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Luglio/Agosto 2015


Indice:

01. Editoriale

02. Dieter Kampen: Immigrazione

03. EKD: Immigrazione

04. ASLI: 2. Giornata teologica

05. NEV: Piazza Martin Lutero a Roma

06. NEV: Papa Francesco nella chiesa luterana


01. Editoriale

Cari Bollutori,
eccovi il Bollut luglio-agosto da tempo ormai atteso. In risposta ad un Bollut precedente, che conteneva un articolo sull'epoca della Riforma, un lettore mi scrisse: “Tutto interessante, ma fuori il mondo brucia!”. Ho recepito la critica, anche se personalmente ritengo che la teologia, anche dove non sembra a prima vista, è sempre una riflessione sulla realtà concreta. Come sia, visto che ormai è il tema che occupa tutte le prime pagine dei giornali, anch'io in questo bollettino faccio la mia riflessione sul tema dell'immigrazione.
Buona lettura!
Vostro
Dieter Kampen (DK)


02. Dieter Kampen: Immigrazione

Da anni l'Europa è meta d'immigrazione. Questo va bene, perché il continente, invecchiando, ha bisogno di forza lavoratrice giovane. Inoltre, l'immigrazione costituisce un arricchimento culturale. Negli ultimi mesi però il numero degli immigrati si è moltiplicato, causando così un sovraccarico delle strutture d'accoglienza e una vera e propria situazione d'emergenza che sta creando problemi di vario genere e suscita nella popolazione paure e divisioni.
Fino a poco tempo fa i poveri e perseguitati erano soliti a morire a caso loro, dando così a noi la possibilità di vivere come se ciò non ci riguardasse. Con l'immigrazione la realtà cambia. Un cadavere sulla costa italiana ci tocca in modo più diretto che cento a migliaia di chilometri di distanza. In questo senso la situazione attuale ha una funzione salutare, in quanto ci fa capire che in un mondo globalizzato non siamo responsabili solo per quanto succede all'interno dell'Italia, ma che siamo interconnessi e quindi anche responsabili globalmente.
Come sia, come ci comportiamo in questa situazione di emergenza? Si possono osservare principalmente tre modi di comportamento:
il primo vede la situazione concreta del singolo immigrato, vede la sua sofferenza, ne partecipa emotivamente e cerca di aiutare.
Il secondo modo è quello di un approccio astratto e per così dire razionale. Nel mondo, oggi, ci sono incirca 60 milioni di rifugiati e almeno un miliardo di poveri. Evidentemente non li possiamo accogliere tutti. Già nella situazione attuale il numero degli immigrati supera la soglia di sicurezza, creando più problemi che benefici. Di conseguenza si attuano misure di contenimento che possono far diminuire il numero degli immigrati.
Penso che entrambi questi due approcci hanno ciascuno la propria ragione d'essere. La stessa cosa però non vale per il terzo approccio. Questo è dettato dalla paura, che diventa facilmente odio, e dalla propria situazione di frustrazione. Esso usa l'immigrato come schermo di proiezione per il proprio lato oscuro. Vengono montate varie teorie: si dice ad esempio che l'immigrazione sia voluta dai paesi arabi per promuovere l'islamizzazione dell'Europa o che sia provocata dagli Stati Uniti per destabilizzare l'Europa e per assicurare così la propria egemonia. Anche se sicuramente esistono musulmani o americani estremisti che pensano così, non sono certo loro la ragione della situazione attuale, ma solo la strumentalizzano. Semplicemente ogni persona con sano egoismo cerca di sopravvivere e di dare una prospettiva alla propria vita. In un mondo di disuguaglianze e di conflitti armati, questo istinto naturale di sopravvivenza crea flussi migratori. Pensiamo solo ai tanti italiani che dopo la seconda guerra mondiale sono emigrati in Australia o America, o negli ultimi anni in Germania o Inghilterra. Questo terzo approccio trova poi la causa di ogni male nell'immigrazione. A proposito di questo è da dire che l'elevata disoccupazione non è colpa degli emigrati, ma della crisi economica e di politiche inefficienti. La presunta decadenza della scuola non è colpa degli alunni stranieri, ma di mancanza di investimenti (lo stipendio dei professori italiani è circa la metà di quelli tedeschi). Le chiese non si svuotano perché ci sono più musulmani, ma perché i cosiddetti cristiani non si impegnano.
Descritti i tre approcci maggioritari ci chiediamo naturalmente quale sia il migliore. Cosa avrebbe detto Lutero in questa situazione? Per Lutero la cosa era molto chiara: il cristiano vive a partire dall'Evangelo secondo un'etica del sermone della montagna (Mt 5-7). Ama il prossimo come se stesso, condivide tutto, non paga il male con il male. Il cristiano vede nel prossimo il proprio fratello, creato secondo l'immagine di Dio, e vede nel sofferente il volto di Cristo. Segue la regola d'aurea: “Fai al tuo prossimo, ciò che desideri sia fatto a te.” Questo modo di sentire e di comportarsi assomiglia al primo approccio di cui sopra, anzi va molto oltre.
Quello però che vale per il singolo cristiano, non vale anche per il governo. Se tutti fossero credenti, non servirebbe un governo, ma tutti vivrebbero spontaneamente in pace e solidarietà – quindi non ci sarebbero neanche rifugiati. Siccome però non tutti sono veri credenti, anzi, di veri credenti ci sono pochissimi, Dio ha istituito il governo per frenare la malvagità degli uomini. Misura del governo non è l'Evangelo, ma la legge, e, per farla rispettare, al governo è affidato anche la spada. La legge non è empatica e non si interessa della situazione contingente del singolo, ma giudica secondo criteri oggettivi e razionali. Vediamo che questo modo di ragionare e di agire corrisponde più al secondo approccio di cui sopra.
Adesso certamente non condividiamo più la visione del mondo di Lutero. Per noi il governo non è istituito da Dio, ma dal popolo e in una democrazia ogni cittadino ha una corresponsabilità per la politica. Nonostante ciò penso che la distinzione di Lutero tra legge ed Evangelo e tra dimensione politica e individuale posso ancora essere utile.
Il governo deve agire secondo la logica della legge, deve guardare le cose in modo razionale e deve tutelare il benessere e la pace del proprio paese. Quindi in una situazione in cui l'elevato numero di immigrati rischia di minare la capacità di integrazione, di danneggiare il paese e di minacciare la pace interna, la politica deve prendere misure per diminuire il numero degli immigrati. Quando e a che punto questa soglia di capacità integrativa è raggiunta non è di facile valutazione. Un paese con un gran numero di cristiani può accogliere un numero molto grande di immigrati senza averne degli svantaggi. Un paese con molte persone materialiste e egoiste invece può integrare solo pochi stranieri. Visto che in Italia il numero dei veri cristiani sembra assai basso, la politica farebbe bene di prendere misure di diminuzione degli afflussi.
Naturalmente queste misure non possono consistere semplicemente nella chiusura dei confini, nell'affondamento delle barche o nel fare a gara con gli altri paesi nell'abbassare gli standard di accudimento in modo da dirigere i flussi sui paesi che trattano meglio gli immigrati. Non è possibile, perché anche se al governo è dato la legge e la spada, esso sta comunque al servizio di Dio e deve, con i propri mezzi specifici, agire secondo la volontà divina. Questa include non solo il benessere degli italiani, ma anche una responsabilità verso gli altri. Perciò il governo deve comunque accogliere chi non ha altre possibilità di salvarsi e deve prendere misure per rendere possibile la vita altrove, ad esempio con il sostegno di campi di accoglimenti nei paesi vicini ai centri dei conflitti, con programmi di sviluppo economico a favore dei paesi poveri, con politiche di pace ecc. Quali misure siano da prendere concretamente e quali siano efficaci, sono questioni che appartengono alla sfera della politica e sono oggetto di discussione. Importante è che lo si faccia con il giusto spirito. In ogni caso è chiaro che non ci sono soluzioni facili e che non ci sono le soluzioni ideali, ma solo quelle più o meno buone/cattive.
Dalla sfera della legge e della politica è da distinguere quella privata. La persona privata, al di fuori della sua funzione politica, non vive sotto la legge, ma sotto la grazia – se è cristiana. Essa ha la libertà di vivere pienamente il suo amore cristiano e di aiutare concretamente i disagiati. Facendo così, non solo aiuta il governo nel gravoso compito di accoglienza ed integrazione, svolge quindi anche una funzione politica positiva, ma soprattutto apre spazi di vita che la legge da sola non può offrire. Infatti solo l'Evangelo vivifica.
Per il cristiano è quindi di fondamentale importanza distinguere bene tra legge ed Evangelo. Infatti, la non distinzione fa sì che tutto diventi legge. Non distinguendo tra sfera politica e sfera privata, anche le singole persone cominciano a guardare gli immigrati con diffidenza e distacco, li vedono non come persone, ma come rappresentanti della massa degli immigrati, non colgono emotivamente le gioie (poche) e i dolori (molti) e il valore infinito che ogni persona nella sua individualità unica ha, ma si approcciano all'immigrato secondo ragionamenti di politica globale. Nella distinzione invece si aprono spazi inaspettati di vita. L'Evangelo apre nuovi spazi, spazi prima “occupati” dalla legge. Il credente riconosce nuovamente nell'altro non l'immigrato, uno tra altri, ma la persona concreta, il prossimo bisognoso di amore e di aiuto. L'Evangelo crea vita e speranza, dove prima regnava il distacco e il fatalismo.
La distinzione non è facile, ma necessaria. Dobbiamo difendere la nostra vita privata e il nostro essere cristiani dalla forza convincente degli argomenti, cosiddetti razionali, della politica, che infatti appartengono alla politica e hanno lì la loro funzione sensata, ma non devono governare sui nostri sentimenti personali verso il prossimo. Nel cuore del credente abita e governa soltanto la parola divina dell'Evangelo. (DK)


03. EKD: Immigrazione

Fonte: Riforma

Accogliere i rifugiati è un obbligo. Una dichiarazione dei leader ecclesiastici delle chiese regionali protestanti in Germania

Accogliere i rifugiati è un obbligo dal punto di vista umano e fa parte della nostra responsabilità di cristiani: con questo messaggio i leader delle venti chiese regionali protestanti della Germania, unite sotto l’«ombrello» della Chiesa evangelica in Germania (Ekd) si sono rivolti all’opinione pubblica tedesca ed europea. Pubblichiamo di seguito il testo della dichiarazione, diffusa da Bruxelles il 15 settembre.

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Quanto è prezioso il tuo amore, o Dio!
Si rifugiano gli uomini all’ombra delle tue ali!” (Salmo 36,7)
1. Dio ama tutte le sue creature e vuole dare loro cibo, mezzi di sostentamento e una dimora su questa terra. Vediamo con preoccupazione come milioni di persone siano deprivati di questi buoni doni di Dio. Essi sono oppressi dalla fame, dalla persecuzione e dalla violenza. Molti di loro sono in fuga. Così essi sostano anche alle porte dell’Europa e della Germania. E’ un obbligo dal punto di vista umano, e per noi si tratta della nostra responsabilità di cristiani, accoglierli e consentire loro di godere di ciò che Dio ha predisposto per tutti gli esseri umani.
2. La persona umana è al centro di tutti gli sforzi. Molte persone in tutto il mondo sono in fuga. La grande sfida è di rendere giustizia a ciascun individuo.
Nel loro stato di necessità i rifugiati mettono in pericolo la loro vita. E’ un dovere umanitario fare di tutto per salvare le persone dall’emergenza in mare e da altri pericoli. Bande disumane di trafficanti e strutture mafiose dentro e fuori l’Europa devono essere contrastate dalle forze di polizia.
Il modo più efficace per ridurre i pericoli dei rifugiati in fuga è quello di trovare vie legali di accesso all’Europa. Richiediamo dunque corridoi umanitari legali per coloro che cercano protezione e auspichiamo un confronto su una legge per l’immigrazione che apra a nuove opportunità di immigrazione per le persone che cercano lavoro e una vita migliore.
3. La nostra società affronta una grande sfida ma anche le nostre forze sono ingenti. Siamo grati di tutto cuore per le svariate forme nelle quali si è pronti a fornire aiuto. Il nostro grazie di cuore va a tutte quelle persone – volontari o professionisti, delle chiese, della società civile, vita pubblica e politica – che contribuiscono a creare una cultura dell’accoglienza e che con i loro sforzi indefessi e senza precedenti aiutano a far sì che i rifugiati vengano accolti e alloggiati prontamente e umanamente.
Ci opponiamo fermamente a tutte le forme di xenofobia, odio o razzismo e a tutto ciò che contribuisce ad approcci disumani o a rendere questi ultimi atteggiamenti socialmente accettabili. Le preoccupazioni e l’ansia della gente riguardo alla gravosità del compito di accogliere così tanti rifugiati devono essere prese sul serio ma non devono essere usate impropriamente per creare un’atmosfera irrispettosa e ostile.
4. Come chiese contribuiamo a disegnare forme di convivenza nella società. Perciò ci battiamo a favore di una cultura attiva dell’accoglienza e dell’integrazione; questo dovrebbe diventare un tema e un’attività centrali per le nostre comunità e organizzazioni ecclesiastiche.
5. Con preoccupazione constatiamo le cause che soggiacciono ai movimenti migratori: cambiamenti climatici, guerre, persecuzione, crollo di poteri statali, povertà estrema. La nostra società è spesso profondamente coinvolta in queste cause che favoriscono le migrazioni attraverso relazioni commerciali mondiali, fornitura di armi e in particolare attraverso uno stile di vita che sta esaurendo le risorse del pianeta. E’ venuto il momento di ravvedersi da tali comportamenti ingiusti.
6. Attraverso la nostra storia, noi in Germania siamo particolarmente consapevoli del dono che rappresenta il ricevere assistenza nel momento del bisogno e il trovare le porte aperte. Senza l’assistenza che ci è stata offerta in passato, oggi non saremmo in grado di aiutare altri con le risorse di cui ora disponiamo.
Come leader ecclesiastici vogliamo sostenere l’Europa in un’azione comune e nell’adempimento dei suoi obblighi umanitari su base comune.
Consapevoli che l’umanità trova rifugio all’ombra delle ali di Dio, portiamo i bisogni di tutte le persone di fronte a Dio e preghiamo per ottenere la forza per affrontare le sfide che ci troviamo dinanzi.

Firmato dai vescovi/presidenti delle 20 chiese protestanti che costituiscono la Chiesa evangelica in Germania

Fonte: Riforma
Riforma è l’organo di informazione delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.



04. ASLI: 2. Giornata teologica



L'ASLI – Accademia di Studi Luterani in Italia
Campo SS. Apostoli, Cannaregio 4448, 30124 Venezia

e l'ISE – Istituto di Studi Ecumenici San Bernardino

C/o Convento S. Francesco della Vigna

Castello 2786 - 30122 VENEZIA

e il Centro Internazionale Thomas More

Via Orti 3, 20122 Milano

                       ospitati dalla

Comunità Evangelica Luterana di Venezia

invitano alla


2. Giornata teologica - Giornata di studio



4 Novembre 2015, ore 14.30 – 18.30

Chiesa luterana, Campo Ss. Apostoli, Cannaregio 4448, 30121 Venezia

a piedi (consigliato) 20-25 min. dalla ferrovia, seguendo la strada principale

Vaporetto linea 1, fermata Ca' d'oro


Tema:

A 600 anni dal Concilio di Costanza.

Il ruolo dei preriformatori

(Jan Hus, Girolamo da Praga e John Wyclif)


Programma


Ore 14.30: Apertura

Saluto della Comunità ospitante: Bernd Prigge

Saluto del Preside dell'ISE: Stefano Cavalli

Saluto Presidente dell'ASLI: Giorgio Ruffa

Saluto Presidente del Centro Intern. Thomas More: Giuseppe Gangale


Ore: 14.45: Relazioni

Michele Cassese: Il Concilio di Costanza

Roberto Giraldo: Istanze conciliariste di Basilea e Costanza

Franco Buzzi: La questione del conciliarismo con riferimento a Nikolaus von Kues

e il Concilio di Costanza


Ore 16-16.30 circa: Pausa lavori

Giuseppe Gangale: Girolamo da Praga: la voce del supplizio

Liana Bertoldi Lenoci: Le 33 tesi di John Wyclif

Paolo Ricca: Jan Hus

Riccardo Burigana: Con profondo rammarico. Il dialogo tra la Chiesa Cattolica e gli eredi di Jan Hus

Paolo Ricca: discussione e conclusione


Ore 18.30: conclusione lavori


Tutti sono benvenuti – ingresso libero





05. NEV: Piazza Martin Lutero a Roma


Protestantesimo. Piazza Martin Lutero, oggi l’inaugurazione a Roma

Bludau: “L’intitolazione di una piazza a Lutero ha un alto valore simbolico e ci riempie di gioia”


Roma (NEV), 16 settembre 2015 – “L’intitolazione di una piazza a Lutero, in uno dei luoghi più importanti per la cristianità ha un alto valore simbolico e ci riempie di gioia – ha detto il pastore Heiner Bludau, decano della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI) -. E riteniamo che costituisca anche una testimonianza ecumenica nella vita quotidiana dei cittadini della Capitale e dei suoi tanti visitatori”. L'intitolazione è arrivata dopo sei anni dalla richiesta avanzata dall'Unione delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno (UICCA) e dalla CELI alla Commissione toponomastica del Comune. Oggi pomeriggio alle 17 il Sindaco di Roma Ignazio Marino, alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, della politica e delle religioni, che giungeranno da diverse parti d’Europa, presiederà la cerimonia per l’intitolazione di “Piazza Martin Lutero – teologo tedesco (1483 – 1546)”. Tra i presenti ricordiamo appena: Jens Martin Kruse, pastore della Comunità luterana di Roma e il vice decano della CELI Jakob Betz; Maria Bonafede, Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI); Dora Bognandi, Dipartimento affari pubblici e libertà religiosa dell’UICCA; il prefetto Giovanna Iurato, direttore centrale affari dei culti del Ministero dell’Interno; l’ambasciatore tedesco in Italia Susanne Marianne Wasum-Rainer e l’ambasciatore presso la Santa Sede, Annette Schavan. La piazza sarà inaugurata nel cuore del Parco di Colle Oppio, nei pressi del Colosseo, in via della Domus Aurea (lato incrocio via Mecenate e via Bonghi). Per approfondimenti: http://nev.it/archivio/NEV_7770001714.html.


Fonte: NEV 16 settembre 2015, settimanale - anno II (XXXVI) - numero 38




06. NEV: Papa Francesco nella chiesa luterana

Ecumenismo. Papa Francesco il 15 novembre alla chiesa luterana di Roma
Il pastore luterano Jens-Martin Kruse: “Sarà una festa di gioia”

Roma (NEV), 16 settembre 2015 – Il prossimo 15 novembre papa Francesco si recherà alla chiesa evangelica luterana di Roma in via Sicilia per partecipare al culto domenicale. “Si tratterà di una visita pastorale che egli ci farà come vescovo di Roma, nello spirito delle visite papali precedenti”, ha dichiarato all’Agenzia stampa NEV il pastore della comunità di via Sicilia, Jens-Martin Kruse, sottolineando il rapporto di “buon vicinato” tra luterani e cattolici della capitale: “A Roma viviamo l’ecumenismo nella quotidianità, e la visita di papa Francesco è segno che i rapporti ecumenici tra chiese rientrano ormai nella normalità. L’idea è di fare un culto pomeridiano nella tradizione luterana, “una festa di gioia, ma in lingua italiana stavolta, perché - dice il pastore Kruse che nel 2010 ricevette Benedetto XVI - mi sembra che il tedesco non sia tanto nelle corde di papa Francesco”.
La lettera di invito del pastore Kruse è partita l’anno scorso a maggio, dopo la storica visita di papa Francesco a Gerusalemme. La sua predica, pronunciata nella chiesa del Santo Sepolcro in presenza del Patriarca Bartolomeo I, non è rimasta inascoltata: “In particolare mi ha toccato la sua enfasi su quanto unisce tutti i cristiani: la speranza della risurrezione. Gesù non è rimasto nel sepolcro!”. Per Kruse l’impegno per l’unità dei cristiani non può che partire da questa speranza comune. Ragione sufficiente per prendere carta e penna e scrivere a papa Francesco.
L'ultima volta di un pontefice nella “Christuskirche” di via Sicilia è stato il 14 marzo del 2010 quando Benedetto XVI aveva partecipato a un culto in tedesco. Giovanni Paolo II – primo papa a recarvisi – ci andò l'11 dicembre del 1983 in occasione del cinquecentenario della nascita del Riformatore Martin Lutero. Papa Francesco andrà dai luterani presenti nella sua diocesi a due anni precisi dal cinquecentenario della Riforma del 2017.

Fonte: NEV 16 settembre 2015, settimanale - anno II (XXXVI) - numero 38











 
 
     
     
 
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