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Bollut 078

www.bollutnet.org 
Luglio/Agosto 2013

 
Indice:

01. Editoriale

02. Gianfranco Hofer: SU FLACIO ILLIRICO NELLA CULTURA ITALIANA

03. ASLI – CELI: Seminario teologico: rapporti

04. ASLI: Giornata teologica 2013

05. Claudiana: Mario Miegge: Martin Lutero (1483-1546). La Riforma protestante e la nascita delle società moderne

 
01. Editoriale
 
Cari Bollutori,
Spero che abbiate il tempo e i mezzi necessari per permettervi una piccola vacanza. Perché non nella bella Istria, patria del Riformatore Matthias Flacius Illiricus? Forse vi ispira il saggio qui sotto.
Buona lettura!
Vostro
Dieter Kampen (DK)

 
02. Gianfranco Hofer: SU FLACIO ILLIRICO NELLA CULTURA ITALIANA

Prima di presentare l'articolo, vorrei ricordarvi il contributo nel Bollut 022: Luka Ilić: Primus Truber (1508-1586), the Slovenian Luther, che trovate nell'archivio di www.bollutnet.org. Inoltre vorrei farvi notare il sito www.flacius.net. Il sito è stato ideato dai collaboratori del museo dedicato a Matthias Flacius Illyricus ad Albona/Labin in Istria, Croazia. Per chi non sa il croato, c'è anche una versione in italiano e una in tedesco.
Matthias Flacius, nato ad Albona/Labin, il 3 marzo 1520 appartiene alla seconda generazione della Riforma e quindi non è molto conosciuto, ma ciò non diminuisce il suo grande spessore intellettuale e la sua importanza. Flacius ha prima studiato a Venezia, dove poi suo zio Baldo Lupetino, dopo 14 anni di carcere, è morto di martirio. Flacius invece è andato in Germania dove ha studiato presso Lutero. Dopo la morte di Lutero, Flacius si sentiva come il suo successore e ha dedicato tutta la vita per difendere la dottrina pura di Lutero. Ha scritto oltre 200 libri e opuscoli. Tra altro era il redattore di una storia della chiesa, scritta a più mani, che per 200 anni rimaneva l'opera di riferimento (vedi http://141.84.81.24/digilib/centuriae.htm). Ha scritto un importante libro sull'interpretazione della Bibbia, ritenendo che ogni versetto dovesse essere interpretato nel suo contesto. Probabilmente aveva la biblioteca privata più grande della sua epoca. Quindi, se passate le vostre vacanze in Istria, non esitate a visitare il museo di Albona a lui dedicato.
Ringrazio il Prof. Hofer per aver messo a disposizione l'articolo che si può visualizzare in formato PDF, cliccando sul titolo. (DK)



 
03. ASLI – CELI: Seminario teologico: rapporti
 
Ecco due rapporti complementari riguardo al seminario teologico 2013. Ringrazio i due partecipanti Federica Cordasco e Christian Mauro per i due articoli. Buona lettura! (DK)

Articolo su “Seminario Asli, 21-23 giugno 2013”.
di Federica Cordasco

“Non perché sei bello sei amato, ma sei bello perché sei amato”. (Martin Lutero).
Cause della Riforma, la “Lettera a Leone X”, Tristezza e gioia secondo Lutero nel Grande commentario ai Galati, la Teologia della Croce (Dio, l’uomo e la chiesa ai piedi della croce), ed uno studio per una preparazione al cinquecentenario del 2017 sono state le tematiche fondamentali del seminario teologico di questo anno, tenutosi a Roma dal 21 al 23 giugno con i professori Franco Buzzi e Michele Cassese, il pastore Dieter Kampen e numerosi partecipanti interessati e motivati profondamente ad ampliare la propria conoscenza della teologia luterana.

Cause della Riforma. (prof. Michele Cassese)
Secondo lo storiografo positivista Leopold Von Ranke la Germania è nata con Lutero. La lingua tedesca infatti, deriva dall’unione di due dialetti di Sassonia e Turingia, lingua nella quale Lutero tradusse la Bibbia. Tra le cause della Riforma quella che sembra emergere come causa preminente è quella teologica. Grazie alla disponibilità e professionalità dei relatori è stato possibile intervenire vivacemente durante il seminario, che si è trasformato infatti in un vero e proprio dibattito aperto su alcune questioni, tra le quali anche sulle cause della Riforma. Se motivazioni e tesi come quella dello jus reformandi affidato ai prìncipi per motivi prettamente strategici così come ci viene proposto da alcuni attraverso i secoli, appaiono sullo sfondo della Riforma, così come anche le accuse avanzate nei confronti di Lutero da parte di altri storiografi che dimostrano di non aver letto Lutero per come era realmente, vedasi ad esempio “Storia delle eresie” del 1882, di Alfonso Maria Liguori, in cui Lutero è paragonato al diavolo, ciò che invece emerge come vera e propria causa scatenante della Riforma sono proprio le motivazioni teologiche che indussero Lutero all’ardente desiderio di riformare la Chiesa. Joseph Lortz, come storico cattolico, ci fa conoscere realmente Lutero, come uomo profondamente religioso, come “mare di energie, di impulsi, di intuizioni e di intime esperienze”. Da lui abbiamo avuto un testo, tradotto in italiano solo nel 1949 (42 anni dopo la sua prima edizione) proprio a causa delle affermazioni da lui sostenute e di conseguenza censurate. Anche Lucien Febvre sostiene la causa teologica come quella preminente: la Riforma ha dato risposta al cuore della maggioranza, una risposta al clima di angoscia e terrore caratterizzato sulla ricerca di una salvezza dell’anima fino ad allora irraggiungibile secondo le dottrine del tempo. Lutero stesso spiega nella sua “Lettera a Leone X” che la motivazione che lo spinge è l’empietà, termine che rende ancor meglio l’idea tradotto in lingua tedesca, in cui empietà, Gottlosigkeit, significa “senza Dio, assenza di Cristo”.
Effetti della Riforma furono, tra gli altri, una nuova mentalità sul piano dei diritti sociali; una sensibilità verso la donna, derivata dal sacerdozio universale. Secondo la “mentalità” cattolica la donna era infatti più peccaminosa dell’uomo necessitando di confessarsi maggiormente rispetto all’uomo.

Tristezza e letizia nel Grande Commentario ai Galati”. Legge e grazia. (prof. Franco Buzzi)
La fides Cristi è un tema che ripercorre tutti i pensieri teologici di Lutero. Nel commentario ai Galati Lutero è solo all’inizio dello sviluppo di questa tematica. Egli ha raccolto soltanto le primizie di questa sapienza in cui è raccolta la fede in Cristo. I Galati sono afflitti, turbati, vessati, e tutto questo deve essere superato nella letizia. E’ nelle prove e nelle afflizioni che si può fare esperienza di quella giustizia passiva che è propria del cristiano. Mentre la giustizia attiva ha a che fare con le nostre opere, essendo una giustizia politica, una giustizia cerimonialis, (che riguarda la buona convivenza, la famiglia) o legalis (che ha a che fare con l’etica, la legge morale), quella che ci appartiene come cristiani è una giustizia passiva, in misterio ascondita, (nascosta nel mistero) poiché accogliamo passivamente l’opera di Colui che agisce in noi. La legge ci manifesta il nostro peccato lasciando un senso di tristezza, sopraffazione nel dolore dell’animo e nel rimpianto del tempo perduto. L’uomo rimane prigioniero della giustizia attiva restando nelle afflizioni. La giustizia passiva invece va al di là della legge, delle nostre capacità e azioni. Il moralista, il fariseo, non osserva la legge per amore del legislatore ma perché si sente diverso dagli altri e fiero di sé stesso. La coscienza etica è però molto lontana dalla consolazione, ecco perché Lutero afferma che “occorre insegnare ai cristiani che ignorino la legge”. Quella di Lutero è una separazione netta tra legge e grazia. Per Lutero occorre orientare i propri pensieri come se esistesse solo la grazia. Il cristiano è salvato dalla potenza della fede. La legge assume solo una funzione di specchio attraverso cui può accadere di annientare sé stessi, acquisendo in questo modo la fede. La giustizia cristiana, quella passiva, appartiene dunque all’uomo nuovo. Il cristiano vive in una prospettiva escatologica in cui la vittoria di Cristo è vissuta solo in parte in questa vita, poiché l’uomo vive, al contrario di Cristo, ancora nella prospettiva storica e non ancora nel Regno di Dio. Lutero inoltre identifica Cristo a noi con il termine inerentia. Cristo aderisce a noi e rimane in noi. Se Cristo rimane in me toglie e assorbe tutti i mali che mi affliggono, la sua aderenza in me fa si che io sia liberato dal peccato, da me stesso, dalla legge. Ecco il perché della gioia e della letizia, che scaturiscono come effetto causato dall’adesione di Cristo in noi, in cui le prove, che persistono, sono superate nella fede. La perfetta letizia, secondo il teologo Miegge sta nel fatto che la prova, pur non scomparendo nel momento della liberazione, (liberazione intesa come spazio concesso al vangelo), è comunque vinta nella sua possibilità di nuocere. Una prova materialmente non ancora terminata, è superata, vinta, non può più nuocere al cristiano. La prova non va mai banalizzata ed è scorretto affermare che in Cristo sia tutto facile e non esista la prova. Ma questa si supera nella letizia grazie alla forza proveniente da quella famosa aderentia di Cristo a noi. (ndr)
Anche Francesco d’Assisi, scrive sulla perfetta letizia. Essa non è aderire a un ordine monastico. Oggi diremmo forse non è aderire a una denominazione nell’ambito del protestantesimo. (ndr) Perfetta letizia non è neanche andare tra gli infermi, predicare il vangelo. Essa è invece la pazienza, il patire senza turbamento, vivere la somiglianza con Cristo, perdonando chi ci rifiuta e chi non ci accoglie. Questo significa identificarsi con Cristo. Una comunione e condivisione delle pene di Cristo, intese non come una ripetizione del suo sacrificio, ma come una esperienza trasfigurata attraverso Cristo.
Dio, l’uomo e la chiesa ai piedi della Croce. La Theologia Crucis, fondamento della teologia e della spiritualità di Lutero. (prof. M. Cassese)
La sequela e la imitatio Christi costituiscono il fulcro della teologia di Lutero, una teologia essenzialmente biblica, ma fondamentalmente di tipo esperienziale. Lutero infatti riflette non solo sulla Parola, ma sulla propria esistenza alla luce della Parola. Noi tutti possiamo sperimentare la Parola di Dio, secondo il teologo Vercruysse, in tre modi: oratio, meditatio, tentatio.
Pregando in umiltà, meditando, rimuginando su ciò che si è ricevuto, rileggendolo in chiavi nuove; mettendosi alla prova continuamente, in base a ciò che ci dice la Parola di Dio, poiché potendola vivere, sperimentare, possiamo affermare di averla compresa.
Nella disputa di Heidelberg del 1518, Lutero presenta le sue conclusioni. Emerge dunque un Dio che non è possibile conoscere nella sua essenza, ma al contrario, nella sua umanità. Un Dio, sub contraria specie, che si manifesta a noi esattamente nella specie contraria a quella della sua essenza. Un Dio che si fa uomo, un Dio di cui è possibile cogliere la massima manifestazione proprio sulla croce. Secondo Lutero, questo è l’unico modo in cui è possibile cogliere Dio. Chi cerca di coglierlo in altro modo è certamente su una falsa via. E’ impossibile cogliere l’essenza di Dio attraverso la ragione umana; essa è stolta, empia, sacrilega. La Teologia della Croce è una rivelazione: posso parlare di Dio, basandomi su chi Lui è, su chi Lui è stato nella mia vita. La Teologia della croce è soteriologia: la croce è salvezza per gli uomini! Dio si fa altro, fa sua la sorte di tutti gli uomini, alla pari dei derelitti, dei condannati a morte, e l’uomo è salvato mediante questa alienazione di Dio. La Teologia della Croce è spiritualità: secondo Lutero non è un autentico cristiano chi non vive la croce. Rendersi conto della propria pochezza, svuotarsi di sé per far posto a Dio. E’ quanto Lutero suggerisce nella tesi 22 delle sue tesi di Heidelberg. Il vero cristiano è colui che, provato, percorre la via della tribolazione, spesso chiamato ribelle a causa della sequela. Ciò che lo sorregge è la certezza di non essere solo. E così Martin Lutero sostituisce la via della ragione ad una via sperimentale della nostra fede: l’esperienza della croce. Nel 1537 egli predica sul venerdì santo: “la morte e la vita stanno confliggendo in un meraviglioso duello, fuori dall’ottica umana. Cristo, il condottiero, è morto, ma è vivo!”.

2017 Per una preparazione seria.
Ci avviciniamo oggi alla data del cinquecentenario della Riforma. E’ dunque molto importante prepararsi a questo evento, partendo innanzitutto dal conoscere il modo in cui ogni epoca ha compreso Lutero, guardandolo dunque con occhi diversi. Durante il seminario è stata proiettata una serie di opere su Lutero, immagini, dipinti, caricature, xilografie che lo hanno ritratto rendendo esattamente l’idea di come l’immagine di Lutero siano giunta a noi attraverso interpretazioni diverse nei secoli. Poi analizzando la nostra epoca, passando anche per la lettura del quindicinale Il Regno”, ci si è posti di fronte a una serie di interpretazioni ed esperienze personali riguardanti il modo in cui Lutero e la Riforma sono conosciuti, diffusi e valutati qui in Italia. Uno studio ed un’analisi molto interessanti e costruttivi, non solo al fine di prepararsi a festeggiare il cinquecentenario della Riforma in modo ecumenico, ma anche per trarre validi spunti di riflessione sull’impatto della teologia protestante in Italia.

Federica Cordasco




Seminario teologico 2013
Roma 21-23 Giugno 2013
Articolo di Christian Mauro


Dal 21 al 23 Giugno ha avuto luogo il Seminario teologico organizzato dalla CELI e dall'ASLI-Accademia di Studi Luterani in Italia, che ha invitato, anche quest’anno dei luminari eccezionali, nonché grandi studiosi intorno alla teologia luterana, come Michele Cassese e Franco Buzzi e a introdurre il seminario il pastore Dieter Kampen. Il primo tema del seminario: Lutero tra Medioevo e Riforma alla luce delle sue Spiegazioni (“Resolutiones”), doveva essere relazionato dal prof. Paolo Ricca, ma per problemi di salute non è potuto venire e quindi si è presentato un tema alternativo diviso in due parti, dove la prima parte è stata introdotta dal prof. Michele Cassese dal titolo: le cause della Riforma. Lettera a leone X; e la seconda parte da Franco Buzzi dal titolo: La genesi dell’affermazione “sola gratia”.
Nella giornata di venerdì si sono affrontati i seguenti temi:

Unità di lavoro sulle cause della Riforma e la lettera a Leone X
L’immagine di Lutero pesa sulla storiografia cattolica e qui vengono messi in evidenza gli studiosi di parte cattolica che hanno presentato un immagine negativa sulla figura di Lutero. Si accenna al Denifle, dove Lutero per lui era un uomo dominato da una superbia demoniaca; al Grisar, che dice che era un uomo malato di nervi, nevrotico, sino ad arrivare al 1939 dove Lortz con i suoi due volumi sulla Riforma in Germania darà un immagine di Lutero più profonda. Per lui sarà un uomo religioso, il confessore della teologia della croce, colui che proclamerà Gesù crocifisso. Possiamo così infine affermare che la storiografia cattolica, dal giudizio negativo che era partita sulla figura di Lutero, aveva appurato una caratteristica della sua personalità: la sua profonda religiosità. Poi si accennerà alla situazione politica in cui versava la chiesa, ai movimenti precedenti alla Riforma, al periodo storico della Riforma a cavallo tra l’Umanesimo e il Rinascimento. A Lucas Cranach, pittore di Lutero che attraverso le sue raffigurazioni ci fa vedere come agiva Lutero in questo tempo. La lettura di alcuni passi della lettera che Lutero mandò a Leone X, come riconoscimento della grande pietas e grande rispetto per la figura del papa, mettendolo in guardia dalle persone che si circondava e che lo invitava a discutere le sue idee in proposito. Questa è stata quella che più ha colpito: “Chi ha di me un’opinione diversa o ha inteso altrimenti i miei scritti, non ha un’opinione corretta e non ha colto la verità”. Lutero ha dato una risposta che era nel cuore della gente, sulla domanda: “come faccio a salvarmi”? Ha parlato del “cor incurvatum”, che è la situazione dell’uomo peccatore. Ha rivalutato il vangelo. E sulla questione delle indulgenze, dietro, c’è l’uomo che pretende di guadagnarsi la salvezza a basso costo, senza passare per la croce. La Parola di Dio è il “verbum presentum et consummatum”.
Nella giornata di sabato si è affrontato il seguente tema:

Unità di lavoro su tristezza e gioia nel Grande Commentario ai Galati
Qui Franco Buzzi ha letto tre passi della Sacra Scrittura di San Paolo e precisamente:
2 Cor 13,11
Fil 3,1
1 Tes 5,16
I passi parlano di “rallegrarsi, essere sempre lieti nel Signore”. La Lettera ai Galati continua il tema della fede in Cristo e nella chiesa c’era questa profanazione della Parola di Cristo. Perché tristezza? Perché qui i Galati sono turbati, vessati per la situazione che stava avvenendo nella chiesa. Nell’introduzione a questa lettera si distingue una giustizia attiva e una giustizia passiva
  1. la giustizia attiva, quella pubblica, cerimonialis, legalis, dell’etica, della legge morale
  2. la giustizia passiva, quella vera, cristiana, dove accogliamo l’opera che lui agisce in noi.
E questa giustizia è nascosta in un mistero, e il cristiano non la comprende fino in fondo. Lutero la comprende nelle “anfechtungen”, nelle prove, nelle tribolazioni, nelle tentazioni. Tristezza e letizia. Non c’è altra consolazione che questa giustizia passiva. Ma l’uomo rimane ancora prigioniero della giustizia attiva. La legge è il massimo di tutto ciò che esiste nel mondo. Il moralista è colui che accusa se stesso, perché non riesce a liberarsi dal proprio limite. Il senso della legge quanto più è alto, più colpisce l’uomo. Dio rimane attaccato a noi, egli vive in me e la vita è Cristo stesso. In Galati 2,20 c’è una mistica sponsale, “una carne e un ossa solo”. Dopo si è fatto riferimento alla perfetta letizia del poverello di Assisi, che compariva in Francesco sofferente. Essere rifiutato è la vera letizia. Si è parlato anche della leggenda perugina, un documento di sicura e straordinaria bellezza intorno ai compagni di Francesco e al peso crescente del suo movimento che andava progredendo sempre più. Franco buzzi infine ha presentato il libro di Miegge “Perfetta letizia”, dove Miegge insiste che la prova non deve essere banalizzata, il significato della prova va oltre. Nella prova superata c’è la perfetta letizia. Lutero parla di conformatio e non similatio.
Nell’ultima giornata si è affrontato il tema:

Unità di lavoro sulla theologia crucis
Qui il prof. Cassese ha letto alcune tesi della disputa di Heidelberg, dove qui Lutero per la prima volta manifesta la sua opposizione alla teologia imperante, la teologia della gloria. E il riformatore formula la regola per un corretto modo di fare teologia in tre parole:
oratio
meditatio
temptatio
Ne San Francesco ne Ignazio di Loyola sono i teologi della croce ma solo Lutero. Lutero sviluppa questa teologia dalla sua problematica esistenziale “Anfethungen”. Dio è per Lutero un Dio nascosto, che si rivela di spalle (posteriora Dei per passionem set crucem), cioè sub contraria specie (sotto l’apparenza contraria) nell’abbassamento del Figlio. Perciò l’uomo è sempre giusto nella fede in Cristo, ma anche sempre peccatore, se considerato in se stesso (simul iustus et peccator). Questo è il modo che Dio ha scelto di farsi vedere, di spalle. La croce da sola è contenuto della teologia e della predicazione: “Crux sola est nostra theologia”. La teologia della croce è la possibilità di cogliere Dio nel nascondimento e il nascondimento è il modo in cui Dio agisce in me. Lutero ci aiuta a cogliere Dio. Per trovare Dio occorre che io estingua me. La spiritualità è fare spazio a Dio e ad un tempo vivere, rendersi conto della propria bassezza. Il vero umile è colui che avverte di essere veramente piccolo. Dio opera solo dove ci si fa piccoli. Per questo Maria diventerà per Lutero il vero cristiano che segue la croce. Insomma la theologia crucis è spiritualità ecumenica, per tutti. Come vivo la mia dimensione di fede? Questa e spiritualità.

La Rivelazione di Dio non avviene per gradi, a partire dalla natura e dalla ragione, ma è drammatica: Dio si svela misericordioso all’umanità nel momento supremo della sua incarnazione sulla Croce. Cristo crocifisso è il dorso di Dio, il punto della contraddizione dove cadono tutte le nostre previsioni.
Mentre la teologia della gloria cerca Dio al di fuori di Gesù Cristo, in un criterio di ordine, armonia e casualità; la teologia della croce indica l’unico modo di conoscere Dio, che, si è rivelato debole, mediante e grazie alla croce di Cristo. Le implicazioni sono rivoluzionarie perché l’intero vocabolario teologico deve essere visto alla luce della croce, per esempio, la parola “potenza”, che non è analoga al potere umano. Alla croce troviamo il contrario della forza, nell’apparente sconfitta per mano delle potenze del secolo, il Cristo manifesta la sua potenza divina. Lo stesso vale per la “sapienza” di Dio, manifestata nella follia della croce.
Viene capovolta anche la categoria della giustizia, non più la giustizia attiva per la quale Dio condanna l’empio, ma la giustizia passiva, per la quale Dio dichiara giusto il peccatore, e non in virtù di una giustizia intrinseca, ma in base a una giustizia aliena, quella di Cristo, che rimane esterna al credente. Si rovescia il concetto del bello e dell’amabile, perché Dio ama i non amabili e trova belli coloro che la sua grazia attrae a sé, cosa incomprensibile alla teologia della gloria.
Per Lutero Dio deve essere conosciuto nella sofferenza, nell’umiltà e nella vergogna: una teologia della croce in contrapposizione alla dominante teologia della gloria.

Unità di lavoro sulla Riforma in vista del 2017
Quale Lutero per il 2017?
Siamo partiti dalla funzione e dal potere delle immagini e abbiamo esaminato con esempi concreti i cambiamenti nelle rappresentazioni di Lutero lungo i secoli. Oggi nella chiesa cattolica esistono ancora steccati ed ostilità intorno all’immagine di Lutero. Ci siamo poi chiesti quali immagini positive e negative sono presenti oggi nella società italiana. Sono emerse tante impressioni positive indicate con i seguenti termini: Dio amore, attento al sociale (istruzione dei semplici), serio, aiuto per la chiesa cattolica, tedesco, Lutero persona colta, cultura tedesca, ecumenismo, lettura della Bibbia, autenticità, democratici, moderni, aperti verso le donne, aperti, sobri, celibato non obbligatorio per il clero, musica, etica della libertà e della responsabilità, etica del lavoro. Impressioni negative sono state raccolte come segue: ignoranza, rigidità, eresia debellata, amorale,
attacco alla vera chiesa e alla vera dottrina, tedesco, protestante, riduzione deficitaria, mancata valorizzazione del ruolo di Lutero nel cristianesimo (riforma interna), deficitario, assenza del sacro, soggettivisti, mancanza del culto dei Santi e di Maria.
La discussione era animata e ci ha lasciato vari spunti di riflessione, soprattutto su quale immagine di Lutero vogliamo rappresentare nel 2017, domanda che per mancanza di tempo doveva rimanere aperta.

Le giornate del seminario sono state accompagnate dalle meditazioni mattutine e serali avvenute all’interno della cappella del Decanato, con una partecipazione molto sentita tra i partecipanti. Il tutto corredato dai pranzi organizzati dall’ASLI, facendo respirare un clima di vita comune sui temi affrontati.
I ringraziamenti per questo seminario vanno alla CELI che ha permesso di ritemprarci alla vera fonte della teologia luterana e soprattutto perché è stata una splendida occasione d’incontro, confronto, riflessione comune e scambio non solo tra i membri della CELI, ma anche simpatizzanti interessati ad approfondire la teologia luterana.

Christian Mauro


Fonti: Miegge G., Lutero giovane; Fonti Francescane, leggenda Perugina; Il grande catechismo; la libertà del cristiano; i dipinti di Cranach Lucas; Balthasar, Bonhoeffer; Lortz, La riforma in Germania

La theologia crucis
Bibliografia
Walter Vonloevenich, luthers Theologia crucis, kaiser, munchen 1929 (tr. It. La teologia crucis visione teologica di lutero in una prospettiva ecumenica, Edizioni Dehoniane, Bologna 1975).
Jurgen Moltmann, Der Gekreuzigte Gott, kaiser, Munchen 1972 (tr. It. Il dio croso, Queriniana, Brescia 1923).
Brnuero Gherardini, theologia crucis, l’eredità di Lutero nell’evoluzione teologica della Riforma, ed. Paoline, Roma 1979.
E. Mcgrath, luther’s Theology of Cross, blackwell, Oxford 1985.
Jos E. Vercruysse, Luther’s theology of the Cross of the Heidelberg Disputation, in “gregorianum”l, 57 (1976), pp. 523-548.
Jos E. Vercruysse, Homo cum Theologia crucis. Considerazioni sull’antropologia di Lutero nelladisputa di Heidelberg, in La Sapienza della croce oggi, leumann, Torino 1976, pp. 588-593; id., Gesetz und liebe. Die Struktur der Heidelberger disputation luthers (1518), in “Luther jahrbuch”, 48 (1980), pp. 7-43.
Jos E. Vercruysse, Rilevanza per l’ecumenismo della “teologia della croce” di lutero, in “la civiltà cattolica”, 140/IV; 7/10/1989, n. 3343, pp. 16-29.
André Birmelé, Souffrance de la création et croix du Christ, in “ positions lutheriennes”, 3 (luglio-sett.)1988, 170-183.
Jos E. Vercruysse, Nostra theologia est crucis theologia. La teologia secondo Luytero, in Figure moderne della teologia nei secoli XV-XVII, a cura di Inos biffi e costante Marabelli, jaca Book, milano 2007, pp. 35-63.


04. ASLI: Giornata teologica 2013

 

L'ASLI – Accademia di Studi Luterani in Italia
Campo SS. Apostoli, Cannaregio 4448, 30124 Venezia

e l'ISE – Istituto di Studi Ecumenici San Bernardino
C/o Convento S. Francesco della Vigna - Castello 2786 - 30122 VENEZIA

ospitati dalla Comunità Evangelica Luterana di Venezia
invitano alla

I° Giornata teologica

21. Novembre 2013, 14.30 – 18.30

Thema:
La libertà al tempo della Riforma e oggi

Il Programma sarà pubblicato in autunno su www.studiluterani.it.

L'ASLI, fondata nel 2011 con sede presso la Comunità evangelica luterana di Venezia, è un associazione laica e indipendente che, in una prospettiva ecumenica, promuove lo studio e la conoscenza di Lutero in Italia.



 
05. Claudiana: Mario Miegge: Martin Lutero (1483-1546). La Riforma protestante e la nascita delle società moderne
 
10 luglio 2013
Care lettrici e cari lettori,
sul sito Claudiana e nelle librerie è disponibile il volume:

Mario MIEGGE, Martin Lutero (1483-1546). La Riforma protestante e la nascita delle società moderne
pp. 180, euro 12,50
Martin Lutero è un nome per tutti legato alla riforma della chiesa avvenuta in Europa nel Cinquecento: in un’epoca in cui la religione era strettamente connessa alla realtà politica e sociale e, anzi, la politica si esprimeva in categorie religiose, la sua opera però ha avuto ricadute su molti aspetti della società, modificando i rapporti di forza in campi che per secoli erano rimasti immutati.
Non per caso il tentativo rivoluzionario di Müntzer fu concepito in termini di rivolgimento apocalittico e di fine dei tempi. Anche gli altri riformatori – Zwingli, Bucero, Calvino ecc. – espressero una teologia che aveva conseguenze sulla Città, favorendo la diffusione di una mentalità egualitaria, caratteristica delle assemblee di culto riformate, nelle istituzioni politiche. Mentalità che
sfociò infine anche nella Rivoluzione inglese del 1649 e nelle colonie puritane “democratiche” del New England.

Non si trattava semplicemente di una controversia religiosa. Nelle inquietudini, nella storia personale e nell’opera di Lutero si manifesta la crisi di un intero mondo. […] Quando i contemporanei vedevano gli avvenimenti della Riforma come una lotta tra Dio e il diavolo, essi esprimevano, nel linguaggio religioso del loro tempo, l’idea che la storia non è soltanto il prodotto della volontà e della azione individuale degli uomini. Ed esprimevano anche la convinzione che il mondo fosse giunto a una svolta decisiva, riguardo alla quale venivano dati giudizi assolutamente opposti. Ma proprio per questo Lutero è diventato un simbolo, non soltanto per i suoi contemporanei, ma per tutti coloro che riconoscono nella Riforma del Cinquecento un segnale importante della nascita del mondo moderno (M. Miegge).


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Con viva cordialità,
Manuel Kromer




 
 
 
 
     
     
 
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