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Bollut 079

www.bollutnet.org 
Settembre 2013

 
Indice:

01. Editoriale

02. Dieter Kampen: La Parola ascoltata e testimoniata

03. Dieter Kampen: Presentazione libri

04. ASLI: Giornata teologica 2013

05. Claudiana: Un giorno una parola 2014

 
01. Editoriale
 
Cari Bollutori,
Eccoci ritornati dalla pausa estiva. Scrivo in un momento molto critico per il nostro paese. Qualcuno potrebbe pensare che non è il momento per le riflessioni teologiche+, ma che hanno precedenza i problemi politici e economici. Per certi versi è giusto. Se uno ha fame, è meglio dargli prima un pane e dopo l'Evangelo. Però dall'altra parte non dobbiamo nemmeno farci fare prigionieri di una situazione contingente. È importante guardare al di là della crisi. La fede può essere un grande aiuto nell'affrontare una situazione difficile e porta con sé i valori per superare la crisi come il superamento di sé e il servizio al prossimo. Vi propongo quindi anche in questo momento di crisi una riflessione senza apparente legame con l'attualità, una relazione che ho tenuto in luglio durante il convegno estivo del SAE.
Buona lettura!
Vostro
Dieter Kampen (DK)

 
02. Dieter Kampen: La Parola ascoltata e testimoniata

CONDIVIDERE
E ANNUNCIARE LA PAROLA”
Come il Padre ha mandato me,
anch’io mando voi
(Giovanni 20, 21)
Istituto Filippin
Paderno del Grappa (TV)
28 luglio - 3 agosto 2013

La Parola ascoltata e testimoniata
voce cristiana, ebraica, islamica
Dieter Kampen, pastore luterano, Trieste
Benedetto Carucci Viterbi, rabbino, Roma
Shahrzad Houshmand Zadeh,
teologa musulmana, Roma


La Parola ascoltata e testimoniata
di Dieter Kampen, pastore luterano, Trieste
 
Cari fratelli e sorelle,
a me è dato il compito di rappresentare la voce cristiana e ringrazio per questo onore. Preparando l'intervento mi sono infine deciso di farlo da un punto di vista luterano. Parlando genericamente della concezione cristiana della Parola ascoltata e testimoniata avrei detto cose generiche che vi avrebbero annoiato e inoltre avrei dovuto esporre il punto di vista delle altre chiese, rischiando magari di far loro torto. Scegliendo invece un approccio più personale e concreto, spero di poter dare un contributo più interessante. Esporrò il tema quindi come viene interpretato da Lutero e dalla chiesa luterana.

I. La natura e la necessità dell'annuncio
Le tre religioni qui rappresentate, l'ebraismo, l'islam e il cristianesimo vengono comunemente dette le religioni del libro, perché si fondano ognuna su dei testi sacri. Al interno del cristianesimo, è in particolare il protestantesimo che ha fatto del libro, cioè della Bibbia, il suo cavallo di battaglia. Anche se tutte le confessioni cristiane hanno nella Bibbia il loro principale riferimento, è soprattutto il protestantesimo che viene immediatamente associato alla Bibbia.
Ebbene, con quest'immagine del protestantesimo potrebbe forse meravigliare se dico che per Lutero la Parola di Dio non era in primo luogo la Bibbia, ma la Parola predicata. Certamente la predicazione si nutre dalla Bibbia e dall'altra parte la Bibbia è criterio di veracità della predicazione, però dovremo comunque correggere un certo preconcetto. Il fatto che la Parola di Dio non è in primo luogo la Bibbia, ma la Parola predicata, trova la sua ragione nella natura stessa della Parola di Dio.

Il carattere vivo e performativo della parola di Dio
La Parola di Dio è viva, è potente. Essa realizza ciò che annuncia. Non dimentichiamo che Dio ha creato tutto il mondo mediante la Parola. Potremmo quindi dire che la Parola di Dio ha un carattere performativo. Dove Dio parla niente resta come prima. Sarebbe quindi una contradictio in adjecto dire: la Parola di Dio sta lì impolverata nella mia libreria. Corrisponde molto di più al carattere della Parola di Dio essere annunciata che non stare scritta in un libro, anche se certamente questo libro, grazie all'opera dello Spirito Santo, può diventare viva vox, voce vivente.

Il carattere concreto e personale della Parola di Dio
Un altro vantaggio della predicazione rispetto al libro è che essa si rivolge a una persona o un gruppo di persone reali, in una situazione concreta. Questa concretezza è fondamentale. Se dico: “Cristo è morto per tutti”, faccio un'affermazione generica che può essere accettata o meno, ma che non cambia niente. Se invece dico: “Cristo è morto per te”, allora la persona a cui mi rivolgo, viene interpellata personalmente e, nel momento che accetta quest'affermazione, la sua vita non è più la stessa di prima.

Il carattere promissionale e correlativo della Parola di Dio
L'Evangelo ha il carattere di una promessa. In esso ci vengono attribuite salvezza e vita eterna. Una promessa vuole essere creduta. Evangelo e fede sono correlativi, uno richiede l'altro e solo nel loro insieme sono pienamente operativi. Mentre l'Evangelo è una realtà oggettiva, la fede è una realtà soggettiva nel senso di essere personale. Quindi è necessario che io riferisca la promessa dell'Evangelo a me. Questo “pro meo” fa la differenza. Che Dio è diventato uomo in Gesù Cristo, che è morto e risuscitato per la salvezza di tutti, questo lo credono anche i diavoli, ma non per questo sono salvati. Lutero lo chiama una fede storica. Solo se credo che Cristo è morto pro meo, per me, allora la mia vita cambia.
Il predicatore annuncia la salvezza per un gruppo di persone specifiche in una situazione specifica. Nella Santa Cena distribuiamo pane e vita dicendo ad ognuno in modo personale: “Corpo di Cristo dato per te. Sangue di Cristo versato per te.” Altrettanto personale è l'assoluzione: “I tuoi peccati ti sono perdonati.” Quindi nella predicazione e nei sacramenti la promessa dell'Evangelo viene detto in modo personale, affinché possa essere compresa come realtà che riguarda il “me” di ciascuno personalmente.


L'annuncio della Parola di Dio non è quindi un opzione che si può seguire o meno, ma è una necessità. Solo nell'annuncio la Parola di Dio è Parola di Dio. Essa non è tale come un insieme di dottrine, come un sistema filosofico o come una verità oggettiva, ma è Parola di Dio in quanto viene annunciata a delle persone specifiche e in una situazione concreta.
Certo, si può descrivere il lato oggettivo dell'Evangelo con delle dottrine, si può studiarlo e riprodurlo anche senza avere fede, ma non è quella ancora la Parola di Dio. Essa vuole essere annunciata e dove ciò succede niente resta come prima. L'annuncio dell'Evangelo suscita la fede e converte i cuori. La chiesa è la realtà dove viene annunciato l'Evangelo in parole e sacramenti e la chiesa stessa è creatura verbi. Perciò solo la Parola di Dio costruisce la Chiesa e senza di essa non ci può essere chiesa.

Compito primario e indispensabile della Chiesa è quindi l'annuncio dell'Evangelo e l'amministrazione dei sacramenti, perché solo loro suscitano la fede, e tutte le sue forze e tutta la sua energia dovrebbero essere indirizzate in questa direzione, perché qui si tratta letteralmente di salvare vite. Non basta che oggi gli scolari delle scuole medie trattino il tempo della Riforma e imparino che Lutero ha riscoperto la giustificazione per sola grazia. Questa verità ha bisogno di essere annunciata in modo concreto per poter essere creduta in modo concreto e personale.

Queste affermazioni sono certamente di grande importanza per l'ecumenismo. Per noi la chiesa è definita l'assemblea dei credenti dove viene annunciata la Parola e vengono amministrati i sacramenti. Questa concentrazione sull'essenziale crea una grande apertura ecumenica. Altre chiese invece ritengono non sufficienti Parola e sacramenti e rivendicano la necessità di altri segni costituenti della chiesa. Dal punto di vista evangelico il termine di necessità non è appropriato, in quanto la fede viene dall'ascolto, non da certe strutture ecclesiastiche. Comunque, possiamo ammettere una certa necessità derivata per l'esistenza di un ministero ordinato, in quanto la necessità dell'annuncio presuppone anche l'esistenza di un corrispondente ministero. Sulla successione apostolica possiamo essere d'accordo, se questa non viene interpretato principalmente come fatto storico, ma come fedeltà al messaggio apostolico. Il Papato invece non deriva dalla Parola e quindi dal punto di vista luterano non può essere visto come necessario, ma solo come un'opzione più o meno utile. Quindi penso che nel dialogo ecumenico dobbiamo operare una gerarchia di valori e distinguere ciò che è necessario per suscitare la fede e quindi per costruire la chiesa, cioè l'Evangelo e i sacramenti, da ciò che è di necessità derivata o ciò che è semplicemente un'espressione storica.1

L'Apostolo Paolo dice: la fede viene dall'ascolto. Questo perché la fede si riferisce all'Evangelo che è promessa e annuncio. Non per niente il Vangelo di Giovanni dice: “La Parola è diventata carne.” La salvezza ci viene attribuita mediante la Parola e il carattere primario della parola è di essere pronunciata e ascoltata, solo secondariamente viene anche scritta e letta. Anche per questo la testimonianza primaria del cristiano è l'annuncio personale e concreto.

Compito dell'annuncio è riferire l'Evangelo alla situazione di chi ascolta. Il predicatore analizza la realtà mediante le due categorie ermeneutiche legge ed Evangelo e nella loro distinzione fa vedere all'ascoltatore la sua vita nella luce dell'Evangelo, aprendo così lo sguardo sulla rivelazione di Dio e quindi su Dio stesso. Dio stesso si rivela mediante la parola umana che in tal modo diventa Parola di Dio. In certo senso possiamo dire che Dio stesso è presente nella sua Parola. La predicazione è dunque molto più che l'annuncio di una verità o di un parlare su Dio, ma l'annuncio è la cosa stessa, l'annuncio dell'Evangelo è l'Evangelo stesso, l'annuncio del perdono è il perdono stesso, l'annuncio della Parola di Dio è la Parola stessa di Dio.



II. L'annuncio della Parola nella chiesa
Spero, con questa prima parte della mia relazione, di aver messo in evidenza perché la fede viene dall'ascolto e perché la Parola ascoltata e testimoniata è la realtà sulla quale si fonda tutta la chiesa. Vorrei ora in una seconda parte esaminare chi annuncia la Parola e come avviene nel vissuto della nostra chiesa.

Mediante il battesimo e la fede il credente è unito a Gesù Cristo e partecipa al suo sacerdozio. Parliamo quindi di sacerdozio universale. Ogni credente è chiamato a testimoniare l'Evangelo in parole e opere. Però proprio perché la predicazione è affidata a tutti, nessuno deve appropriarsene arbitrariamente. Perciò la predicazione pubblica è affidata a persone designate dalla chiesa a questo compito. Però ogni cristiano è chiamato a testimoniare la sua fede nel ambito privato. Un esempio classico è la famiglia, soprattutto l'educazione religiosa ai bambini, ma anche al lavoro e tra gli amici. Naturalmente non è sempre facile distinguere tra pubblico e privato. Ho visto che nel programma di questi giorni vengono tematizzati anche i social network che mescolano privato e pubblico e che di loro natura sono contrari a strutture gerarchiche. Forse per questo le chiese storiche, inclusa la mia, fanno fatica a lavorare con questi mezzi.
Un altra ragione per cui la predicazione pubblica è affidata a persone specifiche è la qualità della predicazione. Visto che noi evangelici non abbiamo il magistero, circola la falsa opinione che presso gli evangelici ognuno interpreta la Bibbia come vuole e che quindi ci sia molta soggettività. E' in realtà vero il contrario. I riformatori, con il principio di sola scriptura, basavano la loro teologia su dati oggettivamente verificabili. Certo, la fede viene dallo Spirito Santo che parla attraverso la Bibbia e quindi la lettura della Bibbia non è solo un esame scientifico. Però comunque c'è il testo biblico, che non può essere ignorato e che è accessibile ad un esame razionale e quindi oggettivo. L'interpretazione biblica si svolge in un processo ecclesiastico condiviso e viene condotta con l'argomentazione. Di conseguenza è necessario che il predicatore abbia studiato la materia e possa investire sufficiente tempo per seguire la ricerca in atto. Perciò la predicazione pubblica è compito dei pastori che hanno la formazione necessaria. Abbiamo anche dei predicatori laici, ma anche loro devono percorrere un iter formativo prima di essere ammessi alla predicazione pubblica.
Questa struttura, potremmo chiamarla gerarchica o restrittiva, deriva da una parte dalla tradizione, dall'altra dalla preoccupazione per l'ordine e per la qualità e correttezza dell'annuncio. Tuttavia, diversamente dai tempi passati, viviamo oggi in una società democratica, pluralista ed emancipata in cui la gente vuole formarsi un proprio giudizio ed è allergica alle strutture autoritarie. La nostra chiesa viene incontro a queste esigenze con la sua struttura democratica e con la formazione dei laici. Nonostante ciò, il 90% della predicazione e la maggior parte delle comunicazioni e attività di tipo spirituale sono affidate ai pastori, cui generalmente fanno capo anche i predicatori laici. Se è vero che ci sono buone ragioni perché le strutture siano così, è anche vero che in questo modo si crea una comunicazione unidirezionale che spesso finisce in un monologo. Tanto è vero che le persone che seguono attivamente questa comunicazione sono una minoranza anche tra i membri di chiesa.
Uscire da questo impasse non è di facile soluzione. Nella chiesa cattolica ci sono i numerosi movimenti che danno voce all'impegno e al carisma dei laici. Anche nella chiesa luterana esistono certamente numerose iniziative laiche, però mi sembra che abbiano un peso minore. Questo per due motivi: da una lato vediamo il fiorire di chiese evangeliche indipendenti che si basano proprio sull'iniziativa, l'impegno e il carisma di singoli credenti, ma che non sono più inserite nell'istituzione chiesa storica. D'altro lato le nostre strutture ecclesiastiche hanno strutture democratiche e quindi non c'è motivo per creare strutture parallele. Il singolo può impegnarsi direttamente nella conduzione della comunità e della chiesa. Questo però non vale in uguale misura per la predicazione che rimane essenzialmente in mano ai pastori che, d'altronde, sono diventati tali grazie ai loro studi, non per il loro carisma. Resta dunque aperta la domanda come si possano valorizzare maggiormente l'impegno e il carisma di tutti nella dinamica dell'annuncio.

Il luogo classico della predicazione pubblica è il culto domenicale, centro della vita comunitaria, in cui tutta la comunità si riunisce intorno alla Parola e ai sacramenti. Questo è così perché al tempo della Riforma era normale che tutti i cittadini andassero la domenica in chiesa. Oggi, invece, vengono solo i membri di chiesa e, anche fra loro, solo una minoranza. Ogni tanto viene anche qualche curioso da fuori, ma veramente pubblico il culto è solo secondo l'intenzione, non nei fatti. Ci sono altri luoghi di annuncio molto più pubblico. Con le predicazioni domenicali raggiungo in un mese un centinaio di persone, già con la circolare comunitaria raggiungo più del doppio. Con il mio bollettino luterano elettronico (www.bollutnet.org) raggiungo ogni mese un mezzo migliaio di persone e se scrivo un libro, forse un migliaio. Ancora, la nostra trasmissione radiofonica regionale viene ricevuta da circa 20.000 ascoltatori e, a livello nazionale, si possono raggiungere con i mass media cifre ben più importanti. Nonostante ciò il pastore investe normalmente la maggior parte delle sue energie nella preparazione delle prediche domenicali. Ritengo giustificabile questa circostanza, in quanto il culto domenicale è essenziale per la vita comunitaria e in quanto la comunità locale è una realtà indispensabile. Anche per me come pastore è consolante condividere la Parola con un gruppo con cui ho confidenza e dove negli anni posso sperimentare i frutti della predicazione. Mi sentirei vuoto se dovessi predicare solo attraverso libri, internet o radio senza avere la comunità locale che dà realtà all'annuncio. Comunque è chiaro che oggi i luoghi di annuncio si sono moltiplicati e che le nostre strutture tradizionali fanno fatica a rispondere alle esigenze del presente.

Un altro luogo di ascolto classico è lo studio biblico, anch'esso indispensabile per la vitalità della comunità locale, in quanto, diversamente della predicazione, permette il dialogo e la testimonianza di tutti. Ci sono altri luoghi di testimonianza e ascolto come la scuola domenicale per bambini, il catechismo in preparazione alla confermazione, le conferenze, le visite ecc. Un pubblico più vasto e non abituale può essere raggiunto in occasione di battesimi, matrimoni e funerali.

Oltre alle attività comunitarie, che sono tutte più o meno centrate sulla Parola di Dio, c'è poi la lettura individuale della Bibbia. Per questo scopo esistono vari lezionari come ad es. “Un giorno una parola”. Scopo di queste letture non è tanto l'accumulare vasta conoscenza o il fare un'analisi scientifica del testo, ma è la meditazione e la preghiera. La meditazione del testo biblico ci mette in ascolto di ciò che lo Spirito Santo vuole dirci mediate i testi sacri.

L'ascolto è un'attività passiva. Certamente richiede molta attenzione e quindi è un attività molto impegnativa, ma è comunque passivo. Nel caso dell'ascolto dello Spirito Santo questa circostanza è aggravata dal fatto che con le proprie forze non possiamo raggiungere in nessun modo lo Spirito, ma siamo costretti alla passività totale finché egli si rivela a noi.
A questa passività dell'ascolto corrisponde la passività della salvezza. Anche la salvezza non la possiamo raggiungere con le nostre proprie forze, ma la riceviamo passivamente, cioè per sola grazia. Inoltre, ci viene comunicata mediante la Parola e quindi mediante l'ascolto e siamo perciò doppiamente passivi.

L'ascolto dello Spirito Santo è fondamentale, perché senza di esso la Bibbia o la predicazione restano semplicemente parole umane. La lettera uccide, lo Spirito vivifica. Per Lutero lo Spirito opera mediante la Bibbia, la predicazione e i sacramenti. Perciò la lettera esteriore della Bibbia è sicuramente di fondamentale importanza, ma l'insegnamento dello Spirito va comunque al di là della lettera. Questo dimostra Lutero p.es. nell'interpretazione dei dieci comandamenti dove da un semplice “non rubare” escono fuori tutta una serie di comportamenti raccomandati, dal divieto di sfruttare una posizione di monopolio fino all'obbligo di aiutare chi è in difficoltà, azioni che sicuramente vanno ben al di là del senso letterario.
Anche se non si possono ignorare la lettera esteriore e il suo senso letterario, la distinzione tra lettera e Spirito apre comunque uno spiraglio per l'ecumenismo e soprattutto per il dialogo interreligioso. Dove viene annunciato l'amore abbondante e incondizionato con cui Dio accoglie gli uomini, possiamo riconoscere l'opera dello Spirito Santo, anche se questo annuncio avviene con altre parole e altri concetti – questa è almeno la mia opinione.


III. La testimonianza della parola nelle opere
Il titolo della sezione d'oggi è „La Parola ascoltata e testimoniata“. Finora ho parlato solo di predicazione, ma la testimonianza comprende anche tutta la vita del credente. La fede certamente non resterà senza frutti e in tutto ciò che il credente fa, testimonia la sua fede. A volte è più il comportamento che non le parole ad attirare l'interesse. Atti di autentico amore, di gratuità, di generosità, di servizio e di dono di sé sono talmente rari che disorientano e possono così aprire nuovi orizzonti. Però gli atti di amore come tale non sono ancora Evangelo. Hanno bisogno di essere interpretati. Sono quindi comprensibili pienamente solo in riferimento all'annuncio dell'Evangelo. Perciò, anche se le opere di carità fanno parte integrante delle attività della chiesa come frutto della fede, non possono in nessun modo sostituire l'annuncio della Parola.
La fede si aggrappa alla Parola ascoltata e quindi unisce l'anima a Cristo. L'anima viene rapita fuori di sé in Cristo e Cristo è presente nella fede. Perciò la fede non può restare senza conseguenze, ma inizia una via di santificazione: si dovrà però combattere tutta la vita con il peccato e la santificazione sarà compiuta solo all'ultimo giorno. Anche nelle opere il cristiano testimonia l'Evangelo, perché le opere sono il frutto della salvezza, portano quindi in sé le sue caratteristiche che le rendono riconoscibili come frutti. Vediamo brevemente alcune di queste caratteristiche che rendono le opere testimonianza.
La prima è certamente l'amore. Uniti a Cristo partecipiamo anche al suo amore. È l'amore di Dio con cui il cristiano ama il suo prossimo. Solo per questo è in grado di amare anche i propri nemici – sempre che la sua fede sia sufficientemente forte. Questo amore è incondizionato, così come l'amore di Dio per noi è incondizionato.
Quest'amore incondizionato per esistere richiede un'altra caratteristica non meno importante: la libertà. L'Evangelo libera. Libera dalla schiavitù della legge che in Cristo è già compiuta. Il cristiano unito nella fede a Cristo partecipa alla sua giustizia e quindi non sta più sotto la legge, ma sotto la grazia, quindi è libero. Inoltre, il cristiano è libero dalla preoccupazione di doversi guadagnare la salvezza o dare un senso alla propria esistenza, perché tutto ciò gli è già donato, sotto forma di promessa, nell'Evangelo. In breve, il cristiano è libero da se stesso e quindi libero per l'altro. Solo nella condizione di libertà, l'amore può essere incondizionato e d'altronde anche la vera libertà non esiste fuori dall'amore. Entrambi ci vengono donati da Dio mediante la sua Parola. La fede produce quindi opere di amore e di libertà che si riconoscono in atti come il servizio disinteressato che vede l'altro non come mezzo, ma come meta; in atti di gratuità, una caratteristica che proprio sconvolge la mentalità di questo mondo; nella generosità che è proprio una caratteristica dell'amore di Dio che ci dà tutto abbondantemente; nel dono di sé come Cristo si è donato a noi. Oltre a questi la vita del cristiano porta un'ulteriore segno, cioè la croce. Questo è inevitabile, perché le caratteristiche fin qui elencate contrastano fortemente con la mentalità di questo mondo, che di conseguenza reagirà con violenza a questo disturbo.
Però, questa diversità caratteristica delle opere della fede è anche la ragione per cui esse possono testimoniare l'Evangelo e aprire gli occhi alla realtà di Dio. Quindi è importante che queste caratteristiche siano presenti nella vita dei cristiani; secondo Lutero questo dovrebbe succedere automaticamente. Però sappiamo quanto pesi il nostro peccato. Anche nelle grande opere diaconiche ecclesiastiche come ospedali, scuole, pronto soccorso ecc. queste caratteristiche dovrebbero trovare una qualche espressione strutturale e poi certamente essere vissute da chi opera all'interno delle strutture. Che senso avrebbe altrimenti la loro esistenza?
Invece, dove mancano le buone opere, dove mancano croce e persecuzione, allora uno deve giustamente chiedersi, se la sua fede sia autentica o meno. Però attenzione: ogni opera umana è ambigua. Sarebbe quindi sbagliato voler fondare e giudicare la fede sulla base delle opere. La fede invece si basa unicamente sulla promessa della Parola di Dio. Siamo quindi di nuovo all'ascolto della Parola che è la realtà sulla quale si basano la fede e tutta la vita del credente, la chiesa e tutte le sue attività.
Penso che anche il movimento ecumenico dovrebbe basarsi unicamente sulla Parola di Dio e camminare insieme nella sua interpretazione condivisa. (DK)

Note
1L'argomentazione segue un approccio analitico, partendo dalla questione cosa suscita la fede e quindi costruisce la chiesa. Naturalmente si può scegliere anche un altro metodo e descrivere la chiesa a partire dalle descrizioni bibliche. Oppure si può partire dalla forma storica che la chiesa ha raggiunto durante i secoli. Idealmente questi approcci sono complementari, solo che da un dato storico, anche se descritto nella Bibbia, non si può dedurre una necessità.


03. Dieter Kampen: Presentazione libri
 
Con grande gioia vorrei condividere con voi la segnalazione “di tre eccellenti libri del pastore luterano di Trieste” apparso su Il Regno, una della maggiori riviste cattoliche d’Italia.

„È il caso di tre eccellenti libri del pastore luterano di Trieste, Dieter Kampen: tre piccole, preziose Introduzioni alla teologia, all’etica e, da ultimo, alla spiritualità luterana. Scritti con l’intento di «rendere comprensibili l’amore e la rivelazione di Dio confrontandoli con le domande del proprio tempo»“... Il Regno

Trovate tutto l'articolo cliccando qui.



Settimana del libro protestante

Introduzione a Lutero
presentazione libri di
Dieter Kampen, Pastore luterano, Trieste

Torino, 24 ottobre 2013
Libreria Claudiana, Via Principe Tommaso, 1, ore 18

Udine 30 ottobre 2013, ore 18
Piazzale D’Annunzio, 9

Trieste, 1 novembre, ore 18,
Basilica di S. Silvestro







04. ASLI: Giornata teologica 2013

 

L'ASLI – Accademia di Studi Luterani in Italia
Campo SS. Apostoli, Cannaregio 4448, 30124 Venezia

e l'ISE – Istituto di Studi Ecumenici San Bernardino
C/o Convento S. Francesco della Vigna - Castello 2786 - 30122 VENEZIA

ospitati dalla Comunità Evangelica Luterana di Venezia
invitano alla

I° Giornata teologica

21. Novembre 2013, 14.30 – 18.30

Thema:
La libertà al tempo della Riforma e oggi

Il Programma sarà pubblicato in autunno su www.studiluterani.it.

L'ASLI, fondata nel 2011 con sede presso la Comunità evangelica luterana di Venezia, è un associazione laica e indipendente che, in una prospettiva ecumenica, promuove lo studio e la conoscenza di Lutero in Italia.



 
05. Claudiana: Un giorno una parola
 
Losungen: un versetto biblico per ogni giorno dell’anno

Un giorno una parola

Letture bibliche quotidiane per il 2014

a cura della Federazione delle chiese evangeliche in Italia

Introduzione di Paolo Ricca

pp. 288 + 16 ill. a colori

formato 12 x 16 mm

euro 12,00

codice isbn 978-88-7016-944-7


Un invito alla lettura quotidiana della Bibbia

Uno strumento di comunione spirituale intorno al testo biblico

Un lezionario ecumenico di passi biblici e meditazioni giornaliere


Le famose Losungen, testi biblici e meditazioni giornaliere, preparate ogni anno, a partire dal 1731, dalla Chiesa evangelica dei Fratelli Moravi (Unità dei Fratelli di Herrnhut). La presente edizione, tradotta e adattata per il lettore italiano, è la 284a.



 
 
 
 
     
     
 
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