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Novembre/Dicembre 2015



Indice:

01. Editoriale

02. Dialogo luterano-cattolico

03. Dieter Kampen: I Preriformatori

04. NEV: Papa Francesco in visita alla chiesa luterana di Roma

05. Pescara: Conferenza su Lutero

06. Claudiana: Un giorno una parola


01. Editoriale

Cari Bollutori,
Un felice anno nuovo!
Vostro
Dieter Kampen (DK)


02. Dialogo luterano-cattolico

Dopo il documento internazionale “Dal Conflitto alla Comunione” del 2013


in preparazione al 2017, recentemente è stato pubblicato anche un'importante documento del dialogo luterano-cattolico americano.


Il documento, al momento disponibile solo in inglese, esamina i tre temi chiesa, ministero e eucarestia, proponendo anche soluzioni alternative rispetto al documento internazionale del 2013. Speriamo che possa portare i suoi frutti nel dialogo. (DK)

03. Dieter Kampen: I Preriformatori

Nel 2015 ricordiamo il 600esimo anniversario della morte di Jan Hus. Quindi, con l'ultimo Bollut dell'anno una riflessione sui preriformatori, tenuta al gruppo ecumenico di Trieste. In essa si poi menziona anche Girolamo da Praga, il cui 600esimo anniversario del suo rogo ricorderemo nel 2016. (DK)



I preriformatori

Il mio tema si inserisce nel 600esimo anniversario del Concilio di Costanza che ha avuto luogo dal 1414-18. Detto Concilio è conosciuto per aver messo termine al scisma papale. Dal 1378 c'erano due papi, uno a Roma e uno ad Avignone, e dal 1409 c'erano addirittura tre papi. Il Concilio proclama il cosiddetto conciliarismo, cioè la superiorità del Concilio sul papa, dimette i tre papi e elegge uno nuovo, Martino V.
Per il superamento del scisma papale il Concilio viene tenuto in grande considerazione, ma è anche il Concilio, l'unico se non sbaglio, che condanna al rogo tre cosiddetti “preriformatori”: John Wyclif, Jan Hus e Girolamo da Praga.

John Wyclif
John Wyclif ha vissuto in Inghilterra tra il 1330 ed il 1384, era pastore e teologo e fu docente ad Oxford, prima di filosofia e poi di teologia. Considerato che il Concilio di Costanza è iniziato solo nel 1414, la sua era ovviamente di una condanna postmortem, che quindi è stata un po' meno dolorosa di quella di Giovanni Hus e di Girolamo da Praga. La pena è stata infatti eseguita alcuni anni dopo, nel 1428, quando i resti di Wyclif vennero prelevati dalla tomba, bruciati e dispersi in un vicino fiume.
Con Wyclif siamo ancora nel '300. Questo secolo è stato segnato dalle lotte di potere tra imperatore e papa. Il papato visse un periodo critico. Dal 1309 i papi si trovarono nella cattività avignonese e dal 1378 c'erano addirittura due papi, uno ad Avignone e uno a Roma. Infatti si può osservare che la critica ecclesiastica di Wyclif si moltiplica e diventa più polemica negli ultimi anni dopo il scisma papale. Per la situazione in Inghilterra è importante anche la cosiddetta “guerra dei 100 anni” tra Inghilterra e Francia. Siccome il papa risiedeva in Francia, aveva molti legami con il nemico. Inoltre, questa guerra costava. Nella seconda metà del medioevo il denaro occupava un ruolo sempre maggiore rispetto allo scambio di merce. Perciò i bisogni monetari sia del papa sia dell'imperatore e dei singoli re crescevano continuamente. Nei conflitti tra chiesa e stato si trattava spesso di questioni di soldi. Siccome la chiesa in Inghilterra era ricchissima, Wyclif si era pronunciato a favore di una legge che facesse pagare le tasse anche alla chiesa. D'altronde la questione delle tasse sugli introiti ecclesiali è un tema di cui si discute ancora oggi.
Nel trecento assistiamo anche a un crescente nazionalismo. Voci maligne dicono che Wyclif era un patriota che poi ha cercato di motivare le sue idee patriottiche con la Bibbia. Però questo non corrisponde ai fatti. Wyclif era innanzitutto un grande teologo che brillava per la sua capacità intellettuale. Gustav Adolf Benrath, nella Ökumenischen Kirchengeschichte/Storia ecumenica della chiesa, lo chiama „il più grande scolastico dell'università di Oxford dai giorni di Occam“.
Diversamente del famoso Guglielmo Occam, che insegnò una cinquantina di anni prima a Oxford, Wyclif era realista. Mentre il nominalismo insegna che la realtà si trova sopratutto nelle singole cose concrete, i realisti insegnano che le singole cose ricevano la loro realtà mediante la partecipazione alle realtà universali. Nelle sue speculazioni filosofiche, tipiche della teologia scolastica, Wyclif arriva a delle affermazioni che prese isolatamente, potrebbero essere interpretate in senso panteistico, come d'altronde la tentazione panteista mi sembra essere una tendenza inerente al realismo in generale. Ma anche questo rimprovero del panteismo appartiene alle diffamazioni, sicuramente non condiviso da Wyclif stesso.
La parte più conosciuta della teologia di Wyclif, che anche quantitativamente aveva un grande peso a causa della situazione politica in cui era inserita, è la sua ecclesiologia. Per Wyclif la vera chiesa è la comunione dei predestinati. Con questo pensiero si poteva agganciare a Agostino che Wyclif stimava molto, ma per Agostino quest'affermazione non impediva che la chiesa storicamente esistente, a cui appartengono sia predestinati che perduti, mantenesse il suo ruolo come mediatrice di salvezza. Per Wyclif invece quest'affermazione aveva delle conseguenze pratiche. Per il teologo di Oxford i predestinati vivono secondo la lex Christi, la legge di Cristo, che è la Bibbia. La Bibbia è la norma sia in questioni morali che anche nell'insegnamento della chiesa. Se un prete, un vescovo o anche il papa non vivono secondo la legge di Cristo, vuol dire che o non sono predestinati o sono caduti in peccato. In ambedue i casi hanno perso la loro autorità e il popolo ha il diritto di porre resistenza, ad esempio non pagando più la tassa ecclesiale. L'ideale di chiesa è quello della chiesa antica come la incontriamo nella Bibbia e che non è ancora associata al potere politico. Capo della vera chiesa è Cristo e non il papa, anche se un papa, se segue la lex Christi, può avere qualche funzione pratica positiva.
Siccome nella Bibbia non trova una distinzione gerarchica tra pastore e vescovo, Wyclif rifiuta la distinzione gerarchica all'interno del clero, ma distingue solo tra laici e clero. Il clero deve essere povero e occuparsi solo delle anime. Il potere temporale invece è affidato al re che riceve la sua autorità direttamente da Dio. Anche i re devono seguire la lex Christi. Però c'è una differenza. Mentre il clero perde la sua autorità nel momento in cui non segue più la lex Christi, si deve ubbidienza al re, anche quando si comporta in modo sbagliato – almeno finché non interferisce nella sfera spirituale. Qui si vede che Wyclif, come d'altronde Lutero, non era un rivoluzionario sociale. Wyclif non rifiutava l'ordine feudale del suo tempo con i tre ordini: nobili, clero e popolo. Non rifiutava neanche la servitù della gleba, ma cercò solo di rendere le relazioni tra gli ordini più giuste. Quando nel 1381 i contadini provarono la rivolta si distanziò dalla loro violenza, pur ammettendo che i nobili li sfruttavano troppo. Anche in questo la sua posizione somigliava a quella di Lutero. Ciononostante i suoi avversari gli diedero la colpa per la rivolta e questo gli costò vari simpatie.
Comunque, quello che gli interessava maggiormente era un rinnovo della chiesa secondo le norme bibliche. Per realizzarlo vedeva tre possibilità: la prima, la migliore, sarebbe stato il rinnovamento della chiesa da parte del papa stesso, eventualità però assai poco probabile. La seconda avrebbe previsto un rinnovo grazie all'aiuto del potere temporale, ad esempio attraverso la confisca delle ingenti proprietà della chiesa. Anche qui abbiamo un parallelo con Lutero che dopo il rifiuto della chiesa si appella alla nobiltà tedesca. La terza possibilità prevedeva il rifiuta del popolo all'obbedienza ad una chiesa caduta in peccato.
I seguaci di Wyclif cercavano di realizzare concretamente il suo ideale di chiesa. Nacque il movimento dei cosiddetti “Lollardi” un movimento con qualche similitudine ai movimenti pauperistici precedenti nel sud-europa, come ad es. i Valdesi. I pastori dei Lollardi erano itineranti e vennero mandati come i primi apostoli a piedi nudi e senza proprietà in copia per predicare la lex Christi. Nei primi 30 anni dopo la morte di Wyclif questo movimento cresceva di importanza, ma venne poi perseguitato e quindi spinto alla clandestinità.
Una caratteristica importante della teologia di Wyclif è la centralità della Bibbia. Essa è la norma per ogni dottrina e morale. Con questo principio ha anticipato la Riforma, anche se poi la comprensione era diversa come dimostra già l'indicazione della Bibbia come lex Christi che è naturalmente diverso dall'appellativo “Evangelo” usato dai riformatori. Wyclif non annunciava ancora un Evangelo che salva per sola grazia. Comunque, il suo pensiero della predestinazione sottolineava il rapporto del singolo credente con Dio e diminuiva l'importanza della chiesa come mediatrice.
Come Lutero, Wyclif cercò di diffondere la Bibbia. Insieme ad altri curò una traduzione in lingua inglese che però come base non aveva le lingue originali ebraico e greco, ma si basava sulla Vulgata, la versione latina. Più tardi, nel 1408, in Inghilterra venne rilasciata una legge che vietava la traduzione dei testi biblici in lingua inglese. Con questa misura si sperava di penalizzare il movimento dei lollardi.
A partire dalla Bibbia Wyclif metteva in dubbio il papato e l'ordine gerarchico, gli ordini monastici, la ricchezza della chiesa, le indulgenze, i pellegrinaggi, il culto delle reliquie ecc. Anche i sacramenti venivano esaminati criticamente. In particolare Wyclif negava la dottrina della transubstanziazione, sia per motivi biblici che filosofici. Secondo Wyclif pane e vino restano tali, ma c'è anche la presenza spirituale di Cristo. Siccome la dottrina della transubstanziazione era stata dogmatizzata nel 1215 durante il Concilio Lateranense IV e riguardava un punto sensibile della spiritualità, Wyclif perse molti sostenitori. Grazie alle sue amicizie potenti e la notorietà presso il popolo venerò condannate solo alcune sue dottrine, mentre come persona restò illeso, anche se negli ultimi anni non visse più a Oxford. Morì nel 1384 nella sua parrocchia di provincia in seguito a un ictus.

Jan Hus
Jan Hus nacque nel 1371. Arrivò a Praga nel 1390 come studente e nel 1398 iniziò la sua attività come docente, venendo ordinato sacerdote nel 1400. Quando arrivò a Praga l'università era già in pieno fermento, animata da dispute accanite. Come già detto inizialmente, era il tempo dello scisma papale e la chiesa era in piena decadenza morale. D'altronde anche in Boemia la chiesa era molto ricca e possedeva circa un terzo del terreno. Già prima di Hus ci sono stati movimenti riformatori che chiedevano un rinnovamento morale della chiesa. Questi movimenti riformatori spesso erano legati a un sentimento di patriottismo, come era già il caso di Wyclif. Il rinforzo dei sentimenti nazionalistici è una tendenza di quei tempi e giocherà un ruolo anche nella riforma di Lutero. Hus studiava quindi in quest'atmosfera di fermento e doveva per forza in merito a questa prendere posizione.
L'influsso degli scritti di Wyclif su Hus è rintracciabile a partire del 1398, cioè subito l'inizio della sua carriera universitaria. Siccome nel 1383 Anna di Boemia, la sorella del re della Boemia Venceslao IV, aveva sposato il re d'Inghilterra Riccardo II, tra i due paesi c'era un vivace scambio culturale. Al volgere del secolo un amico di Hus, il già menzionato Girolamo da Praga, gli portò una raccolta delle principali opere teologiche di Wyclif.
Di Wyclif Hus adatta la visione che la vera chiesa sono i predestinati e che un clero che agisca contro la legge dell'Evangelo perde la sua autorità. Si tratta di un pensiero di perenne attualità. Infatti, c'è e ci sarà sempre questo conflitto: da una parte c'è l'istituzione chiesa che in qualche modo rappresenta la vera chiesa, ma dall'altra parte è anche chiaro che la chiesa istituzione non corrisponde al 100 per 100 alla vera chiesa di Cristo. È anche chiaro che in tempi di decadenza morale come al tempo di Hus, ma anche al tempo di Lutero, questa questione diventa più urgente ed è in certo modo giusto negare al clero decadente l'appartenenza alla vera chiesa.
Nel 1402 diventò predicatore della cosiddetta “Cappella di Betlemme” a Praga e ebbe subito un grande successo. Quest'attività gli permise di avere un forte influsso sulla popolazione di Praga, ma anche viceversa gli permise di conoscere meglio i problemi delle persone comuni. Delle prediche molto frequenti, nella quaresima e nei giorni festivi anche due al giorno, ci sono rimasti degli appunti. Se nei primi anni Hus si impegnò semplicemente a introdurre gli ascoltatori alla conoscenza del cristianesimo, negli anni seguenti diventò sempre più critico e promuoveva un rinnovamento dei costumi, non solo degli ascoltatori, ma anche del clero e della chiesa tutta.
Nel 1408 i riformatori boemi furono accusati di eresia wycliffiana a Roma e i cardinali non esitarono a dichiarare eretiche le dottrine di Wyclif. Nello stesso anno un sinodo a Praga vietò ogni critica dal pulpito al clero. Infatti, durante un sinodo dell'anno precedente, Hus, che era incaricato come predicatore, criticò apertamente la corruzione del clero. Dal 1409 iniziò il processo di eresia contro Hus. Però intanto Hus fu eletto rettore dell'università e grazie al suo influsso l'università di Praga riacquistò subito importanza europea. Una bolla papale, che permise all'arcivescovo di prendere seri provvedimenti contro Hus, fu pubblicata solo nel giugno del 1410 a scadenza del rettorato di Hus. Papa Alessandro V condannò le dottrine di Wycliff, né proibì la diffusione e vietò anzitutto ogni attività di predicazione all'infuori delle chiese parrocchiali e conventuali. La cappella di Betlemme, dove predicò Hus, non era né parrocchiale né conventuale.
Hus continuò a predicare e a difendere le dottrine di Wyclif, anche se non indistintamente, così per esempio non condivise la sua critica della transubstanziazione. Questo mostra che in fondo Hus era abbastanza ortodosso nella sua visione teologica. Come sia, Hus fu bandito dall'arcivescovo e la curia papale confermò il bando convocando Hus a Roma per giustificarsi. Però il re di Boemia Venceslao V difese Hus e minacciò la chiesa di confiscare i beni ecclesiastici. Purtoppo la solidarietà del re non durò a lungo. Papa Giovanni XXIII (successivamente non riconosciuto come papa) iniziò una guerra santa contro il re di Napoli e per finanziarla indisse una grande vendita di indulgenze. In questo modo si comprò anche il re di Boemia, in quanto questo ricevette una buona percentuale degli incassi.
Hus criticò pubblicamente sia la guerra santa che il mercato delle indulgenze. In seguito, siamo ormai nel 1412, tre giovani furono arrestati, perché avevano protestato in chiesa contro la vendita delle indulgenze. Hus si impegnò per loro, ma invano. I tre giovani furono decapitati e furono quindi i primi martiri del movimento hussita. La popolazione partecipò in gran numero ai funerali.
Quindi anche a Praga come 100 anni dopo a Wittenberg le vendite delle indulgenze costituivano un elemento scatenante nello sviluppo della Riforma, solo che in Boemia il Papa ha avuto l'astuzia di comprarsi con esse anche il re, portandolo dalla sua parte, mentre a Wittenberg Federico il Saggio non aveva avuto nessun interesse alla vendita delle indulgenze.
I prossimi due anni Hus è sotto bando ecclesiale: non deve più predicare, ma anzi dovrebbe essere imprigionato. Hus continua lo stesso a predicare, ma può soggiornare solo per breve visite a Praga. Non ha più il sostegno del suo re e come sempre in queste situazioni, i cosiddetti amici si allontanano, tranne poche eccezioni come ad es. il già menzionato Girolamo.
In risposta al bando ecclesiale, Hus pubblica un ultimo ricorso rivolto questa volta a Gesù Cristo stesso. Naturalmente un tale appello a Cristo non è previsto dal diritto canonico ed è rimasto senza conseguenze giuridiche, ma era un modo per far conoscere l'ingiustizia della situazione.
Nel 1414 Hus decise di seguire la convocazione al Concilio di Costanza dopo che l'imperatore Sigismondo gli aveva promesso il salvacondotto, promessa che non sarà mantenuta. Hus era cosciente che la cosa poteva costargli la testa, ma era in qualche modo ottimista e soprattutto gli premeva di spiegare le sue posizioni pubblicamente.
Per Hus si trattava di un'occasione per testimoniare per la verità. La verità era un motivo centrale nel pensiero di Hus. La verità è innanzitutto Cristo, rivelato nella Bibbia. La verità deve essere seguita, vissuta, non è solo una conoscenza intellettuale, ma è anche esperienza, ha una forte dimensione morale ed è connessa con la giustizia, con il tempo sempre più anche con la giustizia sociale. La verità rende liberi. Quindi andare a Costanza e difendere la verità era una decisione coerente col suo pensiero e significava seguire Cristo con un destino simile, sempre morendo per la verità.
Vi risparmio le particolarità del suo soggiorno a Costanza in quanto è una storia triste sulla crudeltà umana. Con un trucco fu imprigionato. Gli interrogatori seguivano il solito schema, cioè non un dibattito aperto, ma solo accusa e invito a ritirare. Hus non ritirò le sue tesi in quanto si deve obbedire più a Dio che agli uomini. Quindi fu condannato e bruciato pubblicamente il 6 luglio 1415.

Mentre era ancora in prigionia, il suo amico Girolamo da Praga, sconsigliato dallo stesso Hus, si recò a Costanza per convincere l'imperatore Sigismondo a liberare Hus. Fu scoperto, imprigionato e bruciato nell'anno seguente.
Ancora, mentre Hus fu imprigionato a Costanza i suoi discepoli in Boemia cominciarono a distribuire la Santa Cena sub utraque specie, cioè non solo il pane, ma anche il calice. La comunione sotto ambedue le specie simboleggia che non il Papa, ma Gesù Cristo è il Signore della chiesa. Veramente la chiesa cattolica non vietava questo uso, ma diventò un simbolo del movimento hussita e più tardi anche della Riforma protestante.
La morte di Hus provocò grande furore in Boemia. Dopo la morte del re, i boemi non volevano riconoscere Sigismondo come imperatore in quanto ritenuto responsabile per la morte di Hus. L'imperatore e il Papa iniziarono una guerra contro gli hussiti, ma senza successo. Il Concilio di Basilea (1431-49) trovò un compromesso con i cosiddetti Utraquisti che poi combattevano insieme ai papali i più radicali “Taboristi”. 200 anni dopo, nel 1620 gli hussiti furono battuti definitivamente e ricattolizzati. I fratelli boemi di oggi non discendono quindi direttamente dagli hussiti del '400, anche se naturalmente il suo pensiero e la sua storia sono rimasti vivi durante i secoli.

Nel 1999 Papa Giovanni Paolo II ha espresso il suo profondo rammarico per la morte crudele di Hus e nel giugno di quest'anno Papa Francesco ha espresso l'augurio di risanare le ferite del passato. Manca ancora una riabilitazione di Hus, ma almeno viene riconosciuto per la sua coerenza e la sua morale.
In fondo Hus non aveva idee particolarmente eretiche, ma innanzitutto protestò contro gli abusi e la decadenza morale, vedendo nella Bibbia la norma per la giusta condotta cristiana. Per questo si è dovuto opporre contro i potenti della chiesa e dello stato e quindi venire meno al comandamento dell'ubbidienza – non verso Cristo, ma verso la gerarchia. Però in fondo anche la morale cattolica vede nella coscienza di fronte a Dio l'ultima istanza morale e prevede anche la disubbidienza in caso di gravi abusi. Quindi possiamo dire che Hus non aveva motivo di ritenersi eretico.
Hus, insieme a Wyclif, viene contato tra i cosiddetti preriformatori. Questo termine di provenienza ottocentesca sottolinea la connessione con la Riforma. Però sembra che Lutero abbia elaborato le sue tesi principali indipendentemente da Wyclif e Hus, che in quanto eretici naturalmente non facevano parte del percorso ufficiale di studio. Però nel 1519 Lutero legge “De ecclesia”, l'opera principale di Hus, e afferma in una lettera a Spalatino: “Finora ho insegnato inconsapevolmente tutto ciò che si trova in Hus … eravamo tutti hussiti senza saperlo ed anche Paolo e Agostino.” Nel 1520 Lutero fa stampare il libro del riformatore boemo.
Alcune critiche di Wyclif e di Hus anticipano quelle della Riforma, ma manca il motivo centrale della giustificazione per sola grazia mediante la fede. I preriformatori volevano rinnovare la morale della chiesa, ma senza mettere in questione tutto il suo impianto teologico e ecclesiologico come invece ha fatto la Riforma. La designazione come “preriformatore” è quindi problematica. Dipende come si comprende il prefisso “pre”. Se lo si comprende in termini solo temporali non c'è niente da dire, se invece si vuole sottolineare la connessione con la Riforma del '500, la cosa diventa problematica. Piuttosto i preriformatori rivelano tensioni e problemi all'interno della chiesa e un bisogno di riforme che non fu affrontato adeguatamente. In questo senso i preriformatori precedono i riformatori nel tentativo di rinnovare la chiesa con il ricorso alla Bibbia che disegna l'ideale di una chiesa corrispondente alla volontà di Dio.
Dieter Kampen

04. NEV: Papa Francesco in visita alla chiesa luterana di Roma

La visita di papa Francesco alla chiesa luterana di via Sicilia a Roma
Martin-Kruse: “Grande gioia della comunità luterana”

Roma (NEV), 18 novembre 2015 - “Ci sono stati tempi brutti tra noi, cattolici e luterani. Pensate alle persecuzioni fra noi con lo stesso battesimo. Dobbiamo chiederci perdono per questo, perdono per lo scandalo della divisione”: lo ha detto domenica scorsa papa Francesco durante l’omelia tenuta nella chiesa luterana di Roma, gremita per l’occasione. Gioia per la visita del papa presso la “Christuskirche” di via Sicilia è stata espressa non solo dal pastore della comunità, Jens-Martin Kruse, ma anche dalla presidente del Sinodo della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI), Christiane Groeben, che ha sottolineato la rilevanza dell’impegno ecumenico: “Dimostra come gli elementi in comune tra la chiesa luterana e la chiesa cattolica romana siano decisamente più importanti delle differenze pur esistenti”. Non si tratta della prima visita papale presso la “Christuskirche” di Roma – nel 1983 vi si recò Giovanni Paolo II in occasione del Cinquecentenario della nascita del Riformatore Martin Lutero, e nel 2010 anche Benedetto XVI – ma la visita di papa Bergoglio, a due anni dal Cinquecentenario della Riforma protestante, ha segnato una nuova apertura nel dialogo ecumenico.
Nel corso della visita, che si è svolta in un clima di fraternità e condivisione, è stata data l’opportunità ad alcuni membri di chiesa di dialogare con il papa. Tra le varie domande, una era riferita all’impossibilità per le coppie interconfessionali di condividere pienamente l’eucarestia. Mettendo l’accento sull’unico battesimo che unisce i cristiani, il papa – facendo prova di una nuova apertura su questo fronte – ha detto: “E’ un problema a cui ognuno deve rispondere…”. E si è chiesto: “Condividere la Cena del Signore è il fine di un cammino o è il viatico per camminare insieme? Lascio la domanda ai teologi, a quelli che capiscono. … io mi domando: ma non abbiamo lo stesso battesimo? E se abbiamo lo stesso battesimo dobbiamo camminare insieme”, ha detto papa Bergoglio, che ha concluso: “Io non oserò mai dare il permesso di fare questo perché non è mia competenza. Un battesimo, un Signore, una fede. Parlate col Signore e andate avanti. Non oso dire di più”. “Bergoglio è molto più avanti dei vescovi”, ha commentato con un editoriale il direttore di Riforma (settimanale delle chiese battiste, metodiste e valdesi) fresco di stampa. “A me pare che il suo pensiero in materia – ha proseguito Negro – sia chiarissimo: anzitutto, primato della coscienza. L’affermazione che non oserà mai dare un ‘permesso’ di condividere la Cena ‘perché questo non è mia competenza’ non va letta come un pilatesco ‘lavarsi le mani’. Ci vedo piuttosto (ma forse sono i miei ‘occhiali protestanti’?) il riconoscimento del fatto che la Cena non è nostra bensì, appunto, del Signore: ‘Parlate col Signore e andate avanti’”.

Fonte: NEV 18 novembre 2015- settimanale - anno II (XXXVI) - numero 47


05. Pescara: Conferenza su Lutero

Conferenza – Dibattito

20 gennaio 2016, ore 18.30

presso la sala convegni Piazza Spirito Santo, Pescara

Dieter Kampen:

“Lutero, un uomo in ricerca della verità”



06. Claudiana: Un giorno una parola

Un invito alla lettura quotidiana della Bibbia
Uno strumento di comunione spirituale intorno al testo biblico
Un lezionario ecumenico di passi biblici e meditazioni giornaliere

Le famose Losungen, testi biblici e meditazioni giornaliere, preparate ogni anno, a partire dal 1731, dalla Chiesa evangelica dei Fratelli Moravi (Unità dei Fratelli di Herrnhut). La presente edizione, tradotta e adattata per il lettore italiano, è la 286a.


Un giorno una parola
Letture bibliche quotidiane per il 2016
a cura della Federazione delle chiese evangeliche in Italia
Introduzione di Paolo Ricca
Commento alle illustrazioni di Fulvio Ferrario
pp. 304 + 8 illustrazioni a colori
formato 12 x 16 mm
euro 12,00
codice 978-88-6898-051-1








 
 
     
     
 
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