Menu

  ARCHIVIO BOLLUT
  BOLLUT 001
  BOLLUT 002
  BOLLUT 003
  BOLLUT 004
  BOLLUT 005
  BOLLUT 006
  BOLLUT 007
  BOLLUT 008
  BOLLUT 009
  BOLLUT 010
  BOLLUT 011
  BOLLUT 012
  BOLLUT 013
  BOLLUT 014
  BOLLUT 015
  BOLLUT 016
  BOLLUT 017
  BOLLUT 018
  BOLLUT 019
  BOLLUT 020
  BOLLUT 021
  BOLLUT 022
  BOLLUT 023
  BOLLUT 024
  BOLLUT 025
  BOLLUT 026
  BOLLUT 027
  BOLLUT 028
  BOLLUT 029
  BOLLUT 030
  BOLLUT 031
  BOLLUT 032
  BOLLUT 033
  BOLLUT 034
  BOLLUT 035
  BOLLUT 036
  BOLLUT 037
  BOLLUT 038
  BOLLUT 039
  BOLLUT 040
  BOLLUT 041
  BOLLUT 042
  BOLLUT 043
  BOLLUT 044
  BOLLUT 045
  BOLLUT 046
  BOLLUT 047
  BOLLUT 049
  BOLLUT 050
  BOLLUT 052
  BOLLUT 053
  BOLLUT 054
  BOLLUT 055
  BOLLUT 056
  BOLLUT 057
  BOLLUT 058
  BOLLUT 059
  BOLLUT 060
  BOLLUT 061
  BOLLUT 062
  BOLLUT 063
  BOLLUT 064
  BOLLUT 065
  BOLLUT 066
  BOLLUT 067
  BOLLUT 068
  BOLLUT 069
  BOLLUT 070
  BOLLUT 071
  BOLLUT 072
  BOLLUT 073
  BOLLUT 074
  BOLLUT 075
  BOLLUT 076
  BOLLUT 077
  BOLLUT 078
  BOLLUT 079
  BOLLUT 080
  BOLLUT 081
  BOLLUT 082
  BOLLUT 083
  BOLLUT 084
  BOLLUT 085
  BOLLUT 086
  BOLLUT 087
  BOLLUT 088
  BOLLUT 089
  BOLLUT 090
  BOLLUT 091
  BOLLUT 092
  BOLLUT 093
  BOLLUT 094
  BOLLUT 095
  BOLLUT 096
  BOLLUT 097
  BOLLUT 098
  BOLLUT 099
  BOLLUT 100
  BOLLUT SOST 003
  BOLLUT SOST 004
 
 
 

Bollut 050

www.bollutnet.org 
Gennaio 2011

 
Indice:

01. Editoriale
 
02. Dieter Kampen: Dio ci ascolta

03. Libro FCEI: Scelte di fede e di libertà. Profili evangelici nell’Italia unita

04. Campo estivo per famiglie 2011

 
01. Editoriale

Gentili Bolluttori,
abbiamo appena finito la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani che qui a Trieste, e spero anche altrove, ci ha fatto vivere alcuni momenti felici di unità. A proposito vorrei riportare una mail inviata al nostro Vicedecano da un sacerdote cattolico che ha richiesto uno dei nostri nuovi innari:

Ho letto e canticchiato alcuni corali in italiano: complimenti per la resa ritmica e per la potenza delle parole. Cinquecento anni di liturgia e di catechesi anche attraverso il canto fa di questo aspetto della vostra vita di Chiesa una ricchezza anche per le altre Chiese cristiane.
Ci sono tante cose che uniscono le nostre due Chiese (oltre alla Persona, Gesù Cristo intendo...) in cui si riconoscono le comuni origini dal ceppo occidentale della cristianità: e queste cose mi affascinano sempre, accendendo in me un desiderio di unità. Così come Gesù la vuole e perchè Gesù la vuole. Poi, il mio discorso finisce qui: sono solo un povero uomo che ha avuto la ventura di incontrare Gesù, e un semplice parroco innamorato della mia Chiesa e affascinato dall'amore di altri cristiani per la loro Chiesa, in cui hanno incontrato Gesù.
E mi piace leggere di voi (come mi è piaciuto "Vita Comune" di Bonhoeffer!!!) o degli ortodossi, e sentire lo stesso amore per Gesù - sentire che ci sentiamo amati da Gesù -: come mi piace, quando leggendo un fratello cristiano si sente in lui il rispetto, anche se faticoso, per l'esperienza di vita dell'altro cristiano o dell'altra Chiesa: come, invece, mi rattrista quando la fatica del fratello o della sua Chiesa diventa la gioia dell'altro, il successo dell'altra Chiesa. Rimango commosso quando leggo che nei lager pastori, pope e preti talora pregavano insieme. Io, questo desidero... “

Dopo questa preziosa testimonianza non mi resta che farvi notare che il Bollut è diventato 50 e augurarvi:
Buona lettura!
Vostro Dieter Kampen (DK)
 
 
02. Dieter Kampen: Dio ci ascolta
 

Centro Studi “Albert Schweitzer”
DIO CI ASCOLTA?”
XV Convegno Culturale
12-13 novembre 2010

Dieter Kampen: Dio ci ascolta?

 
L'approccio alla preghiera
Nella sua dogmatica Gerhardt Ebeling parte dall'osservazione empirica che gli uomini pregano come punto di partenza per parlare di Dio. Questo è un approccio molto interessante, perché in un mondo postmoderno non si può più partire da verità assolute, come si era soliti fare nel passato riferendosi a verità metafisiche o alla rivelazione biblica: che gli uomini preghino – sebbene alcuni a dire il vero molto poco o addirittura affatto anche per periodi lunghi - è un fatto, un fatto da cui partire. Abbiamo tutti un'esperienza personale della preghiera, positiva o negativa. Quindi è sulla base di questa esperienza che possiamo partire per aprire un dialogo, leggendo le nostre esperienze nella luce del discorso biblico e teologico.
Questo modo di procedere è, a mio giudizio, di buon senso. Ritengo invece inefficace quell’approccio razionale alla preghiera che vede nell’efficienza della preghiera una prova dell’esistenza di Dio. Generalmente chi ha fede sostiene che la preghiera ha una sua efficacia che va oltre la propria persona fisica e che produce benefici anche a livello psicologico e psicosomatico. Alcuni ritengono partendo da un punto di vista razionale che l'efficacia della preghiera dipenda dal potere intrinseco della mente umana; sono convinti che la nostra mente, la nostra volontà e dunque i nostri pensieri siano capaci di piegare la materia. Ne consegue che si possono avere guarigioni miracolose indipendentemente dalla fede in Dio e dunque indipendentemente se Dio esista o meno. Esistono diverse ipotesi e ognuna sottintende un modello interpretativo; per alcuni una guarigione miracolosa può essere spiegata come un semplice effetto telecinetico, per altri accade grazie alla esistenza di campi magnetici che possono essere creati e rafforzati dai nostri stessi pensieri; per altri ancora l'uomo, nei suoi strati più profondi, è collegato con la realtà tutta e può quindi influenzarla. In che modo la preghiera ottenga lo scopo sperato è senz’altro importante e va indagato, tuttavia non possiamo dimenticare che questa indagine è su un piano razionale di causa-effetto.
Ed è proprio questo l'approccio anche di chi cerca di negare l'efficacia della preghiera, e così facendo come conseguenza negare anche l'esistenza di Dio. È la mente che piega la materia. Ci sono stati degli esperimenti scientifici sull'efficacia della preghiera – ma i risultati sono stati contrastanti.
Che la preghiera non può essere sempre efficace in un ambito strettamente razionale di causa-effetto, diventa evidente in certe situazioni. Per es. se si prega per vincere un concorso in cui c’è in palio un solo posto di lavoro, e ci sono 100 partecipanti, pur se tutti pregano per ricevere quel posto, alla fine solo uno può riceverlo. Apparentemente sembrerà che la preghiera non sia stata efficace per ben il 99% delle persone che hanno pregato e questo dovrebbe rappresentare una prova schiacciante dell’inefficacia della preghiera. Particolarmente drastico è l'esempio della guerra in cui ambedue le parti pregano per la vittoria. Ma ci sono anche esempi meno drastici: molti malati pregano per la guarigione: alcuni guariscono, altri no, senza per questo poter affermare che la preghiera dell'uno sia meno ardente dell'altro. Quindi dal punto di vista razionale di causa-effetto, la preghiera non è efficace. Nonostante questa evidenza razionale milioni di credenti continuano a pregare. Da ciò si può concludere che, o sono tutti incredibilmente stupidi, o che il modello dell'efficacia sulla base del principio di causa-effetto non si adatta ad una analisi della preghiera. Ebeling infatti osserva giustamente che tali cosiddette prove contro la preghiera non attaccano la preghiera in quanto tale, ma confutano soltanto una idea erronea della preghiera stessa.
 
L'importanza dell'ascolto
Dovremmo quindi cercare altri approcci alla preghiera. Per farlo vorrei leggere una poesia di autore ignoto che ho trovato in tutt'altro contesto e che non è centrata sulla preghiera, ma sui rapporti interpersonali:

Se ti prego di ascoltarmi
e tu mi dai dei consigli,
non hai esaudito la mia richiesta.
Se ti prego di ascoltarmi
e tu mi dici
perché non dovrei avere tali sentimenti,
prendi i miei sentimenti a calci.
Se ti prego di ascoltarmi e tu credi
di dover risolvere i miei problemi,
mi hai deluso,
quanto strano ciò possa suonare.
Forse questa è la ragione per cui alcune persone pregano.
Perché Dio è muto e non ci dà consigli.
Non cerca neanche di risolvere i tuoi problemi.
Ti ascolta soltanto e lascia a te
L’ incombenza di fare il necessario.
Perciò ti prego: ascoltami soltanto.
E se vuoi rispondere, aspetta un po'
prima di parlare
e ti prometto
che ti ascolterò.1
 
1Autore ignorto, in: Leo Buscaglia: Einander lieben. Die Kunst, unsere Beziehungen zu vertiefen. Goldmann Verlag, München 2005, pag. 74

In questa poesia l'autore mette in evidenza l'importanza di essere ascoltati, l’importanza di ricevere la giusta considerazione tanto da ritenerla ancora più importante della risoluzione dei problemi stessi. Spesso le incombenze del vivere quotidiano attraggono e monopolizzano la nostra attenzione, così non pensiamo ad altro che a risolvere tutti quei piccoli problemi che ci assillano. Ma è una visione distorta pensare che il vero sollievo deriverebbe dalla loro esclusiva soluzione senza il sollievo dell’essere ascoltati, sostenuti; senza il conforto della condivisione. Se qualcuno ci risolvesse tutti quei problemi che il vivere quotidiano ci propone senza il conforto dell’averci ascoltati sarebbe terribile, perché in verità possiamo vivere benissimo con i nostri problemi e ancora meglio con la loro risoluzione, ma non possiamo vivere senza essere ascoltati, non possiamo vivere senza condividere la nostra vita con qualcuno.
 
La necessità della preghiera
Pregare è una caratteristica dell'uomo, è un gesto che ci distingue dagli animali, quindi per comprendere la preghiera è essenziale analizzarla dal punto di vista antropologico.
Un primo elemento è proprio il fatto che l'uomo sente il bisogno di comunicare quel che sente. Non c'è un io senza un tu. L'uomo si costituisce e riconosce un essere attraverso le relazioni che costituisce. Non esiste e non è pensabile una persona senza comunicazione (tanto che sin dai tempi della Grecia antica, l’uomo viene definito come un animale sociale). Non dimentichiamo che persino Dio può essere sufficiente a se stesso soltanto perché è trinitario e quindi in eterna comunicazione con se stesso.
Un secondo elemento chiave della nostra comprensione antropologica è che questa comunicazione si attua mediante il linguaggio. Perciò il linguaggio è esso stesso costituente per la persona. Una persona diventa tale e si definisce tale, e definisce gli altri e il mondo intorno, mediante il linguaggio. Dove col termine linguaggio si deve intendere tutto ciò che è comunicazione, quindi anche il paraverbale e il non verbale (gesti e azioni).
Partendo da queste due caratteristiche fondamentali, entrambe costituenti per la persona umana, si capisce perché gli uomini, in tutti i tempi e in tutte le culture, hanno pregato e continuano a farlo. Si tratta di un bisogno fondamentale dell'uomo, un bisogno di cui non può rinunciare.

Qui i critici della religione potrebbe obiettare che nonostante siano vere le premesse di base, ovvero che l'uomo si costituisce attraverso le relazioni che mantiene e che ha un innato bisogno di comunicare, la preghiera in realtà sia semplicemente un luogo finto in cui fuggire, la fuga da una vita in cui le relazioni interpersonali languono e la comunicazione è assente. Ma questo sarebbe vero se a pregare fossero solo persone solitarie e disperate, mentre invece l’esperienza quotidiana ci mostra come siano dedite alla preghiera anche quelle persone molto comunicative e con una vita piena di relazioni.
D’altro canto la preghiera non è semplicemente un surrogato dei rapporti interpersonali, non si pone affatto come suo sostituto, la sua essenza è infatti fondamentalmente diversa. La preghiera è comunicazione con l'assoluto; ed è solo grazie alla comunicazione con esso che l'uomo può riconoscersi di valore infinito. I rapporti interpersonali possono darci solo un valore relativo. Persino una madre italiana che generalmente pensa che il proprio figlio sia la cosa più importante del mondo, può solo dare al figlio una buona porzione di autostima e magari indurgli a credere di essere effettivamente la persona più importante del mondo, ma non può dargli la conoscenza di essere, anche di per se stesso, di valore infinito.
Certo, i critici della religione direbbero che infatti l'uomo non ha un valore infinito, ma che è solo un animale dotato di capacità superiori, per cui il valore attribuitogli è solo un accordo sulla quale si basa la convivenza sociale. Se invece si è, come noi cristiani, dell'idea che ogni persona ha un valore infinito, allora la preghiera è principio fondamentale e fondante per la persona; tanto da poter affermare che senza la preghiera, intesa nel senso ampio della comunicazione con l'assoluto, una persona non può costituirsi e riconoscersi nel pieno senso della parola.
Qui vediamo che la valutazione della preghiera dipende dalla nostra visione antropologica e questa a sua volta appartiene alle nostre convinzioni fondamentali che a loro volta non sono più dimostrabili, sono quindi questione di fede. Oltre al contesto culturale in cui cresciamo queste convinzioni fondamentali sono determinate soprattutto dalla propria esperienza. Se qualcuno crede o meno che ogni persona abbia un valore infinito, dipende dal fatto se egli stesso si sia sperimentato come tale e questo dipende a sua volta dalla sua esperienza con la preghiera.

L'ascolto e l'accoglienza come esaudimento fondamentale della preghiera
Affinché la preghiera abbia la capacità di farci sperimentare il sentimento di essere di valore infinito è necessario che, in qualche modo, riceva una risposta, cioè che venga ascoltata. Ed eccoci tornati alla nostra domanda iniziale: Dio ci ascolta?
Torniamo ancora alla poesia citata sopra in cui l'autore chiede a chi si rivolge di ascoltarlo soltanto. Dico “soltanto” non perché l'ascolto sia una cosa da poco, ma perché ogni altra reazione diminuisce l'ascolto. Ascoltare, tra l’altro, non è affatto facile. Se mentre l’altro parla io cerco già la risposta, ho già smesso di ascoltare e la mia mente è impegnata con i miei propri pensieri. Se cerco le soluzioni ai suoi problemi, la mia attenzione è tutta rivolta a quelli e non alla persona. Anche quando ascoltando mi lascio prendere dal dare giudizi di valore su quel che mi viene detto, e me ne sto lì a pensare se una cosa sia bene piuttosto che male, non metto più l'altro al centro della mia attenzione. L'ascolto vero è pura passività, sebbene al contempo sia molto attiva. E questo perché quando ascolto un discorso, in realtà ascolto la persona che parla. Accogliendo ciò che mi dice l'altro senza giudicare e senza cercare risposte, accolgo l'altro così come egli è. Ed è questa la ragione più importante della nostra comunicazione, ovvero che con essa veniamo accolti noi stessi così come siamo.
Perciò giustamente Ebeling definisce la preghiera come la risposta fondamentale e più importante al bisogno di essere accolti. Penso che sia questo il desiderio espresso dalla nostra poesia e che sia questo il desiderio fondamentale della preghiera. Chi nella preghiera ha ricevuto questa sensazione di essere accolto, ha sperimentato l'amore di Dio, perché solo l'amore sa accogliere veramente e permette di sperimentare il valore infinito del nostro essere in quanto tale.

L'utilità materiale della preghiera
Con questo potrei concludere questa relazione perché l'essenziale è detto e ogni aggiunta rischia soltanto di distrarre dal centro della questione. Ciò nonostante vorrei lo stesso aggiungere qualcosa. Nella risposta di Ebeling si vede chiaramente l'orientamento della scuola esistenziale come è stata sviluppata da Heidegger e Bultmann. Anche se sono fondamentalmente d'accordo con il loro orientamento e gli attribuisco il merito di aver centrato la questione, penso anche che questa concentrazione sulla questione esistenziale sia in qualche modo una riduzione, poiché non siamo solo persona ma anche uomini, non siamo solo coscienza ma anche corpo in un mondo materiale, non viviamo solo nel momento attuale, ma nel tempo. Quindi pur ribadendo che l'essere accolto è la risposta fondamentale e più importante che possiamo sperimentare nella preghiera - e già questo basterebbe per giustificare tutte le preghiere del mondo - vorrei ancora ritornare alla questione già accennata sopra, cioè al fatto che la preghiera è capace di influenzare la realtà.
Questa è una questione fondamentale perché non preghiamo soltanto per essere accolti, almeno non coscientemente; ma preghiamo anche per gli altri, per quanti ci sono cari e ancora chiediamo a Dio un aiuto per la risoluzione dei nostri problemi sia spirituali che materiali. Un'esistenzialista potrebbe obiettare che i nostri problemi, inclusi le nostre preoccupazioni per il prossimo, fanno parte di noi e che quindi è importante portarli davanti a Dio, affinché veniamo accolti veramente così come siamo, ovvero insieme a tutte le nostre preoccupazioni, colpe e speranze. Questo è giusto, ma non cambia il fatto che noi preghiamo motivati dalla aspettativa e dalla speranza che i nostri problemi vengano risolti, per cui non si può eludere la questione. Anche la distinzione tra sensato e utile, secondo la quale la preghiera sarebbe sensata, ma non utile - in quanto è vero che aiuta a sperimentare il senso della propria esistenza, ma non ha un effetto materiale - è insoddisfacente, in quanto non corrisponde alla intenzione della maggior parte delle preghiere.
 
L'efficacia della parola e della comunicazione
Per tentare una prima risposta possiamo partire da quanto detto sopra cioè che l'uomo costituisce se stesso e la sua visione del mondo mediante il linguaggio. In questo senso la comunicazione ha un effetto immediato. Lo posso illustrare con la comunicazione pastorale che poi è quella di ogni cristiano. Se qualcuno viene da me per raccontarmi il proprio dolore, già il fatto di averlo raccontato aiuta molto. Come si dice: Geteiltes Leid ist halbes Leid. La sofferenza condivisa è metà sofferenza. Ancora più evidente è la confessione dei peccati. Un peccato confessato e assolto non è più un peccato, perché il peccato viene definito come ciò che ci separa da Dio. Però un azione sbagliata confessata e assolta non ci separa più da Dio, ma è semplicemente un'azione sbagliata del passato che non incide più sul nostro rapporto attuale con Dio o sul nostro valore come persone. E ancora, prendiamo i sacramenti: è la Parola che fa di quelli che all’origine erano solo semplice pane e vino dei mezzi di grazia. In tutti questi esempi vediamo come la comunicazione cambia immediatamente la realtà, e questo vale certamente anche per la preghiera.
Da questi cambiamenti immediati risultano poi delle conseguenze: sperimentato il mio valore infinito nella preghiera, mi comporterò in modo migliore; con la rabbia affidata a Dio, si migliorano i miei rapporti con il prossimo, con la guarigione della mia anima sparisce la malattia corporale che rispecchiava il mio stato d'animo. Non sottovalutiamo queste conseguenze indirette della preghiera; vediamo bene come da avvenimenti spirituali scaturiscano importanti conseguenza materiali e questo sottolinea indiscutibilmente come la preghiera esprima una priorità delle cose spirituali su quelle materiali.
Qui si apre un spiraglio per l'efficacia materiale della preghiera. Anche se queste conseguenze possono essere viste come conseguenze dirette di un cambiamento interiore, non siamo in grado di riconoscere tutti i meccanismi psicologici che governano tali fatti e quindi non sapremmo neanche se sono spiegabili con il nostro tradizionale concetto di causa-effetto. Se per es. la preghiera causa una guarigione, si potrebbe dire che abbia avuto un effetto psicosomatico, ma questa etichetta dà soltanto un giudizio senza poterci spiegare come e cosa sia realmente successo. Per quale ragione non è possibile ipotizzare che esistano forze che vanno al di là dei nostri concetti meccanici?
La fisica del 20esimo secolo ha messo in discussione la visione meccanicistica dei tempi precedenti. Il meccanismo del causa effetto vale solo per un ambito limitato della realtà e anche qui può essere solo osservato, non provato. Certamente anche la fisica moderna non può provare l'efficacia della preghiera, ma comunque lascia ampio spazio per una possibile efficacia, per cui i cristiani che sono convinti dell'utilità della preghiera hanno comunque una base razionale della loro convinzione, senza dimenticare, certo, che come tale convinzione sia soggettiva e resta comunque legata alla propria esperienza soggettiva.

L'esaudimento non misurabile
Nonostante ciò resta una schiacciante inefficacia statistica della preghiera sull'influenza degli avvenimenti materiali come è dimostrato dall'esempio del concorso per un posto con 100 partecipanti. Ma potremmo anche trovare altri esempi che invece dimostrano l'efficacia della preghiera; per cui dobbiamo ammettere che non è con gli esempi che si può arrivare facilmente alla conclusone di questa questione.
La Bibbia ci dà una lezione interessante a questo riguardo. Gesù prega nel Giardino Getsemani affinché Dio lasci passare il calice amaro. Sappiamo che questo non gli è stato concesso e quindi per i razionalisti ciò sarebbe una prova dell'inefficacia della preghiera. Però la Bibbia ha un’altra interpretazione dei fatti. Nella lettera agli Ebrei leggiamo:

Ebrei 5,7 Nei giorni della sua carne, con alte grida e con lacrime egli offrì preghiere e suppliche a colui che poteva salvarlo dalla morte ed è stato esaudito per la sua pietà.
8 Benché fosse Figlio, imparò l'ubbidienza dalle cose che soffrì;
9 e, reso perfetto, divenne per tutti quelli che gli ubbidiscono, autore di salvezza eterna,

Quindi la lettera agli Ebrei sostiene che Gesù è stato esaudito, ma è chiaro che questa risposta di Dio non si troverà poi nelle statistiche dei razionalisti.
L'esempio ci mostra che il fatto che Dio ascolta le nostre preghiere non significa automaticamente che esaudisce tutti i nostri desideri o almeno non nel modo in cui ce lo aspetteremmo. Sarebbe anche insensato. A tal proposito non dovremmo dimenticare che Dio conosce meglio di noi cosa sia bene per noi e cosa non lo sia. Per es. siamo inclini a evitare il dolore e tutte le cose spiacevole, ma a volte è importante per noi conoscerli, per es. per confrontarci con temi che altrimenti non avremmo modo di comprendere fino in fondo. Il dolore ci fa crescere. Se Dio esaudisse tutte le nostre preghiere, sicuramente eviteremmo molto dolore. Però è indubbio che, nonostante siamo spaventati dal pensiero di un dolore futuro e cerchiamo di evitarlo, spesso non vogliamo rinunciare a un dolore passato perché ha formato la nostra personalità; e dobbiamo ammettere che saremmo spiritualmente più poveri senza di esso. Spesso possiamo riconoscere la mano di Dio solo guardando indietro, al nostro passato, alle esperienze già fatte; proprio a quelle esperienze che invece nel momento in cui le abbiamo vissute ci hanno fatto pensare ad un abbandono da parte di Dio. A chi non è capitato di sentirsi abbandonato da Dio nel momento in cui è stato colto da un dolore acuto?
Se quindi ci chiediamo se Dio ci ascolta, non possiamo cercare la risposta nella statistica, nel numero delle richieste esaudite, e per questa ragione Gesù aggiunge alla sua preghiera “Ma non la mia volontà, ma la tua sia fatta”. La vera risposta la troviamo nel constatare se nella nostra vita possiamo riconoscerci condotti dalla mano di Dio. Se noi ci sentiamo accolti e accompagnati da Dio, allora possiamo dire che Dio ascolta la nostra preghiera.
Lutero disse che dobbiamo credere fermamente che Dio esaudisce la nostra preghiera, ma che dobbiamo lasciare a lui le modalità.

La fondatezza della fede
Visto che l'efficacia della preghiera non si lascia dimostrare con lo schema causa effetto, né ha una base sicura nell'esperienza personale, si potrebbe dire che è una questione di fede. Ciò però non deve condurre alla conclusione che si tratti di una scelta soggettiva se credo o meno che la preghiera viene esaudita. Questo potrebbe valere per il razionalista che mette sulla bilancia le sue osservazioni pro e contro, però non vale per il cristiano.
Spesso anche la fede cristiana viene descritta erroneamente come una scelta. Questo fraintendimento diffuso proviene probabilmente dal fatto che la parola credere viene usato anche nel senso di avere un opinione. Se p.es. dico: credo che domani ci sarà un giorno di sole, non è qualcosa che posso sapere, ma che faccio sulla base di alcuni indicatori. Se però poi la sera il cielo si oscura e le previsioni del tempo annunciano pioggia, probabilmente cambio la mia opinione.
La fede però non è un opinione che si basa su deboli indicatori, ma sulla Parola di Dio. Gesù dice: “Tutto ciò che chiedete il Padre nel mio nome, egli vi darà.” E potremmo facilmente aggiungere altri passi biblici. Quindi abbiamo una chiara promessa di Dio cioè che egli ascolterà e esaudirà le nostre preghiere. La nostra fede non è soggettiva, ma si riferisce a una realtà oggettiva che è la Parola di Dio.
Riconoscere come vera la promessa di Dio non è una scelta soggettiva, così come in generale il riconoscimento di verità non è una scelta.
Se uno mi dice: due più due è uguale a quattro, non è una mia scelta, ma conoscendo l'italiano e sapendo cosa sono i numeri, devo per forza riconoscere la verità della frase. Ugualmente, anche l'attribuire fiducia non è una mia scelta. Se una persona mi sembra degna di fiducia o meno, non è una mia scelta, ma è la persona che mi induce fiducia o meno. Nello stesso modo non è una mia scelta, se riconosco come vera e degna di fiducia la promessa di Dio di esaudire le nostre preghiere, ma è la promessa che ci si mostra come tale. La fede quindi non è solo soggettiva, ma si riferisce a una realtà oggettiva. La Fede è di carattere correlativo e non può essere descritta come una cosa a se stante, ma solo in riferimento a un oggetto. Si potrebbe descriverla come un essere aperto alla parola di Dio. O con un immagine si potrebbe dire che chi ha fede ha gli occhi dell'anima aperti e vede la realtà di Dio, mentre chi non crede semplicemente tiene gli occhi chiusi e quindi non vede niente.
La promessa dell'esaudimento della preghiera è autoevidente in quanto incontro Dio nella sua parola come origine e ragione di ogni cosa, come generoso, buono e pieno di amore.
Nel momento in cui la promessa di Dio si mostra come vera, sperimento anche la mia vita come accompagnata da Dio, quindi mi si apre lo sguardo a una realtà che prima non ho percepito. Questo non significa che devo per forza riconoscere ogni esaudimento di ogni mia preghiera, non significa neanche che non possono venire nuovamente periodi della mia vita in cui non riesco a percepire questo accompagnamento da parte di Dio.
Però questa mia capacità incompleta di percepire l'opera di Dio, non intacca l'autoevidenza della promessa divina e finché mi attengo alla promessa ho una certezza che vale anche quando l'apparenza della mia esperienza soggettiva sembra indicare il contrario. Quindi un cristiano prega con la certezza di essere esaudito e non smette di pregare anche se la risposta sembra ritardare, perché è certo che Dio lo ascolta e che al suo tempo a al suo modo risponderà. (DK)

 
03. Libro FCEI: Scelte di fede e di libertà. Profili evangelici nell’Italia unita
 
Ogni anno, da oramai 12 anni, per la Settimana della libertà intorno al 17 Febbraio, giorno in cui i Valdesi ricordano l'ottenimento dei loro diritti civili nel 1848 e che per tutte le chiese della FCEI è quindi dedicato a temi come la libertà religiosa, la FCEI pubblica un libro dedicato a un specifico tema. Quest'anno si tratta di una raccolta di bibliografie. Scrivono gli editori:

Gli eventi del Risorgimento e l’Unità conseguita nel 1861 consentirono la libera circolazione della Bibbia e l’estensione di una certa libertà religiosa in tutta la penisola, rendendo giuridicamente possibile anche in Italia una scelta di fede libera e personale. In questo volume, i curatori propongono una raccolta di profili di italiani - di condizioni sociali, culturali e lavorative molto diverse - che tra Ottocento e Novecento abbracciarono liberamente e consapevolmente la fede evangelica, entrando a far parte delle chiese protestanti: valdesi, liberi, fratelli, metodisti, battisti, luterani, avventisti, pentecostali …
In un’Italia sempre più multiculturale, i loro percorsi di vita si rivelano di grande attualità.

Il volume è promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia, dall’Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno e dalla Federazione delle chiese pentecostali, per la ‘Settimana della libertà’ (che ricorda il 17 Febbraio 1848), come contributo specifico nel dibattito culturale e politico in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia del 2011.

Tra le biografie c'è anche quella di Idelmo Poggioli, sacerdote cattolico convertito, che fondò le tre Comunità del Golfo di Napoli, oggi Comunità di Torre Annunziata.


Scelte di fede e di libertà
Profili evangelici nell’Italia unita
a cura di Dora Bognandi e Mario Cignoni
Collana della Federazione delle chiese evangeliche in Italia - Settimana della libertà, n. 12
pp. 224 + 16 pp di illustrazioni fuori testo
f.to cm 14,5 x 21
euro 15,00
Cod. 978-88-7016-837-2

Fino al 15 Febbraio con 15% di sconto:
 
 
04.  Campo estivo per famiglie 2011
 
«Ospiti da amici»
Campo estivo per famiglie 2011 in Slovenia
Il campo estivo per famiglie si svolgerà dal 1° al 10 luglio 2011 a Planina, in Slovenia con il motto «Ospiti da amici». La CELI porta avanti da 10 anni un partenariato con la Chiesa luterana in Slovenia. Ma chi conosce la chiesa, il paese e le persone? Vogliamo conoscere gli «amici» del posto ed essere aperti per stringere nuove amicizie.
Al nostro campo estivo per famiglie TUTTI sono i benvenuti: famiglie con bambini, genitori single, nonni con nipotini, ma anche single giovani e meno giovani che hanno piacere di passare del tempo con bambini. Vogliamo rilassarci insieme, giocare, fare delle escursioni, celebrare insieme funzioni e culti, discutere di temi importanti per la nostra vita, in tedesco e in italiano, secondo la tradizione
bilingue della CELI.
Possiamo essere ospitati in una colonia con una scuola annessa. Questo posto si chiama «Vzgojni Zavod Planina» e ha anche un sito web con questo nome. Saremo 40 persone che alloggeranno in 5 case. Ogni casa ha due camere singole, due camere doppie e due camere triple, due bagni con doccia, una sala comune e una cucina. Le case si trovano in una grande area con un campo sportivo ed un campo giochi e c’è anche la possibilità di accendere un fuoco.
Per il nostro benessere fisico è stata assunta una cuoca e i nostri referenti in loco saranno la coppia di pastori Corinna e Horst Harbig (Tel. +386-05 756 60 40).
I dintorni invitano a svolgere diverse attività: a due passi si trova il fiume Unica con le sue limpide acque fredde, che è adatto per giocare e per tuffarsi. Sempre a due passi c’è la grotta arcaica di Planina, in cui si può fare una visita guidata, una bella avventura! Nel raggio di 15 km ci sono molte bellezze naturali come il parco naturale di Rakov Skocjan, il lago intermittente di Cerknica (dove si può fare il bagno), il castello nella roccia di Predjama, le grotte di stalattiti di Postumia.
La capitale Lubiana è a 45 km di distanza. Lì celebreremo il culto il 3 luglio con la comunità slovena. Sono previste altre escursioni al mare e in montagna.
Sono previsti un’andata e un ritorno comuni da Trieste per tutti coloro che non arrivano in macchina. Lì alle ore 15.00 saremo ospiti della comunità della CELI (Via S. Lazzaro 19,
raggiungibile a piedi in 10 minuti dalla stazione), verso le ore 16.00 visiteremo la Chiesa (Largo Panfili) e il bus per Planina partirà alle ore 17.00 da Piazza Oberdan. Chi dovesse arrivare
a Trieste già in mattinata, ha la possibilità di depositare i bagagli in Via S. Lazzaro. Naturalmente, anche le automunite/gli automuniti sono i benvenuti se hanno piacere di partecipare all’incontro con la Comunità di Trieste.
Un’altra possibilità è l’aeroporto di Lubiana da dove si prosegue con la corriera per Postumia o Rakek.
La quota per partecipante in pensione completa ammonta a 350 Euro per adulto, 150 Euro per il 1° bambino, 100 Euro per il 2° bambino, 50 Euro per il 3° bambino, il 4° bambino e i bambini fino a 4 anni non pagano. Le escursioni sono incluse.
Il campo estivo viene cofinanziato dalla CELI, in caso fossero necessari ulteriori contributi, possono essere richiesti alle Comunità.
La pastora Christa Wolf, Birgit Kollhoff e il pastore Bernd S. Prigge si occupano della gestione del campo estivo.
Per ulteriori informazioni Vi invitiamo a rivolgervi all’ufficio pastorale in Sicilia:
Tel. 095 213230 o cellulare 340 121 4292 o e-mail sicilia@chiesaluterana.it

TERMINE DELL’ISCRIZIONE è il 1° maggio 2011
Troverete la scheda d'iscrizione fra poco sul sito della CELI.


  
 
 
     
     
 
Consulenza Internet, Preventivo Sito