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Bollut 072

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Gennaio 2013

 
Indice:

01. Editoriale

02. Dieter Kampen: Sette Settimane Senza

03. NEV + Dieter Kampen: “Luteranorum coetibus”?

04. NEV: Consultazioni tra la Comunione di chiese protestanti europee (CCPE) e il Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani

05. Claudiana: Gianni Long: In viaggio con Bach

 
01. Editoriale
 
Cari Bollutori,
la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, che d'altronde qui ha a Trieste ci ha fatto vivere dei momenti significativi con culti in italiano, sloveno e tedesco, si è da poco conclusa, e anche in questo Bollut l'ecumenismo ci interessa – con una notizia buona e una meno buona. Intanto pensiamo già alla Quaresima che si avvicina e anche se essa è definita come tempo di preparazione, mi sembra che essa stessa ha bisogno di un tempo di preparazione per cominciarla subito con il giusto spirito. Mancano ancora due settimane.
Vostro
Dieter Kampen (DK)
 
 
02. Dieter Kampen: Sette Settimane Senza
 
Sette Settimane Senza
13 febbraio – 31 marzo
Motto: „Rischia qualcosa!“
 
Da oltre 20 anni la Chiesa Evangelica in Germania (e ormai in molti altri paesi), durante la Quaresima, promuove l'azione “Sette Settimane Senza”.
La Quaresima precede la Pasqua ed è tradizionalmente un tempo di preparazione, digiuno e conversione. Come l'avvento è quindi un periodo dell'anno liturgico particolarmente intenso e sentito.
Solo che con il tempo la tradizione non combaciava più con il vissuto di una società cambiata. Veniva sentita come un'imposizione estranea con regole apparentemente senza senso, come moralismo antiquato e come formalità bigotta. Che senso infatti ha mangiare pesce invece della carne se il pesce costa il doppio? Tutto ciò ha condotto al fatto che gran parte della popolazione non segue più la Quaresima.
Però con ciò si perde anche un esperienza spirituale preziosa. Non è per caso che il digiuno viene praticato in tutte le religioni o che tutte le religioni conoscono dei tempi particolari. Non sono solo tradizioni nate per caso, ma per un preciso bisogno spirituale. La fede ha bisogno di tempi forti e di esperienze significative. Nel momento in cui la fede non viene più sperimentata, perde ogni significato per la nostra vita.
Perciò l'azione Sette Settimana Senza cerca di ricuperare la Quaresima per l'uomo d'oggi. Coloro che partecipano rinunciano per sette settimane a qualcosa di importante, ma superfluo. Esempi sono l'alcool, il fumo, i dolci, ma anche cose come la televisione, la macchina, shopping ecc. Ognuno sa meglio a cosa può e dovrebbe rinunciare. Chi vuole, può anche esperimentare digiuni classici.
Però anche se le modalità sono individuali e a misura della singola persona, non si tratta di una cosa individualistica. Il singolo è inserito in una Comunità locale e internazionale (solo in Germania sono circa 2 milioni di partecipanti), con cui si può condividere le proprie esperienze e sostenersi a vicenda.
Inoltre, ogni anno il comitato organizzativo sceglie un tema e fornisce materiali a proposito per promuovere una comune riflessione. Il motto di quest'anno è: “Rischia qualcosa”.
Infatti già la partecipazione a Sette Settimane Senza è un rischio: Non si sa come ci si sentirà vivendo in un modo diverso. Non si sa, se si riuscirà a mantenere l'impegno durante tutto il periodo, e quindi si rischia di deludere se stesso e gli altri. Idealmente questa Quaresima dovrebbe dimostrarci che un'altra vita è possibile e desiderabile, che è stato saggio affrontare il rischio della partecipazione. A partire da queste esperienze possiamo rischiare anche altro. Possiamo cambiare le abitudine della vita di ogni giorno, possiamo iniziare qualcosa che già da tempo volevamo fare, ma che per l'un o l'altra scusa non abbiamo mai affrontato, oppure possiamo anche affrontare cambiamenti radicali della nostra vita. Non si può sapere in anticipo quali cambiamenti le esperienze raccolte durante la Quaresima produrranno. Quando si comincia qualcosa di nuovo e sconosciuto, non si sa mai come finirà. Bisogna rischiare! (DK)

 
03. NEV + Dieter Kampen: “Luteranorum coetibus”?
 
Polemica. Il "no" dei luterani mondiali agli ordinariati per entrare nella Chiesa cattolica
Il segretario generale Martin Junge: "Comprometterebbero le relazioni ecumeniche"

Roma (NEV), 23 gennaio 2013 - Niente ordinariati ad hoc per i luterani che desiderano entrare in comunione con la chiesa cattolica mantenendo tuttavia parte delle proprie tradizioni ecclesiali e liturgiche. Il 18 gennaio il segretario generale della Federazione luterana mondiale (FLM), Martin Junge, ha respinto l'ipotesi suggerita qualche giorno fa dall'arcivescovo Gerhard Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, di introdurre tali ordinariati, sul modello di quelli già istituiti per gli anglicani tradizionalisti, contrari all'ordinazione delle donne e delle persone omosessuali. Un secco "no" è arrivato anche dal vescovo luterano Friedrich Weber, presidente della Comunione di chiese protestanti in Europa (CCPE).
Fermo restando il naturale diritto di ogni singolo credente di convertirsi, la possibile creazione di un ordinariato, secondo il pastore Martin Junge, "manderebbe un segnale sbagliato" ai luterani ecumenicamente orientati. Essa per Junge non solo suscita "problemi teologici", ma avrebbe anche "profonde ripercussioni ecumeniche" sulle relazioni tra le due confessioni.
La proposta avanzata dal capo dell'ex-Sant'Uffizio è arrivata non solo alla vigilia della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani (SPUC), ma soprattutto a pochi giorni dallo "storico" summit sul tema dell'ecclesiologia previsto dal 7 al 9 febbraio a Vienna tra la Comunione di chiese protestanti in Europa (CCPE) e il Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, il primo di una serie. Il teologo valdese Fulvio Ferrario, che sarà a Vienna come membro della delegazione della CCPE, in una intervista al settimanale "Riforma" in uscita il prossimo 25 gennaio, ha dichiarato: "Rimaniamo colpiti dal fatto che casualmente, certo, questa notizia ci raggiunge nel corso della SPUC, il che può essere considerato con un poco di ironia, ma non senza realismo, come un sintomo dell’attuale situazione ecumenica. Su questa base il dialogo ecumenico certo non si bloccherà ma non potrà contare su particolari slanci di entusiasmo".
L'ipotesi di allargare anche agli eredi del monaco agostiniano Martin Lutero la soluzione offerta dal papa agli anglicani per mezzo della costituzione apostolica "Anglicanorum coetibus", era stata avanzata per la prima volta il 30 ottobre, alla vigilia della festa protestante della Riforma, dal cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani.

Fonte: NEV del 23 gennaio 2013, anno XXXIV - numero 4

 
 
Dieter Kampen: “Luteranorum coetibus”?

Vorrei fare qualche considerazione su questo fatto. Innanzitutto bisogno fare una differenza nella valutazione tra un ordinariato per gli anglicani e uno per i luterani. Tra gli anglicani è sempre esistita una corrente cattolica e l'ordinariato è stato istituito con il benestare dell'Arcivescovo di Canterbury. Naturalmente anche tra i luterani ci sono correnti che si sentono più vicino agli altri evangelici e altri che si sentono più vicini al cattolicesimo. Però anche per quest'ultimi vale che hanno un solido fondamento evangelico. Inoltre gli organi direttivi luterani si sono espressi subito contrari a un ordinariato per i luterani cattolici.
Per quale motivo la chiesa cattolica crea o vuole creare questi ordinariati? Qualcuno benpensante potrebbe vedere qui realizzato l'ideale di una chiesa unita, ma nello stesso tempo plurale, multiforme e quindi tollerante. Però è da considerare che questa pluralità riguarda solo i riti e parzialmente il diritto e l'amministrazione, mentre la dottrina della chiesa cattolica deve essere abbracciata in ogni sua parte. Visto inoltre lo sviluppo ai vertici della curia romana, mi sembra che si debba leggere l'idea dell'ordinariato per i luterani in una strategia conservatrice.
L'idea di base della corrente tradizionalista nel vaticano è che la chiesa cattolica, sotto la guida del papa, è l'unica vera chiesa nel senso pieno, istituita da Gesù Cristo e depositaria della verità. Però purtroppo c'è una forte contraddizione tra questa pretesa e la realtà. Non è tanto il fatto che un miliardo di cristiani, cioè incirca la metà, non fa parte della chiesa cattolica, perché questi si potrebbe qualificare facilmente come pecore erranti, se non come eretici, ma piuttosto che la chiesa è stata divisa teologicamente e territorialmente nei scismi dell'oriente (1054) e dell'occidente (Riforma). Quindi la chiesa cattolica non può affermare l'universalità che come unica vera chiesa rivendica. Questa ferita, che mette in dubbio tutto il fondamento teologico dell'ecclesiologia cattolica, può essere guarita soltanto (da un punto di vista tradizionalista) re-inglobando ortodossi e protestanti. Si può presumere che l'idea, che sta dietro questi nuovi ordinariati, sia questa. Non ha tanta importanza se ne aderiscono molti o pochi luterani. importante è il fatto che esistano, perché garantiscono così la ricostituita universalità della chiesa cattolica, mentre i luterani rimasti fuori della comunione con Roma vengono ulteriormente squalificati.
Non è certo un'interpretazione gentile, ma tutti i segni degli ultimi anni fanno pensare che il tradizionalismo determina buona parte della politica vaticana. Naturalmente le autorità vaticane non ci dicono questo. Invece dicono di voler solo venir incontro a una richiesta da parte luterana che da buoni cristiani non possono rifiutare.
Però guardando un po' più da vicino, vediamo che questi gruppi luterani sono “chiese” sui generis. Non appaiono nell'elenco delle chiese membri della Federazione mondiale luterana. Sono piccoli gruppi divisi dalle chiese ufficiali che si distinguono da una mentalità tradizionalista al cui credo appartiene tra altro il rifiuto dell'ordinazione delle donne e della benedizione delle coppie omosessuali. Questi sono però solo sintomi di un rifiuto generale della società odierna. Il mio sospetto è che questi gruppi isolati e insignificanti vogliono farsi importanti e assumersi un ruolo centrale nella storia della salvezza, cosa che apparentemente riescono con la conversione alla chiesa cattolica riportata in tutti i giornali del mondo.
L'eco mediatico è infatti grande. Non solo ascoltiamo di queste “chiese” che vogliono tornare a Roma, ma leggiamo anche di pastori e personalità celebri che si convertono al cattolicesimo. Assistiamo quindi a un generale ritorno a Roma? No, anche se i media sembrano suggerirlo, le statistiche dicono il contrario. In Germania p.es. le conversioni da cattolici a evangelici sono quattro volte superiore che nell'altra direzione e per altri paesi abbiamo cifre simili. Comunque è da dire che le conversioni, almeno in Germania, sono numericamente insignificanti rispetto al numero di coloro che abbandonano le chiese, alla migrazione e ai cambiamenti demografici.
Anche il fenomeno degli Anglicani entrati nell'ordinariato creato dalla chiesa cattolica è numericamente del tutto insignificante. Si tratta in tutto il mondo di circa 4000 persone (d'altronde con un assurdo rapporto sacerdoti-laici di 1 a 15), quindi di cifre del tutto trascurabili.
Visto questi dati, che parlano piuttosto di un insuccesso, perché la chiesa cattolica vuole istituire anche un ordinariato per i luterani? Non c'è nessuna necessità visto che niente impedisce a loro di diventare cattolici e già esistono regole che permettono a un pastore luterano convertito di rimanere sposato. Quindi l'unica spiegazione, oltre a quella data sopra, è che si vuole incentivare la conversione di certi gruppi.
Questo mi dispiace: non per la chiesa luterana, perché questi gruppi non fanno parte delle nostre chiese ufficiali, che quindi non perdono niente, ma mi dispiace per le sorelle e i fratelli cattolici che nelle parrocchie cercano di portare avanti una chiesa ecumenica e aperta alla società e ai suoi problemi. Mentre loro alla base cercano di mettere in pratica gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, i vertici cercano di raccogliere le forze conservatrici. Infatti se gli anglicani e i luterani ultratradizionalisti si sentono attirati dalla chiesa cattolica e bussano alla sua porta, non è certo un buon segno per il suo sviluppo.
Come sia, per il momento l'istituzione di un ordinariato per i cosiddetti luterani è solo un progetto. Visto che le chiese luterane ufficiali hanno subito espresso la loro contrarietà, speriamo che la chiesa cattolica, con riguardo ai buon rapporti ecumenici, faccia retromarcia e seppellisca quest'idea infelice. (DK)

 
04. NEV: Consultazioni tra la Comunione di chiese protestanti europee (CCPE) e il Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani
 
Ecumenismo. Al via il dialogo tra Comunione di chiese protestanti europee e Vaticano
A Vienna, dal 7 al 10 febbraio prossimi, sarà presente anche il teologo valdese Fulvio Ferrario

Roma (NEV), 30 gennaio 2013 - L'ecclesiologia sarà il tema al centro del primo incontro di una serie di consultazioni tra la Comunione di chiese protestanti europee (CCPE) e il Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, previsto dal 7 al 10 febbraio prossimi a Vienna. Il tema è tra quelli più controversi nell'attuale dibattito ecumenico, come precisa il vescovo luterano austriaco e segretario generale della CCPE, Michael Bünker: “Il dialogo sulla comprensione della chiesa e sulla via dell'unità ha la più alta priorità nell'ecumenismo di oggi. Ho molta speranza nei risultati di queste consultazioni e credo che il nostro documento ecclesiologico fondamentale ‘La Chiesa di Gesù Cristo’ (1994) possa essere un buon punto di partenza”. Della delegazione della CCPE - guidata dal vescovo Friedrich Weber, nuovo presidente dell'organismo ecumenico protestante – farà parte anche il professor Fulvio Ferrario, docente di teologia sistematica alla Facoltà valdese di Roma. “Ciò che di nuovo porta questa serie di consultazioni – ha rilevato Ferrario all’Agenzia stampa NEV – è che per la prima volta il Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani assume come interlocutore non una chiesa – come accade nei dialoghi bilaterali - ma una Comunione di chiese quale è la CCPE”.
La Comunione di chiese protestanti europee promuove un modello ecumenico di unità sulla base del motto "unità nella diversità riconciliata". Conta 106 chiese membro in tutta Europa in rappresentanza di più di 50 milioni di persone: chiese luterane, riformate, unite, metodiste, che grazie alla Concordia di Leuenberg (Svizzera) stipulata nel 1973, si prestano mutuo riconoscimento dei ministeri e dei sacramenti. Per ulteriori informazioni www.leuenberg.eu.
 
Fonte: NEV del 30 gennaio 2013, anno XXXIV - numero 5
 
 
05. Claudiana: Gianni Long: In viaggio con Bach

 
Gianni LONG, In viaggio con Bach. Una guida di viaggio biografica
Prefazione di Holger Milkau
Torino, Claudiana, 2012
pp. 176, euro 15,00

Gianni Long scrisse ormai parecchi anni or sono una notevole biografia di Bach, Il musicista teologo: ora gli ha dedicato un altro omaggio scrivendo questo libro che, prendendo le mosse dai luoghi bachiani, offre un’ampia e vivace presentazione della vita e dell’opera del musicista. È un volume – abbondantemente illustrato e curato graficamente (quindi particolarmente adatto a un regalo) – che non solo è utile a chi abbia intenzione di compiere un viaggio sulle sue orme (con preziosi suggerimenti nascenti dall’esperienze di molteplici viaggi), ma che può interessare e incuriosire – per le molte informazioni contenute – tutti e tutte coloro che amano la musica di Johann Sebastian Bach.

L’intenzione del libro non è solo quella di far conoscere l’ambiente geografico e storico in cui visse e lavorò Bach e di far trovare così nel genius loci un pizzico della quotidianità di un uomo storicamente ormai lontano da noi, ma è soprattutto l’invito a confrontarsi con la sua testimonianza musicale e conoscere così meglio il suo modo di sentire e vivere la fede (dalla Prefazione di Holger Milkau).




 
 
 
 
 
 
 
     
     
 
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