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Bollut 049

www.bollutnet.org 
Dicembre 2010

 
Indice:

01. Editoriale
 
02. Nuovo Innario CELI

03. Dormire è peccato

04. Due testimonianze

05. Claudiana: Un giorno, una parola
 
 
01. Editoriale

Gentili lettori,
avvicinandosi il Natale sorgono questioni di varia natura, cui questo Bollut desidera rispondere.
C'è naturalmente la questione del regalo e meno male che proprio adesso arriva il nuovo innario della CELI. Poi ci sono le vacanze natalizie che inducono a questioni di tipo morale come p.es. se sia vero ciò che dice la gente, ovvero che chi dorme, non pecca. Infine Natale è la festa della famiglia, e quindi si ascoltano volentieri dei racconti: in questo Bollut ci sono due storie di vita e fede, ambedue con happy end.
A tutti i Bolluttori un felice Natale e un buon anno nuovo!
Buona lettura!
Vostro Dieter Kampen (DK)
 
 
02. Nuovo Innario CELI
 
Dopo molti anni di lavoro è finalmente pronto il nuovo innario della CELI, la cui versione preliminare è invero già in uso nelle Comunità.
La versione definitiva, stampata su carta di qualità, con copertina rigida e segnalibri, contiene circa 250 inni, ma anche Salmi, preghiere e testi come il Piccolo Catechismo di Lutero. Pertanto è un libro non solo per la chiesa, ma anche per la vita di tutti i giorni, tanto che non dovrebbe mancare in nessuna casa. Potete acquistarlo, ad esempio per fare un regalo di Natale, direttamente presso l'editore (Lutherisches Verlagshaus Hannover), o rivolgendovi alla vostra Comunità o al Decanato. Il costo è di 25 Euro, prezzo contenuto per un libro di oltre 700 pagine, di uso sperabilmente quotidiano, che dovrebbe accompagnarci per una vita.
Vorrei cogliere l'occasione per ringraziare le Comunità e tutti coloro che hanno suggerito correzioni della versione preliminare. Tali suggerimenti, in parte anche molto articolati, testimoniano grande impegno e disponibilità. Quindi, ancora grazie. La commissione ha esaminato tutte le correzioni, accogliendone la maggior parte; in merito a modifiche correttive non evase, ci sono precise motivazioni che, su richiesta, siamo ovviamente disponibili a delucidare. Non è però possibile giustificare preventivamente le modifiche non accolte, considerato l’elevato numero di correzioni effettuato (oltre 500) e carico di lavoro che ne consegue.
Al momento siamo nelle mani della posta, cui l'editrice ha consegnato i libri già all'inizio del mese: speriamo arrivino entro Natale.
Qui di seguito si riportano l'articolo del Vicedecano Ulrich Eckert per Miteinander/Insieme e l'indice.
(DK)
 

Cantare e vivere alla lode di Dio
«Insieme a rendergli onor, chiamati siamo dal Signor». Così recita l’inno 221,5 pubblicato nel nuovo innario della CELI. Quasi 10 anni dopo il primo impulso dato durante il Sinodo del 2001 (a Nicolosi/CT) e grazie alla collaborazione di molte persone e di alcune in particolare, ecco che il nuovo innario verrà presentato e introdotto nelle nostre comunità anche se si manterrà ancora l’Evangelisches Gesangbuch tedesco.
Un innario è un libro fondamentale per una chiesa. È un concentrato di spiritualità, di storia, di preghiera, di teologia, di vita comunitaria e quindi anche di testimonianza. Difatti, a partire dai Salmi dell’Antico Testamento, la fede in Dio ha nel DNA comunitario il canto, la lode, l’adorazione comunitari. In Italia, inoltre, si ha una grande tradizione di inni e di canti cristiani – basti pensare al grande Ambrogio di Milano, padre della Chiesa occidentale, che compose testi e melodie per il canto comunitario, ma anche a compositori e movimenti spirituali fino al XX secolo che hanno agito in questo fondamentale settore.
A questo patrimonio si aggiunge l’importanza che la Riforma protestante nelle sue varie ramificazioni, ma in particolare in quella luterana, ha da sempre attribuito al canto come modalità di esprimere e di alimentare la fiducia in Dio e il senso di appartenenza a una concreta comunità.
Non stupisce quindi che in Germania, in Svizzera, in Francia, in Inghilterra e nei paesi scandinavi, con l’avvento della Riforma si siano ben presto pubblicati veri e propri innari – libri di canti e di preghiere che, accanto alla Bibbia, sono diventati i libri principali della fede evangelica.
Il nuovo Innario della CELI ha quindi un traguardo ambizioso: quello di diventare, seppure con tutti i suoi limiti, il secondo libro più diffuso nella nostra chiesa, seguito magari da «Un giorno Una parola» (die «Losungen»).
Di seguito, vogliamo presentare alcuni aspetti che senz’altro mettono in risalto l’importanza di questo nuovo libro che le Comunità della CELI hanno già sperimentato ed anche aiutato a migliorare ulteriormente.

Un libro per cantare e per pregare
Prima di tutto, è importante sottolineare che un innario non è mai solo un libro di canti o addirittura destinato solo a chi canta abbastanza bene da poter far parte di un coro. No, un innario è una «miniera», un tesoro per esprimere e curare la fiducia personale in Dio sapendosi membro di una comunità che attraversa i continenti e i secoli. Per questo, anche l’Innario CELI non è solo un libro di inni e canti (che già a loro volta sono spesso delle preghiere) ma contiene anche preghiere per diverse occasioni della vita quotidiana e liturgica, salmi, testi fondamentali della fede cristiana in prospettiva evangelico-luterana.

Un libro per la liturgia
Chi apre l’Innario CELI, si imbatte subito dopo l’indice nella liturgia. Infatti, per le chiese luterane il culto comunitario delle domeniche e delle grandi feste è essenziale per poter vivere poi il culto della testimonianza quotidiana. Ci riuniamo per il culto per servire, per lodare, per ascoltare il Signore che, a sua volta, ci viene a servire con la Sua parola, la Sua comunione, la Sua benedizione. L’ordine liturgico del culto riunisce questi elementi in fedeltà al messaggio biblico. Ovviamente, essendo la CELI una chiesa composta dalle singole Comunità, l’ordine liturgico pubblicato nell’Innario non ha carattere obbligatorio ma soprattutto orientativo. Tale proposta liturgica è comunque stata posta all’inizio dell’Innario per significare che tutto il contenuto di questo libro va visto inserito nella lode e nel servizio di tutta la chiesa.

Un libro bilingue
La seconda caratteristica del nuovo Innario è il fatto che è bilingue quasi al 100%. Se la CELI negli ultimi 15–20 anni si è sviluppata da chiesa prevalentemente tedesca a chiesa sempre più bilingue, non solo formalmente e ufficialmente ma anche nei culti e in varie attività di parecchie delle sue Comunità, con l’Innario si raggiunge un nuovo livello di questo bilinguismo che desidera valorizzare sia l’italiano che il tedesco in senso pieno. Chi conosce gli innari in uso in Germania, ovviamente si accorgerà del fatto che l’Innario è strutturato seguendo la matrice tedesca per quanto riguarda sia gli inni sia i diversi testi (preghiere, confessioni di fede, ecc.). Noterà, inoltre, che la maggior parte degli inni è di tradizione linguistica tedesca e quindi è stata tradotta con grande diligenza ma anche nella consapevolezza che non sempre si può riuscire a tradurre fedelmente dei testi, soprattutto quando si tratta di testi poetici con una grande carica spirituale e con una grande tradizione (basti pensare quanto sia difficile tradurre Dante o Leopardi in tedesco …). Salvo poche eccezioni, l’Innario rende possibile, in ambedue le lingue, la condivisione della preghiera cantata e di tutti gli altri testi ivi contenuti. Certo, il bilinguismo sistematico ha anche il suo prezzo: anziché poter offrire 500 e più inni, l’Innario CELI si è dovuto limitare a una scelta che ha comportato anche «tagli dolorosi» che riguardano il numero sia dei canti sia delle preghiere; ci sono comunque 270 inni e canti a disposizione di tutti, molti risalenti ai secoli precedenti, diversi anche moderni (e per bambini e bambine). Molti dei canti vengono per la prima volta pubblicati in italiano e alcuni per la prima volta in tedesco.

Un libro ecumenico e internazionale
Il nuovo Innario non solo è internazionale ma anche chiaramente ecumenico. Malgrado la musica e i canti siano stati anche strumenti di propaganda a scapito di altre confessioni cristiane, il tesoro spirituale e musicale ecumenico ha ormai da decenni trovato ingresso nelle raccolte di canti e di preghiere, specie nel mondo di lingua inglese e tedesca. In primo luogo, l’Innario attinge alle tradizioni musicali delle chiese sorelle valdesi, metodiste e battiste in Italia, ma ha accolto anche alcuni canti provenienti dalla tradizione cattolica italiana. Si trovano, infine, nel nostro Innario anche alcuni canti (ad es. canti gospel in inglese) e diverse strofe in lingue «terze», per indicare la lingua originale o anche la lingua di chiese con cui la CELI ha un particolare rapporto.

Un libro a più voci
Nella tradizione protestante, il canto comunitario e corale è di fondamentale importanza. Per rendere visibile e anche praticabile questa consuetudine, si è cercato di pubblicare, nel limite del possibile, un bel numero di canti a 4 voci, per favorire il canto corale, l’esecuzione ad es. dall’organo, dal pianoforte o da un gruppo di ottoni. Va notato, inoltre, che ci sono diversi canoni che possono facilmente coinvolgere la comunità tutta in una corale lode di Dio.

Un libro … da regalare!
Sono convinto che l’Innario bilingue offrirà alla CELI un futuro ricco di possibilità per celebrare culti, per crescere spiritualmente, per essere sempre più una Chiesa in Italia che evangelizza e che vive la propria vocazione ecumenica sia in tedesco che in italiano. È ovvio che questo può accadere solo se le Comunità adotteranno questo libro e se i suoi membri lo useranno a casa e … se lo regaleranno a più persone possibili. Così l’Innario potrà trovare un uso benedetto «coram Deo» – davanti a Dio, e «coram mundo» – davanti al mondo, luogo della testimonianza concreta in parole e opere di ogni persona credente.

Pastore Ulrich Eckert, Milano
(membro della Commissione Innario)


Indice
1 La liturgia del culto domenicale
2-41 Canti liturgici
100-332 Canti e inni
100-171 Anno liturgico
100-111 Avvento
112-125 Natale
126-128 Capodanno
129-132 Epifania
133-141 Tempo della Passione
142-151 Pasqua
152-154 Ascensione
155-166 Pentecoste
167-168 Trinita
169-171 Fine dell´anno liturgico
172-231 Culto
172-186 Inizio e fine del culto
187-189 Parola di Dio
190-194 Battesimo e Confermazione
195-203 Cena del Signore
204-205 Ravvedimento - Confessione di peccato
206-207 Matrimonio
208-215 Chiesa ed ecumene
216-231 Salmi e canti biblici
232-332 Fede - Amore - Speranza
232-247 Lode e ringraziamento
248-253 Giustificazione e speranza
254-266 Angoscia e fiducia
267-269 Conversione e sequela
270-277 Essere amati da Dio
278-281 Amore del prossimo e dei nemici
282-294 Giustizia, pace e salvaguardia del creato
295-302 Mattina
303-307 Mezzogiorno, il pane quotidiano
308-314 Sera
315-321 Natura e stagioni
322-325 Morte e vita eterna
326-332 Gospel
Testi
401 Introduzione al culto luterano
402 Meditazione liturgica comunitaria e individuale
403 Forma standard di una preghiera di raccoglimento comunitaria
405 Mattutino
407 Vespro
408-475 Salmi delle domeniche e delle grandi feste
476-481 Salmi
482-489 Preghiere
491 Le Confessioni di fede della nostra chiesa
493 Credo apostolico
495 Credo di Nicea-Costantinopoli
497 Il Piccolo Catechismo di Martin Lutero
499 Introduzione all´anno liturgico
500 Calendario liturgico
501 Indice degli autori e dei compositori
502 Fonti e copyrights
503 Indice numerico degli inni
505 Indice alfabetico degli inni e dei canti
506 Elenco delle Abbreviazioni

 
03. Dormire è peccato
 
Dormire è peccato. Ciò si lascia provare semplicemente:

  1. Tutto ciò che l'uomo fa è peccato.
  2. Dormire è qualcosa che l'uomo fa.
  3. Conclusione: Dormire è peccato.

In questo sillogismo forse la prima frase crea qualche perplessità, perché siamo soliti di dividere le opere in opere buone e cattive. Però dovremo chiarire in riferimento a cosa questi giudizi valgono.
L'uomo si trova davanti a tre istanze dalle quali viene giudicato: il mondo, l'io (coscienza) e Dio.

Davanti a ognuna delle tre istanze vale un altro tipo di parametro:
davanti al mondo la giustizia legale o civile,
davanti alla propria coscienza la giustizia morale e
davanti a Dio la giustizia teologica.

La giustizia legale si orienta alla legge civile. La giustizia morale si orienta alla morale, p.es. non farebbe una cosa che nuoce all'altro, sebbene la legge non lo vieta. La giustizia teologica si orienta alla volontà di Dio.
Questi tre tipi di giustizia però non stanno sullo stesso livello, ma in una chiara gerarchia. Il livello più basso è la giustizia civile, poi viene la giustizia morale e il livello più alto è la giustizia teologica.
Quindi devo dare più importanza al giudizio della propria coscienza che a quella del mondo e al giudizio di Dio più importanza che alle altre due istanze insieme.
Questo è evidente, perché io conosco me stesso e la situazione in cui agisco molto meglio che il mondo e perciò posso giudicare meglio degli altri se una mia azione è giusta o meno.
Il giudizio di Dio è più importante del mio, prima, perché ha l'ultima parola, secondo, perché spesso noi stessi non sappiamo esattamente cosa sia il bene o cosa sia il male e terzo, perché Dio ci conosce meglio di noi stessi. Infatti dice l'Apostolo Paolo: 1. Cor. 4,3-5: “3Non m'interessa dunque d'essere giudicato da voi o da altri giudici terreni, anzi non mi giudico neppure da me. 4Perché è vero che la mia coscienza non mi rimprovera nulla, ma questo non basta ad assolvermi. Chi mi giudica è solo il Signore. 5Non state dunque a far giudizi prima del tempo: aspettate che venga il Signore. Egli porterà alla luce quel che è nascosto nelle tenebre e farà conoscere le intenzioni segrete degli uomini.” Questa non conoscenza di se stessi viene sostenuta oggi anche dalla psicoanalisi.
Non si tratta però solo di livelli di importanza, ma il giudizio del livello superiore può annullare completamente il giudizio sui livelli inferiori se si riferisce il giudizio non all'opera, ma alla persona che fa l'opera. Se p.es. qualcuno agisce in modo del tutto legale, ma fortemente immorale, giustamente lo giudichiamo una persona cattiva, sebbene dal punto di vista della legge civile lo dovremmo giudicare buono. Nello stesso modo il giudizio di Dio annulla quelli inferiori.

Quindi il giudizio di Dio è quello decisivo. Dio ci chiede: “Ama il tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze.” (Deuteronomio 6,5 conf. 10,12; 11,13; 13,4; 30,6) e Gesù dice in Matteo 22, 37-39: “37Ama il Signore, tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38Questo è il comandamento più grande e più importante. 39Il secondo è ugualmente importante: Ama il tuo prossimo come te stesso.” Questo è la misura con cui Dio giudica le nostre opere ed è chiaro che non sarà un giudizio positivo, perché non siamo in grado di amare così come viene richiesto, in quanto dentro di noi resta sempre una traccia di autoriferimento che ci impedisce di amare completamente. A causa di questo autoriferimento che certamente cerchiamo di superare, ma che non possiamo superare del tutto fino all'ultimo giorno, tutte le nostre opere non compiono quanto ci viene chiesto da Dio e sono quindi, dal punto di vista teologico, peccati. Con ciò la nostra frase iniziale “Dormire è peccato” è provato.

Però anche se il giudizio di Dio riguardo alle nostre opere di per sé è negativo, non lo è riguardante la nostra persona. Questa distinzione tra opera e persona possiamo comprendere facilmente se guardiamo un genitore che, pur condannando singole opere sbagliate, ama i figli come persone. Per amore verso di noi, Dio è diventato uomo in Gesù Cristo per prendere su di se i nostri peccati e per compiere la volontà del Padre. Infatti leggiamo che Dio non ci giudica secondo le nostre opere, ma secondo le opere di Gesù Cristo e quindi ci giudica buoni e giusti. Se ci vengono attribuite le opere di Cristo, abbiamo compiuto la volontà di Dio già prima di ogni azione concreta. Perciò in tutte le nostre opere la volontà di Dio è compiuta e quindi indipendentemente se dormiamo, mangiamo, corriamo o agiamo, non dobbiamo dubitare che ciò è gradito a Dio. La conoscenza di questo lieto messaggio, la fiducia nel giudizio buono e giusto di Dio e il suo riconoscimento al di sopra del giudizio del mondo e della propria coscienza si chiamano fede.
(DK)
 
 
04. Due testimonianze
 
Il 28 novembre, a Trieste, abbiamo avuto il piacere di accogliere due nuovi membri: Elena Bernobich e Giuliano Auber, nati rispettivamente nel 1970 e 1947, ambedue medici, ma arrivati alla chiesa luterana attraverso differenti percorsi. Per il culto di accoglienza hanno preparato le testimonianze che qui di seguito riportiamo:


Essere qui oggi è il frutto di un lungo e contorto cammino interiore, al cui inizio sta sicuramente la mia scelta professionale di essere medico, ma il cui miglior contributo è derivato da mia figlia Caterina. Cercherò di spiegare brevemente questa affermazione.
Ho sempre pensato che la malattia, non essendo solo un evento organico, ma una radicale destrutturazione dell'identità corporea, sconvolge intrinsecamente la sfera psicologica e spirituale dell'individuo. Da qui, ho capito che la mia ricerca di Dio sarebbe dovuta passare attraverso questa scelta pratica di essere mezzo per lenire la sofferenza, di dare sollievo a chi vive la condizione del dolore, in definitiva di mettere a disposizione degli altri quello che naturalmente era il "meglio di me". L'entusiasmo e l'ottimismo iniziali di affrontare e vincere la sofferenza e il dolore, sono stati sostituiti dalla consapevolezza che tutto quel dolore poteva essere solo lenito, ma mai sradicato dalla realtà umana. Contemporaneamente a ciò, vicende affettive personali mi hanno condotto a cercare risposte con il supporto spirituale della chiesa e di quel mondo cattolico in cui ero stata allevata. Ma il supporto non c'è stato, non la comprensione né la condivisione, al massimo la critica. Da qui dapprima approfondimento delle basi del cattolicesimo e poi il rifiuto per tutto ciò che era cattolico, considerata la profonda incoerenza tra il dire e l'essere, la commistione fra fare, essere ed apparire ed il rifiuto della realtà umana. Essere cristiani senza appartenere ad una comunità mi lasciava un grande vuoto, che ho tamponato per anni in vari modi. Quasi un anno fa mia figlia tornando da scuola mi ha detto che aveva partecipato ad una splendida lezione su Lutero e voleva sapere di più, ma soprattutto che non voleva più essere cattolica, ma diventare luterana.
Non è stata una bravata da adolescente, ma l'inizio di un percorso che abbiamo iniziato e stiamo facendo insieme e che ha reso ancora più bello e completo il nostro rapporto madre-figlia. Abbiamo capito entrambe che non potevamo essere cristiane senza una Chiesa in cui condividere la fede e le esperienze di vita in un dialogo continuo con Dio e con gli altri.
Elena Bernobich


Care sorelle e fratelli,
Perché sono qui? Perché ho fatto questo importante passo?
Me lo sto chiedendo tante volte in questo ultimo periodo, ma la domanda più importante è perché stavo male prima? Perché ero insoddisfatto? Perché mi prendeva una inquietudine di fondo, quella che ti lascia a volte senza respiro con un nodo alla gola e con il vuoto dentro.
Nato cattolico per tradizione ma in una famiglia non praticante, sono cresciuto come tanti ragazzi e come tanti giovani d’oggi, ondeggiante fra pensieri profondi e più superficiali.
Ogni tanto andavo in crisi, cercavo e poi riprendevo la corsa in avanti. Ho esplorato varie filosofie, mi sono documentato su molte religioni, ma senza una vera soddisfazione.
La presenza del Cristo era sempre la, senza la risposta; ma mi guardava, mi interrogava.
Una grave crisi personale vissuta circa dieci anni fa ha stimolato una più profonda ricerca alla domanda di sempre. Corsi, lezioni di teologia, guide spirituali, sempre però senza soddisfare, quella che S.Agostino così bene esprime con …. “inquietum est cor nostrum”.
Frequentavo una Chiesa dove, quando sei un peccatore rimani un peccatore, un cristiano di serie B. E’ così che tu lo percepisci. E’ così che tu ti senti anche quando ti dicono il contrario.
Molte cose ti sono sempre rimproverate in modo velato, a volte impercettibile, perdonate ma sempre evidenziate quando serve. Senti che ci sono cristiani più bravi di te, ma i loro peccati però non si vedono perché le apparenze sono sempre salve. Allora sei di nuovo alla ricerca, perché il bisogno di trovare la risposta vera rimane. Non quella di comodo ma quella che ti faccia sentire veramente l’amore di Dio.
Come sono arrivato a Lutero? Quando sono riuscito ad andare oltre gli stereotipi con i quali Lutero viene sempre etichettato, e lo spunto è partito da un piccolo libro scoperto spulciando (questa è una mia mania) nella libreria cattolica di Trieste. Un libro piccolo, facile e discorsivo: il libro di Paolo Ricca – Lutero medicante di Dio- testo facile, non teologicamente pedante, perché si tratta della trascrizione, in forma di domanda e risposta, di una trasmissione radiofonica della terza rete RAI.
Il titolo era già un programma : “Lutero il mendicante di Dio”. Medicante come mi sentivo io.
Da li sono partito, poi letture su letture, colloqui su colloqui, frequentazioni, continui dubbi e domande, interrogativi e risposte. Rileggere il Vangelo dalla prospettiva che Dio ti ama e ti perdona sempre perché non può fare altro. E’ nella sua natura, e lo fa direttamente senza intermediari, basta amarlo e credere in lui.
Il senso che finalmente anche la mia amata musica classica (Bach, Beethoven, Brahms, Faurè, Schumann, ma tutti in fondo) finalmente cominciava a trovare.
Le raffigurazioni di Friedrich, Böchlin, dove a lungo mi ero contemplato e dove mi ritrovavo a chiedermi il perché delle cose, chi ero, dove ero diretto. Suggestioni romantiche? Saranno, ma ero io, con le mie domande, le mie inquietudini. Non mi interessano le risposte psicoanalitiche.
Finalmente scoprire nella forza della giustificazione il vero e tanto ricercato volto di Dio, del Figlio Gesù , Gv. 8, 19 “se voi conosceste me, conoscereste anche il Padre mio”.
Un Dio d’amore, che muore per me, così come sono. Le colpe, le mancanze, rimangono ma nello stesso tempo scompaio, quando un avvolgente amore ti conduce ad essere degno di questo amore, ad essere felice perché amato tanto da un Dio, che opera per te un “felice scambio”: lo scambio delle mie colpe, delle mie mancanze con il suo sacrificio, il suo incondizionato amore.
Ho la convinzione di aver trovato la casa madre. Dove, la Parola, la Cena, vengono vissute con serenità perché ti senti figlio, fratello, con Dio e con il suo figlio accanto a te.
Un Dio che ti ama totalmente e rinuncia a giudicarti ma solo ad amarti perché lo meriti nonostante le tue mancanze. Lo meriti perché sei suo figlio e suo fratello. Devi solo aver fede in Lui. Percepire tutto questo e vivere in questa realtà è stata per me la forza che mi ha portato a venire da voi.
Questo è tutto. La prossima pagina della mia vita voglio scriverla con voi.
Giuliano Auber

 
05. Claudiana: Un giorno, una parola
 
Un giorno una parola
Letture bibliche quotidiane per il 2011
a cura della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia
Introduzione di Paolo Ricca
pp. 290 + 16 illustrazioni
euro 10,00
Cod. 978-88-7016-815-0

Un invito alla lettura quotidiana della Bibbia
Uno strumento di comunione spirituale intorno al testo biblico
Un lezionario ecumenico di passi biblici e meditazioni giornaliere

Edizione 2011 delle Losungen – lezionario di passi biblici e meditazioni giornaliere – edite ogni anno a partire dal 1731 dalla Comunità dei Fratelli Moravi (Herrnhuter Brüdergemeinde).
Tiratura in lingua tedesca oltre 1 milione di copie all'anno, tradotto in 52 lingue, tiratura totale oltre 2 milioni di copie all'anno.

Commenti ai versetti a opera di autori di provenienza evangelica e cattolica fra cui Gabriella Caramore, Paolo De Benedetti e Paolo Ricca.

 

 
 
 
     
     
 
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