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www.bollutnet.org 
Luglio 2011

 
Indice:

01. Editoriale

02. Dietrich Bonhoeffer. L’interpretazione non-religiosa dell’Evangelo e il cristiano maturo

03. Claudiana: Dieter Kampen: Introduzione alla teologia luterana

04. Annuncio matrimonio

05. Seminario teologico
 
 
01. Editoriale

Gentili Bolluttori,
permettevi di cominciare con una notizia personale: il 30 luglio mi sposerò. Poi andrò in viaggio di nozze (Danimarca) e quindi ci sentiremo nuovamente in settembre. Però anche durante le vacanze non dovete restare senza riflessioni teologiche, perché è appena uscita presso l'Editrice Claudiana un'Introduzione alla teologica luterana che raccomando caldamente.
Con queste buone notizie vi auguro una buona estate e vi propongo la seguente riflessione, presentata alcuni anni orsono, e che recentemente ho ritrovato preparando un incontro su Bonhoeffer.
Buona lettura!
Vostro Dieter Kampen (DK)
 
 
02. Dietrich Bonhoeffer. L’interpretazione non-religiosa dell’Evangelo e il cristiano maturo
 
Dietrich Bonhoeffer. L’interpretazione non-religiosa dell’Evangelo e il cristiano maturo
14.4.2005 Centro Veritas - Trieste
Pastore Dieter Kampen

Dopo questa panoramica del Prof Hofer sulla vita e sul pensiero di Dietrich Bonhoeffer vorrei adesso approfondire un tema specifico e cioè l’interpretazione non religiosa dell’Evangelo e il cristiano maturo. Nell’ultimo anno della sua vita Bonhoeffer nelle sue lettere abbozza il pensiero di un’interpretazione non religiosa dell’Evangelo. Questo concetto non è un pensiero già definito, ma un insieme di spunti, ed è anche per questo motivo affascinante, perché stimola lo sviluppo e la riflessione su questi argomenti. Se qualcun altro avesse espresso l’idea di un’interpretazione non religiosa del cristianesimo, si sarebbe detto che ha perso la fede o che è un matto o almeno un eretico. Questo però non si può pensare di Bonhoeffer, un credente di grande competenza dogmatica, con una teologia chiaramente cristocentrica e di pensieri originali e innovativi, ma saldamente ancorati alla tradizione (come del resto corrispondeva al suo carattere per certi tratti piuttosto conservatore). Infatti, vedremo che l’interpretazione non religiosa è coerente derivazione dalla teologia luterana e si fonda sull’Evangelo stesso.

Bonhoeffer menziona il termine “interpretazione non religiosa” per la prima volta in una lettera del 30 aprile 1944: “Ciò che mi preoccupa continuamente è la questione di che cosa sia veramente per noi, oggi, il cristianesimo, o anche chi sia Cristo. È passato il tempo in cui questo lo si poteva dire agli uomini tramite le parole – siano esse parole teologiche oppure pie -; così come è passato il tempo della interiorità e della coscienza, cioè appunto il tempo della religione in generale. Stiamo andando incontro ad un tempo completamente non religioso; gli uomini, così come ormai sono, semplicemente non possono più essere religiosi.”1 E più tardi nella stessa lettera: “Le risposte cui bisognerebbe rispondere sono invece: che cosa significano una Chiesa, una comunità, una predicazione, una liturgia, una vita cristiana in un mondo non religioso? Come parliamo di Dio - senza religione, cioè appunto senza i presupposti storicamente condizionati dalla metafisica, dell’interorità ecc. ecc.? (…) Come siamo ec-clesia, cioè chiamati fuori, senza considerarci religiosamente favoriti,ma piuttosto in tutto e per tutto appartenenti al mondo? Cristo allora non è più oggetto della religione, ma qualcosa di totalmente diverso, veramente il signore del mondo.”2

Che cosa ha portato Bonhoeffer a maturare queste idee? Certamente il fallimento della chiesa ufficiale di fronte al nazionalsocialismo, che, per Bonhoeffer, aveva significato la fine della chiesa tradizionale e quindi della religione.
C’erano state poi delle esperienze personali: a 25 anni aveva trascorso un anno di studio a New York, dove era rimasto affascinato dalla spiritualità dei cristiani neri, meno teorica, ma vissuta come impegno sociale e concreto a favore delle classi emarginate.
Nel 1931-32 a Berlino gli era stato affidato un gruppo di catecumeni provenienti da uno degli ambienti più secolarizzati e difficili, cioè dalla zona “Prenzlauer Berg”. Con loro abbandonò gli schemi abituali della catechesi, svolgendo anche attività alternative, come p.es. giocare a calcio o agli scacchi, ritenute necessarie ad un apprendimento anche sociale. Probabilmente già qui Bonhoeffer aveva compiuto, inconsapevolmente, qualcosa che più tardi avrebbe descritto come interpretazione non religiosa.
Poi per Bonhoeffer il carcere: egli si era ritrovato a vivere in un ambiente totalmente non religioso, dove scoprì che anche persone non cristiane sono capaci di agire in modo solidale e a volte anche migliore dei cosiddetti “cristiani”.
Accanto a tutto ciò vi era stata poi, negli anni, una maturazione personale che, al suo apice, lo condusse a sviluppare il pensiero del cristiano maturo. Sul suo cammino Bonhoeffer aveva dovuto, man mano, abbandonare le sue sicurezze che lo tenevano prigioniero. Provenendo da una famiglia dell’alta borghesia, questo fu per lui particolarmente difficile. Inoltre, essendo autodisciplinato di carattere, non si lasciava andare facilmente. L’abbandono a Cristo, tema che si trova nel suo libro sulla sequela, significava lasciare le sicurezze che la sua provenienza, la sua posizione e le sue conoscenze gli offrivano. Un abbandono che avvenne gradualmente con la separazione dalla chiesa ufficiale, con il passo nell’illegalità e finalmente con il ritorno volontario in Germania alla vigilia della guerra. La prigionia e la morte non erano state cercate, ma la loro accettazione lo resero definitivamente libero. Alla fine si era emancipato dalle limitazioni della sua provenienza, ed era quindi divenuto un uomo maturo, libero di abbandonarsi completamente a Cristo. In questo cammino di emancipazione Bonhoeffer si era anche svincolato dalla tradizione teologica, non nel senso di una negazione, ma di appropriazione e padronanza. Grazie alla sua personale maturazione ha quindi potuto disegnare la visione di un cristianesimo maturo.
Vorrei adesso analizzare le sue fonti teologiche, di cui la principale è certamente la Bibbia. Scrive Bonbhoeffer il 21 luglio 1944: “il cristiano non è un homo religiosus, ma un uomo semplicemente, così come Gesù – a differenza certo di Giovanni Battista – era uomo. Intendo non il piatto e banale essere-aldiquà degli illuminati, degli indaffarati, degli indolenti o dei lascivi, ma il profondo essere-aldiquà che è pieno di disciplina e nel quale è sempre presente la conoscenza della morte e della risurrezione. Io credo che Lutero sia vissuto in siffatto essere-aldiquà.”3
In questa citazione c’è l’accenno a “Lutero”, che ha fornito le basi teologiche al pensiero di Bultmann sull’interpretazione non religiosa.
Alla domanda “Che cosa è la vera religione?”, 1000 anni fa si dava una risposta molto semplice: il cristianesimo è la vera religione, mentre le altre sono false.
Al tempo della Riforma, Lutero introdusse un altro criterio, distinguendo tra la falsa religione della legge e la vera religione dell’Evangelo. Per Lutero il cattolicesimo era sullo stesso livello dell’ebraismo o dell’islam, giacché tutte erano religioni della legge e quindi false. Va precisato, a scanso di equivoci, che questa era l’opinione di Lutero e non necessariamente deve essere la nostra oggi.
Definendo il cattolicesimo come religione della legge, Lutero poteva metterlo sullo stesso piano della religiosità criticata da Gesù nei vangeli. La religione della legge è quella del fariseo che nel tempio prega Dio: “Grazie, che non mi hai fatto come gli altri peccatori.” La religione della legge non dà gloria a Dio, ma con essa l’uomo giustifica se stesso. Così dà gloria a se stesso, facendo di Dio solo uno strumento per la propria edificazione. La religione dell’Evangelo invece dà tutta la gloria a Dio. Con essa l’uomo è liberato da se stesso e unito a Cristo mediante la fede. Egli trova la sua esistenza in Cristo e Cristo vive in lui.
Non vorrei però, in questo contesto, esaminare se o quanto il giudizio abbastanza schematico di Lutero sulla chiesa cattolica fosse giusto o meno. Ritengo invece importante rilevare che qui è introdotta una nuova distinzione (non più tra vera e falsa religione o tra insegnamento ortodosso ed eresia), foriera di un criterio che permea la religione in modo traversale. C’è un modo giusto e uno sbagliato di concepire e vivere il cristianesimo: sicuramente non basta più fare parte della chiesa ed essere cristiano. Da Lutero, ogni singola persona è responsabile di essere cristiano nel modo giusto.
Certamente per Lutero questo modo giusto è ancora quasi identico alla giusta dottrina con il conseguente scisma della chiesa. Questo ha fatto si che nei secoli le chiese protestanti si distinguessero soltanto nell’insegnamento, ma per il resto fossero esposte alle stesse tentazioni proprie di ogni religione: cioè la strumentalizzazione usata per giustificare una propria esistenza lontana da Dio. In questo senso dobbiamo interpretare la parola provocatoria di Lutero che diceva: “Potrebbe essere che agli orecchi di Dio la bestemmia dei dannati suoni più soave dell’alleluia dei pii.”
Così la critica della religione, come fu rivendicato da Feuerbach, Marx o Nitzsche, era indirizzata indistintamente a cristiani cattolici ed evangelici, come del resto va nella stessa direzione la critica della religione avanzata da teologi come Karl Barth o Dietrich Bonhoeffer.
Nel secolo scorso Karl Barth, seppure con terminologia diversa, si era allacciato al pensiero di Lutero, distinguendo tra religione e fede, distinzione che soprattutto nel protestantesimo italiano ha avuto un grandissimo influsso. Barth diceva che il cristianesimo non è una religione, ma il contrario della religione. Anche se con diversa terminologia, in fondo si tratta della stessa distinzione fatta da Lutero. La religione ha la struttura della legge: chiede ubbidienza e crea dipendenza. Il cristianesimo ha invece la struttura dell’Evangelo: chiede fede e crea libertà, ed è quindi il contrario della religione. Ancora oggi molti evangelici dicono: “Noi non abbiamo una religione, ma una fede.” Anche se ritengo che tale affermazione non sia sostenibile, credo esprima però in modo semplice ciò che è veramente importante. Chi però utilizza quest’affermazione per negare indistintamente ogni forma di liturgia, di rito, di gerarchie ecclesiali ecc, dimostra soltanto di non aver compreso il vero senso della frase.
Dietrich Bonhoeffer accoglie il pensiero di Barth e lo mette a confronto con la sua realtà di vita, il periodo del nazionalsocialismo. La chiesa, nella sua maggioranza, non aveva avuto la fede sufficiente per combattere energicamente gli orrori di Hitler. Era più preoccupata della propria sussistenza e dei propri privilegi che di testimoniare l’Evangelo. Per Bonhoeffer religione significava fuga dalla realtà, mentre il cristianesimo da lui prospettato diventava pieno confronto con la realtà. La religione promette all’uomo l’al di là per liberarlo dall’al di qua. Bonhoeffer trova la trascendenza in mezzo al mondo. Religione significa grazia a buon prezzo che serve piuttosto a giustificare il peccato che il peccatore, il quale abusa della religione per continuare, con buona coscienza, la sua vita misera. Per Bonhoeffer, la grazia è sperimentata in una vita trasformata dallo spirito e vissuta per l’Evangelo. La religione è centrata su se stessa, mentre il cristiano vive per gli altri e prende la sua croce.
L’interpretazione non religiosa non significa quindi abbandonare la fede in Gesù Cristo né abbandonare una teologia fondata sulla Bibbia. Si tratta di abbandonare tutto ciò che non è sincero, tutto ciò che ci vuole condurre in un mondo spirituale irreale, tutto ciò che non è veramente rilevante per la nostra vita.
La fine della religione non si è verificata come prospettato da Bonhoeffer sotto l’impressione del fallimento delle chiese durante il nazionalsocialismo. Addirittura si parla oggi di un nuovo rafforzamento della religione. Ci sono stati tentativi di tradurre il messaggio cristiano in un linguaggio non religioso come p.es. quello di Bultmann. Questi tentativi sono importanti e devono essere sempre interpretati nuovamente, anche se in fin dei conti non penso che sia il linguaggio, la cosa più importante. Importanti sono le intenzioni profonde che hanno spinto Bonhoeffer ad un’interpretazione non religiosa e faremmo bene esaminare noi stessi per comprendere, se le abbiamo recepite. Vorrei riassumere queste intenzioni nei seguenti punti:

  1. Assoluta sincerità: Siamo sinceri con la nostra religione? Crediamo veramente in ciò che diciamo o sono solo parole vuote che servono per tranquillizzarci e di distoglierci dalla realtà? Bonhoeffer si chiedeva: “Quale verità è così importante per me, tanto che sarei pronto a lasciare la mia vita per essa?” Tutto ciò che non è sincero, è religione nel senso negativo di Feuerbach, Nitzsche e Marx.
  2. Legame intrinseco con la modernità: La nostra teologia ha accolto i risultati dell’interpretazione storico-critica? In che misura siamo in coerenza con i risultati delle scienze naturali? Che cosa significa per noi che nella filosofia si ha già, da qualche tempo, abbandonato l’idea di verità assolute? Come ci poniamo nel confronto del pluralismo di culture, idee e religioni?
  3. Legame intrinseco con la società in cui viviamo: Siamo coscienti che non è il cielo, ma la terra dove viviamo la nostra fede? Siamo coscienti che non è soltanto la chiesa, ma soprattutto il mondo in cui si svolge il nostro rapporto con Dio? Siamo coscienti che un cristiano si riconosce da quello che fa con il suo denaro? Sappiamo che la migliore testimonianza non è la predica, ma la coerenza completa tra predica e vita reale, così come la incontriamo in Gesù Cristo?
  4. La centralità di Cristo. Nella teologia di Bonhoeffer Cristo sta proprio al centro, fino al punto che diceva: “Anche se regalassi tutti i miei soldi ai poveri, non mi aiuterebbe niente, se Cristo non mi avessi chiamato a farlo.” Mettere Cristo al centro significa superare la religiosità autocompiacente ed essere chiesa per gli altri. Significa vivere la trascendenza incarnata nel mondo.

Penso che se potessimo solo in parte corrispondere a questi requisiti, Bonhoeffer non sarebbe morto invano. Penso anche che molte differenze tra cattolici, ortodossi ed evangelici non sarebbero più rilevanti, perché sono differenze che spesso, da qualche tempo, hanno perso la loro importanza per la vita reale e quindi appartengono soltanto a un mondo religioso autoriferito. La via verso un cristianesimo non religioso, la possiamo percorrere insieme.
 
1 Dietrich Bonhoeffer: Resistenza e resa, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 21996, pag. 348
2 idem, pag. 349s
3 idem, pag. 446
 
 
03. Claudiana: Dieter Kampen: Introduzione alla teologia luterana
 
Titolo: Introduzione alla teologia luterana
Autore: Dieter Kampen
Prezzo: Euro 7,50
Dati: 2011, 192 p.
Editore: Claudiana  (collana Piccola collana moderna)




Primo approccio con approfondimenti alla teologia luterana

Dieter Kampen
Introduzione alla teologia luterana

Pastore luterano che da oltre 10 anni vive in Italia, Dieter Kampen propone un’introduzione generale, di facile accesso ma con ampi margini di approfondimento, alla teologia luterana.
Il volume di Kampen mette inoltre in evidenza il significato della teologia luterana per la vita e la fede oggi in Italia.

  1. - Martin Lutero
  2. - La teologia luterana
  3. - Il luteranesimo in Italia

Dieter Kampen
Introduzione alla teologia luterana


QUARTA

Cinquecento anni fa Lutero diede inizio a quel processo che sarebbe stato chiamato Riforma protestante e che avrebbe anticipato criteri di parità tra laici e religiosi, ma anche tra uomini e donne, e precorso concetti quali quelli di individuo e di libertà nella responsabilità.
Pastore luterano che da oltre 10 anni vive in Italia, Dieter Kampen propone un percorso di avvicinamento e approfondimento della teologia luterana che ne evidenzia il significato per la vita e la fede oggi.

Il teologo cerca di rendere comprensibili l’amore e la rivelazione di Dio confrontandoli con le domande del proprio tempo. Fonte per la sua conoscenza di Dio, del suo linguaggio e della sua grammatica è la Bibbia.
Dieter Kampen


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Testo per il retro del libro

Cinquecento anni fa, alla soglia del tempo moderno, Martin Lutero diede inizio a quel processo definito poi dalla storia come Riforma Protestante.
La Riforma anticipò criteri di parità non solo tra laici e religiosi, ma anche tra uomo e donna, essenzializzò e semplificò il messaggio cristiano e precorse i concetti più moderni di individuo e di libertà nella responsabilità.
Questo libro introduce il lettore ai concetti della teologia luterana attraverso un percorso guidato che si articola in quattro parti: la prima inizia con nozioni basilari, segue un'introduzione di facile accesso, per poi arrivare all’approfondimento dei singoli concetti teologici, interessanti anche per chi ha già familiarità con le basi della teologia.

L'autore

Dieter Kampen, 40 anni, è nato e cresciuto a Hildesheim, in Germania; si è dedicato allo studio della teologia evangelica a Göttingen, Roma, Parigi e Berlino, svolgendo poi il vicariato (1999-2002) tra Trieste , Milano e Vienna.
Ordinato Pastore della CELI (Chiesa Evangelica Luterana in Italia) nel 2002, è a tutt’oggi Pastore della Comunità luterana di Trieste. Oltre a curare il sito www.bollutnet.org, è membro fondatore dell'ASLI (Accademia di Studi Luterani in Italia), organizza seminari teologici per la CELI e fa parte del consiglio editoriale dell'Editrice Claudiana e del Comitato scientifico per la Collana delle Opere Scelte di Lutero.


Quarta del libro

In Italia, negli ultimi anni, si è assistito a un sempre crescente interesse per la figura di Martin Lutero, interesse del resto ben documentato dal incrementato numero di pubblicazioni in merito. Molte di queste sono però destinate quasi esclusivamente al mondo accademico, mentre altre, concepite per la divulgazione, restano spesso superficiali.
Questo scritto si pone a ponte tra il lettore comune e l’esperto: offre in fatti sia un cappello introduttivo di facile accesso, sia sessioni di approfondimento, tanto da diventare una lettura fruttuosa e dirimente sia per chi cerca un primo approccio, sia per chi vuole approfondire la materia.
Va infine ricordato che è un libro scritto da un pastore luterano, che scrive quindi da una prospettiva interna al luteranesimo e che vive da oltre dieci anni stabilmente in Italia.
Il libro quindi rispecchia anche un lungo lavoro pastorale, in cui l'autore ha cercato continuamente di mettere in evidenza il significato attuale della teologia luterana per la vita e la fede in Italia.
Il libro si sviluppa in quattro parti che rispecchiano vari livelli di approfondimento e attraverso cui il lettore è condotto, man mano, verso una visione ampia e completa della teologia luterana.
 
 
04. Annuncio matrimonio
 
Dieter Kampen e Elena Bernobich


annunciano il loro matrimonio




La cerimonia avrà luogo


il 30 luglio 2011, ore 11


presso la

Chiesa Evangelica Luterana
Largo Panfili – Trieste




Versetto di matrimonio:
Cercate per primo il regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in più.
Mt 6,33

05. Seminario teologico
 
Anche quest’anno la Chiesa Evangelica Luterana in Italia organizza, per la prima volta insieme all'ASLI, per giovani (ed ex giovani interessati) un seminario di formazione teologica in lingua italiana.
L’incontro avrà luogo a Roma nel fine settimana del 23-25 settembre 2011.
Questo seminario sarà finanziato in parte con i fondi dell'otto per mille dalla Chiesa Evangelica Luterana in Italia. La quota di partecipazione di 90 Euro comprende anche il pernottamento e i pasti (45 Euro senza pernottamento).

Relatori:
Prof. Franco Buzzi: La conoscenza naturale di Dio
Pastore Dieter Kampen: Il perdono.
Prof. Paolo Ricca: La Confessione Augustana
Pastore Alberto Saggese: Tema da definire

Programma provvisorio


Venerdì
14.00-15.45 h
Arrivo all'albergo – Suore Battistine, Via del Casale di San Pio V,1
15.50 h
Partenza dall'albergo per raggiungere la Casa Lutero
16.00-19.30 h
1° unità di lavoro – Sala del Centro Melantone
19.30 h
Meditazione serale – Cappella del Decanato
20.00 h
Cena
21.30 h , circa
Assemblea dell'ASLI



Sabato
9.00 h
Partenza dall'albergo per raggiungere la Casa Lutero
9.10 h
Meditazione mattutina – Cappella del Decanato
9.30-12.30 h
2° unità di lavoro – Sala del Centro Melantone
13.00 h
Pranzo
16-19.30 h
3° unità di lavoro – Sala del Centro Melantone
19.30 h
Meditazione serale – Cappella del Decanato
20.00 h
Cena



Domenica
9.00 h
Partenza dall'albergo per raggiungere la Casa Lutero
9.10 h
4° unità di lavoro – Sala del Centro Melantone
11.30 h
Culto nella Cappella del Decanato
12.15 h
Pranzo

Arrivo

“Casa Lutero” = Sede del Decanato e del Centro Melantone
Decanato, Via Aurelia Antica 391, 06/66030104
(Il decanato è accanto alla Scuola Germanica. (Via Aurelia Antica 397-403).)
Dalla stazione centrale: Da Termini Metro A direzione Battistini, fino alla stazione Cornelia, poi l’autobus 889 (direzione Mazzacurati, ogni 12 min) oppure 892 (direzione Aldobrandeschi, ogni 20 min) alla fermata dell’autobus vicino a Mc Donalds. Per giungere alla fermata, all’interno della metropolitana seguire le indicazioni prima per l’uscita per Piazza Ernerio (a sin.) e poi alla fine delle scale mobili prendere l’uscita per Via Aurelia (a ds.). Dopo 4 fermate di autobus scendere alla stazione Aurelia Antica-Torre Rossa e poi i percorrere ancora ca. 200 m a piedi in direzione inversa a quella percorsa dall’autobus.

L'albergo dista 10 minuti dal Decanato. Si può raggiungerlo anche a piedi dalla stazione Cornelia.





 
 
  
 
 
     
     
 
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