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Gennaio/Febbraio 2015


Indice:

01. Editoriale

02. Dieter Kampen: Lutero e la theosis

03. Verona: Ciclo di conferenze sulla Riforma

04. Claudiana: Lutero e la mistica

05. NEV: Libertà religiosa


01. Editoriale

Cari Bollutori,
dopo un po' di attesa, la mia relazione dell'ultimo convegno dell'ASLI. Per la pubblicazione del librio dovete aspettare il 2016, ma intanto è uscito il libro del convegno precedente. Fra pochi giorni comincerà anche il ciclo di conferenze a Verona. Intanto:Buona lettura!
Vostro
Dieter Kampen (DK)


02. Dieter Kampen: Lutero e la theosis

Segue la relazione tenuta al convegno 2014 dell'ASLI su Lutero e la theosis.

Potete visualizzare il video su You Toube cliccando qui.

Potete pure scaricare il file audio mp3 trasferendolo a un medio a vostra disposizione per ascoltarlo quando volete, cliccando qui.

II. Convegno teologico
7-8 Novembre 2014
Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Sala delle Accademie
Piazza Pio XI, 2 - Milano
Lutero e la theosis
Imparare dalla scuola finlandese
di Dieter Kampen

Quest'anno l'EKD, la Chiesa evangelica in Germania, ha pubblicato un libro in preparazione al 2017: “Rechtfertigung und Freiheit. 500 Jahre Reformation 2017” In questo testo la giustificazione di cui parlavano i riformatori viene spiegata all'uomo d'oggi con quattro concetti: essere amati riconosciuti, perdonati e liberati da Dio. Certamente è importante tradurre il concetto di giustificazione in termini odierni e fin qui tutto va bene. Però, anche se è bello sentire che Dio ci ama, accoglie, perdona ecc. uno potrebbe chiedersi se sia anche vero. Cioè, il mondo è quello che è, cosa cambia se Dio mi ama? Forse non esiste neanche. Cioè il messaggio rischia di diventare irrilevante, parole vuote senza riferimento alla realtà. Il fatto che lo scritto dell'EDK ricorra all'esperienza come fondamento del discorso, non rende la cosa migliore, perché si tratta di un'esperienza soggettiva, che infine, si potrebbe verificare anche senza Dio.
Tra la giustificazione intesa in senso forense, indipendente se tradotta in termini moderni o meno, e la mia realtà di vita manca una connessione, un pezzo di collegamento, senza il quale l'Evangelo rischia di diventare irrilevante. Questo sicuramente non era così al tempo della Riforma, quando l'esistenza di Dio e la rilevanza del suo giudizio erano fuori dubbio, ma può facilmente succedere oggi, quando Dio viene visto spesso come proiezione dei sentimenti umani.

Penso che il motivo centrale della scuola finlandese, il motivo della presenza reale di Cristo nella fede e la nostra partecipazione alla realtà di Dio, può essere quel pezzo mancante, perché qui si parla della realtà di Dio nella mia vita. Penso anche che la motivazione di Mannermaa e della scuola finlandese sia proprio la preoccupazione per la spiritualità odierna.
Per affrontare la crisi di fede in cui la società oggi si trova, Mannermaa deve opporsi alla teologia moderna regnante, che, in qualche modo, sembra aver condotto a questa crisi o che comunque non sa risolverla. Naturalmente, è un po' problematico opporsi a quasi 500 anni di tradizione teologica e forse Mannermaa non la giudica sempre con la dovuta differenziazione, ma guai estremi richiedono rimedi estremi e se da questo approccio radicale ne può uscire qualche risposta per affrontare la crisi di fede odierna, vale comunque la pena affrontarlo.
Secondo Mannermaa, già Melantone, con la sua interpretazione forense della giustificazione, ha posto le basi per la tradizione teologica da superare. Basando la giustificazione unicamente sul giudizio di Dio, il motivo dell'inhabitatio perde di importanza, circostanza che poi ha influenzato la storia dell'interpretazione teologica. Mannermaa giustamente ricorda che invece, per Lutero, la giustificazione si realizza nel credente mediante la sua unione con Cristo nella fede e mediante la communicatio idiomatum, come conseguenza di quest'unione.
Mannermaa deve poi opporsi alla teologia che, in seguito a Kant, vede il rapporto con Dio in modo etico-relazionale. Si oppone anche alla teologia dialettica, dipendente dalla filosofia esistenzialista, in cui la decisione dell'uomo è di importanza decisiva e che quindi, infine, potrebbe anche rinunciare a Dio.

Forse, la crisi di fede odierna è causata dal fatto che la modernità è stata sorpassata dalla post-modernità, e che le chiese non hanno ancora la risposta a questo cambio di paradigma. Forse il paradigma della modernità era proprio quello della relazione e spesso i teologi moderni hanno visto in Lutero colui che ha spinto il cambiamento di paradigma da un'ontologia medievale della sostanza a un ontologia moderna della relazione. Questa visione storica, per molto tempo ritenuta ovvia, non viene però condivisa dalla scuola finlandese. Così infatti scrive Simo Peura come conclusione della sua tesi di dottorato, di cui Mannermaa era relatore:
La forma di pensiero di Lutero contiene una certa ontologia che può essere identificata né con il moderno pensiero personalistico-relazionale né con la metafisica medievale della sostanza. In ciò il presente studio conferma i risultati secondo i quali l'ontologia di Lutero è stata compresa come espressione di una forma di pensiero real-ontico (Mannermaa 1989, 189-192) e caratterizzata come “ontologia sotto la croce” (Forsberg 1984,179).

Un termine con cui nella scuola finlandese viene descritto molto spesso il rapporto tra uomo e Dio è “partecipazione”. Si potrebbe quindi parlare di un'ontologia della partecipazione e penso che questa ontologia della partecipazione sia il paradigma del postmoderno.
Questo si può vedere in tutti i campi della realtà. Se p.es. accendo il computer e mi collego a internet, le informazioni sono realmente presenti sul mio schermo, nonostante si trovino su un server da qualche parte altrove. Viviamo in un mondo globalizzato in cui tutto è interconnesso e anche la fisica contemporanea ci descrive un mondo interconnesso. Non ci sono quindi più oggetti autonomi che stanno in relazione tra di loro, ma tutti partecipano in qualche modo alla realtà degli altri.
Di conseguenza anche le religioni contemporanee si basano sul paradigma della partecipazione; penso, ad esempio, ai pentecostali o a quel movimento che anni fa si chiamava new age, o ancora, alle religioni orientali. Non meraviglia quindi che negli ultimi decenni queste hanno riscontrato molto successo. Ma anche i cristiani sentono il bisogno di pensare secondo il paradigma postmoderno e quindi si cercano risposte in queste religioni pagane. Non è raro che anche i pastori abbraccino una visione panteistica del mondo e interpretino la fede secondo i paradigmi delle nuove religioni. Il risultato è una religiosità diffusa, che non ha più niente di specificamente cristiano, e ancor meno di luterano. Penso sia ovvio che questo, a lungo termine, non può funzionare.

Il gran pregio della scuola finlandese è che cerca le risposte alle sfide odierne non fuori dal cristianesimo, ma in ricorso alla propria tradizione. Trova una risposta in Lutero, che visse nel passaggio tra medioevo e modernità e che non si lascia assimilare a nessuno dei due paradigmi, ma che propone una risposta originale da cui possiamo trarre ispirazione per trovare delle risposte per oggi.


Wochenpredigten über Johannes 6-8
Dopo queste riflessioni generali, vorrei ora esaminare il tema della theosis con un testo concreto e cioè con le “Wochenpredigten über Johannes 6-8”, cioè le prediche che Lutero tenne a Wittenberg nel 1530-32 (le prediche citate sono del 1530/31) su Giovanni, capitolo 6-8. Lutero non tenne queste prediche liberamente, su base di una propria scelta, ma doveva continuare le prediche in forma di lectio continua di Johannes Bugenhagen il quale fu chiamato a Lubecca. Quindi è più per caso che Lutero dovette predicare su Giovanni 6, quel capitolo in cui Gesù si identifica come il pane della vita e che contiene delle affermazioni come “Se non mangiate il corpo del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue ha la vita eterna, e io lo risusciterò l'ultimo giorno.” Oppure: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane unito a me e io a lui

Come sapete, il testo di Giovanni è spesso stato interpretato in riferimento all'Eucarestia. Lutero dice che ciò non può essere, perché molti hanno mangiato il pane dell'Eucarestia e sono morti lo stesso (182) e interpreta, invece, il capitolo di Giovanni come spiegazione della giustificazione per sola grazia mediante la fede, e questo rende il testo particolarmente interessante, relativamente al se e al quanto Lutero comprenda la giustificazione come theosis.

La sintesi del discorso è “la dottrina del sacro Evangelo di Cristo e del suo corpo e sangue, a noi donati, che mediante la fede viene afferrato da noi.” (23,25-28). Cristo è il pane della vita e solo mangiando questo pane, che è un dono del Padre (50) e quindi immeritato, uno può avere la vita eterna. Vengono quindi escluse tutte le altre vie, come p.es. Mosè con la legge (46ss), il papa (46), le buone opere o altre diverse dottrine.

Per Lutero, mangiare la carne di Cristo e bere il suo sangue significa, in questo contesto, credere. “Mangiare e venire da Cristo, item credere in lui, è tutto la stessa cosa.” (59,30-32). “È quindi deciso che in tutto questo capitolo il Signore parla del mangiare spirituale, perché così lui stesso lo interpreta, (parla) della sete e della fame che riguardano l'anima, perché l'anima vivrebbe volentieri eternamente, affinché non venga condannata e abbia un Dio misericordioso e possa resistere (bestehen) davanti all'ira e al giudizio di Dio, non venga accusata dal peccato e dalla legge o non vada nell'inferno. Questo è il desiderio dell'anima, questo si chiama sete e fame spirituale.” (61,8-25). “Questa è la glossa: quando predico che si deve mangiarmi e bermi, affinché diventate con me una cosa e una carne e sangue, voglio che crediate in me.” (64,23-27)

La fede
Mangiare e bere vengono quindi comprese come metafore (179) per la fede e l'immagine già suggerisce che qui non si tratta di una semplice relazione, ma di una sorta di incorporazione.
Lutero rifiuta categoricamente che la fede significhi solo pensare Cristo. Cito:
Noi non facciamo come loro della fede un tale pensiero vuoto, ma diciamo che si chiama fede, quando vedo cosa ha la fede per sé, ciò che coglie e prende, perché la Sacra Scrittura dice, che, se credo, non ho un sacchetto vuoto o un vuoto pensiero di Dio, il quale può avere anche il diavolo o il turco, perché anche il turco dice: io credo in Dio, cioè pensa a Dio. Ma questo è la vera fede che attacco la mia fede, il mio pensiero e il mio cuore alla carne e al sangue che sono dati per me, e li mangio e dico coraggiosamente: Io ritengo che la sua carne e il suo sangue siano presenti, dati per me, e che carne e sangue mi vengono versati nella mia fede, così come vino e birra vengono versati in un bicchiere; questo è il mio tesoro: mangiare, bere, ricordare e credere alla carne, affinché resto attaccato con la fede all'uomo Cristo e alla sua carne, affinché colgo Cristo.” (198, 7-32)


In questa citazione, tanto l'immagine del sacchetto non vuoto che quella del vino versato nel bicchiere, confermano molto bene l'assioma della scuola finlandese, che Cristo è realmente presente nella fede.
I passi, in cui rifiuta la fede sia solo un pensiero senza presenza reale di Cristo, compaiono innumerevole volte. Con questa abbondante polemica, Lutero confuta sia il pensiero scolastico, che comprende la fede come atto intellettivo, sia anche Zwingli, che pensa Cristo sia solo nel cielo.
Lutero confuta esplicitamente anche la teoria che Cristo sia presente nel credente solo secondo i suoi effetti (Wirkungen) (230). Sottolineo questo perché qui Lutero confuta esplicitamente un'interpretazione che, secondo la ricostruzione della scuola finlandese, in seguito al filosofo Hermann Lotze, (1817-1881) ha influenzato fortemente la teologia moderna.
Non si possono separare Cristo e la sua opera. “Quando (Cristo) fa una predica o miracolo, che sono divini, egli non è lontano da essi.” (230,18-21). “Questa è la vera interpretazione, comprensione e sintesi di questo testo: se uno crede in Cristo, Cristo è anche da lui.” (230)
Lutero confuta anche esplicitamente che l'unione con Cristo sia solo un'unione di volontà. (234s) Lutero chiede: “Se fossi catturato e attaccato al di fuori di una città, cosa mi aiuterebbe se quello, che è dentro la città, fosse del mio stesso sentimento e un buon amico?” Per superare diavolo e morte Cristo deve essere dentro di noi.
L'abbondante polemica contro il concetto di unione, soprattutto di pensiero, ma anche di effetto (Wirkung) o di volontà, mostra chiaramente quanto, per Lutero, sia importante che Cristo sia realmente presente nella fede.

La fede si tiene alla natura umana di Cristo
Mentre mangiare e bere vengono compresi metaforicamente come immagini per la fede e per un atto spirituale dell'anima, le parole carne e sangue vengono prese alla lettera e indicano la natura umana di Cristo.
La fede cristiana, secondo Lutero, si riferisce alla carne e al sangue di Cristo, che attraverso la sua vita, morte e risurrezione, ha sconfitto il peccato e la morte e mi dona il perdono dei peccati e la vita eterna. La fede si riferisce necessariamente alla carne e sangue di Cristo, perché al di fuori dell'incarnazione di Dio in Gesù Cristo, l'uomo caduto non può riconoscere Dio e non può raggiungere Dio in nessun modo. Invece, può cogliere Gesù Cristo nella sua carne e nel suo sangue, cioè come uomo. Lutero paragona Cristo anche a un ponte (157s). Che Cristo sia l'unica via verso Dio, Lutero lo ripete innumerevoli volte, però importante è che si parla del Cristo nella sua natura umana, la sola a noi accessibile. “Non voglio insegnare al di sopra o al di là nessun Cristo tranne il sacro Cristo nato da Maria” (157,35-37).

La dottrina delle due nature
Però Gesù Cristo non è solo uomo, ma anche Dio.
Lutero fa riferimento alla nota dottrina delle due nature. Ci sono però, modi diversi di interpretarla. Siccome la frase “Dio è uomo” è, da un punto di vista logico, assurda, nella storia della teologia si è spesso cercato di salvare la logica, introducendo delle distinzioni e dei concetti che rendevano la frase accettabile alla ragione. Non così Lutero. Per lui abbiamo in Gesù Cristo a che fare con una nuova realtà, una realtà rivelata che come tale non è più concepibile con la logica del vecchio mondo. Solo la fede può coglierla.
Per Lutero è fondamentale che le due nature di Cristo siano pensate insieme, in modo che non si possono separare l'una dall'altra. Così può dire che con il corpo di Cristo anche Dio è stato crocifisso (159). Quei teologi che negano questo, perché non vogliono concepire che Dio soffre personalmente, sono come in quest'esempio grossolano in cui uno ruba una borsa e poi dice: non ho rubato i soldi, ma la borsa. Giustamente l'altro direbbe che non ha rubato la borsa ma i 100 florini. (159).
La cristologia è la base di tutta l'argomentazione seguente, e, se si separasse le due nature in Cristo, tutto il discorso cadrebbe e quindi non ci sarebbe salvezza.


Cristo in noi
Siccome quindi Gesù è vero uomo e vero Dio la sua carne non è più solo carne, ma è carne divinizzata. Lo chiama più volte “vergöttertes“ (189,26; 190,41-191,1; 192,40-41; 193,15; 194,22; 224,5-6,11) o „durchgöttertes Fleisch“ (191,38; 192,1; 195,6-7). Lutero usa l'esempio del acqua zuccherata e del ferro ardente (191; 193,17) per illustrare questa realtà. Se bevo l'acqua zuccherato, con l'acqua bevo anche lo zucchero. La carne e il sangue di Cristo non sono quindi solo carne e sangue, ma qualcosa di nuovo. Cogliendo la carne e il sangue di Cristo colgo anche Dio e per questo la carne e il sangue di Cristo sono capaci di salvare e di dare vita eterna. Questo discorso, sottolinea Lutero, è certamente incomprensibile alla ragione, perché la ragione e i sensi vedono solo carne e sangue, mentre solo la fede coglie carne e sangue divinizzati.
Quando la fede mangia, in senso metaforico, la carne e il sangue di Cristo, cioè la sua natura umana che all'uomo è accessibile, riceve con essa tutto il Cristo, e perciò Cristo nella fede è realmente presente.
Lutero sottolinea questa “inhabitatio” di Cristo nel credente anche quando arriva a Giov. 6,56: “Chi mangia la mia carne resta in me e io in lui”. “Restare” viene qui interpretato come “prendere abitazione” e Lutero aggiunge anche Galati 2,20: “Adesso non vivo io, ma Cristo vive in me”.

Quindi, così come Gesù Cristo è unito con il Padre, così il credente è unito con Cristo. Però c'è una differenza tra queste due unioni. Mentre l'unione di Cristo con il Padre e lo Spirito Santo è eterna e increata, la nostra unione con Cristo è creata. Mentre le due nature di Cristo sono unite in un unica persona, noi non diventiamo con Cristo un'unica persona, ma “solo” un'unica carne o corpo. (232)
Segnalo che qui Lutero nega esplicitamente quanto da Manneraa viene affermato nel suo saggio programmatico, e cioè che il credente diventa con Cristo una persona. Al contrario, Lutero qui sostiene che il credente diventa “solo” un corpo con Cristo.
Trovo questa differenziazione molto interessante. Il pensiero di Lutero sembra essere questo: siccome l'uomo non può accedere a Dio come tale, ma solo alla carne e al sangue di Cristo, cioè al Dio incarnato, l'uomo non può neanche essere unito a Dio come tale, ma solo alla carne e al sangue di Cristo, cioè diventare con lui una sola carne o un solo corpo. Però la carne e il sangue di Cristo non sono semplicemente carne e sangue, ma carne e sangue divinizzati, cioè con la carne e il sangue di Cristo il credente ha anche la natura divina di Cristo. Essere un solo corpo con Cristo è quindi un'unione vera e propria con Cristo, in cui tutto ciò che appartiene a Cristo appartiene anche a me e viceversa, anche se quest'unione è fondamentalmente differente e inferiore rispetto all'unione di Cristo con il Padre.

Communicatio idiomatum
Il modello di questa partecipazione è la communicatio idiomatum. Lutero, nel nostro testo, si esprime in modo molto vario, dice di tenersi presso Cristo, che Cristo è in noi, che Cristo abita in noi, che Cristo entra nel nostro cuore (termine usato spesso) o nella nostra coscienza (62), ma anche che noi dobbiamo andare verso Cristo, che veniamo tirati verso Cristo, che siamo in Cristo. Questo non è contraddittorio. Noi in Cristo o Cristo in noi sono la stessa cosa. Si tratta proprio della descrizione della communicatio idiomatum, cioè Cristo è in noi con la sua vita, giustizia, saggezza ecc. e noi siamo in Cristo con il nostro peccato, la nostra debolezza ecc. La comnunicatio idiomatum è il modello con cui Lutero descrive sia l'unione delle due nature in Cristo che l'unione tra Cristo e il credente. Si tratta quindi di un modello fondamentale e irrinunciabile per la comprensione della presenza di Cristo in noi e Lutero lo usa durante tutta la sua vita, pensiamo p.es. alla “Libertà del Cristiano”.

Penso che si possa dire che Lutero descriva qui una vera theosis dell'uomo, una divinizzazione reale che rende l'uomo partecipe di tutto ciò che appartiene a Cristo.

Divinizzazione creduta
Però questa theosis è una divinizzazione creduta. Come la ragione e i sensi possono vedere in Gesù solo l'uomo, così l'uomo al di fuori della fede si vede come peccatore, debole e votato alla morte. Solo nella fede il credente può riconoscere che è una nuova creatura, che Cristo abita in lui e che così porta in sé l'amore e la vita eterna di Dio.
Per certi versi la inhabitatio di Cristo è anche visibile, perché come un cristiano potrebbe affrontare lietamente persecuzione e morte, se non ci fosse dentro di lui Cristo con la sua vita? (228) Il fatto che ci sono tante persone pie che con umiltà e gioia confessano Cristo e la parola di Dio pur perdendo per questo beni e vita, è un indizio per la realtà dell'unione tra Cristo e uomo. In qualche modo, il credente riconosce anche che è diventato un uomo nuovo. La trasformazione è percepibile, perché Cristo agisce in noi, ci guarisce e ci santifica. Interessante è che, secondo Lutero, la fede si fa sentire solo, o soprattutto, nelle situazioni estreme della tentazione di fronte alla morte, al diavolo e all'inferno, e solo vivendo queste tentazioni estreme si può conoscere cosa sia la fede. (110)
Però, anche se ci sono questi segni, la realtà divina resta fondamentalmente nascosta, anzi la persecuzione, l'atteggiamento di vescovi e credenti e la debolezza del credente stesso mettono continuamente in dubbio la fede.
Pur non vedendo e sentendo la presenza di Cristo in lui, il cristiano però crede lo stesso contro ogni apparenza, perché ha la parola di Dio. Essa ci rivela la vera realtà delle cose.
Sono commoventi i passi dove Lutero racconta come spesso gli ha fatto tanto male che delle persone tra i migliori, tra i predicatori, i vescovi, gli intellettuali e i potenti, abbiano abbandonato questo Evangelo, l'abbiano combattuto e perseguitato, e descrive come lo ha tormentato il dubbio sulla verità dell'Evangelo. Però poi dice: “qui si devono chiudere gli occhi e dire: Cada chi non vuole stare, e stia chi sta, persegua l'Evangelo chi vuole perseguirlo, nonostante ciò esso è la verità.” (247) D'altronde già Cristo non è stato creduto e fu perseguitato, perché i suoi uditori non volevano credere alla sua parola divina, ma comprendere tutto secondo la loro ragione umana. (250) Le prediche sono piene di polemica contro l'uso sbagliato della ragione che, secondo Lutero, non può comprendere l'Evangelo. “Qui ci vuole un'anima umile e vuota, affamata e assettata, che si attiene alla parola e non cerca Dio da nessun altra parte che in Cristo, che giace nella mangiatoia, o dove è ancora, cioè alla croce, nel battesimo, nella Santa Cena o nell'ufficio di predicazione della parola divina oppure presso il mio prossimo e fratello, là lo troverò.” (81s)


La vita eterna come concetto globale
In tutte queste prediche la questione centrale di Lutero è quella della vita eterna, non quella della giustificazione (anche se chiama il discorso di Giovanni un discorso sulla giustificazione), cioè si chiede come posso avere la vita eterna, non come posso essere giustificato. Questa circostanza può dipendere dal fatto che Lutero predica su un testo che parla della vita eterna, oppure potrebbe essere che l'accento nella ricerca di Lutero con gli anni si sia spostato. Come sia, Lutero dice che la vita eterna è praticamente il concetto globale che include tutti gli altri, perché se ho la vita eterna è chiaro che ho anche il perdono dei peccati, sono liberato dall'ira e dal giudizio di Dio, dalla morte e dall'inferno, perché senza tutto queste cose non potrei avere la vita eterna.
Come sia, Lutero può descrivere la salvezza in vari contesti, da varie prospettive. Quando si parla di giustificazione viene in mente subito l'immagine del tribunale ed è facile descrivere la giustificazione come atto forense, concetto che usa anche Lutero, anche se non si limita a questo approccio. Nelle prediche esaminate invece parla della vita eterna e quindi il concetto forense non è adatto. Qui, descrive come nella fede Cristo con la sua vita eterna, la sua giustizia, la sua saggezza ecc. entra nel cuore del credente, che quindi ha la vita eterna. L'ha come dono presente, perché la vita di Cristo è dentro di lui, cioè non la riceve solo in futuro, ma l'ha già. Per questo la morte può distruggere il suo corpo, ma non può uccidere Cristo in lui, che presto lo fa risuscitare. Visto che siamo un solo corpo con Cristo, Lutero usa anche l'immagine del corpo per spiegare la vittoria della vita: la vita è nel corpo e se un membro viene ferito, la vita che è nel corpo, lo guarisce presto. Così anche se moriamo e se il nostro corpo viene mangiato dai vermi, visto che siamo membra del corpo di Cristo, la sua vita ci fa presto rivivere.
Quindi, essendo qui il discorso centrato sulla vita eterna, diventa necessario sottolineare la presenza reale di Cristo nella fede. Certamente la questione della giustificazione segue lo stesso modello, cioè che Cristo presente nella fede mi rende partecipe della sua giustizia, solo che parlando di giustizia non è sempre necessario sottolineare questo aspetto.
Infatti, anche nel nostro caso, se Lutero avesse dovuto parlare solo del passo dove Cristo dice: “Io sono il pane della vita”, allora Lutero avrebbe potuto limitarsi a dire che mangiare significa credere e che quindi la fede in Cristo dà la vita eterna senza parlare del Cristo in noi. Quello che voglio dire è che la giustificazione forense non è sbagliata e in molte occasioni si può predicarla così, ma è incompleta. Ci dice il che, ma non il come. Non è sempre necessario dire il come. Ci sono tante cose, come ad esempio la predestinazione, il servo arbitrio, alcune questioni ontologiche ecc. di cui Lutero normalmente non parla, ma solo quando le circostanze lo rendono necessario. Quindi, dovremmo pensare che Lutero, anche quando parla solo della giustificazione per fede senza ricorrere al Cristo in noi, ha sempre in mente questo fatto.

Conclusione
Riassumendo, si potrebbe dire che in queste prediche, distribuite su alcuni mesi, ma formanti un discorso unitario, Lutero dà in nuce una visione quasi completa della sua teologia, dall'incarnazione fino alla salvezza personale. Lo fa in un tempo in cui i grandi scontri con Roma, con Erasmo e con Zwingli sono già stati affrontati, e la sua teologia si era affilata e chiarita in questi scontri. Leggendo questo riassunto della sua teologia matura si può e si deve senz'altro parlare di una presenza reale di Cristo nel credente. Questo si potrebbe chiamare theosis o divinizzazione, però con la particolarità che questa theosis è creduta.


Lutero tra medioevo e modernità
Nel testo esaminato abbiamo visto che Lutero descrive la presenza di Cristo in noi, attribuendola una realtà ontica, che ricorda il paradigma medievale di un'ontologia della sostanza. Anche la sua Cristologia e la sua posizione nel dibattito intorno alla presenza reale di Cristo nel pane e vino della Santa Cena ci fanno capire che non si tratta di un elemento irrilevante della sua teologia. D'altra parte, osserviamo in Lutero un forte tratto relazionale, soprattutto nel binomio parola-fede, che ci porta al paradigma moderno della relazione. Questo contrasto spesso è stato interpretato come inconseguenza del pensiero di Lutero oppure come residuo medievale ancora da superare.
Possiamo risolvere quest'apparente contraddizione, se pensiamo che Lutero non ha voluto abolire la fede medievale, ma salvarla. Però l'ovvietà con cui il medioevo parlava di Dio era perduta. La teologia di Lutero è concepita di fronte al dubbio, certamente non il dubbio odierno circa l'esistenza di Dio, che per Lutero era comunque fuori questione, ma il dubbio circa la propria salvezza. D'altronde questi due dubbi strutturalmente sono molto simili, cosa che rende Lutero particolarmente interessante.
Il Leitmotiv di Lutero è quindi la certezza della salvezza. Questa certezza però non la si può trovare nella ragione, né nei sentimenti, né nelle opere, né nella chiesa, né nella natura, ma soltanto in Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio. Egli è la rivelazione di Dio nel mondo ed è la parola di Dio che ci viene comunicata nella Bibbia, nella predicazione e nei sacramenti. Però è una rivelazione nascosta, sotto il segno della croce, sub specie contraria, accessibile solo alla fede.
La fede è soggettiva non nel senso odierno, ma nel senso che è personale. Per il resto è molto oggettiva, nel senso che si riferisce a una realtà oggettiva. La fede non è il prodotto di una propria riflessione interiore o dei propri sentimenti, ma viene suscitata dalla parola, cioè dalla percezione della realtà di Dio. Dio stesso suscita la fede, ed è nella fede presente, così come il medioevo concepiva d'altronde il processo del conoscere. La fede può dare la certezza della salvezza, perché è personale e, nello stesso tempo, si riferisce a una realtà oggettiva, in quanto partecipazione alla realtà di Dio.
Perciò Lutero ha combattuto tutti gli approcci oggettivanti a Dio che prescindono dalla fede personale, così come fa un'ontologia della sostanza, e nello stesso tempo ha difeso di tutto cuore l'oggettività della presenza di Dio in Gesù Cristo, nei sacramenti, nella parola e nel credente senza la quale non ci sarebbe certezza. La fede invece è di natura relazionale. Combattere l'oggettivazione di Dio, difendere la presenza reale di Dio nella sua rivelazione e puntare tutto sulla fede sono quindi – per così dire - tre lati della stessa medaglia e nascono dalla ricerca della certezza, la quale ha condotto Lutero a una risposta che è ancora oggi affascinante.



03. Verona: Ciclo di conferenze sulla Riforma


Comunità evangelica luterana di Verona-Gardone
www.veronagardoneprotestante.it

in collaborazione con:


L'ASLI – Accademia di Studi Luterani in Italia
Campo SS. Apostoli, Cannaregio 4448, 30124 Venezia


Cosa è il Protestantesimo?
Ciclo di conferenze


Martedi 24 Febbraio Ore 20.30
Chiesa San Domenico Via del Pontiere, 30 Verona
Relazione
Pastore Dieter Kampen, Trieste:
Martin Lutero: Un Uomo in Ricerca della Verità”

Martedi 24 Marzo Ore 20.30
Chiesa San Domenico Via del Pontiere, 30 Verona
Relazione
Prof. Paolo Ricca, Roma:
La Riforma protestante ieri e oggi”


Convegno pubblico – ingresso libero



04. Claudiana: Lutero e la mistica


È finalmente arrivato:

Lutero e la mistica

a cura di Franco Buzzi, Dieter Kampen e Paolo Ricca

Lutero. Opere scelte, volume supplementare

Claudiana, Torino 2014

pp. 271, euro 34,00




Link al sito: http://www.claudiana.it/php/mostrascheda.php?nscheda=9788870169652

Link della collana:
http://www.claudiana.it/php/mostracollana.php?collana=Lutero:%20Opere%20scelte

Da sempre la mistica rappresenta un interessante filone collaterale della Lutherforschung, la ricerca su Lutero. Questo interesse latente non meraviglia perché la religione in generale sconfina nella mistica e da essa prende forza. Soprattutto i grandi fondatori e rinnovatori delle religioni hanno ricevuto la loro energia dalla loro vicinanza a Dio e tra di loro le esperienze mistiche spesso abbondano. Perché dovrebbe essere diverso per il monaco Lutero, che ormai da 500 anni riesce a trasmettere stimoli per una fede autentica? Infatti, per Lutero non è stato diverso: i suoi scritti contengono molteplici elementi che suggeriscono la sua vicinanza alla mistica. Nel 1518, nella seconda edizione della Theologia deutsch, (un libro mistico della tradizione di Taulero che Lutero pubblica due volte) Lutero scrive: «Dopo la Bibbia e Agostino non ho trovato nessun altro libro da cui ho imparato di più su che cosa siano Dio, Cristo, uomo e tutte le cose» (DK.).

Il volume riporta, insieme alla voce italiana, i più significanti contributi della ricerca internazionale in traduzione italiana e le due prefazioni di Lutero alla Theologia deutsch con originale a fronte, sperando di poter così dare una visione approfondita su questa tematica importante per la comprensione di Lutero.

Bernd Hamm e Volker Leppin affermano in una loro pubblicazione del 2007: “Se finora nella Lutherforschung era largamente consenso, che Lutero ha sì recepito e trasformato motivi, immagini e termini tradizionalmente mistici, ma che non era veramente da comprendere come teologo mistico, in questa pubblicazione viene affermata la convinzione, che la composizione d'insieme della teologia di Lutero abbia carattere mistico e che la genesi di questa teologia sia da descrivere come l'ideazione di una nuova forma di mistica.”

I soci dell'ASLI (e chi si iscrive ancora nel 2014) riceveranno il libro gratuitamente via posta.



05. NEV: Libertà religiosa

EDITORIALE
Un 17 febbraio da ricordare
di Paolo Naso, Commissione studi della Federazione delle chiese evangeliche in Italia
Per una volta il bicchiere non è mezzo vuoto ma quasi pieno. Il Convegno "Dai culti ammessi alla libertà religiosa" svoltosi al Senato il 16 e il 17 febbraio, segna una svolta importante nel dibattito pubblico su temi che faticano a entrare nell'agenda politica. Eppure, anche grazie all'iniziativa costante e tenace della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), in collaborazione con la Commissione delle Chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS), qualcosa sembra muoversi.
Il primo messaggio è arrivato dal Quirinale, e non poteva essere più chiaro nel riconoscere l'attualità del tema e "l'esigenza di aggiornare tutele per tutte le minoranze religiose, nel quadro dei principi sanciti dalla Costituzione". Parole impegnative e direi solenni, pronunciate nel giorno in cui si ricordava la concessione dei diritti civili ai valdesi del Regno di Sardegna. Sempre dal Colle più alto, è arrivato anche il riconoscimento del "patrimonio spirituale delle chiese evangeliche" che "continuerà a rappresentare una grande risorsa per una proficua azione educativa a vantaggio dell'intera comunità". Qualcosa di più che un saluto formale e di un attestato di stima, ma il sostegno a un percorso legislativo di aggiornamento delle tutele per le minoranze, nel quadro della Costituzione. Parla il Presidente Mattarella, ma anche il costituzionalista, consapevole delle potenzialità della Carta in materia di libertà religiosa, non ancora pienamente espresse ed anzi ancora oggi condizionate dal piombo della normativa di epoca fascista sui "culti ammessi". E volendoci esercitare nell'analisi testuale, non deve sfuggire che il Presidente abbia parlato di tutele per "tutte" le minoranze religiose. L'aggettivo rinforza un concetto e un principio pienamente inclusivo. "Tutte" vuol dire che le nuove norme dovranno superare la discrezionalità di quelle vecchie, storicamente applicate secondo logiche e tempi che risentivano di valutazioni e di opportunità politiche.
Il secondo messaggio è arrivato dal presidente del Senato, che sin dai primi giorni del suo mandato ha aperto un canale di comunicazione con la FCEI, ricevendo in varie occasioni delegazioni evangeliche e ospitando ben due convegni sul tema della libertà religiosa. Quando ci sarà un disegno di legge - ha rassicurato il presidente Grasso - il Senato è pronto a recepirlo. Un riconoscimento importante, avvalorato dagli interventi di politici di diverso orientamento politico: Malan per Forza Italia, Mazziotti Di Celso per Scelta Civica, Airola per il Movimento Cinque Stelle, Campana per il PD.
Il terzo messaggio è arrivato forte e chiaro da mons. Nunzio Galantino, segretario generale della CEI. Intervento molto atteso, il suo, da chi si ricordava l'audizione di un suo predecessore di fronte alla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati. "L'uguale libertà di tutte le confessioni garantita dalla Costituzione non implica piena uguaglianza di trattamento" fu l'ardita affermazione di mons. Betori, oggi arcivescovo a Firenze ma nel 2007 numero due dei vescovi italiani. Una semplice frase che pose una pietra tombale sul progetto di legge che si discuteva in Parlamento. Otto anni dopo il vescovo Galantino, senza troppi giri di parole, è andato subito al dunque: la CEI condivide la necessità di "superare la legislazione sui culti ammessi" - ha affermato - che "risulta stridente sia con i principi costituzionali", sia con gli indirizzi del Magistero della Chiesa cattolica.
Uomo franco e leale interprete della Chiesa di Papa Francesco, Galantino ha ripreso il tema del suo predecessore per offrirne una nuova e direi opposta lettura: è "essenziale" - ha affermato - dare piena attuazione a questo principio di "eguaglianza nella libertà". "Forse non si potrà essere d'accordo su tutto - ha concluso - ma è necessario che su tutto ci si confronti, con attenzione alle diverse identità e nel rispetto di una laicità pluralista e inclusiva, secondo le caratteristiche proprie dell'esperienza italiana indicate dalla Corte costituzionale già sul finire degli anni '80". Anni di pronunciamenti coraggiosi e innovativi, che arrivarono a definire la laicità dello Stato "supremo principio costituzionale".
L'ultimo messaggio è arrivato dalla comunità scientifica, e in particolare dal mondo del diritto ecclesiastico che, sotto la presidenza del costituzionalista Roberto Zaccaria, sta lavorando a un testo di legge le cui linee fondamentali sono state presentate nel corso del Convegno. Prossima tappa a giugno, per la presentazione pubblica del progetto di legge e l'affidamento alle forze politiche e quindi al Parlamento. Sarà un cammino in salita ma intanto raccogliamo i risultati di questo importante 17 febbraio. (nev-notizie evangeliche 08/2015)

Convegno FCEI/1. Soddisfazione del presidente Massimo Aquilante
Roma (NEV), 18 febbraio 2015 - Molta soddisfazione è stata espressa da Massimo Aquilante, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), al termine del convegno "Dai culti ammessi alla libertà religiosa", promosso dalla FCEI in collaborazione con la Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS), svoltasi il 16 e 17 febbraio presso il Senato della Repubblica (Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani). Il Convegno, che ha rimesso al centro l'urgenza di una legge organica sulla libertà religiosa e di coscienza, abrogativa della legislazione sui "culti ammessi" di epoca fascista, era dedicato al giurista e valdese Gianni Long, già presidente FCEI, prematuramente scomparso, il cui prezioso contributo sul cammino delle libertà religiose in Italia è stato ricordato da più parti.
Oggi, in un tempo in cui le religioni sono tornate preponderatamente e drammaticamente sulla scena pubblica, "la cultura laica e democratica deve assumersi le proprie responsabilità", ha affermato Aquilante introducendo i lavori. Una responsabilità dalla quale le stesse comunità di fede non possono esimersi, ha sottolineato Aquilante: "Occorre che ciascuna comunità di fede dichiari una sorta di 'status confessionis': il mondo non è terra di conquista, il mondo ha bisogno di unità, oggi più che mai" (vedi in Documentazione).
Così il presidente FCEI ha dato il via ai lavori del Convegno, la cui prima sessione era sul tema "Il ruolo e i diritti delle comunità di fede nella società laica", con gli interventi del giurista Silvio Ferrari (Università di Milano), dello storico Alberto Melloni (Fondazione per le scienze religiose, Bologna), del filosofo Biagio De Giovanni (Istituto Orientale, Napoli), e del politologo Paolo Naso (Università di Roma - La Sapienza). In particolare i primi contributi hanno evidenziato un quadro in costante movimento, sia in termini di crescita della diversità religiosa, sia in termini di visibilità delle religioni, fenomeni affiancati in Europa da un recupero del valore identitario della religione. Tutto corredato dal rischio di una degenerazione del concetto della libertà religiosa, come ha fatto notare Ferrari. Per Melloni invece, una legge a tutela di tutte le minoranze religiose in Italia servirebbe innanzitutto alla maggioranza, mentre Naso, di fronte al "nuovo pluralismo religioso", ha lanciato la sfida di una "laicità all'italiana", cioè capace di cogliere lo specifico della situazione del nostro paese, oggi caratterizzato dal pluralismo religioso.
La mattinata del giorno successivo era tutta dedicata all'Europa: la relazione di Roberto Mazzola (Università del Piemonte Orientale) ha permesso di tracciare un quadro sulle politiche, ma anche sulla giurisdizione europea in merito alla libertà religiosa, mentre gli interventi dello spagnolo Miguel Rodriguez Blanco (Univeristà di Alcalà) e del tedesco Hans Michael Heinig (Università di Göttingen) hanno offerto un quadro comparativo di grande interesse. Successivamente Marco Ventura (Università di Lovanio), Sara Domianello (Università di Messina) e Francesco Margiotta Broglio (Università di Firenze) si sono soffermati sul diritto europeo delle religioni, non senza fare cenno alle nuove forme di laicità e confessionismo, ma anche alla necessità di ripensare al recupero delle fondamenta della convivenza.

Convegno FCEI/2. I messaggi dei presidenti Mattarella e Grasso al Convegno
Anche il saluto della consigliera delegata dal presidente del Consiglio alle Pari Opportunità
Roma (NEV), 18 febbraio 2015 - "Il tema della libertà religiosa, che è al centro del vostro incontro, è di grande attualità e ripropone anche nel nostro ordinamento l'esigenza di aggiornare tutele per tutte le minoranze religiose, nel quadro dei principi sanciti dalla Costituzione": è quanto si legge nel cordiale saluto inviato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), pastore Massimo Aquilante, in occasione del Convegno "Dai culti ammessi alla libertà religiosa", tenutosi presso il Senato della Repubblica (Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani) il 16 e 17 febbraio. "In questo contesto - prosegue la lettera di Mattarella - il patrimonio spirituale delle chiese evangeliche continuerà a rappresentare una grande risorsa per una proficua azione educativa a vantaggio dell'intera comunità".
Il presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso, è invece intervenuto il 17 pomeriggio per portare il proprio saluto al presidente Aquilante, al segretario generale della CEI, mons. Nunzio Galantino (che ha aperto la quarta sessione dei lavori della seconda giornata) ai colleghi e agli ospiti del convegno ricordando: “Io credo che nell'ultima legislatura il Parlamento italiano, e il Senato in particolare, abbia ben operato portando alla definitiva approvazione di molte Intese che Governi di diverso colore politico avevano concluso negli anni con diverse confessioni che coinvolgono molti cittadini dell'Unione europea presenti in Italia, come gli ortodossi, i buddisti e gli induisti, espressione della nuova realtà multiculturale che caratterizza sempre di più l'Italia e ancora di più l'Europa”. E ha proseguito: “Sono però profondamente convinto che proprio a partire dalle diverse Intese, che ricordo sono state licenziate nelle Commissioni in sede deliberante e quindi all'unanimità, si possa ricavare un complesso articolato di previsioni ampiamente condivise da utilizzare per una rapida e necessaria revisione della legge del 1929, allo scopo di garantire a pieno i principi costituzionali in materia di libertà religiosa e di affrontare, in modo pragmatico e realistico, un tema complesso e tuttavia decisivo per lo sviluppo della società italiana ed europea di fronte alle sfide poste dal pluralismo religioso e culturale. Quella per la libertà religiosa e di coscienza non è solo una battaglia politica, è anche un impegno culturale, direi un dovere etico per il nostro Paese” (in Documentazione il discorso completo di Pietro Grasso).
Agli organizzatori del convegno era giunto anche il saluto della consigliera delegata dal presidente del Consiglio per le Pari Opportunità, Giovanna Martelli.

Convegno FCEI/3. La CEI dice due volte "sì"
CEI: sì all'abrogazione dei "culti ammessi" e sì al principio supremo della laicità
Roma (NEV), 18 febbraio 2015 - La Conferenza episcopale italiana (CEI) ha detto "sì" all'abrogazione delle leggi sui "culti ammessi" degli anni 1929-30, e "sì" al principio supremo della laicità, così come definito dalla sentenza della Corte costituzionale del 1989. Mons. Nunzio Galantino, segretario generale della CEI, intervenendo ieri al Convegno “Dai culti ammessi alla libertà religiosa” della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), alla presenza del presidente del Senato Pietro Grasso, ha dichiarato che: “la stessa nozione di ‘culto ammesso’ risulta stridente sia con i principi costituzionali”, sia con gli indirizzi del magistero della chiesa cattolica, dai quali “emerge nettamente l’esigenza di non limitarsi alla dimensione della mera tolleranza e di procedere a un pieno riconoscimento della libertà religiosa in tutte le sue dimensioni”. Inoltre, mons. Galantino ha indicato un denominatore comune per un confronto sulla libertà religiosa: "Forse non si potrà essere d’accordo su tutto, ma è necessario che su tutto ci si confronti, con attenzione alle diverse identità e nel rispetto di una laicità che è non monista ‘alla francese’ ma pluralista e inclusiva, secondo le caratteristiche proprie dell’esperienza italiana quali indicate dalla Corte costituzionale già sul finire degli anni ‘80”.
Per il segretario generale della CEI il tempo è propizio per cercare insieme una risposta adeguata alle esigenze della multireligiosità: “Siamo in una stagione che presenta indubbi elementi di novità, sia per lo Stato sia per la chiesa". Una novità che si esprime senza dubbio anche nel fatto che per la prima volta ad un Convegno della FCEI è intervenuto un segretario generale della CEI, come ha notato il pastore battista Domenico Tomasetto, già presidente della FCEI.
Galantino ha quindi ricordato quanto sia “essenziale” dare attuazione al principio della “eguaglianza nella libertà” sancito dal primo comma dell’articolo 8 della Costituzione, “mantenendo chiara al tempo stesso la garanzia complementare ma distinta offerta, rispettivamente per la chiesa cattolica e per le confessioni diverse dalla cattolica”. Il segretario generale dei vescovi italiani ha anche chiesto ai partecipanti al convegno di “non sottovalutare i problemi connessi alla diffusione anche nel nostro Paese di nuovi movimenti pseudoreligiosi e delle sette, ovvero le questioni nuove legate al carattere sempre più multietnico, interculturale e multireligioso della nostra società plurale”. Ed ha aggiunto a questo riguardo: “Un politicamente corretto non serve a nessuno per affrontare seriamente (e serenamente) le nuove sfide derivanti da un pluralismo confessionale sempre più dinamico e articolato”. Galantino ha quindi chiesto di “mettere da parte la sindrome da accerchiamento” e di “creare uno spazio comune - come questo -, un ambiente di rispetto e collaborazione che va costruito con la partecipazione di tutti, anche di coloro che non hanno alcuna convinzione religiosa”.

Convegno FCEI/4. Libertà religiosa: la politica farà la sua parte
Importante avviare un dibattito culturale nel paese
Roma (NEV), 18 febbraio 2015 – "Tutti gli indicatori ci dicono che sulla libertà religiosa in Italia serve un’accelerazione. Il PD farà la sua parte. Anche mettendosi al servizio di molte delle proposte fatte in questo convegno", è quanto ha assicurato l'on. Micaela Campana, responsabile nazionale welfare e diritti del PD, ai partecipanti al Convegno "Dai culti ammessi alla libertà religiosa" della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) (Senato, 16-17 febbraio). Intervenuta al dibattito conclusivo con esponenti del mondo della politica presieduto dal valdese e già ministro e parlamentare Valdo Spini, l'on. Campana ha aggiunto: "Ci troviamo dentro una fase di cambiamento epocale e in questo quadro non vi possono essere priorità rispetto ad altre. La libertà religiosa non fa eccezione, rientra in questo quadro". Per l'on. Campana non solo è necessaria una legge, ma sul tema del pluralismo confessionale e del vivere insieme è urgente attivare un dibattito culturale nel paese.
Sulla stessa linea anche il sen. Lucio Malan (FI), Andrea Mazziotti Di Celso (Scelta Civica), e Alberto Airola (M5S). Tutti d'accordo nel dire che c'è un lavoro importante da fare anche nell'opinione pubblica, contro i paradigmi che di questi tempi vanno per la maggiore, come l'equazione tra terrorismo islamico e immigrazione. Da tutti è arrivato l'impegno a lavorare nella direzione di una legislazione sulla libertà di coscienza e di religione al passo con i tempi.
Valdo Spini, concludendo i lavori, ha ricordato il giurista Gianni Long a cui era dedicato il Convegno, rallegrandosi per il successo dell'iniziativa e per l'accresciuta visibilità del lavoro della FCEI e della Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS) in tema di libertà religiosa: "Di questo esito Gianni Long sarebbe stato più che felice".

Convegno FCEI/5. Libertà religiosa: le criticità
Fossati: La legge lombarda sull'edilizia di culto è un obbrobrio legislativo
Roma (NEV), 18 febbraio 2015 – La legge regionale lombarda sull'edilizia di culto approvata lo scorso 27 gennaio è gravemente lesiva del diritto fondamentale della libertà religiosa e andrebbe impugnata dal governo: questa la posizione dei partecipanti al Convegno della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) "Dai culti ammessi alla libertà religiosa" (16-17 febbraio, Senato-Palazzo Giustiniani) in merito alla legge lombarda n. 62 che modifica la legge regionale per il governo del territorio introducendo nuovi “principi per la pianificazione delle attrezzature per servizi religiosi”. Nella sessione del Convegno riferita alle criticità della libertà religiosa in Italia, il giurista Alberto Fossati (Università cattolica di Milano), denunciando la degenerazione per cui ormai il fenomeno religioso viene inteso come mero problema di sicurezza pubblica, ha sollevato uno ad uno i profili di incostituzionalità di tale provvedimento. Particolarmente preoccupante la previsione di un controllo voluto dalla Regione sugli statuti delle varie confessioni per verificare se abbiano finalità religiosa, ma anche quella riferita alla possibilità di sottoporre a referendum la richiesta di autorizzazione di un nuovo luogo di culto: "La tirannia della maggioranza in materia di diritti fondamentali è inammissibile, e non può trovare giustificazione alcuna nemmeno nelle questioni di natura urbanistica", così Fossati, che ha concluso: "Serve quanto prima una legge nazionale che impedisca questi obbrobri legislativi".
Tiziano Rimoldi (Facoltà avventista di teologia di Firenze), si è soffermato sulle criticità in Italia della "libertà di pensiero, di religione e di convinzione - come ha sottolineato - perché mi piace ricordare come negli strumenti internazionali di riferimento questi diritti sono sempre legati l'uno all'altro". Il quadro è complesso e le discriminazioni in base alla religione professata sono numerose. Tra i punti da lui ricordati: i luoghi di culto delle minoranze religiose; la scuola pubblica dove di fatto c'è un boicottaggio delle attività alternative all'IRC che impedisce l'esercizio di una libertà di scelta degli studenti; l'informazione mainstream, dove esponenti di minoranze religiose non hanno mai voce, se non per accentuare pregiudizi già consolidati; la questione dei finanziamenti, come ha messo bene in luce una recente deliberazione della Corte dei Conti sul funzionamento e utilizzo delle risorse attribuite con l’8 per mille; l'assistenza spirituale nelle carceri, nelle forze armate, nelle strutture sanitarie.

Convegno FCEI/6. Libertà religiosa: una proposta di legge
Roberto Zaccaria: "Nuova legge sì, ma servono le condizioni politico-istituzionali"
Roma (NEV), 18 febbraio 2015 - "Sono 25 anni che in Parlamento si propongono testi di legge sulla libertà religiosa. Non appena ci saranno le condizioni politiche e istituzionali perché il legislatore possa affrontare serenamente il tema, sarà necessario avere già pronto un testo solido": lo ha dichiarato nel corso del Convegno della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) "Dai culti ammessi alla libertà religiosa" (16 e 17 febbraio presso il Senato) il costituzionalista Roberto Zaccaria, che da un paio d'anni coordina un gruppo di studio e riflessione accademica, costituito da una quindicina di esperti, con lo scopo di elaborare un testo di legge sulla libertà religiosa che superi la legislazione vigente sui culti ammessi del '29. Per Zaccaria, che ha anche nominato le lacunose e anacronistiche normative in materia di diritto d'asilo e di cittadinanza - tematiche secondo lui strettamente connesse a quella della libertà religiosa - ritiene dirimente andare verso un quadro normativo che non si fermi ad un testo unico basato sulla somma delle intese esistenti: "Dobbiamo fare di più, guardare avanti. Fermarci alle Intese, che sono frutto di una stagione importante ma ormai datata, non è più sufficiente".
Il lavoro fin qui svolto dal gruppo, che regolarmente si avvale della collaborazione di funzionari governativi ed esponenti di culto, è stato illustrato dal giurista Alessandro Ferrari (Università dell'Insubria). "Non è più possibile affidare alla sola garanzia giurisdizionale la delicata materia - ha detto, esponendo le ragioni di un nuovo testo legislativo rispetto a quanto già prodotto negli anni in ambito parlamentare -. Per fruire in Italia della piena libertà di religione e di coscienza serve superare l'irragionevole disuguaglianza di trattamento delle confessioni di fede, mantenendo tuttavia la possibilità di trattamenti differenziati. E poi serve urgentemente un definizione giuridica della nozione di 'confessione religiosa' di cui all'art. 8 della Costituzione".


DOCUMENTAZIONE
Dai culti ammessi alla libertà religiosa
Roma (NEV), 18 febbraio 2015 – Intervento di saluto del pastore Massimo Aquilante, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), in apertura del Convegno “Dai culti ammessi alla libertà religiosa” svoltosi il 16 e 17 febbraio 2015 a Roma presso il Senato della Repubblica.
Ringrazio gli autorevoli relatori di questa tavola rotonda che apre il convegno “Dai culti ammessi alla libertà religiosa”, organizzato dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) in collaborazione con la Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS). Ringrazio le illustri personalità, del mondo accademico italiano ed europeo, che interverranno nella ricca e impegnativa giornata di domani: avremo modo di ricevere prospettive diverse su un’ampia varietà di questioni; tra gli altri – desidero ricordarlo fin da ora – ascolteremo il contributo di mons. Nunzio Galantino, segretario generale della CEI. Ringrazio i rappresentanti delle istituzioni dello Stato (in particolare il presidente del Senato Pietro Grasso) e della politica, delle realtà religiose, tutti i partecipanti. E mi sia consentita una parola di sincero ringraziamento ai professori Roberto Zaccaria e Alessandro Ferrari che, nella seconda parte della giornata di domani, illustreranno i risultati delle fatiche compiute dal gruppo di giuristi che si è incaricato di redigere quel testo di legge, che è poi il cuore di questo simposio.

In ricordo di Gianni Long
Dedichiamo il convegno al giurista, fratello, amico Gianni Long, che ci ha lasciato poco tempo fa: lo ricordiamo anche di fronte a voi e soprattutto di fronte alla moglie Danielle e al figlio Guido, che sono con noi qui stasera. E’ un atto dovuto, senz’altro, ma profondamente sentito e partecipato, a un credente evangelico, a un dirigente del protestantesimo italiano e a un giurista che ha fatto della libertà religiosa uno dei temi centrali della sua vocazione professionale, culturale e spirituale. Mi limito a ricordare due suoi libri, tra i numerosi lavori, che sono alla base dei nostri ragionamenti: “Alle origini del pluralismo confessionale: il dibattito sulla libertà religiosa nell’età costituente” (Il Mulino, 1990) e “Le confessioni religiose diverse dalla cattolica: ordinamenti interni e rapporti con lo Stato” (Il Mulino 1991). Due testi che ci dicono non soltanto quanto sia stato lungo il cammino della libertà religiosa in Italia, ma che ci danno la misura di quanto resti ancora da fare.
Gianni Long ha ricoperto prestigiosi incarichi istituzionali e accademici. Per citare solo quelli principali: Consigliere presso la Camera dei Deputati, con specifiche funzioni attinenti ai rapporti tra lo Stato e le confessioni religiose; membro della Commissione Consultiva per la Libertà Religiosa presso la Presidenza del Consiglio; docente universitario alle Università Luiss (Roma), di Urbino e Paris Sud; e ancora docente di diritto ecclesiastico alla Facoltà Valdese di Teologia.
Dal 2000 al 2006 Gianni Long è stato presidente della FCEI, e in questa veste è intervenuto innumerevoli volte sul tema che oggi ci raccoglie in quest’aula. Lo ha fatto in una stagione diversa dall’attuale, nella quale la strada appariva ancora più in salita rispetto ad oggi, in un tempo nel quale la stessa idea di pluralismo religioso era maggiormente vaga e indefinita, al punto da spingerlo a parlare di “momento attuale dichiaratamente transitorio”. C’è da chiedersi se tale “transitorietà” possa oggi essere considerata solennemente conclusasi: il primo a rallegrarsene sarebbe lui.
Ma Gianni non è stato solo un uomo di diritto e figura di spicco del protestantesimo italiano. Chi lo ha conosciuto, anche solo a distanza, com’è il mio caso, non poteva non rimanere impressionato dalla vastità della sua cultura, dalla sua eccezionale competenza musicale, dalla sua passione per il confronto pubblico serio e ordinato, dalla sua conversazione brillante, spiritosa, persino dalle sue conoscenze calcistiche. Una persona davvero speciale. Perciò, ancora una volta: grazie Danielle, grazie Guido per aver accolto il nostro invito a condividere con noi questa iniziativa.

Un programma di impegno
Il convegno di oggi e di domani è solo l’ultimo di una serie succedutasi nel corso degli anni più recenti. Lo ricordo perché è importante avere un’idea complessiva dell’impegno con cui la FCEI e la CCERS attuali hanno inteso proseguire e accelerare il percorso degli anni precedenti.
Il 22 novembre 2011, a conclusione del programma di manifestazioni per il 150° dell’Unità d’Italia attuatosi in ambito evangelico, una nutrita delegazione delle nostre chiese ebbe un’udienza con il capo dello Stato, Giorgio Napolitano: fu l’occasione preziosa per esprimere le criticità in materia di libertà religiosa tutt’ora presenti in Italia. Nel pomeriggio dello stesso giorno, nel convegno dal titolo “Il protestantesimo nell’Italia di oggi. Vocazione. Testimonianza. Presenza”, potemmo confrontarci con le reazioni e gli intendimenti dei rappresentanti della politica. In entrambe le sedi ricevemmo stimolo ed incoraggiamento a proseguire, a farci in qualche misura promotori di un serio approfondimento per arrivare al varo di una legge che superi definitivamente l’obsoleta normativa di epoca fascista sui “culti ammessi”.
Abbiamo assunto questo duplice incoraggiamento, sforzandoci di tenere insieme l’offerta di una riflessione attenta con il confronto più specificatamente “politico”. La consapevolezza che l’Italia sia ormai un paese caratterizzato anch’esso da un sempre più dinamico e variegato pluralismo religioso e confessionale, se cresce tra gli addetti ai lavori (cosa di cui non possiamo che rallegrarci), non sembra invece essere assunta con il dovuto impegno e la necessaria urgenza, da parte di chi ha la responsabilità di fare le leggi, come questione di grande rilievo per la qualità della convivenza democratica. Tanto più basso è il livello di consenso all’interno del nostro popolo rispetto alla materia, e insensibili sono gli organi d’informazione e di costruzione dell’opinione culturale. Il metodo che abbiamo adottato, pertanto, è tutt’ora necessario e dà forma anche al nostro appuntamento di quest’anno: il convegno, infatti, si chiuderà con una tavola rotonda composta da personalità politiche, chiamate ad esprimersi sullo “spirito” di un testo di legge sulla libertà religiosa e di coscienza, e sulla reale volontà politica di colmare finalmente la clamorosa mancanza di una normativa all’altezza dei tempi e delle sfide, in Italia, in Europa e nel mondo. In questa direzione, abbiamo voluto aggiungere una novità, rispetto agli appuntamenti degli anni precedenti: abbiamo chiesto alle varie forze politiche di intervenire attraverso i capi-gruppo, o autorevoli sostituti legittimati, perché sarà poi compito loro individuare tempi e modi più appropriati per l’iter da seguire.
Il nostro auspicio è quindi che il dibattito sia costruttivo. Per parte evangelica, ribadisco l’impegno delle nostre chiese a vigilare, incoraggiare, offrire una voce unitaria e una prospettiva ecumenica e dialogante a tutto campo. A questo riguardo, consentitemi un’ultimissima considerazione.

Religione e dialogo
E’ noto che le chiese che compongono la FCEI sono in larghissima maggioranza tutelate dalle Intese, a norma dell’art. 8 della Costituzione. Lo stesso vale per alcune chiese che siedono al tavolo della CCERS. Di certo esse non vivono l’impegno per la libertà, in primis per la libertà religiosa, in spirito di velleità corporativistiche. Il 1° giugno 1887 l’on. Ruggero Bonghi pubblica un suo commento al tema della presenza religiosa in Italia; non può fare a meno di nominare anche gli evangelici, sente però il dovere di precisare che “la messe raccolta è una quantità così piccola che si può trascurare”. Puntuale arriva la replica da parte protestante. La Civiltà Evangelica – settimanale della chiesa metodista wesleyana – ribatte così: “Gli evangelici sono – una minoranza, sì – ma sono!... Confortiamoci col pensiero che anche le minoranze sono utili”. Oggi i numeri di questa “minoranza” sono cresciuti. Ma pur sempre una pattuglia, sono gli evangelici in Italia. Continuiamo a trovare conforto nel pensiero che “anche le minoranze sono utili”. Tutte le minoranze! Perché la libertà religiosa non può essere per qualcuno e non per altri: essa è tale se veramente e fattivamente è per tutti.
Per profondo convincimento spirituale e teologico ci troviamo sulla stessa lunghezza d’onda di chi, dal di dentro della competenza giuridica, vuole rendere attenti a una sorta di “mimetizzazione” del panorama religioso agli occhi del diritto e della politica, ma aggiungerei anche dell’opinione pubblica. E condividiamo le preoccupazioni di chi denuncia la riduzione del pluralismo religioso e culturale a un problema numerico, quasi che fosse sufficiente per la democrazia incrementare la quantità dei soggetti garantiti e non far crescere la qualità delle garanzie. Sosteniamo da tempo, anche con marcate dialettiche interne, (gli evangelici non sono fatti con lo stampino), una comprensione della laicità come “spazio pubblico”, in cui le religioni siano visibili, possano interloquire tra di loro e con le altre culture, contribuendo così alla decisione comune, rinnovando quel patto di cittadinanza che può rappresentare un cammino nuovo negli anni futuri.
Non dimentichiamo, però, e chiediamo che nessuno dimentichi, soprattutto quelle voci che si levano a difesa dell’urgenza di una nuova regolamentazione del pluralismo religioso, che la questione del cosiddetto “ritorno” delle religioni nella scena pubblica si riveste oggi anche di una dimensione di drammaticità. Le nostre coscienze sono quotidianamente esposte, anzi violentate, da notizie e immagini che parlano di un mondo impazzito: da Parigi alla Danimarca, dalla Siria alla Libia alla Nigeria, dalle teste tagliate, alle bambine fatte esplodere, dalle vite arse dentro una gabbia di ferro a quelle schiantate nel volo da un balcone. Fino ai barconi della morte. Non penso si possa parlare di una legge sulla libertà religiosa e di coscienza prescindendo da questa dimensione di drammaticità.
La cultura laica e democratica deve assumersi le proprie responsabilità. La politica deve farlo. Ma anche le comunità di fede sono chiamate a questo compito. Anzi, per esse deve essere una priorità. Imparare e praticare l’ospitalità del linguaggio, per dirla con un’espressione di Paul Ricoeur. Un’impresa ben più ampia, profonda, urgente, (“utile”, avrebbe detto la Civiltà Evangelica), della semplice riaffermazione assolutistica della propria verità unita a un atteggiamento amichevole verso gli altri. Per quanto possa sembrare la via umanamente più percorribile, non ci si può più fermare sulla soglia di una gentile accoglienza reciproca, forse anche di una collaborazione mirata, mantenendo però ciascuna religione la convinzione di realizzare sul piano storico il principio della trascendenza (invece di essere portati da esso), e realizzarlo in modo superiore rispetto alle altre. Occorre che ciascuna comunità di fede, e tutte le comunità di fede insieme, dichiari una sorta di “status confessionis”: il mondo non è terreno di conquista, il mondo ha bisogno di unità, oggi più che mai. La convinzione (e innanzitutto la convinzione religiosa) ha diritto a riconoscimento e tutela, senza che le leggi entrino nella questione del contenuto. Perché la convinzione intima porta le persone a compiere atti decisivi per la convivenza umana. Ma è responsabilità delle religioni dire senza equivoci che tale convinzione, o motivazione, intima è riferita a Dio, o a un principio che resta comunque inafferrabile e ingestibile, e non è riferita alla traduzione etica.
Narra il secondo Libro delle Cronache che “i figli di Moab e i figli di Ammon marciarono contro Giosafat per fargli guerra…E Giosafat ebbe paura…Allora lo Spirito di Dio investì in mezzo all’assemblea Iazaael, figlio di Zaccaria…Iazaael disse: Porgete orecchio, voi tutti di Giuda, e voi abitanti di Gerusalemme! Così vi dice il Signore: Non temete e non vi sgomentate…questa non è battaglia vostra, ma di Dio”. L’ospitalità del linguaggio! “Se non si può sognare il miracolo di una lingua comune, si può almeno sperare di potersi comprendere. Nella comprensione si dimostra la nostra umanità comune, non già nell’adozione di una verità unica o un unico linguaggio” (Rostagno).
Abbiamo fiducia che il cammino del dialogo (per le comunità di fede innanzitutto dialogo interreligioso ed ecumenico) lascia il segno nelle coscienze e motiva a cercare “il bene della città”, secondo l’espressione del profeta Geremia (29,7). Venga, dunque, la legge sulla libertà religiosa e di coscienza, in vista di un consenso convintamente vissuto del nostro popolo.

DOCUMENTAZIONE
Dai culti ammessi alla libertà religiosa
Roma (NEV), 18 febbraio 2015 - Indirizzo di saluto del Presidente del Senato della Repubblica, sen. Pietro Grasso, al Convegno promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), in collaborazione con la Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS), dal titolo “Dai culti ammessi alla libertà religiosa” tenutosi il 16 e 17 febbraio 2015 a Roma presso il Senato della Repubblica (Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani).
Eccellenza reverendissima, gentili ospiti, cari colleghi,
sono particolarmente lieto di ospitare anche quest'anno, nella splendida cornice della Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, il convegno promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), in collaborazione con la Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS) e dedicato alla memoria del giurista Gianni Long, scomparso prematuramente lo scorso novembre.
Moltissimi gli spunti di riflessione e gli elementi di criticità emersi dagli incontri e dibattiti di queste due giornate dedicate al tema della libertà religiosa: un argomento di crescente attualità in un'Italia sempre più pluralista anche sotto il profilo confessionale.
L'affermarsi del pluralismo religioso pone quotidianamente le istituzioni dinanzi a casi che riguardano la concretezza della vita personale e familiare dei cittadini italiani, comunitari e non comunitari. La dimensione spirituale tocca infatti corde profonde dell'identità personale e, per tanti, anche della comunità. Le istituzioni non possono non affrontare il tema: hanno il dovere di favorire la conoscenza, l'incontro, la libera espressione della propria fede, l'integrazione. Un ruolo che, e non sembri una battuta, deve necessariamente essere "illuminato" e che trova il suo punto di luce nei principi e nelle garanzie costituzionali, cornice e condizione per una convivenza pacifica e rispettosa delle esigenze più profonde dei singoli e delle comunità familiari e sociali cui appartengono.
La libertà religiosa in Italia è garantita dalla legge fondamentale dello Stato, la Costituzione, sulla quale poggia l'intera normativa vigente in materia. E' poi intervenuta la Corte costituzionale con sentenze che hanno tracciato un vero e proprio percorso interpretativo che nel tempo si è modificato col mutare delle esigenze sociali. In tale opera interpretativa la Corte, al fine di perseguire l'effettivo esercizio della libertà religiosa e di credo, si è giovata anche del quadro normativo di riferimento fornito dall'evoluzione delle norme internazionali in materia di diritti fondamentali, da quelle elaborate in ambito Nazioni Unite, a quelle elaborate in seno al Consiglio d'Europa e all'Unione europea, a partire dai Trattati e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione.
Come sappiamo, il nostro sistema è regolamentato da una legge del 1929, elaborata anteriormente all'era repubblicana e costruita attorno ad una superata logica di tolleranza religiosa - "culti ammessi" - piuttosto che su quella di una piena libertà religiosa. Già la Carta costituzionale, con i suoi principi affermati con estrema chiarezza, ha reso obsoleta quella legge. E' evidente quindi l'urgenza del suo complessivo superamento con una nuova legge organica sulla libertà religiosa, coerente coi principi costituzionali.
Io credo che nell'ultima legislatura il Parlamento italiano, e il Senato in particolare, abbia ben operato portando alla definitiva approvazione di molte intese che Governi di diverso colore politico avevano concluso negli anni con diverse confessioni che coinvolgono molti cittadini dell'Unione europea presenti in Italia, come gli ortodossi, i buddisti e gli induisti, espressione della nuova realtà multiculturale che caratterizza sempre di più l'Italia e ancora di più l'Europa.
Per quanto di mia competenza, mi muoverò nel solco di questa scelta nella convinzione che lo strumento dell'intesa, espressamente previsto dalla nostra Costituzione, sia particolarmente adatto per conseguire in tempi rapidi quelle soluzioni a situazioni specifiche che in alcuni casi necessitano di deroghe al diritto comune, proprio in nome della libertà religiosa.
Sono però profondamente convinto che proprio a partire dalle diverse intese, che ricordo sono state licenziate nelle Commissioni in sede deliberante e quindi all'unanimità, si possa ricavare un complesso articolato di previsioni ampiamente condivise da utilizzare per una rapida e necessaria revisione della legge del 1929, allo scopo di garantire a pieno i principi costituzionali in materia di libertà religiosa e di affrontare, in modo pragmatico e realistico, un tema complesso e tuttavia decisivo per lo sviluppo della società italiana ed europea di fronte alle sfide poste dal pluralismo religioso e culturale. Quella per la libertà religiosa e di coscienza non è solo una battaglia politica, è anche un impegno culturale, direi un dovere etico per il nostro Paese.

Fonte: NEV - NOTIZIE EVANGELICHE
Servizio stampa della Federazione delle chiese evangeliche in Italia
18 febbraio 2015
settimanale - anno II (XXXVI) - numero 8



















 
 
     
     
 
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