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Luglio/Agosto 2014


Indice:

01. Editoriale

02. Dieter Kampen: La Bibbia è la Parola di Dio?

03. ASLI – Convegno: Lutero e la Theosis

04. ASLI: Diventare soci

05. NEV: Anglicani appovano l'episcopato femminile

06. Claudiana: Otto BITJOKA: Legittime aspettative


01. Editoriale

Cari Bollutori,
Vi saluto prima delle vacanze con una riflessione sul libro che sicuramente apparterrà alla vostra lettura estiva. Auguro a tutti una buona vacanza e una buona lettura!
Vostro
Dieter Kampen (DK)


02. Dieter Kampen: La Bibbia è la Parola di Dio?

La Bibbia è la Parola di Dio o è parola umana? Si tratta di una domanda cruciale e posta frequentemente. Vorrei quindi esaminare le varie risposte:
1. La Bibbia è parola umana. In questa prospettiva si tratta di una raccolta di testi che testimoniano delle esperienze di fede in grado di stimolare nel lettore altrettante esperienze di fede. Mi sembra che oggi questa posizione sia sostenuta da molti, perché offre dei vantaggi non indifferenti:
  • oggi conosciamo abbastanza bene da chi, quando e in che circostanze sono stati scritti i vari libri della Bibbia. Che la Bibbia sia parola umana è quindi evidente.
  • leggere la Bibbia come raccolta di esperienze religiose, permette di legarle direttamente alle proprie esperienze personali. Si tratta quindi di un approccio sperimentale che corrisponde a un'esigenza del mondo postmoderno che ha in gran parte abbandonato l'idea di verità forti e di una ricerca razionale delle stesse.
  • conseguentemente questo modo di leggere la Bibbia non ha bisogno della teologia tradizionale. Infatti, termini come trinità, dottrina delle due nature di Cristo, peccato originale ecc. oggi non vengono più compresi, perché manca una formazione teologica di base. Questa circostanza crea un ostacolo alla diffusione della fede che, in questo modo, viene evitato.
  • elementi della Bibbia percepiti come superati della visione di Dio (p.es. Dio che punisce), della visione del mondo (p.es. la creazione in sette giorni) o dell'etica (p.es. il ruolo della donna) possono essere attribuiti a tempi passati. Si possono così valorizzare le esperienze religiose senza dover farsi proprie anche le forme storiche.
  • Inoltre, questo approccio unisce le diverse confessioni e religioni. Sono tutte risorse di esperienze religiose e possono essere ugualmente utili per stimulare la propria esperienza religiosa.
Si capisce quindi come questo approccio corrisponda alle evidenze e alle esigenze odierne e perché trovi molti sostenitori. Però prima di cantare alleluia, dovremmo prenderne in considerazione limiti e svantaggi. Premettendo che faccio rifermento a tendenze generali non condivise da tutti i sostenitori del sopramenzionato approccio, ritengo che svantaggi reali o potenziali possano essere i seguenti:
  • se la Bibbia è parola umana, quale obbligatorietà ha? Nessuna. Siamo quindi tentati di scegliere e di seguire quello che ci piace e di lasciare il resto.
  • perché qualcuno dovrebbe essere religioso? Per stare meglio e essere felice. Se questo è il motivo principale per occuparsi di spiritualità, la religione diventa un facile elemento di wellness che poi viene commercializzato come tale. È vero che la felicità era sempre un movente fondamentale della ricerca religiosa, ma la religione parla di beatitudine che, diversamente della felicità terrena, è trascendente e futura, anche se l'uomo ne partecipa in qualche modo anticipatamente già adesso.
  • una religione per il benessere della persona, pone l'uomo al centro e questo fatto rimane anche quando supera atteggiamenti egoistici grazie al suo percorso spirituale. La Riforma ha definito il peccatore come l'uomo incurvato su se stesso. Una religione che pone l'uomo al centro rischia di cementare questo essere centrati su se stessi e di diventare mezzo per affermare se stessi.
  • l'approccio in questione parla sempre di un Dio d'amore che accompagna e sostiene i credenti. Però non è Dio anche “il tutt'altro”, il Deus absconditus incomprensibile, il Dio giudice che dice radicalmente no al peccato e mette l'uomo così come è in questione?
  • visto che l'approccio esperimentale non ha bisogno della teologia tradizionale, spesso lo ignora completamente e lega le esperienze religiose bibliche direttamente al mondo d'oggi. Così viene spesso sostenuto un'idea panteistica di Dio, più facilmente conciliabile con la visione del mondo d'oggi. Certamente è permesso e necessario ripensare sempre di nuovo Dio e la teologia, ma questo dovrebbe succedere in confronto e in continuazione con la teologia classica. Dove questo collegamento manca ci si può chiedere se la teologia proposta possa essere chiamata ancora cristiana o se non ci si trovi già in una religione postcristiana.

È evidente che la lettura della Bibbia come raccolta di esperienze religiose offre degli enormi vantaggi soprattutto di accessibilità, comprensione e comunicazione, ma che ha anche forti limiti soprattutto per quanto riguarda la verità e la rivelanza della religione.

2. Un altro approccio è quello di comprendere la Bibbia come Parola di Dio ispirata parola per parola che, in questa visione, diventa quindi verità rivelata e infallibile. Questa idea non è nuova. P.es. l'ortodossia luterana l'ha utilizzata per difendere le dottrine protestanti contro quelle cattoliche. Più tardi è stata utilizzata per difendere la verità religiosa contro le verità dell'illuminismo e della scienza. Oggi è un approccio che viene sostenuto soprattutto dalle chiese e movimenti cosidetti evangelicali. Anche i pentecostali sostengono l'ispirazione verbale, anche se poi hanno anche lo Spirito Santo come fonte di rivelazione.
Il grande vantaggio di questo approccio è che la parola della Bibbia viene ascoltata, letta e meditata come Parola di Dio e viene percepita come tale. In questo modo è più facile che diventi fonte di autentica rivelazione e trasformi l'uomo. Infatti, incontrando le comunità cosidette evangelicali possiamo renderci conto che c'è un gran numero di persone che sono state trasformate dalla fede, che vivono una vita cristiana veramente impegnata e possono testimoniare di autentiche esperienze religiose. Quest'autenticità è sicuramente il motivo principale per la nascita di sempre nuove comunità.
Però anche questo approccio ha degli svantaggi. Ne enumero qualcuno, precsando che ciò non deve valere necessariamente per tutte le comunità:
  • l'approccio nega spesso l'evidenza delle scienze, cominciando dalle scienze bibliche, che evidenziano il fattore umano, storico e culturale della nascità del testo, fino alle scienze naturali che evidenziano che la terra non è creato in sette giorni, ma ha attraversato un lungo processo evolutivo. Questa negazione delle scienze rende il messaggio per molti inaccettabile, per cui non viene neanche ascoltato e naturalmente non può operare in chi non ascolta.
  • la Parola di Dio libera, ma se poi la vita viene determinata dalle indicazioni comportamentali della Bibbia si ricade in un forte legalismo. Questo legalismo sta in contrasto con la libertà dei figli di Dio così come è stata vissuta da Gesù e dagli Apostoli.
  • su piano etico vengono spesso sostenute posizioni ispirate alla Bibbia che non tengono conto dei cambiamenti culturali avvenuti negli ultimi 2000 anni. Se p.es. la donna viene esclusa dal ministero, si lo capisce nel contesto storico, ma oggi sembra semplicemente un atto discriminatorio. Ancora più forte si sente questo disaggio nella condanna dell'omosessualità, sicuramente biblica, ma non più conciliabile con le nostre conoscenze odierne sul tema. Così si crea una contraddizione tra il messaggio d'amore e gli atti di discriminazione effettivamente operati. Mi immagino già i molti argomenti che potrebbero essere contraposti contro queste affermazioni. Non voglio discuterli qui, ma volevo solo indicare su un livello meramente costatativo come le cose vengono percepite da molti al di fuori delle chiese.


3. Mi sembra che Lutero abbia seguito un terzo approccio che va al di là delle due possibilità finora esaminate. Possiamo infatti riscontrare in Lutero un comportamento apparentemente non lineare: da una parte mostra una grande libertà verso il testo biblico, p.es. quando dice che la Lettera di Giaccomo è una lettera di paglia, d'altra parte è pronto a versare il proprio sangue per la verità del testo biblico, p.es. quando nella questione della presenza reale di Cristo nella Santa Cena difende il significato letterale dell'affermazione di Gesù: “Questo è il mio corpo”. Questo comportamento appaentemente contradditorio si comprende se si tiene conto che per Lutero la Bibbia era contemporaneamente Parola di Dio e parola umana, però non nel senso che alcuni passi sono Parola di Dio e altri no, ma nel senso che la Bibbia è 100% Parola di Dio e 100% parola umana.
A prima vista questo potrebbe sembrare matematicamente impossibile, però non è questo il mistero della presenza e dell'opera di Dio nel mondo? Gesù era vero uomo e vero Dio, non in parte uomo e in parte Dio, ma 100% sia l'uno che l'altro. Lutero applica questo principio anche agli elementi della Santa Cena in cui pane e vino sono e restano tali, ma sono anche il vero corpo e il vero sangue di Cristo. Da qui si capisce che anche la Bibbia può essere sia parola umana che Parola di Dio. Con i nostri sensi e la nostra ragione ascoltiamo la parola umana, ma la fede coglie la Parola di Dio.
Questo approccio unisce i vantaggi dei primi due, ma anche i loro svantaggi. Si tratta di un approccio complesso senza risposte scontate. Tutto può essere messo in questione e naturalmente ci sono le tentazioni del primo approccio. Ma il testo mantiene la sua forza rivelatrice e naturalmente ci sono i pericoli del secondo approccio. Tutto questo corrisponde all'ambiguità di ogni rivelazione divina e alla natura della fede che è sempre fede contro il dubbio. Una tale lettura della Bibbia non offre sicurezze esteriori e risposte facili, perché alla fede corrisponde la certezza interiore mentre le sicurezze esterne lo deviano soltanto. Tale mancanza di sicurezza è ardua e, per orientare il lettore inesperto nella lettura complessa della Bibbia, Lutero ha indicato Gesù Cristo come centro della Scrittura e ha anche scritto il Piccolo Catechismo in cui riassume le verità essenziali. Vista la natura ambigua della Bibbia, la sua interpretazione, secondo Lutero, si dovrebbe svolgere nella distinzione tra lettera e Spirito e, da questa derivata, nella distinzione tra Legge ed Evangelo. Queste distinzioni non sono certamente facili e non sono possibili senza uno studio continuo e accurato, senza la preghiera e la meditazione e senza l'aiuto dello Spirito Santo. Lutero stesso si vedeva ancora un principante in questa distinzione e sicuramente ne abbiamo da imparare tutta la vita. (DK)


03. ASLI – Convegno: Lutero e la Theosis



L'ASLI – Accademia di Studi Luterani in Italia
Campo SS. Apostoli, Cannaregio 4448, 30124 Venezia


II. Convegno teologico
7-8 Novembre 2014
Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Sala delle Accademie
Piazza Pio XI, 2 - Milano
Lutero e la theosis

Programma:

Venerdì 7 novembre

Ore 17.00: Saluto: Prof. Franco Buzzi - Prefetto della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Direttore scientifico dell'ASLI
Presentazione dell'ASLI: dott. Giorgio Ruffa - Presidente dell'ASLI
Introduzione al tema: Pastore Dieter Kampen – Vicepresidente dell'ASLI

Ore 17.30: I. Relazione:

Prof Paolo Ricca - Roma:
Lutero e theosis ?
(Pausa)
Ore 18.30: II. Relazione:
Prof Bo Kristian Holm, Danimarca:
The God who gives. New perspectives on ”theosis” in Luther”
(relazione in inglese con traduzione scritta)


Sabato 8 novembre

Ore 10: III. Relazione:
Prof. Fulvio Ferrario – Roma
Nuove prospettive su Paolo. Nuove prospettive su Lutero“
(Pausa)
Ore 11.30: IV. Relazione:
Prof. Michele Cassese – Trieste
Rapporto tra fede e amore aspetto fondamentale della theosis secondo Lutero. Da un'analisi del De libertate christiana e del commento a Gv15.

Ore 15.30: V. Relazione:
Prof. Olli-Pekka Vainio - Finlandia
„How to misunderstand the Lutheran doctrine of theosis“
(relazione in inglese con traduzione scritta)
(Pausa)
Ore 17: VI. Relazione:
Pastore Dieter Kampen - Trieste
Imparare dalla Scuola finlandese.”

Convegno pubblico - ingresso libero.




04. Diventare socio dell'ASLI




L'ASLI – Accademia di Studi Luterani in Italia
Campo SS. Apostoli, Cannaregio 4448, 30124 Venezia


È in impaginazione il libro dell'ASLI „Martin Lutero e la mistica“ che per la prima volta rende accessibile questo tema importante in lingua italiana. Considerato che tutti i soci dell'ASLI ricevono gratuitamente le pubblicazioni dell'ASLI, cogliamo l'occasione per una campagna pubblicitaria.

Perché diventare socio dell'ASLI?
Perché per un'associazione è fondamentale avere persone che sostengono il suo lavoro e naturalmente le possibilità di azione crescono con il numero dei soci.

Chi può diventare socio dell'ASLI?
L'ASLI è una libera associazione culturale ed è quindi aperta per tutti coloro che condividono gli scopi dell'associazione, cioè lo studio di Lutero e la diffusione della sua conoscenza in lingua italiana, e che sono disposti a sostenere l'associazione con Euro 40 all'anno. Non servono né titoli di studio né l'appartenenza ad una chiesa.

Come diventare socio dell'ASLI?
Basta prende nota dello statuto, compilare il modulo d'adesione e versare il contributo (40 Euro annuo, studenti metà prezzo) per il 2014.
Ecco i link agli informazioni:




da inviare a:

Dieter Kampen
c/o Comunità Evangelica Luterana
Via S.Lazzaro, 19
34122 Trieste

Conto per il contributo:

A.S.L.I. ACCADEMIA DI STUDI LUTERANI IN ITALIA CAMPO SS APOSTOLI CANNAREGIO 4448 CANNAREGIO – 30121 VENEZIA-VE

Banca Monte dei Paschi di Siena
Padova Agenzia Centrale, Filiale 2481
IBAN: IT 90 S 01030 12159 000003578236
BIC: PASCITMMXXX
ABI: 01030
CAB: 12159
Filiale: 02481

Invitiamo quindi tutti i membri a versare il proprio contributo annualmente, preferibilmente nella prima metà dell'anno. Secondo il nostro regolamento i contributi si differenziano come qui di seguito riassunto:
- membri ordinari: 40 Euro
- membri sostenitori: 60 Euro
- studenti: 20 Euro
- istituzioni: 300.
Ringraziamo anticipatamente a nome di tutta l’ASLI.
Per ulteriori informazioni inviate una mail a: info@studiluterani.it


05. NEV: Anglicani appovano l'episcopato femminile

Anglicani. Il CEC e i metodisti britannici plaudono al voto che permette le donne vescovo

Roma (NEV), 23 luglio 2014 - Il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) ha salutato con favore il voto con cui, lo scorso 14 luglio, il Sinodo generale della Chiesa d'Inghilterra ha definitivamente approvato l'episcopato femminile. “Dopo una lunga e seria riflessione, la Chiesa d'Inghilterra ha preso una decisione significativa che incoraggerà le donne nella Chiesa d'Inghilterra a usare i propri doni in ogni ambito del ministero cristiano”, ha dichiarato il pastore Olav Fykse Tveit, segretario generale del CEC, che ha aggiunto: “Spero e prego che questa decisione sia fonte di benedizione per la missione della Chiesa d'Inghilterra”.
La decisione è stata salutata positivamente anche dalla chiesa metodista di Gran Bretagna, uno dei principali partner ecumenici della Chiesa d'Inghilterra. “Gioiamo della decisione di ammettere le donne vescovo – ha dichiarato Ken Howcroft, presidente della Conferenza metodista britannica -. La chiesa metodista ha grandemente beneficiato dell'eguaglianza di uomini e donne nel ministero, e siamo sicuri che anche i nostri fratelli e le nostre sorelle della Chiesa d'Inghilterra saranno egualmente benedetti dalla coraggiosa decisione presa”.
Il voto del sinodo anglicano dovrà ora essere confermato dal Parlamento di Westminster. E' probabile che la prima donna vescovo venga insediata entro la fine dell'anno.

Fonte: NEV 23 luglio 2014 - numero 29/30


06. Claudiana: Otto BITJOKA: Legittime aspettative

Care lettrici e cari lettori,

sul sito Claudiana e presso le librerie è disponibile il volume:

Otto BITJOKA, Legittime aspettative. Il cammino dell’immigrato nella nuova Italia

Introduzione di Piero Bassetti
Postfazione di Pino Polistena
pp. 156, euro 12,50 in offerta 15 x 15 a euro 10,63 fino al 3 luglio 2014

Otto Bitjoka, italiano di origine camerunense, anzi «italico» come
definisce la realtà dei cittadini italiani di origine straniera, portatori
di un “valore aggiunto” al nostro paese, ci offre una lettura alquanto
fresca e costruttiva del fenomeno dell’immigrazione. Il valore aggiunto
dell’immigrato, per Bitjoka, è dato dall’incontro della cultura di origine
dell’immigrato con la cultura italiana generando così un “ibrido” carico
di significato e di valore anche dal punto di vista economico.
Il nostro autore è un economista e dimostra, dati alla mano, che
l’immigrazione è una grande risorsa per il paese: gli immigrati
rappresentano il 7% della popolazione e il 12% del Pil, rappresentano
qualcosa come 2 milioni di occupati e 420.000 imprese. Gli immigrati
portano, letteralmente, nuovo sangue in Italia: l’incidenza degli over 65
fra gli italiani è del 20% fra i 5 milioni di stranieri che risiedono
stabilmente in Italia è del 2%.
Bitjoka avanza proposte concrete riguardo la gestione dell’accoglienza
(come problema globale che riguarda l’Europa nel suo complesso); denuncia
certe procedure che servono ad alimentare quello che definisce il “core
business dell’immigrazione” sulla pelle delle persone; sollecita, da
economista, un’integrazione anche finanziaria tramite l’accesso al
credito. Ritiene che gli immigrati debbano cambiare atteggiamento da una
mentalità che si aspetta assistenza e una mentalità imprenditoriale che
sappia farsi largo nella società con le proprie forze e con i propri
meriti; giustamente solleva il problema della mancanza di una cultura che
premia il merito personale come ostacolo per una ripresa dello sviluppo
economico del paese: stimoli e interrogativi che interrogano tutti gli
italiani.
L’introduzione di Piero Bassetti è scaricabile al link del saggio che
trovate in fondo.

«Fin dall’antichità la storia umana è erranza, cammino, esodo. Da sempre
l’essere umano è straniero. Essere errante è la sua natura. Ognuno di noi,
migrante della storia, lascia la propria terra, la propria casa, gli
affetti più cari e le proprie certezze per mettersi in cammino verso una
meta ignota, per inseguire il proprio destino. Accetta la sofferenza di
una dignità umiliata per compiere la realizzazione del suo progetto
esistenziale. L’esodo – ci insegna la Bibbia – è parte fondamentale,
imprescindibile della storia dell’essere umano, è l’essenza stessa della
natura umana.
Se io abbandono la mia vita, la mia rete di contatti e sicurezze
all’interno della quale sono una persona conosciuta, stimata, rispettata,
lo faccio perché sono alla ricerca del mio futuro, e perché credo che
altrove, lontano dalla mia terra, potrò avere l’opportunità di
realizzarlo. Alcuni lo chiamano progetto migratorio: la volontà di far
prevalere ciò che si vuole diventare sulle proprie condizioni di nascita.
Io, che sono cristiano, preferisco chiamarlo progetto esistenziale.
Noi migranti non possiamo e non vogliamo delegare al determinismo storico
il compito di disegnare il nostro destino, stabilire il nostro futuro,
tracciare la linea del nostro orizzonte, elaborare quel progetto di
società che la nostra intelligenza e la nostra esperienza dovrebbero
forgiare.
Il futuro, allora, è nelle mani di chi rischia, di chi ha il potere di uno
sguardo visionario, di chi ha il coraggio e la forza di cambiare, di
essere differente, anche a costo di risultare scomodo e impopolare. A
dispetto dei pregiudizi e delle paure di chi preferisce rifugiarsi nella
fissità della banalità rassicurante piuttosto che aprirsi all’incontro con
la storia» (O. Bitjoka).


Link al sito:
http://www.claudiana.it/php/mostrascheda.php?nscheda=9788870169966
Link del saggio: http://www.claudiana.it/pdf/9788870169966-saggio.pdf
Link della collana:
http://www.claudiana.it/php/mostracollana.php?collana=Nostro tempo

Ringraziandovi dell’attenzione, vi invito a visitare anche la sezione
Remainder del sito Claudiana (http://www.claudiana.it/php/remainder.php),
dove troverete 150 titoli al 25% del costo di copertina, nonché la sezione
Novità (http://www.claudiana.it/php/novita.php) con le offerte 15 x 15.

Un saluto cordiale,
Manuel Kromer










 
 
     
     
 
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