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Novembre 2013


Indice:

01. Editoriale

02. Silvano Cavazza: Libri luterani verso il Friuli: Vergerio, Trubar, Flacio

03. Nicola Tedoldi: Dictata super Psalterium, parte VIII

04. ASLI: Giornata teologica 2013

05. Claudiana: Giorgio TOURN, I protestanti, vol. 3

06. Milano: Lutero in Italiano

07. NEV: SPECIALE: X Assemblea del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC)

 
01. Editoriale

Cari Bollutori,
Alla vigilia della lungamente attesa giornata teologica dell'ASLI, di cui di più nella prossima edizione, ecco il Bollut di novembre pieno di preziose informazioni teologiche e notizie varie.
Buona lettura!
Vostro
Dieter Kampen (DK)


02. Silvano Cavazza: Libri luterani verso il Friuli: Vergerio, Trubar, Flacio

Ringrazio di cuore il Prof. Cavazza che ci illumina sul ruolo e sulle vie dei libri e sull'importanza delle lingue popolari per la diffusione del libro. L'articolo gentilmente concesso è apparso prima in:

Venezia e il Friuli: la fede e la repressione del dissenso. Omaggio ad Andrea Del Col,.Montereale Valcellina, Circolo Culturale Menocchio; Osoppo, Olmis., 2013.

Potete visualizzare il documento in formato PDF cliccando sul titolo:



03. Nicola Tedoldi: Dictata super Psalterium, parte VIII

Cari Bolluttori, continuiamo i nostri studi che parlano del Lutero meno conosciuto quello dei Dictata super Psalterium. In particolare questo mese parleremo della “ecclesiologia” del giovane professore di Wittemberg.
Buono studio!
Nicola Tedoldi.



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Con occhi spirituali
Nel suo primo commento ai Salmi, Lutero non pone in primo piano la Chiesa: possiamo dire che l’argomento, in questo contesto, per lui sembra essere marginale.
Ma leggendo i Dictata, possiamo individuare qualche particolare accenno alla Chiesa che ci consente di delineare, anche se in minima parte, un “ecclesiologia primitiva” all’interno della teologia di Lutero.
Prima di tutto va sottolineato che la questione del papato rimane nell’ombra, non ci sono tracce della polemica di Lutero con il Vescovo di Roma, né se ne riscontrano in sintomi. Ma l’assenza di ogni riferimento al papato non significa che Lutero fosse all’epoca perfettamente in linea con le scelte e le direttive della Chiesa di Roma.
Scoviamo un tratto interessante nel suo commento al Salmo 67: nel parlare della Chiesa Lutero rimane saldamente ancorato alla tradizione apostolica parlando infatti solo di Vescovi e di Apostoli. Il Papa come figura non rientra già più nella ecclesiologia del giovane monaco; non ne è parte essenziale come invece lo sono i Vescovi e gli apostoli di cui esistono le tracce negli scritti apostolici.
Anche se nei Dictata Lutero parla di Chiesa attribuendole sempre nomi che sono presi dalla tradizione (“tempio di Dio”, “nuova Gerusalemme”, “madre di tutti i credenti”) la sua lettura va oltre alle immagini convenzionali che la Chiesa romana dava di se stessa. Infatti Lutero, nel suo studio sui Salmi, parla della Chiesa utilizzando due immagini che saranno il fondamento della sua “ecclesiologia matura”: “corpus Christi” e “populus fidelis”. Due immagini che ci fanno capire quanto Lutero allontani da sé la visione istituzionale della Chiesa, per aprirsi ad una spiritualità ecclesiale fatta di Cristo e del suo popolo. Proprio nei Dictata compare per la prima volta il contrasto tra “spirituale” e “mondano” e la Chiesa per essere compresa nella sua essenza deve essere considerata solo dal punto di vista spirituale.
Non con gli occhi della carne, ma con gli occhi dello spirito: così si deve guardare la Chiesa!


04. ASLI: Giornata teologica 2013



 

L'ASLI – Accademia di Studi Luterani in Italia
Campo SS. Apostoli, Cannaregio 4448, 30124 Venezia

e l'ISE – Istituto di Studi Ecumenici San Bernardino
C/o Convento S. Francesco della Vigna - Castello 2786 - 30122 VENEZIA

ospitati dalla Comunità Evangelica Luterana di Venezia
invitano alla


I° Giornata teologica - Giornata di studio

21. Novembre 2013, 14.30 – 18.30
Chiesa luterana, Campo Ss. Apostoli, Cannareggio 4448, 30121 Venezia
a piedi (consigliato) 20-25 min. dalla ferrovia, seguendo la strada principale
Vaporetto linea 1, fermata Ca' d'oro

Thema:
La libertà al tempo della Riforma e oggi

Con la nascita del mondo moderno si sviluppa anche una nuova concezione della persona e cresce l'importanza dell'individuo. Diventa così virulenta la questione della libertà che irrompe pienamente con la Riforma. La giornata teologica vuole – a livello accademico, ma con un linguaggio diretto e di facile comprensione – illustrare le risposte date da Lutero, sostenitori e oppositori, per poi esaminare la loro attualità per il dibattito sulla libertà oggi.


Programma

Ore 14.30: Appertura
Saluto della Comunità ospitante: Past. Bernd Prigge
Saluto del Preside dell'ISE: Prof. P. Giraldo
Saluto Presidente dell'ASLI: dott. Giorgio Ruffa

Ore: 14.45: Relazioni

Prof. Paolo Ricca: Portata e limiti della nozione di libertà in Lutero

Prof. Michele Cassese: La libertà cristiana secondo l’agostiniano Girolamo Seripando: una risposta al “De libertate christiana” di M. Lutero.

Ore 16-16.30 circa: pausa lavori

Prof. Franco Buzzi: "Metamorfosi di un'ermeneutica: Lutero in Heidegger"

Prof. Lorenzo Raniero: La libertà di coscienza nel Concilio Ecumenico Vaticano II

Past. Dieter Kampen: Libertà come dono

Ore 18.30: conclusione lavori

Tutti sono benvenuti – ingresso libero


L'ASLI, fondata nel 2011 con sede presso la Comunità evangelica luterana di Venezia, è un associazione laica e indipendente che, in una prospettiva ecumenica, promuove lo studio e la conoscenza di Lutero in Italia.

 
05. Claudiana: Giorgio TOURN, I protestanti, vol. 3

Care lettrici e cari lettori,
nel 496° anniversario dell’affissione delle 95 tesi da parte di Martin Lutero sul portale della chiesa del castello di Wittenberg – gesto che si usa considerare come l’inizio della Riforma protestante – presentiamo il terzo e conclusivo volume della trilogia di Giorgio Tourn sulla storia dei protestanti:

Giorgio TOURN, I protestanti, vol. 3: Una cultura. Da John Locke a Nelson
Mandela (secc. XVIII-XX)
pp. 505, euro 29,50 in offerta 15 x 15 a euro 25,08 fino al 14 novembre 2013

Condensare tre secoli di storia e di pensiero teologico è un’impresa certo assai ardua, ma questa è stata la scelta di Tourn dopo i due volumi precedenti dedicati al Cinquecento e al Seicento. Il motivo va ricercato nella lettura che l’autore fa della modernità che unisce i secoli dal Settecento al Novecento distinguendoli dai precedenti. La chiave interpretativa è quella della fine della «cristianità» o, meglio, della fine della «società cristiana». Il modello costantiniano di unione Frau chiesa e stato (non messo in discussione dalla Riforma classica) va in crisi e decade (nonostante gli strascichi tuttora presenti): il pensiero filosofico, la politica e, soprattutto, il pensiero scientifico si emancipano dalla religione che non rappresenta più la norma suprema della vita individuale e sociale. Di fronte a un tale cambiamento – dice l’autore – le possibilità per le chiese erano due: arroccarsi nel proprio fortino dogmatico, scomunicando il mondo (semplificando: la reazione della chiesa cattolica fino al Concilio Vaticano II) oppure aprirsi a un dialogo difficile e impegnativo ma fecondo e stimolante, producendo, appunto, «cultura». Di qui la serie sorprendentemente ricca di donne e uomini che Tourn “racconta” con la consueta vivacità, serie che giunge fino ai giorni nostri.

Sul finire del XVII secolo […] la società europea voltava le spalle al suo passato e si avviava su un percorso del tutto nuovo, quello della modernità. Ne era elemento peculiare la creazione di una nuova cultura, svincolata da quella tradizionale della cristianità. […] Quella che ora stava dinnanzi ai protestanti era dunque una realtà del tutto nuova: non più il confronto teologico appassionato, vissuto nel cuore della chiesa d’Occidente, e neppure lo scontro confessionale nel quadro dell’Europa barocca, ma la collocazione come cristiani evangelici in questo cantiere della cultura moderna (G. Tourn).


A opera conclusa – Giorgio TOURN, I protestanti, voll. 1-3 –, vi è ora la possibilità di acquistare i tre volumi in blocco al prezzo di 65,00 euro. Dato il prezzo superiore a 50 euro, sul sito verrà applicato uno sconto del 15%, per una spesa complessiva di 55,25 euro. Certamente un’ottima occasione da non lasciarsi sfuggire!

Ringraziandovi dell’attenzione, vi invito infine a visitare anche la sezione Remainder del nostro sito
(http://www.claudiana.it/php/remainder.php), dove troverete 150 titoli al 25% del costo di copertina, nonché la sezione Novità (http://www.claudiana.it/php/novita.php), dove sono presentate altre novità in offerta 15x15.
Cordialmente,
Manuel Kromer


06. Milano: Lutero in Italiano
 
in occasione di Book City Milano 2013
sabato 23 novembre, ore 16

Lutero in Italiano


la collana «Opere scelte» della Editrice Claudiana
le opere dei Riformatori Lutero, Calvino, Melantone tradotte in lingua italiana

Paolo Ricca
Facoltà Valdese di Teologia di Roma
Dieter Kampen
Pastore luterano
Franco Buzzi
Prefetto della Biblioteca Ambrosiana
Susanna Peyronel
Università Statale di Milano

Fin dall’inizio della sua storia, l’editrice Claudiana si è impegnata per rendere disponibile il pensiero dei protagonisti della Riforma protestante del Cinquecento al pubblico italiano mediante la pubblicazione delle fonti originali. «Opere scelte» è una selezione degli scritti più significative dei riformatori (Lutero, Calvino, Melantone, ma anche Johannes Althusius e Heinrich Bullinger),pubblicati in maniera completa, cioè con il testo originale e una traduzione italiana con ampio apparato di note critiche ed esplicative. Ogni volume è curato da uno o una specialista che cura anche il saggio introduttivo e gli apparati bibliografici nonché gli indici. «Opere scelte» è rivolta innanzitutto agli studiosi e agli studenti, ma interessa anche tutti coloro che si occupano del pensiero della Riforma in modo non specialistico: una collana che intende fornire un prodotto di alto livello a un pubblico sempre più informato e preparato. La collana è stata premiata dal Ministero per i beni e le attività culturali con un «Premio speciale per la traduzione», edizione 2012, destinato «a traduttori ed editori italiani e stranieri che abbiamo contribuito alla diffusione della cultura italiana all’estero e della cultura straniera nel nostro Paese».

Sala attigua alla Libreria Claudiana
Via Francesco Sforza 12/a – 20122 Milano
tel. 02.76.02.15.18
ingresso libero


07. NEV: SPECIALE: X Assemblea del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC)


SPECIALE: X Assemblea del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC)


INTERVISTA

Valeria Fornerone: "Trasformare la fede comune in azione"
a cura di Gaëlle Courtens

Roma (NEV), 13 novembre 2013 - Nel corso della X Assemblea generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), tenutasi a Busan (Corea del Sud) dal 30 ottobre all'8 novembre scorsi, la ventiquattrenne Valeria Fornerone, delle Valli valdesi del Piemonte, è stata eletta nel Comitato Centrale del CEC, il parlamentino dell'organismo ecumenico con sede a Ginevra, che costituisce la massima autorità tra un'assemblea e l'altra. Di ritorno da Busan le abbiamo rivolto qualche domanda.

Come ha vissuto questa esperienza e cosa porta a casa dopo 10 giorni di lavori assembleari del più grande organismo ecumenico mondiale?
Porto con me moltissime emozioni, soprattutto l'incredulità di aver potuto vivere appieno questa assemblea, immersa in tante culture e tradizioni di fede diverse, ognuna speciale e particolare nella propria sfumatura. Torno sicuramente con un bagaglio di sensazioni, opinioni, esperienze, racconti, ricordi che mi seguirà sempre, che ha contribuito e contribuirà alla mia formazione. In questa assemblea ho imparato che è possibile articolare una visione del mondo a partire dalla nostra comune fede e trasformarla in azione.

Dal suo punto di vista quali sono stati i momenti salienti dell’Assemblea, non solo sotto il profilo del programma, ma anche dei contenuti?
In particolare, le due plenarie su giustizia e pace - temi fondamentali e inscindibili l'uno dall'altro -, in cui abbiamo ascoltato le testimonianze di chi si adopera ispirato da questi valori: chi lotta contro la militarizzazione e lo sfruttamento della propria terra, anche quando questo significa esporsi e mettersi in pericolo. Queste plenarie sono state una boccata d'aria fresca che ha rinvigorito lo spirito, rendendoci consapevoli di quanto ci sia ancora da fare, ma anche del fatto che unendoci è possibile realizzare molto.

Delle decisioni prese a Busan, quali vanno riproposte con forza alle chiese italiane?
Importanti sono le dichiarazioni dell'assemblea a difesa dei diritti delle minoranze religiose, in cui si ribadisce che la libertà di credo e pensiero sono diritti universali. Altrettanto importante è stata la presa di posizione sui diritti degli apolidi, in cui si dichiara che il diritto alla vita, alla sicurezza e a ogni altro diritto fondamentale, sono concetti universali che devono essere garantiti ad ogni individuo. Questi temi ci toccano forse più da vicino; sono problemi che, in fondo, riscontriamo nel quotidiano. Ma non dobbiamo lavorare solo nella nostra realtà. Di più ampio respiro sono le dichiarazioni sulla "Via per una pace giusta" che invita alla creazione di progetti che affrontino la problematica dei conflitti in società multietniche e multireligiose, e incoraggia l'adozione della non-violenza come approccio alla vita. Si è parlato anche di "economia di vita", di giustizia ecologica, esortando le chiese e i loro membri al rispetto e la cura dell'ambiente.

Lei è stata eletta come unica italiana nel Comitato Centrale del CEC. Quali sono le sue aspettative rispetto a questo mandato che durerà 7anni?
Innanzitutto, di imparare moltissimo, da chi ha più esperienza di me nel Comitato Centrale, e da chi è giovane come me. Di portare avanti quelle che sono le battaglie dei molti che soffrono e che non hanno diritti. Voglio dar voce ai e alle giovani della Federazione giovanile evangelica in Italia (FGEI), della World Student Christian Federation (WSCF), di cui la FGEI è membro, e a tutti coloro che condividono l'impegno a lavorare e combattere per la giustizia ecologica e per abbattere ogni genere di discriminazione e violenza. Porterò inoltre il contributo della mia chiesa, culla della mia formazione. Riporterò a casa i temi e le decisioni prese su cui riflettere insieme alle comunità, in modo da essere un tramite efficace.


Assemblea CEC/1. Dal CEC un appello a “camminare insieme” verso la giustizia e la pace
Tra i temi dibattuti i diritti delle minoranze religiose, la riunificazione coreana, la pace giusta

Roma (NEV), 13 novembre 2013 - Si è conclusa con un forte appello alle chiese a “camminare insieme” in un “pellegrinaggio per la giustizia e la pace”, la X Assemblea del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), tenutasi a Busan (Corea del Sud) dal 30 ottobre all'8 novembre scorsi. Il messaggio finale, fatto proprio dagli oltre 3mila partecipanti (vedi Documentazione), ha voluto sia cogliere lo spirito dell'evento - che ha avuto come tema conduttore il motto “Dio della vita, guidaci alla giustizia e alla pace” - sia collegarsi idealmente con l'assemblea costituente del CEC tenutasi ad Amsterdam nel 1948. Allora il messaggio alle chiese era un invito all'unità, a “rimanere insieme”; oggi è un 'esortazione a proseguire insieme sul cammino tracciato dalla storia passata verso le sfide del presente.
Positivo il giudizio sui lavori del segretario generale del CEC, pastore Olav Fykse Tveit: “Quest'Assemblea ha dato uno slancio considerevole al movimento ecumenico”, ha dichiarato l'esponente del CEC, indicando, tra gli altri, quali elementi qualificanti la solidarietà espressa dalle chiese mondiali ai cristiani e all'intero popolo coreano, la cui Penisola è da sessant'anni divisa in due stati contrapposti; e l'affermazione della “pace giusta” come “valore centrale” di tutto il programma del CEC.
Molti i temi oggetto di dichiarazioni ufficiali dell'Assemblea, massimo organo di governo del CEC convocato ogni sette anni. Sulla “Politicizzazione della religione e sui diritti delle minoranze religiose” l’Assemblea chiama la comunità ecumenica internazionale a mediare con i rispettivi governi “lo sviluppo di norme che garantiscano una protezione efficace delle singole persone e delle comunità appartenenti a minoranze religiose dalle minacce e dalle azioni violente” di agenti non ricollegabili allo Stato. Lo stesso documento sollecita “uno sforzo concertato delle comunità religiose, della società civile e delle istituzioni statali per affrontare le violazioni dei diritti delle minoranze religiose e della loro libertà di religione e di coscienza”.
Il documento intitolato “Sulla via della pace giusta” ha colto gli elementi qualificanti di ogni dibattito, articolati secondo i temi della pace e della giustizia. “La Pace - si legge nel testo - costituisce un modello di vita che riflette la partecipazione umana all'amore di Dio e alla cura per il mondo e per l'intera creazione”. Di qui la raccomandazione ad intraprendere azioni concrete per la “ricerca della pace e la protezione della vita”. “Insieme - si legge ancora nel documento - ci impegniamo a proteggere la dignità umana, praticando la giustizia nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità, risolvendo i conflitti senza usare la violenza e bandendo tutte le armi di distruzione di massa”.
I delegati delle chiese hanno espresso la loro preoccupazione sulle questioni della presenza e la testimonianza cristiana in Medio Oriente, la situazione nella Repubblica democratica del Congo e sul Centenario del genocidio armeno, temi a cui non è stata dedicata una specifica dichiarazione, ma che sono stati presentati attraverso le relazioni delle diverse Commissioni del CEC. L’elenco dei documenti e delle dichiarazioni approvate dall'Assemblea è disponibile alla pagina: www.oikoumene.org/en/resources/documents/assembly/2013-busan/adopted-documents-statements.


Assemblea CEC/2. Per la prima volta una donna a capo del Comitato centrale
Attenzione del CEC sul tema delle donne nelle chiese e nella società

Roma (NEV), 13 novembre 2013 - Al termine della X Assemblea del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) (Busan, Corea del Sud, 30 ottobre-8 novembre 2013) i 150 componenti del Comitato Centrale del CEC appena insediati hanno eletto all'unanimità l'anglicana Agnes Abuom di Nairobi (Kenia) come moderatora del più alto organo di governo del CEC. Nei 65 anni di storia del CEC, Abuom è la prima donna e la prima africana a guidare il Comitato Centrale, massima autorità del CEC tra un'assemblea e l'altra. “La mia preghiera è che riusciamo a camminare insieme, nei prossimi anni, nonostante tutte le nostre diversità che in ogni momento ci possono allontanare”, sono state le prime parole pronunciate subito dopo la sua elezione. Vice moderatori del Comitato centrale sono la vescova Mary Ann Swenson della Chiesa metodista unita degli USA ed Gennadios di Sassima del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli. Che l'attenzione alla componente femminile nei posti decisionali sia una costante preoccupazione del CEC si riflette anche nel numero di donne che siedono nel Comitato centrale: 58, mentre gli uomini sono 92 (per la composizione in base a criteri confessionali e regionali vedi NEV 46/13).
Degli 8 presidenti eletti dall'Assemblea per rappresentare il CEC nelle regioni del mondo, anche qui, ben 3 sono donne: la pastora Mary Anne Plaatjies van Huffel (Africa), la pastora Gloria Nohemy Ulloa Alvarado (America Latina e Caraibi), la pastora Mele’ana Puloka (Pacifico), mentre i loro colleghi maschi deputati a curare i rapporti tra territori e sede centrale sono il pastore Sang Chang (Asia), l'arcivescovo Anders Wejryd (Europa), il vescovo Mark MacDonald (America del Nord), Giovanni X, Patriarca della Chiesa ortodossa greca d'Antiochia e di tutto l'oriente e Karekin II, Patriarca e catholicos supremo di tutti gli armeni.
Proprio quest'anno ricorre il 60esimo anniversario del Programma del CEC su "Donne nella chiesa e nella società" (Women in Church and Society). Per l'occasione a Busan, la consueta pre-assemblea delle donne per la prima volta ha visto la partecipazione anche di numerosi uomini, al fine di riflettere insieme al contributo e al ruolo degli uomini nella costruzione di una comunità all'insegna della giustizia tra sessi (gender justice).


Assemblea CEC/3. Preoccupazione per la situazione finanziaria
Approvato all'unanimità un piano per ovviare ai mancati introiti delle quote membro

Roma (NEV), 13 novembre 2013 - Tra il 2006 e il 2013 gli introiti del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) sono diminuiti del 31%. E' quanto emerso dal rapporto finanziario presentato alla X Assemblea dell'organismo ecumenico mondiale con sede a Ginevra (Svizzera), svoltasi a Busan in Corea del Sud (30 ottobre-8 novembre). "Una situazione che minaccia la stessa comunione di chiese, per cui le iniziative tese a cambiare questo modello di partecipazione dovrebbero essere tra le priorità del CEC", ha chiosato Anders Gadegaard, moderatore del Comitato finanze dell'Assemblea.
Le entrate stimate per il 2013 ammontano a 30,9 milioni di franchi svizzeri, mentre nel 2006 erano 44,6. Il quadro è ancora più preoccupante se si pensa che nel 1999 il budget a disposizione del CEC era di 61 milioni di franchi svizzeri. Questi risultati sono in parte dovuti ad una diminuzione del 39% delle quote di partecipazione delle chiese membro, il cui numero è tuttavia aumentato nel corso degli anni. Delle 345 chiese membro, 25 versano il minimo richiesto di 1000 franchi svizzeri annui, 74 una quota inferiore, mentre una novantina non versa alcun contributo. Di fatto, quasi una chiesa su due non contribuisce nella misura minima prevista. E anche i fondi del CEC, stimati intorno a 2,7 milioni di franchi svizzeri per il 2013, non sono mai stati così esigui. A questo si aggiunge la crisi finanziaria mondiale che sin dal 2008 ha generato un abbassamento dei tassi di cambio delle valute straniere nei confronti del franco svizzero.
Di fronte a questa situazione preoccupante, il Comitato delle finanze dell'Assemblea ha proposto delle raccomandazioni che sono state tutte votate all'unanimità. Per il 2014 è previsto un nuovo piano per le quote associative, con contribuzioni differenziate a seconda delle capacità finanziarie delle chiese. Inoltre, le attività e iniziative del CEC dovranno seguire una scala di priorità, in modo da calibrare meglio il bilancio che sarà definito in base a un piano finanziario quadriennale (2014-2017). E da subito si penserà anche alla prossima Assemblea, in agenda tra 7 anni, con la creazione di un fondo ad hoc per accantonare almeno quanto speso per quella appena conclusa: 6,53 milioni di franchi svizzeri.


DOCUMENTAZIONE

Messaggio della X Assemblea del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC)
(Documento No. MC 01 del CEC, 8 novembre 2013)

Aderisci al pellegrinaggio verso la giustizia e la pace

Il nostro Dio è bontà e misericordia:
ci verrà incontro dall'alto,
come luce che sorge.
Splenderà nelle tenebre
per chi vive all'ombra della morte
e guiderà i nostri passi sulla via della pace. (Luca 1, 78-79)

Care sorelle e cari fratelli, vi salutiamo nel nome di Cristo.

1. Ci siamo riuniti nella Repubblica di Corea per la 10a Assemblea del Consiglio ecumenico delle Chiese (30 ottobre – 8 novembre 2013). Provenendo da 345 chiese membro della comunione e da organizzazioni appartenenti al movimento ecumenico, ci siamo uniti in preghiera, abbiamo condiviso vicende delle nostre comunità locali e abbiamo appreso con commozione forti messaggi di lotta e speranza. Ringraziamo per le molte dichiarazioni di impegno rilasciate. Il nostro pellegrinaggio comune ha sviluppato il tema “Dio della vita guidaci alla giustizia e alla pace”.

2. Nella città di Busan, abbiamo camminato insieme lungo una strada di trasformazione: preghiamo che, mentre veniamo noi stessi trasformati, Dio faccia di noi strumenti di pace. Molti di noi hanno visitato altre parti della Corea dove abbiamo constatato le ferite aperte di una società dilaniata da conflitti e divisioni. Quant'è necessaria la giustizia per la pace; la riconciliazione per la guarigione; nonché il cambiamento del cuore perché il mondo sia completamente risanato! Abbiamo tratto incoraggiamento dalle chiese attive ed impegnate che abbiamo incontrato; il loro lavoro porta frutti abbondanti.

3. Condividiamo la nostra esperienza nella ricerca di unità in Corea come segno di speranza nel mondo. Questo non è l’unico paese in cui i popoli sono divisi, nella povertà e nella ricchezza, nella felicità e nella violenza, nel benessere e nella guerra. Non ci è consentito chiudere gli occhi di fronte a queste dure realtà o esimerci dal collaborare all’opera trasformatrice di Dio. In quanto comunione il Consiglio ecumenico delle chiese conferma la solidarietà con la popolazione e con le chiese della penisola coreana e con tutti coloro che lottano per la giustizia e per la pace.

4. Dio nostro creatore è la sorgente di ogni vita. Nell’amore di Gesù Cristo e per la misericordia dello Spirito Santo noi, come comunione dei figli di Dio, operiamo insieme in vista del compimento del Regno. Chiedendo la grazia a Dio siamo chiamati, nella nostra diversità, ad essere giusti amministratori della Creazione di Dio. Questa è la visione del Nuovo Cielo e della Nuova Terra dove Cristo compirà “tutto in tutti”( Efesini 1, 23).

5. Viviamo in un tempo di crisi globale. Dobbiamo affrontare sfide economiche, ecologiche, socio-politiche e spirituali. Nell’oscurità e nell’ombra della morte, nella sofferenza e nella persecuzione, quanto è prezioso il dono di speranza del Signore Risorto! Con la fiamma dello Spirito nei nostri cuori, preghiamo Cristo di illuminare il mondo: che la sua luce orienti l’intera nostra vita verso la cura dell’intera creazione ed affermi che tutte le persone sono create ad immagine di Dio. Ascoltando le voci che spesso ci giungono dagli emarginati, proponiamoci di condividere gli insegnamenti di speranza e di perseveranza. Impegniamoci nuovamente ad operare per la liberazione e ad agire in modo solidale. Possa la Parola di Dio illuminarci e guidarci sul nostro cammino.

6. Vogliamo muoverci insieme. Spronati dalle esperienze vissute a Busan, sproniamo a nostra volta tutte le persone di buona volontà ad impegnarsi con i propri doni ricevuti da Dio a compiere azioni trasformatrici.

Questa Assemblea vi invita ad unirvi a noi nel pellegrinaggio.
Possano le chiese essere comunità di guarigione e compassione e possa la Buona Novella essere seminata da noi in modo che la giustizia cresca e la profonda pace di Dio abbracci il mondo.
Beati coloro che osservano il diritto e agiscono con giustizia in ogni tempo. (Salmo 106,3)

Dio della vita, guidaci alla giustizia e alla pace!


ANTEPRIMA

Vogliamo muoverci insieme
di Michel Charbonnier, delegato all’Assemblea CEC

Roma, (NEV), 13 novembre 2013 - Proponiamo l'articolo di apertura che verrà pubblicato sul prossimo numero del settimanale delle chiese battiste, metodiste e valdesi “Riforma”. L'autore, pastore della chiesa metodista di Bologna, è stato delegato della Chiesa valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi in Italia) alla X Assemblea generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) a Busan (Corea del Sud) (www.riforma.it).

“Ci siamo riuniti nella preghiera, abbiamo condiviso storie dalle nostre comunità locali e preso a cuore messaggi forti di agonia e di speranza. Abbiamo camminato insieme su una strada di trasformazione, e preghiamo Dio che in questo nostro essere trasformati Egli ci faccia strumenti di pace. Reimpegniamoci a lavorare per la liberazione e ad agire in solidarietà, e possa la Parola illuminante di Dio guidarci nel nostro viaggio. Vogliamo muoverci insieme. Questa assemblea vi chiama ad unirvi a noi in pellegrinaggio”.
Il messaggio finale della X Assemblea del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC), conclusasi a Busan (Corea del Sud) l’8 novembre scorso sul il tema “Dio della vita, guidaci alla giustizia e alla pace”, traccia una linea ideale che risale fino all’Assemblea costituente di Amsterdam (1948), col chiaro intento di marcare la continuità con lo spirito che diede vita al Consiglio, ma al tempo stesso di dire che è giunto il tempo di andare oltre. Ad Amsterdam nel messaggio finale le chiese dissero, per la prima volta nella storia, “vogliamo stare insieme”. È alla luce di quel messaggio che il “vogliamo muoverci insieme” di Busan acquista tutto il suo valore: non si tratta più solamente di stare insieme, ma di muoversi insieme per “non chiudere i nostri occhi di fronte alle realtà ostili, e non lasciar riposare le nostre mani dall’opera trasformatrice di Dio” ma, di fronte alle “sfide economiche, ecologiche, socio-politiche e spirituali che fronteggiamo”, lasciare che “la luce di Cristo trasformi tutto il nostro essere per prenderci cura dell’intera creazione e per affermare che tutti gli esseri umani sono creati a immagine di Dio”.
È per comunicare alle chiese e coinvolgerle in questo desiderio di movimento comune sui sentieri della pace e della giustizia che l’Assemblea ha individuato l’immagine del “pellegrinaggio di giustizia e di pace”: “nell’amore di Gesù Cristo e per la misericordia dello Spirito Santo, noi, come comunione dei figli e delle figlie di Dio, ci muoviamo insieme verso il compimento del Regno”.
Pace e giustizia all’interno di un quadro di riferimento dinamico e concreto: questo ciò che emerge con più intensità dal messaggio finale dell’Assemblea, ma anche ciò che ha segnato i momenti e le riflessioni più forti di tutta l’Assemblea. Per la prima volta nella storia del CEC i temi della pace e della giustizia sono stati esplicitamente inclusi nel tema dell’Assemblea, e se poteva essere forte in alcuni il timore che ciò si risolvesse in un’operazione estetica senza reali ricadute nei contenuti dell’Assemblea stessa, tale timore si è rivelato totalmente infondato: il primo dato da registrare è che questa Assemblea ha segnato un reale cambio di paradigma, per cui le tematiche della pace hanno smesso di essere un argomento marginale nei lavori assembleari, la litania velocemente accantonata di pochi “appassionati” (per usare un eufemismo). A Busan queste tematiche non sono entrate semplicemente nel novero degli argomenti più importanti da trattare: sono state poste al cuore stesso del lavoro, dell’identità e della missione del CEC e delle chiese.
In secondo luogo, va registrato che questo è stato fatto in maniera molto concreta, evitando il rischio di perdersi in discorsi astratti o estremamente generali sulla pace. Come? Scegliendo di non trattare pace e giustizia come due argomenti distinti e a sé stanti, ma sottolineando fortemente la loro totale interconnessione, ed impostando quindi la riflessione di conseguenza. Questa Assemblea non ha detto solamente che non c’è pace senza giustizia, o viceversa; ha detto, e ancora di più, ha vissuto nei suoi lavori e nelle sue deliberazioni, che pace e giustizia sono fondamentalmente la stessa cosa: sono l’aspetto concreto e tangibile del sogno di Dio per l’umanità, per il quale tutte le chiese sono chiamate ad impegnarsi e a mettersi in cammino. Ecco perché, ad esempio, non si ritrova nei documenti prodotti a Busan una presa di posizione a sé stante sulla giustizia economica: perché questa è declinata, all’interno del documento “Sulla via della pace giusta”, come appello e impegno concreto alla “pace giusta nel mercato”. O, allo stesso modo, le questioni di giustizia relative alle divisioni di genere, etniche, religiose, di casta, di classe, o alla violenza domestiche sono ricomprese nell’impegno necessario per la “pace giusta nella comunità umana”.
“Sulla via della pace giusta” è quindi probabilmente uno dei documenti più importanti prodotti a Busan. Esso afferma che “la pace costituisce uno stile di vita che riflette la partecipazione umana all’amore e alla cura di Dio per il mondo e per tutta la sua creazione”, e invita le chiese a impegnarsi in azioni concrete per condividere “l’amore di Dio per il mondo ricercando la pace e proteggendo la vita”: “insieme ci impegniamo a proteggere la dignità umana, a realizzare la giustizia nelle nostre famiglie e comunità, a trasformare i conflitti senza violenza e a bandire ogni arma di distruzione di massa”.
Accanto a questi risultati obiettivamente positivi e promettenti, restano ovviamente anche questioni su cui lavorare ancora. A titolo di esempio, il documento condanna chiaramente le armi di distruzione di massa e le armi atomiche, non l’uso delle armi tout court. O ancora, a fronte di prese di posizione chiare riguardo alla giustizia di genere, di razza e tra le generazioni, il nuovo Comitato centrale eletto a Busan conta solo il 39% di donne, il 13% di persone sotto i 30 anni, il 5% di minoranze indigene, e solo il 32% delle persone che guideranno il CEC fino alla prossima assemblea sono laici. Consola sapere che la Chiesa valdese ha contribuito candidando una giovane donna laica, Valeria Fornerone (che è stata eletta nel Comitato), ma la strada per la coerenza è ancora lunga. Il pellegrinaggio di giustizia e di pace è appena iniziato, ma vale la pena mettersi in cammino.

Fonte: NEV – Notiziario Evangelico - 13 novembre 2013 - settimanale - anno XXXIV - numero 47


























 
 
     
     
 
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