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Bollut 061

www.bollutnet.org 
Gennaio 2012

 
Indice:

01. Editoriale

02. Kerstin Vogt: Matteo 18

03. Il mensile “Jesus” dedica un dossier ai protestanti d'Italia

04. Annuncio Pisa
 
 
01. Editoriale
 
Gentili Bolluttori,
“La via dell'inferno è lastricata di buoni propositi”, dicono. Non so se sia vero, ma per sicurezza non ho fatto nessun buon proposito per l'anno nuovo, per cui ricevete anche questo Bollut di gennaio a fine mese. A tutti voi un buon anno nuovo sotto la benedizione di Dio e con, spero, tanti Bollut interessanti.
Buona lettura!
Vostro Dieter Kampen (DK)
 
 
02. Kerstin Vogt: Matteo 18

 

Relazione tenuta in occasione del "Ciclo di catechesi ecumenica: La sinfonia delle feste cristiane" a Verona. Ringrazio la collega Kerstin Vogt per averci messo a disposizione il testo. (DK)

Incontro tra i referenti dei gruppi biblici della Valpolicella

Cari fratelli e sorelle,
molte grazie per il vostro invito a poter riflettere insieme sul capitolo 18 del vangelo di Matteo. Trovo molto bello che voi, come singoli gruppi, vi siate messi in cammino per discutere e approfondire importanti temi della bibbia e della fede. Secondo me questo rappresenta un vero arricchimento personale, ma anche per tutta la comunità nella quale vivete.

Leggere la parola di Dio da soli o in gruppo, discuterne e trovare delle risposte per la propria vita, è la più profonda concezione del vangelo della tradizione protestante.. Per questo, dai tempi del pietismo, cioè dal 1670, nelle comunità evangeliche ci sono questi gruppi. Mentre la domenica durante il culto si legge la bibbia secondo l’ordine definito dall’anno liturgico, questi gruppi avevano la possibilità di leggere in modo continuo singoli libri o lettere della bibbia. Questa lectio continua spiega meglio il contesto della collocazione della bibbia e offre nuove possibilità di lettura dei testi dal punto di vista teologico e spirituale. Questo una volta non c’era, poiché naturalmente anche la diffusione della bibbia a quel tempo non era ancora molto grande.
Anche nella nostra piccola comunità evangelico-luterana che comprende circa 160 membri tra le province di Verona, Mantova e Brescia, ci sono due gruppi biblici. Sono molto contenta che una parte del gruppo che si incontra una volta la settimana ad Arbizzano, sia oggi qui presente. E’ importante lo scambio tra i gruppi anche superando i confini delle comunità e delle confessioni per poter imparare gli uni dagli altri ed arricchire le proprie conoscenze.
Per oggi avete scelto un capitolo del vangelo di Matteo molto impegnativo. La comunità stessa, con la convivenza e i suoi problemi e i suoi conflitti ma anche con la possibilità di risolvere tali conflitti, è al centro di tutto. Questa cosiddetta Regola della comunità non è indirizzata verso l’esterno. Non si tratta tanto di missione, quanto invece della domanda, di come noi cristiani ci relazioniamo all’interno della comunità.
A tale riguardo è bene innanzitutto avere un’immagine della comunità nella quale l’evangelista Matteo viveva. Le ricerche ci dicono che Matteo ha scritto il suo vangelo tra l’80 e il 90 dopo Cristo a Antiochia. Lì, si suppone, che lui fosse un giudeocristiano colto, di seconda generazione. Sapeva scrivere molto bene in greco, ma molti dei suoi scritti lasciano intravedere le sue origini ebraiche. Inoltre rispetto agli altri evangelisti lui fa più citazioni dal Vecchio Testamento. Egli fa riferimento alle promesse che hanno trovato adempimento in Gesù Cristo. Matteo introduce sempre le sue citazioni con le parole: si dovrebbe realizzare quello che è stato annunciato dal profeta Isaia. Nessun altro evangelista ha presentato Gesù così tanto all’interno dell’ebraismo. Per lui Gesù non è colui che ha abolito la legge di Mosè, bensì colui che l’ha realizzata. Allo stesso tempo troviamo anche nel vangelo di Matteo molte parole dure nei confronti degli ebrei, che a tutt’oggi sono difficili da interpretare. Questo dimostra quanto Matteo fosse vicino alla comunità ebraica e quanto fosse profondo il dolore per l’espulsione dei giudeocristiani. Dopo la guerra, gli ebrei sconfitti dai romani cercarono di riformarsi al Concilio di Jamnia, anche se i giudeocristiani erano stati ufficialmente estromessi. Davanti a questo scenario di un attuale contrasto, si deve comprendere il tono duro nei confronti degli ebrei, che non è mai stato in alcun modo inteso come antisemita. Infatti è un grande desiderio di Matteo nel suo vangelo, di preservare l’ebraismo. La sua comunità proveniva probabilmente da un ambiente ellenico-giudaico che da lungo tempo si era aperto alla missione pagana (vedi Mt. 28,19). Lui stesso si vede come insegnante all’interno della comunità che risponde alle domande e ai problemi che gli uomini affrontano concretamente. Lui riordina le diverse fonti che aveva a disposizione e costruisce il suo vangelo in modo sistematico (vedi Mt. 13,52). A un discorso segue sempre un’azione. Alle parole di Gesù seguono le sue azioni che si completano e si spiegano a vicenda. In questo modo risulta chiaro per Matteo, che nella verità ci può essere solo un maestro: Cristo stesso. Ossia: nella comunità ci sono già gli inizi degli uffici ecclesiastici come ad esempio gli scribi, e tuttavia nessuno poteva essere superiore agli altri, ma all’interno della comunità tutti sono fratelli (vedi Mt. 23,8)
Ed infine per Matteo è importante che il suo insegnamento miri all’azione concreta. Nessun altro evangelista ha inteso il messaggio di Gesù come una sfida etica quanto lui. L’essere cristiano per lui non si limita alle giuste formule della fede, ma è decisivo che il comportamento del cristiano rispecchi la sua fede. Il modo in cui la comunità vive lo stare insieme fa vedere, a chi sta all’esterno, se essa è testimone di Cristo o se invece ne offusca l’esempio. Per Matteo amare il nemico è molto importante. Tutta la legge si può riassumere nei due comandamenti dell’amare Dio e il prossimo che qui vengono portati fino all’amore per il nemico (vedi Mt. 5,43). Perciò la domanda eticamente più importante è la disponibilità al perdono e alla riconciliazione. Invece di reagire ai conflitti con la violenza, Gesù nel vangelo di Matteo invita alla non violenza e all’amore. Nella sua passione Egli ci da un esempio di come la rinuncia alla violenza e al potere possa cambiare e salvare il mondo. L’obiettivo del suo vangelo è dunque quello di rafforzare la fede all’interno della comunità.
Questi punti fondamentali sono sufficienti a capire il contesto nel quale il capitolo 18 è legato alla regola della comunità. Vorrei qui proporre 4 temi che sono legati gli uni agli altri:
1. La domanda: chi decide in una comunità?
2. La cura delle anime o la ricerca della pecorella smarrita
3. La gestione dei conflitti all’interno della comunità
4. La grazia di Dio e la nostra mancanza di disponibilità al perdono
Riguardo alla prima domanda: chi decide in una comunità? Quando noi all’inizio del capitolo 18 leggiamo dei discepoli di Gesù rappresentiamo anche la chiesa. Questa rappresentazione è l’immagine della comunità di Matteo. Essere cristiano per Matteo significa essere un discepolo che si realizza seguendo Gesù. Alla chiamata di Gesù storicamente corrisponde oggi la sottomissione alla volontà espressa nel vangelo del Cristo risorto. Quando gli apostoli nel primo versetto chiedono chi sia il più grande nel regno dei cieli, è come chiedere chi sia il più grande nella comunità. Ovvero: chi deve decidere. Nessuna forma sociale esiste senza una guida. Anche nessuna comunità ecclesiastica. Tuttavia nella comunità secondo Matteo non dipende come nella vita dalla capacità di imporsi, di arrivare e dalla capacità di fare. Nella comunità quello che vale e che però facilmente si perde, è la capacità di coltivare il bambino che è in noi. Mt. 18.3: Se non ritornerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli. I bambini non sono dei santi, come genitori lo sappiamo bene. Ma i bambini vedono il mondo così come è. Sentono se qualcuno è veramente buono con loro o se vuole solo mettersi in mostra. I bambini fanno domande dirette senza inibizioni e falsi pudori. Non restano indifferenti quando vedono la sofferenza degli animali che vengono macellati e allora arriva la domanda: mamma, deve essere così? I bambini hanno ancora la speranza che tutte le cose possano andare bene quando ci si mette impegno. Si, loro possono avere fiducia, meravigliarsi e amare. Per questo Gesù prende un bambino come esempio di come noi possiamo entrare a far parte della comunità. Proteggere i piccoli, coloro che sono vulnerabili e deboli deve avere la precedenza. Si deve proteggere ciò che è delicato invece di calpestarlo. La gestione nella comunità si deve pertanto mettere alla prova. Riguardo a ciò si potrebbe discutere su come sia la situazione oggi.
Punto 2, ovvero la cura delle anime o la ricerca della pecorella smarrita. Questo, che definirei uno stile materno, lo illustra Matteo con la storia della pecorella smarrita: le pecore facilmente perdono l’orientamento. Quando si perdono, in genere non riescono a trovare la strada, ma iniziano a belare. E questo, in natura, attira i lupi e gli animali rapaci. Pertanto il pastore deve sbrigarsi a ritrovare la pecora smarrita e riportarla all’ovile. Riguardo la comunità vorrei riflettere ancora sulla cura delle anime. Questo è uno dei compiti chiave di un pastore. Non solo qui in Italia, dove la nostra comunità è piuttosto piccola, ma anche in Germania dove, in alcune regioni c’è una prevalenza di evangelici, dipende a chi ci si rivolge. Come diaconi, animatori, catechisti, insegnanti di religione o pastori non possiamo aspettare che le persone vengano in chiesa, ma dobbiamo andare a cercarle e seguirle. Cerchiamo di realizzare numerose iniziative, dalla cura delle anime a scuola fino ai consultori, alle visite al vicinato e lo stesso penso succeda nella chiesa cattolica. Come comunità non possiamo perdere di vista gli afflitti e i più sfortunati, gli anziani e i deboli, gli emarginati e i dimenticati. Questa potrebbe essere una questione da discutere in gruppo: chi è in difficoltà nella comunità e noi lo abbiamo trascurato?
Punto 3: la gestione dei conflitti all’interno della comunità. Nel capitolo terzo, dal versetto 15 si parla dei conflitti all’interno della comunità, come avviene in ogni società di uomini. Matteo qui suggerisce una soluzione del conflitto a più livelli. Innanzitutto si dovrebbe ricercare il dialogo diretto con l’interessato. Il che non è cosa facile. Quanto è facile parlare degli altri anziché con gli altri. Se ciò non dovesse portare a nulla, il colloquio dovrebbe essere fatto davanti a due testimoni e infine davanti a tutta la comunità. Se anche tutto ciò non dovesse produrre risultati, minacciare l’esclusione dalla comunità. Non viene detto qui se ciò deve essere per sempre o solo per un periodo limitato. Non c’è ancora diritto canonico ben definito. Le comunità sono ancora la forma principale di organizzazione della chiesa secondo il principio protestante. Non c’è alcuna posizione superiore alla comunità. Questo è il compito chiave, di sciogliere e legare (vedi versetto 18). Questo esercizio nella disciplina della chiesa dovrebbe agire per la sacralizzazione della comunità nell’ottica di scandali, dei precetti, della vita e del comportamento delle singole persone. Anche in un gruppo di ebrei di Qumran al tempo di Gesù, troviamo una regola simile. Si può capire il desiderio di essere riconoscibile all’esterno grazie ad un comportamento perfetto. Tuttavia questa forma di creazione della chiesa si può trasformare in una dittatura che non ammette qualcosa che sia diverso. Quanto è facile che una comunità da un corpus permixtum (vedi Mt 13, 24ff), nella quale convivono al tempo stesso le erbacce ed il grano, si arrivi ad una setta. Per evitare questo pericolo Matteo accosta a questo modello di soluzione dei conflitti interni la parabola del servo crudele. In questo modo arrivo al punto quattro.
Punto 4:La grazia di Dio e la nostra mancanza di disponibilità al perdono.
Alla domanda di Pietro (Mt 18,21): Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte? E Gesù gli rispose: Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Nell’ebraismo ai tempi di Gesù era normale perdonare un uomo che aveva peccato contro un altro, due o tre volte. Pietro con il numero sette vuole già superare questa cifra. Il sette è anche il numero perfetto. Tuttavia Gesù richiede una capacità di perdonare infinita, perfetta e senza limiti. La prerogativa più importante per una comunità è questa disponibilità al perdono senza limiti. Questo non si riferisce tanto alla quantità, quanto alla qualità. Si tratta di un perdono non solo a parole, ma con il cuore, con tutta la persona. Poiché la nostra disponibilità al perdono si basa sulla consapevolezza di vivere del perdono di Dio. Questo è quanto ci illustra la parabola del servo crudele che ha ricevuto dal re un grandissimo condono per un debito e poi è stato così duro con un suo fratello che aveva nei suoi confronti un debito esiguo che non poteva estinguere/pagare. Nella comunità cristiana non può succedere questo. Qui dal punto di vista protestante, traspare l’accento di Lutero sulla giustificazione del peccatore solo attraverso la grazia. Davanti a Dio manchiamo tutti della gloria che dovremmo avere presso Dio e abbiamo bisogno della sua grazia. Non dovremo privare i nostri fratelli e sorelle di questa grazia. Questi principi importanti per la riuscita di una comunità e di un gruppo all’interno della comunità, sono validi oggi come lo erano allora. E vale la pena di prenderli seriamente e di lavorare insieme. Quanto è facile invece, in caso di conflitti, uscire dal gruppo e dire: non voglio sapere più niente. Proprio come in una famiglia vale la pena di restare e di crescere e maturare grazie ai conflitti. Vale la pena anche in tempi nei quali è difficile credere, di continuare a cercare Dio. Vale la pena anche quando qualcosa dell’aspetto esteriore della chiesa non ci piace e di rimanere con i fratelli e le sorelle in caso di conflitti. Poiché abbiamo la promessa di Gesù: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. (Mt 18,20). Così nasce la chiesa, così nasce la comunità, così cresce la fede. Grazie!
 
Pastora Kerstin Vogt, Verona

 
 
03. Il mensile “Jesus” dedica un dossier ai protestanti d'Italia
 
Editoria. Strani cristiani d'Italia: il mensile “Jesus” dedica un dossier ai protestanti d'Italia

Roma (NEV), 25 gennaio 2012 - E' dedicato alla galassia evangelica italiana il corposo dossier del numero di febbraio di "Jesus", mensile di cultura e attualità religiosa edito dai Paolini. “I protestanti oggi: strani cristiani d'Italia”: questo il titolo del dossier a cura del caporedattore della rivista Giovanni Ferrò che - in occasione dell'annuale "Festa della libertà" degli evangelici del XVII Febbraio - ha voluto rendere conto della "grande vitalità che attraversa le chiese evangeliche storiche e non".
La pubblicazione - che presenta le principali denominazioni protestanti (valdesi, metodisti, battisti, luterani, pentecostali) - vuole andare al di là degli stereotipi e offrire un'immagine reale dei protestanti nel nostro paese, senza tralasciare tematiche anche spinose come quella delle benedizioni delle coppie gay. "Abbiamo voluto confrontarci con i diversi modi di declinare il Vangelo nella vita concreta del XXI secolo, con tutte le sfide che questo approccio comporta", ha affermato all’Agenzia stampa NEV Ferrò sottolineando anche la dimensione plurale dell'evangelismo italiano: dalla presenza sempre più massiccia del pentecostalismo, alla componente sempre più numerosa dei migranti nelle comunità. "Un dato di fatto che sta ridisegnando profondamente il panorama religioso italiano nel suo complesso e di cui non si può più non tenere conto”, ha concluso Ferrò.
Scopo dell'operazione editoriale è infatti quello di "far conoscere", come si legge nella presentazione del dossier: "Sono radicati nel nostro Paese sin dalle origini della Riforma, anzi da prima di Lutero, eppure sono quasi sconosciuti dalla gran massa degli italiani. Restano una piccola minoranza eppure raccolgono un numero di adesioni attraverso l’otto per mille che è dieci volte superiore al loro numero. Sono campioni di sobrietà e senso del dovere, ma anche alla ricerca di una spiritualità più ‘calda’ ed emotiva. Insomma, la galassia dei protestanti italiani mostra un volto che non corrisponde agli stereotipi". Il dossier raccoglie i contributi, tra gli altri, di: Laura Caffagnini, Gaëlle Courtens, Michele Lipori, Ai Nagasawa, Paolo Naso, Brunetto Salvarani, Iacopo Scaramuzzi, Vittoria Prisciandaro, Federica Tourn.
La rivista "Jesus" (euro 4,50) si trova sin dai primi di ogni mese in edicola e nelle principali librerie cattoliche. Questo numero sarà distribuito anche nelle librerie Claudiana di Torre Pellice, Torino, Milano, Firenze e Roma.
Fonte: NEV del 25 gennaio 2012, anno XXXIII, numero 4
 

04. Annuncio Pisa

Considerate le difficoltà che alcune persone, che mi hanno contattato per intraprendere un cammino di fede con la Chiesa luterana, manifestano abitando lontane dalle Comunità, ho suggerito di inserire un annuncio sul Bollut per mettersi in contatto con altri luterani. Spero quindi che l'annuncio trovi risposta e che possa contribuire a mettere in rete i luterani sparpagliati per il paese. (DK)

Mi chiamo Giuliano Testi, vivo a Vecchiano (Pisa) e vorrei entrare in contatto con altri luterani della zona di Pisa o Livorno per condividere questa esperienza. Contattatemi via mail all'indirizzo g.testi@cia.it.


 
 
 
 
 
 
     
     
 
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