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Bollut 058

www.bollutnet.org 
Ottobre 2011

 
Indice:

01. Editoriale

02. La confessione dei peccati

03. Il Culto della Riforma in televisione

04. Claudiana: Dieter Kampen: Introduzione alla teologia luterana
 
 
01. Editoriale

Gentili Bolluttori,
Scrive una lettrice: “Ho letto con interesse le notizie del bollut 057. Oggi, alle 5 del mattino, ho bruciato il pranzo durante la lettura dell'interpretazione "perdono". È molto interessante.“ Certamente un tale feed-back fa piacere e sono lieto che in questo Bollut possiamo continuare le riflessioni sul perdono, questa volta incentrate sulla confessione dei peccati, con la conferenza in occasione del giorno della Riforma. Ma, mi raccomando, non dimenticate di mangiare, perché la teologia dovrebbe fare bene e non rovinare la salute.
Buona festa della Riforma e buona lettura!
Vostro Dieter Kampen (DK)
 
 
02. La confessione dei peccati
 
31 ottobre 2011
Conferenza in occasione della Festa della Riforma
Pastore Dieter Kampen:
La Confessione dei peccati dal punto di vista luterano


In primis, permettetemi di fare una chiarificazione terminologica: se in seguito parlerò di “confessione”, farò riferimento alla confessione auricolare o privata, cioè la confessione che il penitente fa davanti a un sacerdote, a un pastore o anche ad un laico. Qualora intendessi un'altra forma di confessione, sarà mia cura precisarlo.
Ebbene, il titolo di questa conferenza potrebbe meravigliarvi, perché molti pensano che la confessione non esista presso gli evangelici, e questo soprattutto perché nelle chiese evangeliche mancano i confessionali. Non solo ciò è sbagliato, ma nelle chiese luterane esistono persino i confessionali. Vero è però che la confessione viene praticata molto raramente e per trovare un confessionale in una chiesa luterana, si deve a lungo peregrinare.
Questo uso così raro della confessione è strano visto che tradizionalmente il grande tema della chiesa luterana è il perdono dei peccati.
All'inizio del secondo millennio Anselmo di Canterbury (Aosta, 1033/1034 – Canterbury, 21 aprile 1109) aveva sottolineato l'importanza della giustizia di Dio e aveva sviluppata una teoria della soddisfazione che ha influenzato tutta la teologia occidentale. Al tempo di Lutero questioni come colpa, giudizio e punizione erano centrali e quindi lo era anche la questione del perdono dei peccati. Di conseguenza, tutta la teologia di Lutero si incardina sul tema fondamentale del perdono dei peccati. Visto che il perdono dei peccati veniva trattato soprattutto nell'interpretazione del sacramento della confessione, Lutero ha sviluppato la sua teologia in discussione con la teologia della confessione. Ricordiamoci che anche le 95 tesi parlavano della vera penitenza e delle indulgenze, due componenti della confessione. La prassi della penitenza, così come l'ha vissuta Lutero, non gli ha dato la pace dell'anima, ma anzi l'ha trovata estremamente pesante.
Il 30 maggio 1518, giorno di Trinitatis, come lettera di dedizione della difesa delle sue 95 tesi, Lutero così scriveva a Johannes von Staupitz, il suo padre confessore e insegnante:

“Rammento, reverendo padre, che tra i tuoi discorsi lieti e salutari, con i quali il Signore Gesù mi era solito consolare, vi fu una volta menzionato ciò che si chiama penitenza. Noi che eravamo tristi a causa della moltitudine delle coscienze e dei loro carnefici, che con precetti infiniti e insopportabili insegnavano un certo modo di confessione (come lo chiamano), ricevemmo te come una voce dal cielo: cioè che non esiste vera penitenza, se non quella che comincia dall'amore per la giustizia e per Dio. E che ciò che loro ritengono il fine e il compimento, sia piuttosto l'inizio della penitenza.
Questa tua parola si conficcò in me come la freccia pungente del forte, e cominciai quindi a comparare essa con gli scritti di coloro che insegnano la penitenza. Ed ecco, un gioco piacevolissimo: Dappertutto le parole giocavano a mio favore, confermavano la sentenza e la sostenevano, così che quando prima in tutta la Scrittura quasi non c'era una parola più amara che “penitenza” (sebbene simulavo anche davanti a Dio e cercavo di esprimer un amore fittizio e costretto), adesso niente mi suonava più dolce e grazioso che “penitenza”. Perché così i precetti di Dio diventano dolci: quando comprendiamo che sono da leggere non tanto nei libri, ma nelle ferite del dolcissimo Salvatore.”
(LDStA II, 18; WA 1,525; traduzione Dieter Kampen)

In parentesi, si notino le similitudini nella formulazione con cui Lutero nel 1545, cioè 27 anni dopo, descrive la sua scoperta riformatoria della retta comprensione del termine giustizia. Sembra quindi che anche la scoperta della retta comprensione di “penitenza” abbia avuto una grande importanza, anche se forse era una comprensione non così immediata, ma che maturava nel tempo.

Come sia, in questa lettera Lutero narrava un insegnamento fondamentale che aveva imparato da Staupitz e che gli aveva cambiato la vita, cioè che la penitenza non era una cosa pesante, terribile e odiosa, ma una cosa leggera e lieta.
Che prima Lutero avesse visto la penitenza come una cosa pesante, pare facilmente comprensibile: Il IV Concilio Lateranense del 1415 aveva stabilito come obbligatoria la confessione almeno una volta all'anno. Così la confessione era diventata anche un potente mezzo di controllo e di repressione. La confessione era molto esigente: tutti i peccati dovevano essere enumerati senza tralasciarne nemmeno uno. La contrizione doveva essere profonda, altrimenti si doveva temere non vi fosse l'assoluzione. Poi c'erano le opere di soddisfazione, anche esse necessarie per l'assoluzione. Siccome tutto questo era tendenzialmente sempre insufficiente, era meglio di comprare anche delle indulgenze, spendendo gli ultimi risparmi. E dopo poco era necessario ripetere il tutto dall'inizio. Quindi si capisce che la cosa era particolarmente opprimente.
Lutero invece scoprì che l'elemento chiave della confessione non erano né la penitenza, né le opere di soddisfazione, ma l'assoluzione. La confessione non è una prestazione che il penitente deve fare di fronte a Dio, ma è comunicazione e attribuzione gratuita di ciò che Gesù Cristo ha fatto per noi. Perciò la confessione per Lutero non era più pesante, ma un dono liberatorio cosi così il Battesimo e l'Eucarestia.
Nella lettera Lutero non scrive, quando ha imparato questa lezione da Staupitz: in ogni caso ciò è accaduto prima della stesura delle 95 tesi. La scoperta fondamentale che la confessione è qualcosa di lieto sta alla base della comprensione teologica luterana della confessione.

Per comprendere la reinterpretazione della confessione, dovremmo brevemente guardare come essa fu concepita prima di Lutero:

Nella teologia cattolica classica si distinguono tre parti della confessione che insieme operano il perdono:
  1. contritio: il peccatore si pente della sua colpa
  2. confessio: il peccatore confessa la colpa al sacerdote e riceve l'assoluzione
  3. satisfactio: il peccatore compie le opere riparatorie (p.es. digiuni, elargizioni, rinunce) che rendono operativa l'assoluzione.

Uno sguardo sulla storia della confessione ci mostra, nel primo medioevo, una mentalità diciamo arcaica, concentrata soprattutto sui fatti esteriori, mentre l'intenzione o la motivazione interiore non erano indagate più di tanto. In questo contesto la parte della satisfactio era la più importante. Il ruolo del sacerdote era soprattutto quello di stabilire le opere più adeguate (c'erano dei manuali ben precisi) a ciascuna colpa.
Nel 12esimo secolo si è realizzata una svolta importante, dall'esteriorità all'interiorità, dai fatti ai sentimenti. Questa svolta si può osservare anche nella letteratura e nell'arte e, alla sua base, ci sono stati sicuramente rilevanti ragioni sociali, come ad esempio lo sviluppo delle città. Come sia, una nuova concezione di vita si era realizzata, una prospettiva nel cui centro c'era l'amore. Conseguentemente la contritio diventò più importante.
A questo proposito vorrei nominare due figure rappresentative di tale cambiamento. Il primo esempio appartiene alla mistica ed è Bernardo di Chiaravalle, autore molto stimato da Lutero. Tra il 1135 e il 1153 egli scrisse un commento al Cantico dei Cantici, la grande poesia sull'amore, in cui la sposa di Cristo non è più la chiesa, ma l'anima individuale.
L'altro esempio è Pietro Abelardo (1079-1142). Egli appartenne alla prima scolastica e fu artefice dello sviluppo di un sistema teologico razionale. Tuttavia nella sua teologia, di forma molto diversa della mistica; mise comunque al centro l'amore. Contemporaneamente possiamo notare l'importanza dell'interiorità, centralità sottolineata dal fatto che la colpa dipende dall'intenzione. Decisivo per ottenere il perdono è l'amore per Dio. L'amore suscita il dolore per la propria lontananza da Dio, cioè la contritio che, nel peccatore, crea il desiderio della penitenza e del sacramento dell'assoluzione. Però chi muore senza aver avuto la possibilità di ricevere il sacramento è ugualmente salvato, se la contrizione è stata vera. La contritio, suscitata dall'amore, è quindi la parte centrale, mentre la satisfactio diventa solo una raccolta di pene temporali.
Il tema dell'amore resta centrale per tutto il medioevo. Riguardo alla situazione in cui si trova Lutero, possiamo ricordare che:
1. La passione di Cristo, in cui l'amore di Dio si mostra in modo particolarmente forte, è diventata più centrale.
2. La dimensione esteriore della penitenza è diventata nuovamente più importante. Questo dipendeva da una paura accentuata del giudizio e del purgatorio e da una mentalità mercantile che ha trovato espressione anche nella vendita delle indulgenze.
3. Il ruolo del sacerdote e del potere delle chiavi è diventato più importante. Il sacerdote può trasformare un'attritio insufficiente in una contritio degna di ricevere il perdono.
4. La contritio non è vista solo come opera dello Spirito, ma va ricercato anche con le proprie forze. Qui però le opinioni erano contrastanti: P.es. Johann von Staupitz, il padre confessore di Lutero, riteneva che la nostra contritio può essere innalzata a Dio solo mediante il dolore e la passione vicaria di Cristo.

La Riforma prendeva il suo inizio intorno alla discussione della penitenza e del perdono. Nelle 95 tesi Lutero descriveva cosa fosse la vera penitenza attaccando in questo contesto la vendita delle indulgenze, che non solo non aiutavano la vera penitenza, ma anche inducevano i fedeli in una falsa sicurezza, che non salva. La prima e la quarta tese rispettivamente recita:

1. Dominus et magister noster Iesus Christus dicendo. Penitentiam agite. Etc. omnem vitam fidelium penitentiam esse voluit.
4. Manet itaque pena donec manet odium sui (id est penitentia vera intus) scilicet usque ad introitum regni celorum.

1. Il Signore e maestro nostro Gesù Cristo, dicendo: “Fate penitenzia”, volle che tutta la vita dei fedeli fosse una penitenza.
4. Perdura perciò questa pena finché continua l'odio di se stesso (la vera penitenza interiore) cioè fino all'entrata nel regno dei cieli.
(traduzione: Paolo Ricca)

La tesi che la penitenza dovrebbe essere continua, non è del tutto nuova. Anche il monachesimo è pensato in questo senso, anche se tale tesi è in contrasto con la visione cattolica. Per un cattolico l'uomo può essere buono, anche se è certamente sempre minacciato dal peccato, mentre per Lutero l'uomo è sempre peccatore. Questa differenza deriva da una differente concezione di peccato. Per un cattolico peccare significa agire contro i comandamenti, per Lutero è già un peccato non compiere i comandamenti pienamente. Siccome già non riusciamo a compiere il primo comandamento, che poi sta alla base di tutti gli altri, cioè di amare Dio con tutto il cuore, con tutte le forze e con tutto noi stessi, restiamo sempre peccatori.
Alla base della differenza sta anche una comprensione diversa dell'essere creati a immagine di Dio. Mentre nella teologia cattolica questo viene vista come una qualità dell'uomo (che perciò non può essere tolta completamente), Lutero lo vede come la capacità dell'uomo di stare in relazione con Dio. Perciò l'uomo è completamente peccatore (visto al di fuori di questa relazione, cioè per se stesso) o completamente giustificato (nella relazione con Dio in Cristo): simul iustus et peccator.
Per quanto riguarda la quarta tesi l'”odium sui” è l'altro lato della medaglia dell'amore per Dio. Più si ama Dio, più si odia il proprio peccato. La vera penitenza è quindi un riflesso dell'amore e non la conseguenza della paura dell'inferno o del purgatorio.

Spesso si è discusso se le 95 tesi siano frutto della teologia riformatoria oppure appartengano a uno stadio preriformatorio, in quanto non parlano della giustificazione per sola grazia. La risposta resta aperta: le 95 tesi non parlano infatti della giustificazione per sola grazia, ma va ricordato che nel pensiero di Lutero i temi della penitenza e della giustificazione si erano già disgiunti e nelle 95 tesi egli si è occupato solo di quello della penitenza.
Come testo chiaramente riformatorio, possiamo classificare il Sermo de Poenitentia del 1518. Il sermone tratta le tre parti della confessione: contritio, confessio e satisfactio. Per quanto riguarda le opere di soddisfazione, Lutero non ne parla, rimandando semplicemente il lettore a un altro suo sermone. In ogni caso le opere di soddisfazione non sono più condizione del perdono, ma diventano i frutti del perdono. Per quanto riguarda la contrizione, Lutero spiega, come già accennato, che questa deve provenire dall'amore. Dopo la descrizione della vera penitenza, Lutero continua come segue:

Lutero: Sermo de Poenitentia (WA 1,323; LDStA pag 49):
Secondo, devi vedere che in nessun modo tu confidi di essere assolto per la tua contrizione, (perché così confideresti su di te e sulle tue opere, il che è pessima presunzione), ma per la parola di Cristo, che ha detto: “Quello che sciogli qui in terra, verrà sciolto anche in cielo.”1 Su questo, dico, confida, quando ottieni l'assoluzione dal sacerdote, e credi ancora più fortemente che sei assolto e sarai veramente assolto: Perché Cristo non mente, qualsiasi sia la tua contrizione.
Se invece tu non credessi così alla sentenza pronunciata sopra di te da Cristo, che non può mentire, faresti di te il verace e di Dio il mentitore. Perché tale sentenza deve essere vera e certa. Quindi, devi qui piuttosto vedere che a questa fede non manca assolutamente niente come in tutte le altre. (Prendiamo) per assurdo che un confessante non sia contrito o che il sacerdote non assolva sul serio, ma per gioco: se il confessante crede lo stesso che è assolto, è veramente assolto. Una così grande cosa è la fede e così potente è la parola di Cristo. Saranno dunque dannati coloro che non vogliono credere di essere assolti finché non sono certi di essere sufficientemente contriti. E sulla sabbia, non sulla pietra, vogliono costruire la casa della loro coscienza.
(Traduzione: Dieter Kampen)

Nella tradizione precedente la chiesa aveva già offerto vari aiuti per diminuire il peso della contrizione, perché nel momento in cui il perdono dipendeva dalla validità della penitenza, si poneva sempre la domanda: la mia contrizione è sufficiente? Per questo dilemma la chiesa aveva offerto vari aiuti e sconti. Il sacerdote trasformava l'atritio in contritio e, chi non poteva essere sufficientemente contrito, poteva comunque essere contrito di non essere contrito. Come sia, Lutero dà un taglio netto e pone la certezza del perdono non più sulla propria penitenza, ma unicamente sulla parola di Dio. Questo piccolo passo cambia tutto. La certezza della salvezza non viene più fondata sulla propria interiorità, sul proprio sentire, sulla propria fede o sul proprio amore, ma unicamente sulla parola esteriore di Dio, che di certo non mente. Questo è il nucleo della teologia, la cosa veramente nuova e sconvolgente che caratterizza e distingue la spiritualità luterana. Ponendo la fiducia unicamente nella parola di Dio, la fede luterana esclude ogni forma di soggettività ed è particolarmente adatta a resistere anche nei momenti in cui uno non sente Dio.
Certamente questo taglio di Lutero capovolge tutto il sistema teologico del suo tempo. Al centro della teologia non sta più l'amore, ma la fede. La fede stessa viene definita in modo diverso. Nella tradizione cattolica si tratta di un atto intelligibile che come tale non salva e che solo in combinazione con l'amore, cioè come fides caritate formata, ha carattere salvifico. Invece per Lutero la fede non è solo un atto intelligibile, ma un atto di fiducia, quindi un atto esistenziale che coinvolge tutta la persona. E certamente non è pensabile senza l'amore.

Per riassumere, la contrizione non è più la base della certezza dell'assoluzione, che si fonda invece sulla parola di Dio. Le opere di soddisfazione non sono più condizione per rendere operativa l'assoluzione, ma sono frutti del perdono avvenuto. Nel Piccolo Catechismo Lutero descrive la confessione come segue:
 

Che cos’è la confessione?
Risposta: La confessione comprende due parti. La prima, che si dichiarino i peccati; la seconda, che si riceva l’assoluzione o perdono dal confessore come da Dio stesso e non si dubiti, ma si creda fermamente, che così i peccati siano perdonati, davanti a Dio, in cielo.


Quindi delle tre parti della confessione contemplate nella teologia cattolica, resta solo la parte centrale. In compenso, viene sottolineata molto l'importanza della fede. Infatti è la fede l'elemento centrale dei sacramenti. Per questo nella strutturazione del Piccolo Catechismo sulla confessione prima di chiedere “Che cosa è la confessione” (testo che abbiamo appena sentito), precedono le promesse bibliche sulle quali si basa la fede.


Cosa è il potere delle chiavi?
È il potere particolare che Cristo ha dato alla sua Chiesa in terra di perdonare i peccati ai peccatori pentiti e di mantenere i peccati a coloro che non sono pentiti, finché non si ravvedano.
Dove è scritto questo?
Il nostro Signor Gesù Cristo dice a Pietro in Matteo 16:
«Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli».
Nello stesso modo dice ai suoi discepoli in Giovanni 20:
«Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti».


Prima avevamo sentito: “si riceva l’assoluzione o perdono dal confessore come da Dio stesso e non si dubiti, ma si creda fermamente, che così i peccati siano perdonati, davanti a Dio, in cielo.” Qui, ma anche già nel Sermone de Poenitentia che abbiamo sentito prima, traspare una comprensione particolare della parola. Si deve fidarsi delle parole del sacerdote, le quali vengono validate dalla promessa della sacra scrittura. Per Lutero l'annuncio del Vangelo non è un discorso che rimanda a certi fatti, ma l'annuncio è la cosa stessa. L'annuncio del perdono non si riferisce a un perdono fatto da Dio in un momento diverso, ma l'annuncio del perdono coincide col perdono, cioè mette in atto ciò che annuncia. Il concetto che l'annuncio non indica qualcosa, ma è la cosa stessa, è per noi un po' inabituale, ma è certamente importante per comprendere il concetto che Lutero ha non solo dell'assoluzione, ma anche dei sacramenti e dell'annuncio del Vangelo in generale.

Da questa comprensione della assoluzione come atto di perdono di Dio si capisce che quanto la confessione fosse preziosa per Lutero. Nel 1522, quando a Wittenberg riformatori radicali come Carlostadio volevano abolire varie tradizioni tra cui anche la confessione, Lutero tornò dalla Wartburg e tenne 8 prediche, le cosiddette prediche di Invocavit, l'ultima delle quali incentrata sulla confessione. In questa predicazione ne distingue tre tipi: la prima è quella pubblica, in cui uno confessa pubblicamente i propri peccati davanti alla Comunità, così come era uso nella chiesa antica. Lutero propone di reintrodurla, una proposta che però non ha avuto seguito e che forse anche Lutero non la intendeva tanto seriamente. La seconda è la confessione del cuore, in cui il penitente confessa direttamente a Dio, la terza è la confessione auricolare o segreta di cui trattiamo oggi e che la riforma radicale riteneva superflua. Di questa dice:
 
“... non voglio farmi togliere la confessione segreta da nessuno e non la voglio dare per la ricchezza del mondo intero. Perché so quale consolazione e forza mi ha dato. Nessuno sa, cosa essa può fare se non chi ha combattuto spesso e molto con il diavolo. Si, sarei già da tempo strangolato dal diavolo, se la confessione non mi avesse tenuto in vita!”

Poi dice:
“Chi ha una fede forte e stabile che i suoi peccati gli sono perdonati, può lasciare perdere questo tipo di confessione e confessare solo a Dio. Però, quanti hanno una tale fede forte? Intanto non mi lascerò togliere questa confessione segreta, come già detto. Ma non voglio costringervi nessuno, ma ognuno può scegliere liberamente.”
(Traduzione: Dieter Kampen)

Ancora, Lutero continua dicendo che Dio dà il suo perdono abbondantemente, mediante vari mezzi: primo mediante l'Evangelo, secondo mediante il Battesimo, terzo mediante la Santa Cena e quarto mediante la confessione. Secondo Lutero nessuno di questi mezzi è da disprezzare, perché nella lotta contro il diavolo, la morte, l'inferno e il peccato ci servono tutte le armi che Dio ci mette a disposizione.

In questa esposizione come anche in molti altri scritti, Lutero nomina la confessione insieme al Battesimo e la Santa Cena. Infatti, inizialmente ha contato la confessione come sacramento. Poi invece ha limitato i sacramenti a Battesimo e Santa Cena, perché solo questi hanno segni visibili istituiti da Gesù Cristo e collegati con una promessa di salvezza. La Confessione non ha un segno visibile, come sono l'acqua o il pane e il vino, degli altri sacramenti. Quindi Lutero ha collegato la confessione al sacramento del Battesimo e l'ha visto come il rinnovo del Battesimo. Così ha dato un significato semisacramentale alla confessione e nello stesso tempo ha rivalutato il Battesimo che divenne quindi significativo per tutta la vita. Ogni giorno il cristiano deve ritornare al suo Battesimo e rinnovarsi a partire da esso, cioè deve confessare il proprio peccato e essere rinnovato dal perdono di Dio. Questo è ciò che succede nella confessione.
Comunque, se Lutero infine ha contato solo due sacramenti, per Melantone la confessione era chiaramente un sacramento. Gli scritti confessionali luterani di fede non negano il carattere sacramentale della confessione e, anche oggi, una minoranza luterana conta la confessione come sacramento. È però da dire che la stragrande maggioranza dei luterani chiama sacramento solo il Battesimo e la Santa Cena.

Nella predica citata Lutero dice che si è liberi di confessarsi o meno. Egli infatti riteneva la costrizione alla confessione una tirannia dei preti, priva di fondamento biblico. Però Lutero pensava che la gente andasse volontariamente alla confessione. Per lui era chiaro che la gente ben istruita venisse volentieri alla confessione perché in essa veniva offerto il perdono di Dio, dono irrinunciabile per chiunque. Sembra però che Lutero abbia sbagliato in questo e che la gente non sia andata così spesso alla confessione, come ci si poteva aspettare visto il dono offerto.
Già nel primo scritto sull'ordine del culto “Formula missae er communionis” del dicembre 1523 Lutero scrive che solo coloro che prima sono stati interrogati sulla loro fede possono partecipare alla Santa Cena. A questo interrogatorio si poteva aggiungere una confessione volontaria. Questa norma serviva per evitare una profanazione dell'Eucarestia, ma qui le cose non erano più del tutto libere.
Nella seconda edizione del Grande Catechismo (1529) Lutero inserisce una parte sulla confessione che rende la confessione praticamente obbligatoria. Veramente sottolinea più volte che la confessione è assolutamente volontaria e che essa anche non ha nessun senso se uno non ci si accosta volontariamente. Però poi dice anche che ogni vero cristiano ci va volontariamente visto che nell'assoluzione viene elargito gratuitamente il prezioso perdono di Dio, di cui abbiamo tanto bisogno. Chi invece disprezza questa offerta eccezionale semplicemente non può essere riconosciuto come cristiano e quindi non dovrebbe neanche gustare la Santa Cena.

Di conseguenza nelle chiese luterane del 16esimo e 17esimo secolo la confessione diventò obbligatoria per la partecipazione alla Santa Cena e quindi alla vita ecclesiale in generale. È chiaro che sotto il segno dell'obbligo la confessione deteriorava spesso a una mera formalità. La prima critica veniva da parte del Pietismo, un movimento di rinnovamento spirituale. Famoso diventò il Berliner Beichtstuhlstreit (1696-1698): un pastore pietista, Johann Caspar Schade, chiedeva di rifiutare l'assoluzione a coloro che non si mostravano veramente pentiti. Questa richiesta conteneva due problemi: uno era che i pietisti avevano una visione molto particolare di ciò che poteva essere peccato – ritenevano peccato p.es. danzare, fare musica, andare nel teatro e in generale tutto ciò che dava piacere - e l'altro problema era che i pastori erano per legge obbligati di dare l'assoluzione. La controversia finiva nel 1698 con la morte naturale del suddetto pastore e una nuova legge che, a Berlino, rendeva possibile accedere alla Santa Cena senza la Confessione.
Nel 18esimo secolo la confessione auricolare fu man mano sostituita con una generale. L'illuminismo e il razionalismo del 18esimo e 19esimo secolo non avevano più nessuna comprensione per la concezione sacramentale dell'assoluzione. Per loro “amore di Dio”, “grazia” e “perdono” erano concetti filosofici generali e se Dio ama e perdona tutti, la confessione era del tutto superfluo.
In contrapposizione, nel 19esimo e 20esimo secolo ci sono stati dei movimenti di rinnovamento spirituale, che hanno cercato di ripristinare la confessione. Dietrich Bonhoeffer p.es. era un famoso sostenitore della confessione. Però questi movimenti non sono stati in grado di restaurare la confessione come opzione di massa. La confessione resta un uso di nicchia, praticata da un piccolo numero di luterani impegnati, spesso (ma non necessariamente) di estrazione piuttosto tradizionale e conservativa.
Comunque anche nel nuovo innario della CELI abbiamo inserito la parte del Piccolo Catechismo di Lutero sulla confessione e, personalmente, l'ho anche già usata come liturgia per la confessione. Il fatto che la confessione sia usata poco, ha il vantaggio che il suo carattere di offerta libera e del tutto volontaria resta conservato.
Non tutti sentono il bisogno della confessione. Le persone sono diverse. Penso infatti che, invece della confessione, la Santa Cena possa meglio rispondere a una ricerca di Dio, alla nostalgia di Dio, al peccato nel senso esistenziale, cioè quel autoriferimento che ci isola da Dio e dal mondo e che i riformatori indicavano come peccato radicale. Però ci sono anche persone che hanno delle colpe concrete gravi e loro sentono il bisogno di confessarsi. Ritengo pertanto giusto mantenere aperto questo canale di grazia, pur consapevoli del suo limitato utilizzo.

1Mt 16, 19
 
03. Il Culto della Riforma in televisione
Quest'anno Protestantesimo ha trasmesso il culto della Riforma dalla Francia:
Protestantesimo speciale
Rai 2, 30 ottobre 2011, ore 08.40
Al momento della stesura del Bollut il link non era ancora disponibile, ma potete trovare la trasmissione nei prossimi giorni qui:


Intanto posso offrire solo una breve impressione di un minuto dal nostro culto a Trieste:


Minuto 10.07 – 11.10

 
04. Claudiana: Dieter Kampen: Introduzione alla teologia luterana
 
In un culto recente il pastore ha promosso il seguente libro come il migliore mai scritto (dopo la Bibbia e il Piccolo Catechismo di Lutero certamente). Come sia, il libro ha sicuramente il vantaggio di essere abbastanza corto da essere letto in una serata. Almeno un lettore diceva così e visto che non si era addormentato a metà, il libro sembra essere abbastanza interessante.
 
Titolo: Introduzione alla teologia luterana
Autore: Dieter Kampen
Prezzo: Euro 7,50
Dati: 2011, 192 p.
Editore: Claudiana  (collana Piccola collana moderna)



 
 
 
     
     
 
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