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Aprile 2014


Indice:

01. Editoriale

02. Bernardo Mercolini: Riflessioni sul seminario teologico

03. ASLI: Lutero parla italiano

04. 8x1000

05. 5x1000


01. Editoriale

Cari Bollutori,
Volevo scrivervi una propria riflessione, ma la morte di mio padre non me l'ha permesso. Sono comunque consolato di averlo raggiunto ancora in vita e anche per mia madre la presenza dei figli era importante. Domani partirò di nuovo per il funerale, ma intanto vi mando le riflessioni di Bernardo Mercolino, presidente della Comunità luterana di Torre Annunziata, sul seminario teologico.
Buona lettura!
Vostro
Dieter Kampen (DK)


02. Bernardo Mercolini: Riflessioni sul seminario teologico



Ringrazio di cuore la rivista Il Regno (www.ilregno.it) per la gentile concessione del testo, pubblicato con il titolo «2017: la Riforma. Dal conflitto alla comunione» come supplemento a Il Regno - documenti n. 11 del 2013. (DK)


SEMINARIO: DAL CONFLITTO ALLA COMUNIONE
Nessuno è depositario della verità. Nessuno dunque può pretendere di conservarla promettendo di preservarla da ogni contaminazione e possibilità di trasfigurazione. Tutti insieme, ciascuno con la sua parte di verità, possiamo identificare una verità: la nostra. Ma esistono tante altre verità, come tanti altri sono i pensieri, i culti, le religioni, le filosofie, le esperienze, i riti, le credenze di cui ognuno detiene e conserva la veridicità, ma non la verità. Quella che noi definiamo tale è anche quella che potremmo condividere se fossimo tutti nella stessa condizione intellettiva e di fede. Quando dunque parliamo nell’ambito del mondo cristiano possiamo già asserire che esiste una sola Verità ma con diverse letture. Mettersi intorno ad un tavolo per guardarsi negli occhi, per esprimersi liberamente, per guardarsi dentro e, tutti insieme, cercare di tirare fuori questa verità che sosteniamo di possedere “esclusivamente” accapigliandoci e dando fiato alle nostre ire e alle nostre virtù, alle nostre considerazioni e convincimenti, senza prevaricare l’uno sull’altro, ma insieme, paritariamente, per cercare il volto di questa verità, potrebbe essere un buon viatico per raggiungere una soluzione chiara e comune che soddisfi tutte e ciascuna esigenza. Ragione di un Seminario congiunto su una questione che ci avvince e ci separa da secoli, esattamente 5 fra soli tre anni, poteva sembrare una opportunità eclatante e opportuna. L’invito a partecipare al Seminario Teologico indetto dalla ASLI (Accademia di Studi Luterani in Italia) mi era apparsa una circostanza da non mancare e non avevo voluto perdermi questa occasione. L’argomento: Dal conflitto alla Comunione, è troppo intrigante per sottrarsi al partecipare. Sarebbe stato un incontro rilevante dato anche il particolare della partecipazione dei relatori dell’Accademia: cattolici, riformati, luterani. Perciò è stato deludente ritrovarsi in un numero di partecipanti che potevi contare con una sola mano (non cantando i tre ospiti cattolici del primo giorno): tre luterani, fra l’altro italiani, e un “simpatizzante” fortemente interessato a conoscere, avvicinare, scoprire, imparare qualcosa in più sul luteranesimo. Dei luterani metto in rilievo la loro cittadinanza a motivo di qualcosa che riveleremo più avanti. Unico interlocutore cattolico, dunque, uno dei relatori don Franco Buzzi. Il pastore Paolo Ricca e il luterano pastore Dieter Kampen (tutti tra i fondatori dell’Accademia). Assente giustificato il prof. Michele Cassese. Il testo dell’argomento del Seminario viene distribuito stampato nel quindicinale Il Regno. Un interessantissimo documento frutto della commissione luterana – cattolica sull’unità e la commemorazione “comune” della Riforma del 2017.
Il Documento appare subito ricco e dettagliato: Dal conflitto alla Comunione, sembra un titolo promettente e la curiosità ci pervade senza compromettere l’attenzione alle parole del primo relatore, Paolo Ricca, che introduce l’argomento: su quali basi fonderanno i festeggiamenti del 5° centenario della Riforma? Allestire un documento che consentisse la comune preparazione all’evento per celebrare un’eresia non è una cosa ovvia e ordinaria per il mondo cattolico. Monsig. Kock disse: non si può celebrare il peccato, sottintendendo che la Riforma è il Peccato perché ha provocato la divisione della chiesa di occidente e come tale non è possibile festeggiarla. Ma se un Concilio ha dichiarato Eretico un fatto storico, se non viene reintegrato, non si può celebrarlo come grande evento. Il documento, frutto del lavoro di una commissione, cerca una risposta alle perplessità e alle molteplici problematiche e diventa una risposta: commemorare la Riforma in un’epoca ecumenica globale. La decisione di commemorare insieme il 2017 è nuova e inedita e vedremo come si manifesterà concretamente. Ispirato ad una nuova storiografia della Riforma da parte cattolica. Il Battesimo crea la solidarietà nel corpo di Cristo e la condivisione diventa l’affermazione teologica più importante. Le questioni sollevate da Lutero 500 anni fa sono ancora lì e aspettano di essere ascoltate perché sono questioni vitali nel cuore della fede cristiana. Che cosa è il Cristianesimo? Questa domanda resta il fulcro delle discussioni e le varie risposte non esauriscono la sua importanza. Il Concilio di Trento non è dunque una risposta esaustiva e la ricerca di nuove risposte sono il corpo del desiderio di celebrar insieme la Riforma. Daniel Olivier, teologo agostiniano, parla della battaglia per l’Evangelo nella chiesa a proposito della Riforma. Lutero, scomunicato per eresia, era veramente eretico? Quali affermazioni lesive delle verità cristiane ha posto? Nel 1999 un documento congiunto sembra varare un dialogo possibile fra luterani e cattolici e apre un’epoca nuova nei rapporti fra le due chiese. La Giustificazione resta al centro del dibattito già dal capitolo settimo del Tridentino nel 1547: a) la nostra giustizia è la giustizia di Cristo – b) la giustizia di Cristo è la nostra giustizia. La lunga parentesi del tempo sembra raggiungere una curva di conclusione solo con il Concilio Vaticano II che apre per certi aspetti ma lascia solo una porta aperta senza condurre a soluzioni conclusive. Resta una speranza di ritorno all’unità ma senza la prevaricazione e la dichiarata volontà di “reintegro” nell’unica chiesa madre. L’argomento si fa difficile e difficile si presenta il cammino da fare ancora, magari insieme!
L’unità ricercata dai luterani forse non è la medesima auspicata dalla chiesa cattolica e ciò impedisce il reale reciproco riconoscimento. Troppi e vari sono gli argomenti che possono scaturire ad ogni piè sospinto. Gli argomenti si frammentano e moltiplicano, interpretazioni diverse creano un proliferare di denominazioni nello stesso ambito protestante e nessuno pare dichiararsi disposto e disponibile a rivedere e discutere la propria convinzione. Paolo Ricca ci lascia proprio dichiarando la sua appartenenza alla chiesa Valdo-metodista e Franco Buzzi tenta di sorprenderci rivelando che il Tridentino aveva in qualche senso un riconoscimento di qualche ragionevolezza nelle questioni poste dal monaco agostiniano in fatto di giustificazione per fede. Appare tutto magicamente confluire nell’alveo della verità. Ma non si parla della medesima verità e il filo si ingarbuglia ancora per proseguire fino al trascorrere di 500 anni. Restati soli in compagnia del pastore Kampen, luterano, proviamo a intraprendere la lettura del Documento e imputiamo passo dopo passo una impossibile comprensione e condivisione di una Giustificazione per Sola Fide della Teologia luterana.
La storia ci insegna che quando si è maggioritari si sfocia nell’abitudine e nell’abbandono di una linea di frontiera. Così avviene in tutti i paesi a maggioranza cattolica o protestante. Si nasce e si è connotati per automatismo come appartenenti alla confessione di maggiore frequentazione. Sei tedesco? Quindi protestante. Sei italiano? Perciò cattolico. Desumendo dalla nazionalità l’appartenenza. E’ rilevante invece scoprire che nei rispettivi paesi di diversa maggioranza i gruppi minoritari sono i più attenti, osservanti e agguerriti. Protestanti in Europa sono la maggioranza e come tali diventano abitudinari, distratti, quasi inconsapevoli portatori di un’assegnazione ad un gruppo anziché un altro. Accade così che un cattolico italiano lo diventa per antonomasia, ma un protestante lo è praticante attivo e rispettoso e si fa notare per talune intolleranze teologiche e liturgiche nei confronti delle altre denominazioni. Lo siamo! Posso attestare che è così realmente. Noi luterani di Italia siamo più “protestanti” dei luterani importati in Italia e che costituiscono maggioranza nella CELI. Per questo motivo forse, la lettura del documento Dal Conflitto alla Comunione ci lascia perplessi e poco disposti alla condivisione perché non fa intravedere la posizione innovativa e di mediazione del pensiero del riformatore che induca al convincimento che un possibile avvicinamento ci sia. Anche se è in atto, e pare dia qualche risultato, il lavoro di una commissione mista che da anni lavora sul fronte dell’incontro, non appare chiaro ed esaustivo il risultato dichiarato. Inoltre la grande perplessità è rappresentata dalla mancata partecipazione dei dotti delle altre denominazioni protestanti a siffatta commissione, il che ci lascia presagire un avvicinamento al cattolicesimo e di contro un allontanamento dal resto del protestantesimo? La FCEI non si esprime? Eppure dovrebbero essere gli altri protestanti a sollecitare una partecipazione ai festeggiamenti del 5° centenario della Riforma, grazie alla quale poterono recuperare visibilità e avere un collocamento storico nella stesura di teologie e di letture del pensiero cristiano che svilupparono i riformatori. L’auspicio sarebbe di addivenire ad una comune asserzione di Giustificazione per fede che è fondamento del pensiero riformato e che vede già la concordia cattolico – luterana, per poi, tutti insieme, rileggere e rivedere quelle interpretazioni dei testi e delle posizioni che guidano alla concordia finale inducendo tutti i cristiani a partecipare alla Comunione in Cristo confessando lo stesso Dio, lo stesso Cristo, lo stesso Spirito, la stessa salvezza.
Bernardo Mercolino


03. ASLI: Lutero parla italiano



 

L'ASLI – Accademia di Studi Luterani in Italia
Campo SS. Apostoli, Cannaregio 4448, 30124 Venezia
Da quest'anno anche l'ASLI (Associazione di volontariato) può essere sostenuta con il 5x1000, indicando il codice fiscale: 94076270274.



Torre Annunziata: i 60 anni della comunità festeggiati con una conferenza


Nell’ambito dei festeggiamenti del 60° giubileo della comunità di Torre Annunziata, nota come la Comunità del Golfo, che si costituisce dei gruppi storici di Torre del Greco, Santa Maria la Bruna e Torre Annunziata, il Consiglio di Chiesa ha organizzato, con la collaborazione dell’A.S.L.I., una Conferenza sul tema:


LUTERO PARLA ITALIANO
IL 29 maggio (Ascensione), , ore 19, nei locali del Centro di via Carminiello 5, Torre Annunziata
Relatori:
Past. Dieter Kampen, Prof. Michele Cassese, Mons. Franco Buzzi, Prof. Paolo Ricca


Seguirà il 30 maggio una presentazione di libri di Paolo Ricca e Dieter Kampen.
Si prevvedono varie attività fino al culto solenne della domenica mattina.
Per facilitare la partecipazione la Comunità offre un pacchetto vacanze con tre pernottamenti per 100 Euro.
Info: torre-annunziata@chiesaluterana.it




Strategie per un cambiamento
Mi resi subito conto che la mia immagine di Lutero con la sciarpa tricolore aveva sconvolto non pochi nell’ambito della nostra CELI. E’ evidente che la lettura dell’immagine non fu né interpretata nel giusto senso che volevo affidarle né fu accettata di buon grado dalle nostre comunità a maggioranza tedesca. Ma lo sforzo che vi invito a fare reiterando l’immagine è teso a incoraggiare un discorso teoretico di quello che avvenne quando Lutero cominciò a lavorare all’idea della Riforma della chiesa. Fu, a parer mio la prima e più eclatante riforma che rivoluzionò il pensiero del popolo tutto mentre scandalizzò il clero e tutta la corte papalina. Coinvolgere direttamente ogni credente nella lettura abituale dell’Evangelo per comprenderlo; appropriarsene fu lo scopo principe dell’opera del riformatore. Combattere  l’analfabetismo diffuso che rendeva il popolo tacito osservante della dottrina cattolica senza alcuna partecipazione alle funzioni, alle letture, alla liturgia, alla preghiera. Un modo di credere per come e per quello che la chiesa desiderava senza intralci, un popolo suddito e osservante sotto la minaccia continua di scomunica e di un inferno fiammeggiante pronto a divorare e bruciare i ribelli o quelli che ponevano in discussione quel potere che veniva dall’alto. Lutero trovò in quello l’aspetto più rivoluzionario e sconvolgente e il suo primo sforzo fu proprio mirato alla traduzione della Bibbia nella lingua del popolo, perché fosse leggibile, comprensibile, alla portata di tutti. La contestuale scoperta dei caratteri mobili, che implicava la rapida moltiplicazione degli scritti e dei testi che si potevano stampare in copie numerose e molto più rapidamente, fu un coadiuvante di grande supporto all’azione del monaco agostiniano. Dunque Lutero “parla italiano” cosa può significare oggi? Cosa significò al suo tempo? Portare la Parola di Dio nelle case di tutti, nelle mani di tutti i credenti perché trovassero nella lettura la conoscenza e la diffusione: fu anche spinta alla partecipazione. Le liturgie, la preghiera comune, la musica, altra novità e sostanziale trasformazione della partecipazione corale alle funzioni religiose, furono modificate e finalmente il popolo conobbe quello di cui avevano solo sentito e poté esserne testimone autentico portando con sé quella Parola in cui credeva e su cui fidava. Lutero parla la lingua del popolo a cui si rivolge. Leggere i testi sacri era una conquista non solo dal punto di vista religioso ma civile, ecco perché Melantone, da buon pedagogo, volle la scuola anche per le donne che fino allora erano state tenute lontano dalla cultura e dalla conoscenza delle arti, delle scienze, della scrittura. Una autentica rivoluzione che cambiò il modo di pensare e di porsi di fronte alle responsabilità dell’uomo verso Dio ma non solo perché nacque un’etica comportamentale diversa, appunto riformata, nella società. Saper leggere e scrivere fu solo il primo passo. La predicazione del Vangelo assumeva la funzione centrale dell’incontro per la preghiera. Non più e non solo rituali formali e abituali, ma autentica conoscenza del Messaggio attraverso la comunicazione del predicatore. Dunque la sciarpa tricolore poteva assumere ogni altra identità nazionale, provocatoriamente italiana per suscitare interesse piuttosto che preoccupazione, abbattere muri piuttosto che elevarli, accomunare le chiese che insistono sul territorio italiano affinché affrontassero la questione linguistica per avvicinare tanta parte di italiani che pure ci sostengono e desiderano conoscere il luteranesimo. Siamo più che convinti che Lutero sceglierebbe di parlare italiano di fronte ad una platea così vasta di curiosi, di interessati, di gente alla ricerca di una testimonianza diversa e diretta del cristianesimo.
Ora che ci avviciniamo ai cinquecento anni dalla Riforma il momento è più che propizio per avviare un’attività di presentazione dell’opera e delle conseguenze di un gesto eclatante che ha diviso la chiesa ma ha unito quella parte che l’ha perseguita al Cristo autentico come viene presentato nel libro della rivelazione che tutti possiamo leggere e interpretare. 
Bernardo Mercolino


04. 8x1000

Non dimenticate di firmare per la Chiesa luterana. Guardate e condividete anche il bel video pubblicitario:

04. 5x1000

Da quest'anno anche l'ASLI-Accademia di Studi Luterani in Italia (Associazione di volontariato) può essere sostenuta con il 5x1000, indicando il codice fiscale: 94076270274.






 
 
     
     
 
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