassunto e di cui ho il piacere di pubblicare una tesi di un collega cattolico, che ha scritto sullo stesso tema e che ringrazio di cuore, sia per la scelta dell'argomento che per avermi messo a disposizione il suo testo.
Buona lettura!
Vostro Dieter Kampen (DK)

 
02  Seminario teologico per non Teologi 24-26 luglio 2009
 
I giorni 24-26 Luglio 2009 presso il Decanato di Roma di via Aurelia si è tenuto un seminario della CELI curato dal Pastore di Trieste Dieter Kampen con la partecipazione del Prof. Paolo Ricca insegnante emerito di Storia della Chiesa presso la Facoltà Valdese di Roma, nonché uno dei maggiori esperti di Lutero in Italia.
Foto: alcuni dei 18 partecipanti durante il rinfresco dopo il culto nella chiesa luterana.

Il primo giorno è stato affrontato il tema del Sacerdozio Universale, argomentato dal Pastore Kampen, caratterizzato da un proficuo dialogo e dibattito tra i cospicui partecipanti giunti, oserei dire, con entusiasmo, che con il sostegno di riferimenti bibliografici delle opere di Lutero (M. Lutero, Come i devono istituire i ministri della Chiesa, 1521; M . Lutero, Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca, 1523) ha analizzato il principio che tutti siamo sacerdoti, per dono unilaterale che Dio attribuisce ad ogni individuo attraverso il Battesimo, sacramento accolto nella fede che ci rende tutti Teologi capaci di «giudicare la dottrina e i sentimenti di tutti » con l’acuto discernimento che l’esercizio dell’Ufficio Pastorale, professione che non attribuisce - qualitativamente e gerarchicamente - un valore aggiunto dinanzi al laico, ma esprime un Ruolo che Dio ha istituito e che la chiesa affida ad alcuni: «E’ vero tutti i cristiani sono sacerdoti, ma non tutti sono pastori. Oltre ad essere cristiano e sacerdote infatti quest’ultimo deve avere anche un ufficio e un ambito ecclesiale a lui destinato. E’ la vocazione e il mandato che rendono pastore e predicatore. Come un cittadino o un laico che certo può essere istruito, ma non per questo è dottore così da poter insegnare pubblicamente nelle scuole o assumere questo ufficio, se non è chiamato a ciò» (Commento Salmo 82, 1530, WA XXXI/I, 211,pp. 16-22).
Sabato 25 Luglio, il Prof. Paolo Ricca ha, invece, illustrato – in modo esaustivo - il concetto di Libertà, con proficue argomentazioni che hanno reso chiari tematiche come: La Libertà come fatto (Il fatto della Libertà, il mistero della libertà, la centralità della libertà); La Storia della Libertà; Libertà del cristiano. Quest’ultimo tema, ripreso dall’omonima opera del 1521 di Lutero «La Libertà del cristiano», ha chiarito che il cristiano è parimenti libero e servo, perché il cristiano non vive più in se stesso, ma in Cristo per la fede e nel prossimo per amore.
I vari giorni sono stati accompagnati dalle meditazioni mattutine e serali avvenute nella cappella del Decanato, nonché da una deliziosa collaborazione tra i vari partecipanti, che con spirito di solidarietà hanno partecipato alla buona riuscita dei pranzi avvenuti nella stessa sede dove si è svolto il seminario, mostrando e facendo respirare quel senso di vita comune espresso da Bonhoeffer vivendo concretamente due aspetti del pensiero del Teologo: « L’altro vuole essere amato… come uno a vantaggio del quale Cristo si è fatto uomo, è morto ed è risorto» e «Dobbiamo ricominciare a conoscere la Sacra Scrittura come l’hanno conosciuta i Riformatori e i nostri padri. Non possiamo avere scrupoli per il tempo e il lavoro impiegato a questo scopo. Dobbiamo imparare a conoscere la Scrittura innanzitutto per amore della nostra salvezza»
I ringraziamenti, per l’ottima riuscita dell’evento, vanno al Concistoro per il suo sostegno morale e finanziario, alle segretarie del Decanato per la preparazione e la calorosa accoglienza, alla Signora Bartolomei per la preparazione preventiva della prima cena, alla Signora Goss per la musica, al Signor... la lista sarebbe lunga, perché i contributi dei partecipanti erano veramente molti e vari e hanno testimoniato nella prassi lo spirito cristiano di cui riflettevamo, ma in particolar modo i ringraziamenti vanno al Pastore Dieter Kampen che con premura e ineccepibile spirito nobile di guida, ha consentito l’incontro tra persone italiane membri della nostra realtà ecclesiastica, nonché l’interazione con varie persone, provenienti da realtà confessionali diverse del mondo cristiano (Valdesi, Cattolici) interessate e aperte al confronto con la Chiesa Luterana e il pensiero protestante.

Lino (Comunità di Genova)


03 Principi luterani XI: il sacerdozio universale

Una delle caratteristiche distintive del protestantesimo è l'eguaglianza tra “clero” e “laici” davanti a Dio. Ogni credente ha un rapporto diretto con Dio mediante la fede e non ha bisogno di altri mediatori oltre Cristo. Il principio del sacerdozio universale dice appunto che nella fede in Cristo siamo tutti sacerdoti.
Il Nuovo Testamento annuncia il superamento del sacerdozio veterotestamentario. Dio è diventato uomo, è venuto nel mondo per rendersi accessibile a tutti. Quindi non c'era più bisogno di una casta di sacerdoti che facessero da tramite tra uomo e Dio. Questo lieto messaggio fu ben presto dimenticato e nella chiesa si formò il clero che, ben distinto dai laici, pretendeva di tenere in mano il potere delle chiavi e si riteneva mediatore tra Dio è uomo. Fu merito di Martin Lutero la riscoperta del messaggio biblico del sacerdozio universale (I Pietro 2,4-10; Apocalisse 5,9-10; superamento del sacerdozio veterotestamentario: Lettera agli Ebrei 4,15-5,10; 7,1-10,18; la cortina nel tempio si squarcia alla morte di Gesù: Mc 15,38; Mt 27,51; Lc 23,45) , liberare l'Evangelo dalla prigionia del papato e ridarlo al popolo.
Per comprendere come arriviamo dal principio di Cristo, come unico mediatore e sacerdote, al sacerdozio universale dovremmo tener conto di come Lutero concepiva la fede: come rapporto intenso con Cristo che ci unisce a lui e ci rende partecipi delle sue proprietà. Vedi il capitolo “principi luterani III: lo scambio felice” nel Bollut 013. Il meccanismo è lo stesso, come quello della giustificazione per sola grazia, e in essa il nostro sacerdozio trova quindi il suo fondamento. Siamo sacerdoti, non per le nostre capacità o qualità, ma per Cristo. Il sacerdozio ci viene dunque affidato nel battesimo e esercitato nella fede.
La via dal sacerdozio di Cristo al sacerdozio universale è importante per evitare fraintendimenti. Il sacerdozio universale non è una capacità innata, ma chiaramente legata a Cristo, il quale viene testimoniato nella Bibbia è comunicato nell'annuncio dell'Evangelo e mediante i sacramenti. Il nostro sacerdozio non si basa su un sentimento interiore o una presunta intuizione dello Spirito. Perciò non può essere la scusa per un qualsiasi soggettivismo.
Come compiti del sacerdote Lutero nomina:
- insegnare la Parola di Dio
- battezzare
- dare la Santa Cena
- perdonare i peccati
- offrire sacrifici spirituali
- l'intercessione
- valutare l'insegnamento.
C'è però da dire che Lutero riserva l'annuncio pubblico della Parola e l'amministrazione dei sacramenti ai Pastori. Vuol dire che Lutero inserisce nuovamente una distinzione tra pastori e laici? No, proprio perché il potere sacerdotale è dato a tutti i credenti e viene esercitato dalla chiesa tutta; nessuno ha il diritto di appropriarsi senza necessità, per conto suo, di questo dono. È invece la chiesa tutta che designa persone appropriate per amministrare questi doni nel nome di tutti. I pastori non si distinguono dai laici per una qualità superiore oltre quella già ricevuta nel battesimo, ma per il loro incarico.
La definizione del rapporto tra “laici” e pastori è certamente cruciale per la giusta definizione del sacerdozio universale. Voler qualificare il pastorato solo come un incarico da parte della Comunità sarebbe riduttivo. Nella Confessio Augustana, articolo V, si legge: “Perché si possa ottenere questa fede e stato istituito il ministero dell'insegnamento del Vangelo e di amministrazione dei sacramenti.”
Possiamo comprendere quest'affermazione, guardando la teologia degli “ordini creazionali” descritta nel Bollut 018: “Prinicipi luterani VI: gli ordini creazionali”. Così come Dio ha istituito il matrimonio o il governo, così ha anche istituito il ministero ecclesiastico per assicurare un annuncio dell'Evangelo regolare. Questo non è da comprendere in modo contraddittorio a quanto detto sopra. Chi esercita il ministero ecclesiastico non sta per questo un gradino più in alto davanti a Dio, ma ha solo una funzione particolare, così come chi governa ha delle responsabilità particolari senza per questo distinguersi qualitativamente dagli altri. È invece da comprendere in modo complementare: il ministero ecclesiastico non si deduce soltanto dall'incarico dell'assemblea dei credenti, ma anche dall'istituzione di Dio. Il Pastore necessita sia di una vocazione da parte di Dio che da parte della Comunità. Tenere in equilibrio questi due aspetti non è facile. Da una parte c'è il pericolo della clericalizzazione, dall'altra quello di una totale democratizzazione e funzionalizzazione. Ogni chiesa deve trovare sempre, di nuovo, il proprio equilibrio nella situazione storica in cui si trova.
 
 
04 Giulio Signora: sacerdozio dei credenti e ministero ecclesiale
 
PONTIFICIA UNIVERSITAS LATERANENSIS
Facultas Sanctae Theologiae

Giulio Signora

Il sacerdozio dei credenti e il ministero ecclesiale nella teologia di Martin Lutero”

Dissertatio ad Licentiam, Roma 2009


 
 
     
     
 
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