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Bollut 067

www.bollutnet.org 
Luglio 2012

 
Indice:

01. Editoriale

02. Dieter Kampen: Conversione?

03. Testimonianza di Iris Schettino

04. Seminario teologico: rapporto

05. Approvate le Intese con gli ortodossi, gli apostolici e i mormoni

06. ASLI: Convegno teologico: Lutero e la mistica

 
01. Editoriale
 
Gentili Bolluttori,
con un Bollut particolarmente ricco di riflessioni auguro buone vacanze. Il prossimo Bollut vi raggiungerà in settembre.
Buona lettura!
Vostro Dieter Kampen (DK)

 
02. Dieter Kampen: Conversione?
 
 Nella nostra Comunità ogni anno qualche persona battezzata in Chiesa cattolica decide di aderire alla Chiesa luterana. Classicamente si parla di conversioni. Da una prospettiva ecumenica questo può creare dei problemi, cominciando dal termine “conversione”. Trattandosi di due chiese cristiane, non si tratta di una conversione nel senso che uno si converte a Cristo, ma, così si potrebbe argomentare, il cristiano già convertito cambia solo la chiesa in cui desidera vivere la propria fede. Però questa argomentazione non tiene conto della portata di un tale cambiamento che è infatti una decisione esistenziale che coinvolge gli strati più profondi della personalità. Non tiene neanche conto di ciò che realmente succede. É vero che ci sono anche persone che aderiscono alla nostra chiesa solo perché non sono d'accordo con il ruolo del Papa, con il celibato dei sacerdoti, con il ruolo della donna nella Chiesa cattolica, con i suoi precetti morali, con il suo ruolo politico ecc. e in questo caso non si può infatti parlare di conversione. Però in più delle volte il cambio della chiesa è accompagnato dalla scoperta di una comprensione diversa di Dio, dalla scoperta di un Dio che ci ama incondizionatamente e di una nuova libertà finora sconosciuta. La vita riceve una nuova direzione e quindi, almeno in questi casi, il termine conversione descrive al meglio l'accaduto.


Terminologia a parte, che forse andrebbe decisa da caso a caso, o meglio, dovrebbe essere decisa dagli interessati stessi, il fatto stesso di tale adesioni potrebbe creare sospetti antiecumenici. Qui c'è da dire che una certa fluttuazione tra le due chiese in ambedue le direzioni è del tutto normale, c'era e ci sarà sempre e corrisponde perfettamente alla libertà di coscienza e di religione che ambedue le chiese promuovono. Inoltre è da dire che il numero dei passaggi verso la Chiesa cattolica, almeno qui in Italia, è molto maggiore che nell'altra direzione, non tanto per la decisione cosciente degli interessati (ma anche questo succede) quanto per un'assimilazione culturale, cioè le coppie miste, già per una mancanza di chiese luterane sul territorio, si sposano in chiesa cattolica, battezzano ivi i loro figli, che poi frequentano la parrocchia, e già nella seconda generazione la Chiesa luterana è solo un vago ricordo.

Se poi un piccolo numero di persone diventa evangelica per scelta ciò dovrebbe essere ragione di rallegramenti per tutti. Infatti non ho mai visto che una persona ben integrata in una parrocchia cattolica diventasse luterana. Sempre si tratta di persone che già per l'un o l'altro motivo sono in rottura con la chiesa d'origine. In ricerca di un alternativa hanno trovato poi la figura di Lutero e la Chiesa luterana e non raramente questo incontro gli ha aperto una dimensione nuova di fede. Spesso gli interessati si avvicinano alla nostra chiesa con il chiaro intento di voler diventare luterani, cioè spesso la loro “conversione” sta a monte del primo contatto concreto. Purtroppo non tutti coloro che hanno rotto con la chiesa di maggioranza hanno trovato un'alternativa valida. La maggior parte riduce il contatto con la chiesa a qualche formalità o bandisce completamente la religione dalla propria vita oppure aderisce a qualche idea esoterica semireligiosa.

Visto questo grande numero di persone senza fede o con una fede senza casa, ogni adesione alla Chiesa luterana dovrebbe rallegrare – anche da un punto di vista cattolico, perché compito delle chiese certamente non è di promuovere se stesse, ma Gesù Cristo. Inoltre penso che un pluralismo ecclesiastico può essere di stimolo per tutti. Se c'è una conversione/un cambio verso un'altra chiesa, viene naturale chiedersi il perché. Così le fluttuazioni interrogano le chiese e aiutano a riscoprire dimensioni della propria fede magari trascurate. Infine ci dovrebbe stare la consapevolezza che nessuna chiesa può essere adatta per tutti, in quanto ogni chiesa segue un proprio paradigma teologico e culturale che, pur permettendo una notevole varietà nel concreto, delimita necessariamente la possibilità di espressione. In questa prospettiva possiamo oggi vedere la pluralità delle chiese non solo come ricchezza, ma persino come necessità al fine di comunicare Cristo a tutti. (DK)

 

03Testimonianza di Iris Schettino

 
Il 29 luglio, durante il culto domenicale, abbiamo avuto il piacere di accogliere due nuovi membri nella nostra Comunità. Generalmente in tale occasioni chiediamo ai nuovi membri di dare una testimonianza della loro fede che motivi la loro decisione. Siccome sono ricche di spunti di riflessione riportiamo qui la prima testimonianza, nel Bollut di settembre la seconda. (DK)

Sono nata e cresciuta in una famiglia cattolica.
Sono stata battezzata, ho fatto la prima comunione e le scuole elementari in un convento di suore.
Da bambina era naturale per me seguire certi rituali cattolici (la messa domenicale, la confessione, la preghiera quotidiana intesa come ripetizione delle “preghiere istituzionali cattoliche”) e pensare che le mie opere avessero un ruolo fondamentale e determinante in vista della salvezza della mia anima e della conquista della vita eterna.
Crescendo, però, ho cominciato a sentirmi sempre più estranea rispetto al mondo religioso che avevo conosciuto.
Io sentivo il bisogno di cercare un contatto personale e diretto con Dio, vivevo con disagio la mediazione dei sacerdoti che la Chiesa Cattolica impone, volevo formarmi una mia cultura religiosa partendo dall’Evangelo, e quando esponevo questo mio desiderio a qualche sacerdote cattolico venivo ripresa, perché, mi dicevano, “tu non sei in grado di interpretare le Sacre Scritture, devi fidarti di quello che ti trasmettiamo noi sacerdoti”.
Inoltre, i sacerdoti cattolici ponevano l’accento sulle mie opere, dicendomi che se volevo guadagnarmi la vita eterna dovevo per forza fare qualcosa di preciso. Non nascondo di aver pensato, in età adolescenziale, di farmi suora, perché, a sentire i sacerdoti, quello era il modo più sicuro per me per guadagnare la vita eterna.
Poi sono cresciuta. Il mio spirito critico si è raffinato, ed ho cominciato a pormi tante domande.
Leggevo l’Evangelo, l’ho riletto tante volte, e non vi ritrovavo nulla di quanto mi ero sentita dire in passato. Ho scelto di non cresimarmi, perché ho capito che la visione della fede che mi stavo costruendo da sola non combaciava con quella che tramandavano i cattolici.
Nell’Evangelo non è imposta la mediazione della classe sacerdotale. L’evangelo da solo è in grado di fornire le risposte alle mie domande, pensavo. E sono in grado di leggerlo da sola, senza bisogno che qualcuno mi insegni come interpretarlo.
Col passare del tempo ho smesso di frequentare le chiese cattoliche. Ho smesso di andarvi per confessare al sacerdote i miei “peccati”, pensando che, infondo, un sacerdote è solo un uomo, investito del suo potere da altri uomini, e che il vero perdono può venire solo da Dio. E a Dio potevo chiederlo io da sola, pregando nel silenzio della mia casa. Ho anche abbandonato le preghiere rituali cattoliche – tranne il Padre Nostro, che è dettato da Gesù stesso – ed ho scelto di pregare rivolgendo il mio cuore a Dio, e parlandogli liberamente come se l’avessi vicino.
Col passare degli anni, e con l’evolversi della mia vita, mi sono resa conto che sarebbe stato bello poter condividere la mia visione della fede e di Dio con altre persone, ma non avevo nessuno accanto a me che condividesse le mie idee.
Così ho cominciato a studiare, ho fatto delle ricerche ed ho trovato Martin Lutero, che mi ha detto “tu sei giustificata per sola grazia”. E’ stata l’idea più liberatoria che avessi mai incontrato.
Così mi sono accostata alla Comunità Evangelica Luterana di Trieste, ho incontrato diverse volte il Pastore Kampen, ho letto i libri che lui mi ha indicato, a cominciare dalla Libertà del Cristiano di Lutero, proseguendo poi con i libri scritti dal Pastore stesso (l’Introduzione alla teologia luterana e l’Introduzione all’etica luterana) e la Confessione Augustana di Melantone.
Ed ho ritrovato la dimensione della mia fede.
Ho cominciato a frequentare anche i culti, e li ho trovati perfettamente aderenti alla mia idea di culto: essenziali, puri, incentrati sull’Evangelo.
Mi sono liberata della mia ossessione per il peccato (nel senso che ora convivo con la mia natura imperfetta), mi sono resa conto, leggendo i 10 comandamenti con spirito nuovo, che il peccato è insito nella natura umana, e che l’Evangelo mi offre la via per la salvezza, nonostante la mia natura imperfetta. Dio mi ama, anche se sono imperfetta, e mi dona la salvezza con la sua scelta di grazia.
Mi sono liberata dalla schiavitù delle opere come mezzo per ottenere la salvezza, e mi sento immersa nell’immenso amore che Dio ci ha dimostrato con la testimonianza dell’Evangelo, mandando Gesù a redimerci tutti dai nostri peccati.
Ho trovato conferma di quello che avevo sempre pensato riguardo alla morale, ossia che l’etica, pur nella sua integrità e necessità, è autonoma ed indipendente rispetto alla fede.
Ho imparato che l’Evangelo mi ha liberata dalla schiavitù della legge, perché la legge ha lo scopo di dirmi quanto sono inadeguata rispetto ai precetti, e l’Evangelo mi offre la grazia di Dio come unica via per raggiungere la remissione dei peccati, la resurrezione e la vita eterna.
Ed il risultato di queste scoperte è che mi sento libera di amare il prossimo, con uno slancio rinnovato, dettato unicamente dalla mia fede e dalla gratitudine infinita che provo per Dio e per il suo immenso dono all’umanità. Mi sento libera di amare Dio, completamente e senza riserve, perché quello che lui mi chiede è solo di avere fede in lui.
L’Evangelo mi dice ciò che Dio ha fatto per me, e mi porta spontaneamente a seguire l’esempio di Gesù, ad amare senza riserve e liberamente Dio ed il mio prossimo.
La responsabilità, che deriva dalla libertà, la vivo come un ulteriore dono da parte di Dio, come un segno di fiducia in me da parte sua. Lui sa che sono imperfetta, ma sa che la fede in lui può orientare la mia vita verso scelte dettate dall’amore, scelte che, in quanto tali, difficilmente saranno sbagliate ai suoi occhi.
Tutto ciò mi ha portata ad abbandonare anche l’esigenza di dare un significato alle cose tragiche che accadono nel mondo (morte di persone care, calamità naturali, malattie incurabili, bambini che muoiono in tenera età per mancanza di cibo o di medicinali adeguati…). Il concetto luterano del Deus Absconditus mi ha liberata da questi pensieri. Una volta conosciuto il Deus Revelatus, e compreso che lui è amore, tutto il resto va a posto da sé. Non ha più importanza, per me, attribuire gli eventi tragici al caso oppure al diavolo (come suggeriscono i Cattolici). Se Dio è amore, e non c’è dubbio che sia così perché lo testimonia l’Evangelo, tutto ciò che nel mondo non esprime amore è estraneo a Dio, secondo me. E questo mi basta per rasserenarmi.
Accostarmi al Luteranesimo per me ha significato riscoprire l’amore di Dio, puro ed incondizionato.
E questo è tutto ciò di cui ho bisogno per vivere ed amare serenamente.
Iris Schettino

 
04. Seminario teologico: rapporto
 
Lutero imprevedibile e cattolico



Mai avevamo visto tante suore sotto un maxischermo, a tutto volume! Era la festa delle Battistine (domenica 24 giugno 2012), che nella loro pineta si erano degnamente preparate anche all’evento calcistico Italia-Inghilterra; ma ancora nessuno poteva immaginare che la prossima grande sfida avrebbe visto contrapposte le squadre dell’Italia papista e della Germania riformata…
Il tifo era sfegatato, anche da parte delle consacrate africane e asiatiche della congregazione, naturalmente tutte favorevoli al magistero pontificio e ai colori azzurri. Le suore avevano appena terminato di ospitare i partecipanti del seminario svoltosi al Decanato germanico sulla spiritualità di Martin Lutero; almeno in quel senso, i giochi erano fatti.

Malgrado la rilevante sfaccettatura di tagli teologici e di sensibilità culturale, la pazienza del pastore Kampen – moderatore degli incontri – aveva ormai avuto la meglio nel riprendere le fila del dibattito, caratterizzato da una pluriformità di contributi…



Primo giorno e prima sorpresa.

La relazione di Paolo Ricca (Lutero spiega se stesso: le Resolutiones del 1518) ha posto in evidenza la temperie culturale e la problematicità delle prime elaborazioni del monaco agostiniano circa la dottrina delle indulgenze cui non era per sé contrario, ma predicate in un modo che gli sembrava potesse tradire il messaggio cristiano e mettere a repentaglio la salvezza delle anime (contraddicendo la natura del pentimento e lo stesso credo biblico). Era un Lutero solo ai primi passi verso un rinnovamento ecclesiale, ancora cattolico e addirittura geloso della sua chiesa; zelante e non incline a una comoda pastorale del consenso.
Proprio perché il tariffario non era esoso, l’acquisto veniva predicato come “un buon affare”, differenziato secondo i ceti sociali e reso accessibile a tutti. Ma Lutero si preoccupava che il volto della chiesa rimanesse deturpato dal rapporto clientelare (con Dio!) sotteso alla pratica dello smercio, divenuto oggetto di solenne annuncio nelle chiese; evento che finiva per polarizzare la vita religiosa, deviandola verso uno zibaldone di dottrine (invece che tenere uniti al Signore, ridotto a controllore di atti esteriori). Al centro del rapporto, Lutero voleva riproporre una relazione coinvolgente e personale con l’Altissimo.
Egli non interviene solo per un motivo teologico, ma anche per il rispetto del suo ruolo pastorale. Infatti, nella pratica di confessore si accorgeva che le persone si affidavano più all’indulgenza che alla teologia della Croce o all’annuncio della remissione dei peccati attraverso la morte del Cristo. Un’illusione di salvezza che costringeva a porre cura e attenzioni verso dettagli e pratiche estrinseche – anche prive d’un ravvedimento – ma che provocavano un serio distacco col Gesù Crocifisso e Risorto (dal quale si poteva fuggire comprando).
Dunque un Lutero pastore, non solo professore; egli rivendicava coerenza con gli incarichi affidatigli dalla stessa chiesa, tanto che intervenire gli era parso un obbligo morale e non un’opzione da trattare in modo diplomatico, proprio perché era in gioco la fede: in cosa credere? La necessità di prendere posizione – mentre viceversa desiderava vivere meditativo e appartato – gli è sorta dalla consapevolezza del pericolo incombente della dannazione delle anime, sottoposte alla pressione di sermoni che sviavano i cuori.
Ancora paladino del papa e della chiesa, Lutero denunciava i vademecum a sussidio dei predicatori, i quali diffondevano criteri estranei alle bolle che indicevano le indulgenze, andando ben oltre i confini prescritti e rovinando l’immagine del vescovo di Roma; tutto pur di rastrellare offerte. Non a caso, il risultato finale della Riforma è stata persino una benedizione per la chiesa cattolica, anch’essa obbligata a un dibattito interno e infine ad una risposta che almeno ripristinasse la figura pastorale dei vescovi, prima smarrita in un garbuglio di compromessi con l’arcaico ruolo di prìncipi.



Secondo giorno, e riecco il Lutero che non ti aspetti…

Mons. Franco Buzzi, prefetto dell’Ambrosiana, ha commentato alcune omelie tenute da Martin Lutero, in particolare su Es. 3, 14.15 (il Nome di Dio) e su 1Gv. 4, 8-9.16 (Deus Caritas est). Nella prima parte del suo contributo, l’oratore ha sottolineato l’entusiasmo e il fervore di Lutero, quasi stupìto di un Dio che rivolge parola all’uomo; ritenendo che per ascoltarlo si dovrebbe essere disposti a percorrere tutta la terra… Infatti, la sua chiamata diviene un principio-motore e una forza di trasformazione, anche perché “non mortuorum Deus, sed viventium”, il quale desidera aiutare (helfen) a emanciparsi (non secondo mentalità interpretative astratte, come nelle varie regole di carattere religioso).
Così, altro è una suora che si sente salva perché casta, altro è dire: sono salvo in Cristo. E unico spartiacque che dirime le opinioni è il Crocifisso; in Lui Dio ha posto il suo Nome e il suo Segno, ed è per mezzo della Croce che si conosce l’essere di Dio e il suo modo di rapportarsi a noi, non secondo le nostre attese. Il Nome del Signore (che non viene meno e rivela eternità) non può somigliare a quello di un essere transeunte: nessuno può asserire “ego sum vel ero” perché di passaggio, come acqua che scorre; siamo privi di una consistenza che non vacilli, quindi solo attraverso la fede possiamo inerire in Lui, che però sostiene il debole rendendolo forte; ma in questo travaglio e rielaborazione siamo poi liberati da ogni condizionamento. Una lettura del Nome divino tutta volta alla Cristologia, poiché lo svelamento del Volto supremo diventa rivelazione della stessa Risurrezione.
“Ego solus maneo”, quindi solo nel “Deus viventium” possiamo essere, e non-secondo-ragione, né a partire da pregiudizi giustizialisti, che infine scambierebbero il Dio dell’Eccedenza con le aspettative di una semplice creatura (legata da mentalità retributiva). Ecco il rapporto fra Nome e Benedizione, fra “Ego ero qui ero (sum qui sum)” e “Ego sum Deus Abram”: la Promessa poteva essere adempiuta solo da Dio. Pertanto nella Rivelazione “Deus Abram” Lutero ritiene contenuto sia il Cristo che il Vangelo, sia il Battesimo che la Risurrezione dai morti. Un Dio della vita ma che per celebrare umilia, per esaltare distrugge; e la sua Opera si nasconde sotto specie contraria, in una sorta di “opus alienum” che non può essere mercanteggiata.
Nella seconda parte della relazione, don Franco si è soffermato su un’omelia singolare di Lutero concernente il rapporto tra fede e carità. Dio è Amore in sé, non perché elargisce favori, né perché gli manifestiamo un culto. La sua Carità si manifesta non tanto perché accetta le cose nostre, ma perché egli ci dona le sue. Tuttavia, la fede e l’accoglienza della Parola non possono essere valutate in se stesse; quindi l’amore resta il segno della vera fiducia (che appunto “solo nei falsi cristiani non traspare”). L’immersione nella vita di Dio non è conoscibile altrimenti che verificando l’opinione sul prossimo e come si partecipa del dolore altrui: “Impossibile che la fede non ami; impossibile che chi riceve il Regno dei cieli non sia disposto a dare una piccola porzione del regno della terra”.
La somiglianza con Dio-Agape si vede dalla carità, che proprio la fede fa sorgere; “in attesa della comunione celeste, è la fede che ci porta… ma il Sangue di Cristo è proficuo”. La fede è trionfatrice, vincente il criterio del mondo. Il Nome svelato a Mosè aveva tratti singolari: per la prima volta una divinità veniva associata non all’epiteto di un territorio o di un’altura, ma a delle persone (Deus Abram…). Ciò esprimeva il tratto di un Dio propenso al dialogo con l’uomo e addirittura coinvolto con le sue vicende. Anche 1Gv.4 rivela il Nome di Dio, qui come Amore… Nome di spicco non solo relazionale e addirittura federale, ma caratterizzante il suo essere (per antonomasia), affinché ne diventiamo strumenti: “ut vivamus per eium” (vs. “per nos”).



Una diversa divinizzazione…

“Cosa significa il termine spiritualità?”. Così ci ha provocati alla discussione il pastore Dieter Kampen, che ha voluto il contrinuto di tutti. Dopo le relazioni di Ricca e Buzzi circa le prime elaborazioni di Lutero in cammino verso la Riforma, il seminario ha avuto sunto in una conclusione di lavori che ha messo a fuoco i criteri sorti dal contributo della nuova visione della comunione con Dio nata nelle ricerche innovative del XVI sec. Essa non si è più identificata con una sorta di fuga mundi o di separazione dal reale, ma più saldamente con quei princìpi esistenziali sulla base dei quali l’uomo moderno e contemporaneo punta e si gioca la vita concreta, senza sottostare all’eccezionalità conformista dei cosiddetti e tradizionali consigli evangelici (castità, povertà, obbedienza) di sfera moralista e religionista.
Essenzialmente, nel mondo luterano non vi è divisione pregiudiziale fra una spiritualità forte (vissuta da un ceto religioso distinto) e una debole (più tipicamente laicale). La via luterana si distingue dal confessionalismo tradizionale e si distacca da esso per una scelta legata a un’opzione fondamentale caratterizzante l’uomo globalmente inteso (non frammentato in una miriade di atteggiamenti esteriori, puntuali e contingenti). Una proposta di fede che s’identifica con un coinvolgimento radicale (nella morte e nella rinascita insieme al Cristo), ben distinta da una profferta astratta e devota di vita pia; un affidarsi al Signore, ma vissuto nel mondo e nello spirito dell’Evangelo, senza arcaici timori d’impurità e con una viva relazione con Dio nel quotidiano, in un’etica diffusa della responsabilità.
La nuova spiritualità vuole un riscatto di tutto l’essere della donna e dell’uomo in situazione, per dare spazio alla vita con il Risorto, senza la stretta necessità di separare luoghi e forme di culto (prima di Lutero valutate indispensabili e fisse). La riscoperta di una spiritualità cristiana interiormente esistenziale ed esteriormente anti-istituzionale fa sorgere e stimola in ogni circostanza l’apertura all’eccezionale di Dio, che sovrasta il ricordo storico. Tutto in una relazione di fiducia che non porta a conoscenze generiche della divinità, ma che fa chiarezza sulla vita normale (persino frammentata) ma impregnata dalla Parola e con una valenza che si distacca da proposte di svalutazione del creato o di spersonalizzazione ascetico-religiosa.
Una mistica nuziale del tipo “ferro e fuoco”, sperimentata nella gratuità; ove il punto d’arrivo non è che l’umanità si faccia angelica ma che ridiventi sempre più umana.


don Giuseppe Nespeca e Teresa Girolami


 
05. Approvate le Intese con gli ortodossi, gli apostolici e i mormoni
“La Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) si rallegra vivamente per l’approvazione definitiva al Senato delle Intese con la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, la Chiesa Apostolica in Italia e la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni (mormoni), per la quale si è convintamente spesa e impegnata”. E’ quanto ha dichiarato il pastore Massimo Aquilante, presidente della FCEI, alla notizia dell’approvazione definitiva delle tre Intese, avvenuta mercoledì 18 luglio, da parte della Commissione Affari Costituzionali del Senato, riunita in sede deliberante.

Soddisfazione anche da parte dei due relatori dei testi di legge, i senatori Lucio Malan (PdL) e Stefano Ceccanti (PD). “Oggi sono stati fatti tre passi importanti per la libertà religiosa in Italia”, ha dichiarato Malan che ha aggiunto: “Sono particolarmente contento di avere lavorato a questi provvedimenti, in quanto la mia confessione religiosa, quella valdese, è stata la prima ad ottenere una intesa nel 1984 e da allora ci siamo battuti per garantire lo stesso diritto agli altri”. Il senatore Ceccanti ha invece sottolineato il fatto che in questa legislatura sia “passato per la prima volta il principio per cui le leggi relative alle intese si possono approvare direttamente in commissione in sede legislativa accelerando un iter che è di per sé complesso”.

Il presidente FCEI Aquilante ha voluto ricordare anche le altre tre Intese con l’Unione buddista italiana, l’Unione induista italiana e la Congregazione cristiana dei testimoni di Geova, i cui testi di legge sono ancora fermi al Senato in prima lettura. “La nostra Federazione – ha detto Aquilante – auspica che con tempestività le Camere giungano all’approvazione di queste Intese ancora in itinere”.

Fonte: NEV-CS25

 
06. ASLI: Convegno teologico: Lutero e la mistica



ASLI – Accademia di Studi Lutereani in Italia

I. Convegno teologico

28-29 Settembre 2012

Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Sala delle Accademie
Piazza Pio XI, 2 - Milano

Lutero e la mistica

Programma: Bozza

Venerdì 28 Settembre

Ore 17: Saluto: Prof. Franco Buzzi - Prefetto della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Presidente dell’Accademia Ambrosiana
Presentazione dell'ASLI: dott. Giorgio Ruffa - Presidente dell'ASLI
Introduzione al tema: Pastore Dieter Kampen – Vicepresidente dell'ASLI

Ore 17.30: I. Relazione:
Prof Paolo Ricca – Prof. emerito della Facoltà Valdese
L'interesse di Lutero per la “Theologia deutsch”


Sabato 29 Settembre

Ore 9.30: II. Relazione:
Prof. Franco Buzzi
"La fede di Abramo" nei commentari (Genesi, Romani e Galati)

Ore 11.30: III. Relazione:
Prof. Sven Grosse - Staatsunabhängige Theologische Hochschule (STH), Basilea
Lutero come mistico e Bonaventura.


Ore 16: IV. Relazione:
Prof. Michele Cassese – Trieste
La mistica nuziale in Lutero e nel pietista Zinzendorf.

Ore 18: V. Relazione:
Pastore Dieter Kampen - Trieste
Il carattere mistico della fede pura.

Convegno pubblico - ingresso libero.

 
 
 
     
     
 
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