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Giugno 2014


Indice:

01. Editoriale

02. Dieter Kampen: Il ruolo della teologia femminista

03. Diventare socio dell'ASLI

04: SAE: 51a Sessione di Formazione Ecumenica

05. 8x1000

06. 5x1000


01. Editoriale

Cari Bollutori,
L'estate è classicamente il tempo del libro. Meno male che è appena uscito un nuovo libro del Centro Schweitzer e che anche la Claudiana ha nuove offerte – anche nella sessione remainder.
Buona lettura!
Vostro
Dieter Kampen (DK)


02. Dieter Kampen:Il ruolo della teologia femminista


Sono appena usciti gli atti del convegno teologico 2013 del Centro Culturale Albert Schweitzer di Trieste che, insieme ai testi in appendice, forniscono una lettura interessante sul ruolo della donna nella chiesa. Come anticipazione fornisco qui di seguito il mio contributo, anche se si tratta di quello meno interessante, ma è l'unico su cui ho i diritti. Infatti, a distanza l'avrei scritto in modo diverso, per cui leggetelo cum grano salis, ma forse può dare qualche spunto di riflessione. (DK)


CENTRO STUDI ALBERT SCHWEITZER
Associazione Culturale Evangelica
BASILICA di S. SILVESTRO - Piazzetta S. Silvestro, 1 - TRIESTE

LA DONNA
NEL NUOVO TESTAMENTO E NELLE CHIESE

Il ruolo della teologia femminista
di Dieter Kampen

La teologia femminista è nata nel ambito delle cosiddette teologie contestuali, cioè essa interroga l'Evangelo a partire da un contesto specifico, in questo caso quello delle donne.
Che il contesto è importante per la teologia, è abbastanza ovvio. È un'esperienza quotidiana. Se predico qui in Italia in una situazione di minoranza, dirò altre cose che non in Germania dove il contesto di una chiesa di maggioranza crea delle aspettative e domande diverse. È proprio il compito della predicazione di annunciare la Parola di Dio in un contesto specifico per delle persone specifiche.
La predicazione è un atto di comunicazione e come tale viene influenzato dalle diverse componenti della comunicazione. C'è il messaggio, c'è chi lo comunica e c'è chi lo riceve e inoltre c'è un contesto generale che è la cornice entro la quale si svolge la comunicazione e che determina le possibilità di comprensione. Se cambio uno di questi quattro elementi tutta la comunicazione cambia.
Cominciamo con chi annuncia il messaggio. È chiaro che nella comunicazione si rispecchia la persona di chi annuncia, le sue esperienze, sensibilità e convinzioni. Si tratta quindi di un elemento cruciale. Per questo si capisce che la chiesa ha sempre provveduto a selezionare bene i predicatori. Questo è in qualche modo necessario per assicurare che la dottrina viene annunciata in modo corretto. Però questa selezione è una cosa ambigua. Può anche essere uno strumento di potere per assicurare lo status quo. Chi controlla i media, in questo caso i predicatori, controlla la comunicazione e questo è cruciale per mantenere il potere.
Studiando la storia, si può facilmente osservare che dove nasce un movimento di risveglio spirituale generalmente la predicazione è del tutto o almeno abbastanza libera. Non ci si occupa tanto della propria posizione o del proprio potere, ma tutti sono come fratelli e sorelle al comune servizio dell'Evangelo. Man mano che la spinta spirituale si esaurisce, si formano le istituzioni e lo status delle singole persone prende il sopravento sul servizio all'Evangelo. Allora la formazione dei predicatori si allunga e le istanze di approvazione si moltiplicano. Tutto questo per assicurare che chi infine accede all'ufficio della predicazione lo pensa in modo analogo di chi c'è già. La formazione e la selezione dei predicatori che dovrebbe assicurare la retta predicazione dell'Evangelo diventa così il più potente mezzo per assicurare lo status quo. In questa prospettiva l'esclusione delle donne dal sacerdozio si rivela come il più potente mezzo di soppressione della donna nella chiesa con conseguenze importanti dello status della donna nella società tutta. In qualche modo è sorprendente che le donne, almeno per la maggior parte, accettano questo fatto senza grande resistenza. Però è anche sorprendente che la parte maschile non ha sufficiente autocritica per capire che qui collabora a un grave atto di esclusione e soppressione che è in aperto contrasto con lo spirito dell'Evangelo.

Guardiamo ora un altro aspetto della comunicazione, cioè l'ambiente storico-culturale che costituisce la cornice che determina le nostre possibilità di comprensione. Qui dobbiamo costatare che negli ultimi 2000 anni o anche solo negli ultimo 500 anni, cioè da quando sono nate le basi delle nostre teologie, parecchie cose sono cambiate. Un punto è ad es. la fine della metafisica. Se nel medioevo i filosofi potevano ancora fare lunghe speculazioni su Dio, dopo la critica della ragione pura di Kant e di altri filosofi oggi non possiamo farlo più. Un altro punto importante è la storicizzazione della religione. Oggi sappiamo che il messaggio cristiano non è semplicemente caduto dal cielo, ma che si inserisce in uno sviluppo culturale-religoso storico. Sono oggi molto ben studiati tutti gli elementi presi da culture precedenti, l'influsso della cultura ebraica, della cultura greca ecc. Certamente gioca un ruolo importante il fatto che nel mondo di 2000 anni fa la donna era – detto un po' semplificato - sottomessa all'uomo e che la Bibbia, per quanto sappiamo, è stata redatta da uomini.

Nel medioevo la teologia veniva insegnato con l'aiuto di manuali che durante i secoli cambiavano poco, praticamente solo nella forma didattica. Nella Chiesa cattolica questa fase durava fino al Concilio Vaticano II, nelle chiese evangeliche il mezzo corrispondente era il catechismo. Questo era possibile perché il messaggio cristiano era visto come a-storico, verità assoluta che non cambia. Oggi invece sappiamo che la teologia si svolge nella storia ed è, almeno nella sua dimensione terrena, espressione storica che cambia con la storia, anche perché la comprensione di uno stesso messaggio cambia con il cambiamento del ricevente e del suo contesto.

Come sia, l'impossibilità della metafisica e la coscienza della storicità hanno condotto necessariamente a una svolta antropologica preparata già nell'ottocento, ma pienamente affermata solo a metà del novecento. Svolta antropologica significa che il punto di partenza per il parlare di Dio non è più Dio e la sua rivelazione, ma l'uomo, cioè devo prima interrogarmi delle mie possibilità e modalità di conoscenza, delle mie aspettative e interrogativi e poi mi approccio alla Bibbia o alla teologia per vedere quale risposte mi può dare.

Questa svolta antropologica, necessaria per lo stesso sviluppo filosofico e culturale della nostra società, ha condotto alla nascita delle teologie cosiddette contestuali. Per dire il vero oggi ogni teologia deve essere contestuale, in quanto anche la teologia più generale possibile si svolge comunque nel contesto del 21esimo secolo. Accanto alla per così dire teologia contestuale generale si sono sviluppate, come conseguenza logica della svolta antropologica, delle teologie che partono dagli interrogativi di situazioni storiche specifiche e di gruppi specifici. Così si è sviluppata una teologia nera per gli africani colonializzati, una teologia della liberazione per i poveri del Sudamerica e una teologia femminista per le donne in una società patriarcale, per nominare solo gli esempi più famosi di teologie contestuali specifici.1

Solo per i potenti e benestanti non si è sviluppata nessuna teologia contestuale, perché questa esisteva già. Questo è solo in parte uno scherzo. È significativi che tutte le più importanti teologie contestuali sono nate in situazioni di ingiustizia e da gruppi soppressi. Questo mette un grandissimo interrogativo davanti alle nostre teologie generali e ci dovrebbe far riflettere. Se ogni teologia è espressione di una situazione storica specifica, non è forse così che le nostre teologie generali rispecchiano lo status delle nostre chiese, cioè di istituzioni storiche ben inserite nel contesto sociale, ricche e potenti? Cioè la nostra teologia generale è forse la teologia dei potenti e dei vincitori in cui l'impegno per la giustizia e per i poveri è solo una parte secondaria che non disturba lo status quo? Dovremmo farci interrogare dalle teologie contestuali e non è un caso che dalle istituzioni ecclesiali vengono spesso viste con diffidenza, se non rifiuto.

Però non è solo la brutta coscienza che produce il rifiuto delle teologie contestuali, ma c'è una insicurezza molto più profonda, perché il contesto cambia il messaggio. Se si dice che gli apostoli erano maschi perché 2000 anni fa la società era patriarcale e che oggi si devono coinvolgere nel apostolato anche le donne, è una cosa facilmente accettabile. Se si comincia a chiamare Dio Madre invece di Padre, questo disturba già la mia sensibilità, ma comunque può anche essere una prospettiva arricchente. Se invece si dice che la giustificazione per sola grazia rispecchia un modo di pensare giuridico-astratto tipicamente maschile e che oggi si dovrebbe invece parlare a partire da una concezione sapienziale, allora tutte le mie sicurezze crollano e la prima reazione spontanea è il rifiuto. Di fronte a tanta insicurezza molti si rifuggono nel richiamo a una verità assoluta e astorica, nonostante che la loro intelligenza dovrebbe dirli che ciò non è più concepibile.
Anche se questa reazione è comprensibile, per forza di cose ci dovremmo abituare a un pluralismo di messaggi cristiani. Esistono tanti contesti diversi e siccome il contesto influenza il messaggio, ci devono essere tanti messaggi diversi. Questa legittima pluralità di messaggi crea però degli problemi. Uno è che dalla legittima pluralità dei messaggi non consegue che ogni singolo messaggio possibile sia legittimo o valido. Ci vogliono quindi dei criteri per la valutazione dei messaggi. Un altro problema è l'unità del messaggio. Dio è solo uno e la sua volontà è una, per cui non può essere che varie teologie dicono cose completamente diverse. Nella diversità dei messaggi ci deve essere anche un'unità, cioè in tutte le diversità dovremmo pur dire più o meno la stessa cosa.

Quindi vorrei proporre due criteri che le nostre teologie dovrebbero rispettare: la traducibilità e la globalità.
Come tedesco in Italia conosco certamente le problematiche del bilinguismo. Le lingue hanno termini con campi semantici specifici e grammatiche diverse. Perciò una traduzione non potrà mai esprimere 100% il messaggio del testo originale. Il contenuto cambia necessariamente. Però questo non significa che ci sono due messaggi completamente diverse. Una persona bilingue riconosce che si tratta di una traduzione. Questo dovrebbe valere anche per le nostre teologie. Per prima cosa c'è la fondazione biblica del messaggio, criterio per ogni teologia cristiana. Però non basta. Il cristianesimo nei primi secoli ha definito i suoi fondamenti teologici che sono il comune fondamento delle nostre teologie odierne. Ancora, se oggi parlo come teologo luterano o come teologo cattolico, o di altra confessione, devo riconoscere la validità delle mie rispettive confessioni di fede lette nel contesto storico in cui sono nate.
Oggi c'è una tendenza di inventarsi arbitrariamente ex novo la propria teologia. Sento p.es. dire: il peccato ereditario non è più comprensibile e quindi lo cancelliamo. Però questo non è serio. È vero che per l'uomo d'oggi il peccato ereditario non è più comprensibile, ma 500 anni fa aveva un ruolo ben preciso nella teologia e tolto questo tutto l'impianto teologico sarebbe crollato. Quindi non si può togliere o aggiungere a piacere concetti teologici, ma invece bisogna interpretare e tradurre. Così il peccato ereditario potrebbe essere tradotto p.es. come la nostra insanabile inclinazione al egocentrismo, ma sicuramente si potrebbe tradurre anche in altro modo. Altro esempio: Dietrich Bonhoeffer ha abbozzato la traduzione del messaggio cristiano in un annuncio non religioso per comunicare l'Evangelo ai contemporanei. Così il messaggio cambia, ma – almeno per il teologo – resta riconoscibile come traduzione del messaggio cristiano condiviso. Solo così è assicurato che le varie teologie contestuali sono – almeno in teoria – anche traducibile tra di loro. Questo è fondamentale, perché solo in questo modo si può conservare l'unità nella pluralità.

L'altro criterio chiamerei la globalità del messaggio. Non sono tanto contento con il termine, ma non ho trovato termine migliore. Quando la domenica predico in chiesa ho davanti persone che conosco abbastanza bene e certamente interrogo il testo biblico soprattutto a partire delle loro domande. Però non mi limito a questo contesto specifico, ma cerco di vederlo in una prospettiva globale. Mi rendo conto che le persone che vengono la domenica in chiesa sono una minoranza e che 90% delle persone normalmente non vanno in chiesa. Penso che sarebbe riduttivo voler interpretare la Bibbia solo in funzione dei presenti che in qualche modo sono atipici in quanto minoranza, ma cerco di dare una risposta alle grandi domande del nostro tempo, comuni a tutti, anche se poi certamente cerco di indirizzare il messaggio ai presenti e quindi gli do una forma corrispondente ai riceventi.
Penso che per ogni teologia contestuale - e come detto oggi tutte le teologie sono in qualche modo contestuali - faccia bene di veder sempre il contesto specifico, ma anche il tutto. Penso che faccia bene se ogni teologia si lascia interrogare e mettere in dubbio dalle altre teologie per evitare un isolamento e per allargare l'orizzonte. Le teologie sono certamente diverse, ma tutte stanno al comune servizio dell'Evangelo. Questa è la base che dovrebbe farci cercare il dialogo, la collaborazione e l'unità nella diversità.

Ammetto che il criterio della traducibilità è in qualche modo problematico in quanto eleva come misura e punto di riferimento una teologia tradizionale scritta da uomini. Le donne costituiscono però il 50% dell'umanità e hanno altrettanto ragione di elevarsi come misura e punto di riferimento della teologia. Hanno quindi ogni ragione di sviluppare un proprio linguaggio di fede. Perciò la traducibilità deve essere uno sforzo bidirezionale e interrogare gli uomini altrettanto come le donne. Gli sviluppi che nasceranno dal dialogo tra questi due punti di vista non sono ancora prevedibili, ma si spera che possano far crescere tutti e tutte. (DK)


1Giustamente mi si è fatto notare che la teologia femminista non dovrebbe essere vista come teologia contestuale, in quanto non riguarda un contesto specifico, ma l'umanità tutta, costituendo l'alterità della visione del mondo maschile. Si potrebbe però dire che storicamente è nata nell'ambito delle teologie contestuali, anche se oggi non dovrebbe più portare questa etichetta a patto che non lo si applichi anche alla teologia tradizionale.





La Donna nel Cristianesimo tra Storia e Futuro
a cura di Dea Moscarda



Gabrielli Editori (1 giugno 2014)
ISBN-10: 8860992281
ISBN-13: 978-8860992284
Prezzo di copertina: 14,-





Grazie ai contributi di noti rappresentanti delle chiese riformate e cattolica, un approccio di per sé già notevole a livello ecumenico, il libro, promosso dal Centro Studi Albert Schweitzer di Trieste, illustra la storia della donna nel cristianesimo con un focus particolare su questi temi: il rapporto di Gesù con le donne (Paolo Ricca); le donne e la chiesa (Lidia Maggi); i movimenti dei diritti civili e ecclesiali delle donne nell'800 (Elisabeth Green); il contributo della teologia femminista (Dieter Kampen); i nodi non risolti, sessualità e struttura patriarcale, tra storia e teologia (Stella Morra, Gianfranco Hofer). In Appendice documenti di: Olympe de Gouges, Elizabeth Cady Stanton e Marinella Perroni.


03. Diventare socio dell'ASLI




L'ASLI – Accademia di Studi Luterani in Italia
Campo SS. Apostoli, Cannaregio 4448, 30124 Venezia


È in impaginazione il libro dell'ASLI „Martin Lutero e la mistica“ che per la prima volta rende accessibile questo tema importante in lingua italiana. Considerato che tutti i soci dell'ASLI ricevono gratuitamente le pubblicazioni dell'ASLI, cogliamo l'occasione per una campagna pubblicitaria.

Perché diventare socio dell'ASLI?
Perché per un'associazione è fondamentale avere persone che sostengono il suo lavoro e naturalmente le possibilità di azione crescono con il numero dei soci.

Chi può diventare socio dell'ASLI?
L'ASLI è una libera associazione culturale ed è quindi aperta per tutti coloro che condividono gli scopi dell'associazione, cioè lo studio di Lutero e la diffusione della sua conoscenza in lingua italiana, e che sono disposti a sostenere l'associazione con Euro 40 all'anno. Non servono né titoli di studio né l'appartenenza ad una chiesa.

Come diventare socio dell'ASLI?
Basta prende nota dello statuto, compilare il modulo d'adesione e versare il contributo (40 Euro annuo, studenti metà prezzo) per il 2014.
Ecco i link agli informazioni:




da inviare a:

Dieter Kampen
c/o Comunità Evangelica Luterana
Via S.Lazzaro, 19
34122 Trieste

Conto per il contributo:

A.S.L.I. ACCADEMIA DI STUDI LUTERANI IN ITALIA CAMPO SS APOSTOLI CANNAREGIO 4448 CANNAREGIO – 30121 VENEZIA-VE

Banca Monte dei Paschi di Siena
Padova Agenzia Centrale, Filiale 2481
IBAN: IT 90 S 01030 12159 000003578236
BIC: PASCITMMXXX
ABI: 01030
CAB: 12159
Filiale: 02481

Invitiamo quindi tutti i membri a versare il proprio contributo annualmente, preferibilmente nella prima metà dell'anno. Secondo il nostro regolamento i contributi si differenziano come qui di seguito riassunto:
- membri ordinari: 40 Euro
- membri sostenitori: 60 Euro
- studenti: 20 Euro
- istituzioni: 300.
Ringraziamo anticipatamente a nome di tutta l’ASLI.
Per ulteriori informazioni inviate una mail a: info@studiluterani.it


04. SAE: 51a Sessione di Formazione Ecumenica

SEGRETARIATO ATTIVITà ECUMENICHE
Associazione interconfessionale di laici per l’ecumenismo e il dialogo, a partire dal dialogo ebraico-cristiano

51a Sessione di Formazione Ecumenica
AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO
(Levitico 19,18)
La vita in relazione: prospettive etiche

Istituto Filippin
Paderno del Grappa (TV)
27 luglio - 2 agosto | 2014


GRUPPI DI STUDIO
1. Il prossimo nella Bibbia
Nino Plano, pastore avventista, Treviso
Piero Stefani, Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale
Traian Valdman, arciprete ortodosso romeno, Milano

2. Custodire i legami: un’etica delle relazioni
Fulvio Ferrario, Facoltà Valdese, Roma
Simone Morandini, Fondazione Lanza, Padova
Bruno Segre, saggista, Milano

3. Famiglia, nuove famiglie, relazioni di coppia
Govanni Cereti, teologo, Religioni per la Pace, Roma
Luisa Malesani, psicoterapeuta della coppia e della famiglia, Padova
Luca Maria Negro, direttore Riforma, Torino

4. Proporre nell’incertezza. I comitati di bioetica
Paolo Benciolini, medico legale, opera in ambito bioetico, Padova
Massimo Marottoli, pastore valdese, Genova
Florin Puflea, specialista in anestesia e terapia intensiva, Verona

5. Lavoro: superare i limiti, mortificare la libertà
Gianfranco Bottoni, esperto di ecumenismo, Milano
Sandro Ventura, psichiatra, Shir Hadash, Firenze
Gheorge Vasilescu, arciprete ortodosso romeno, Torino

6. Vite in relazione in una società plurale
Rosanna Cima, Università di Verona
Paolo Colombo, ACLI Milano
Mostafà El Ayoubi, caporedattore Confronti, Roma

7. Identità e genere
Ylenia Goss, medico, Roma
Alina Valentina Puflea, geriatra, chiesa ortodossa romena, Verona
Placido Sgroi, Istituto Studi Ecumenici S.Bernardino, Venezia

8. Accompagnamento pastorale dei malati
Gabriel Codrea, prete ortodosso romeno, Verona
Amos Luzzatto, chirurgo, comunità ebraica, Venezia

9. Teatro biblico: uno spazio di esplorazione delle relazioni tra
Parola e azione
Margherita Brondino e Margherita Pasini, associazione
Ilventointasca, Venezia

Visualizza qui il depliant dell'incontro:

Tutte le informazioni sul SAE:


05. 8x1000

Non dimenticate di firmare per la Chiesa luterana. Guardate e condividete anche il bel video pubblicitario:

06. 5x1000

Da quest'anno anche l'ASLI-Accademia di Studi Luterani in Italia (Associazione di volontariato) può essere sostenuta con il 5x1000, indicando il codice fiscale: 94076270274.




L'ASLI – Accademia di Studi Luterani in Italia
Campo SS. Apostoli, Cannaregio 4448, 30124 Venezia



 
 
     
     
 
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