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Marzo-Maggio 2016


Indice:

01. Editoriale

02. Dieter Kampen: La misericordia in Lutero

03. ASLI: III Convegno teologico

04. Giubileo della Riforma

05. Claudiana: Nuovi testi di e su Lutero

06. NEV: Sinodo luterano


01. Editoriale

Buona Lettura!
Vostro
Dieter Kampen (DK)


02. Dieter Kampen: La misericordia in Lutero

Contributo al Convegno di Primavera del SAE a Pontenure (Piacenza) sul tema:

Siate misericordiosi come misericordioso è il Padre vostro che è nei cieli” Lc 6,3.


La misericordia di Dio nella teologia e nell’ attività pastorale di Lutero
di Dieter Kampen


Alla fine del medioevo fioriva una ricca fantasia sull'inferno e sul purgatorio. Pensate p.es ai quadri di Hieronymus Bosch o alla Divina Commedia di Dante che descrivono le sofferenze con tanto amore per il dettaglio. Il messaggio era chiaro: chi non viveva una vita santa andava all'inferno o almeno avrebbe sofferto per molto tempo nel purgatorio. Naturalmente la chiesa offriva anche mezzi di riscatto, attingendo al tesoro delle buone opere di Cristo e dei santi. Però anche la grazia veniva dato in cambio a qualcosa: da una parte si chiedeva la contrizione e dall'altra delle opere di soddisfazione che potevano consistere in buone opere o preghiere, ma anche in un pagamento di denaro. In ogni caso la salvezza non era gratis, ma uno doveva meritarla.
Lutero era cresciuto con l'immagine del Cristo giudice, colui che chiede la santità e che all'ultimo giorno divide le pecore in buone e cattive. La giustizia di Cristo era una minaccia, perché non possiamo mai raggiungere lo stesso livello di santificazione. Lutero l'aveva pure provato. È entrato in monastero, conduceva una vita impeccabile, pregando, digiunando e vegliando al massimo della sopportabilità. Ma mai è arrivato al punto da poter dire di essere giusto davanti a Dio. Non compiva ancora al 100% il comandamento di Cristo che dice di amare Dio con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente. E come poteva amare un Dio che crea l'uomo imperfetto, gli chiede l'impossibile e lo condanna per le sue carenze?
Infine, meditando su Romani 1,17 Lutero riconosce che la giustizia di Dio non è quella che ci giudica, ma quella che egli ci dona. Dio ama talmente la sua creatura che è diventato uomo per prendere su di sé i nostri peccati e per donarci la sua giustizia in Cristo. Siamo giustificati per grazia, senza merito e senza che ci vengono chieste opere preventive o altre condizioni. Chi accoglie questa buona novella nella fede, ha già tutto in Cristo e non deve più preoccuparsi della propria salvezza. Lutero avevo scoperto il Dio misericordioso. Questa scoperta, come la descrive più tardi (1545), gli “aprì molte porte del paradiso” (WA 54,186). Tutto il resto della sua vita Lutero lo impegnò nell'annuncio della grazia e della misericordia di Dio, descritte come giustificazione per sola grazia.
Forse è importante sottolineare che Lutero annuncia l'Evangelo della grazia in un contesto che sottolinea le opere, la legge e il giudizio. Solo in tale contesto l'Evangelo della salvezza per sola grazia può esplicare il suo pieno potenziale liberatorio. Al tempo d'oggi, in cui tutti annunciano un Dio misericordioso, il messaggio di Lutero desta poco interesse. Oggi molti credono che Dio è amore, che ama, perdona e accoglie tutti. Se quindi si parla loro della giustificazione per sola grazia o lo ritengono un'ovvietà o non capiscono perché uno dovrebbe doversi giustificare. Però il problema della concezione odierna di Dio è che non corrisponde all'esperienza quotidiana. Nella vita di tutti i giorni né la società, né la natura e neanche Dio si mostrano particolarmente misericordiosi. Anzi, spesso è la spietata crudeltà che caratterizza il mondo in cui viviamo.
Per Lutero le condizioni erano diverse. Per lui era chiaro che siamo tutti peccatori lontani da Dio e che quindi camminiamo verso l'inferno. Questo è lo stato delle cose. Ma siccome Dio ci ama, per la sua grande misericordia ci ha lanciato un'ancora di salvezza, cioè Cristo. Secondo la legge dovremmo tutti essere condannati, ma grazie a Cristo, annunciatoci nel Vangelo, Dio interrompe la fatalità della situazione e ci offre una nuova vita in Cristo. Quindi l'esperienza basale di Lutero è quella del peccato e della nostra lontananza da Dio e la concezione basale di Dio è il Dio giusto che giustamente condanna i nostri peccati. Però in Cristo troviamo un altro Dio, un Dio d'amore pieno di misericordia che ci dona la salvezza per sola grazia. La misericordia è la vera natura di Dio, ma ciò non è un'ovvietà come spesso viene visto oggi, ma ci viene rivelato in Cristo, in particolare nella sua sofferenza e morte, quindi in modo nascosto e in tensione con l'esperienza quotidiana e con la ragione umana. Si tratta di una rivelazione, quindi non di un'ovvietà, ma di qualcosa che deve essere scoperto. La misericordia di Dio non è tanto un concetto filosofico, ma qualcosa che irrompe nella nostra vita in un momento particolare e in una situazione particolare.
Visto che non è ovvio, è di massima importanza che il Vangelo venga annunciato. La misericordia nascosta di Dio deve essere annunciata e quindi rivelata. La predicazione mette in luce il Vangelo distinguendola dalla legge. Solo in questa distinzione tra legge ed Evangelo, il Vangelo può essere riconosciuto e sviluppare la sua potenza liberatoria. Dove non c'è distinzione tutto diventa legge. Questa distinzione è da operare nuovamente in ogni situazione e non se la può imparare dai libri, ma si impara solo nell'esperienza mediante oratio, meditatio e tentatio, cioè mediante preghiera, studio e tentazione. Comunque anche in età progresso, Lutero si riteneva ancora un principiante in questo difficile compito. Non dobbiamo quindi disperare se non sempre siamo capaci di riconoscere distintamente la misericordia di Dio in ogni circostanza.
La scoperta del Dio misericordioso era la svolta fondamentale per Lutero e tutta la sua teologia è concepita intorno alla misericordia di Dio, espressa nella dottrina della giustificazione per sola grazia. Per parlare della misericordia potrei prendere qualsiasi campo della teologia di Lutero oppure fare una introduzione generale a Lutero. Quindi, per limitare il campo di questa esposizione, mi sono chiesto come Lutero abbia interpretato il versetto Lc 6,36 che fa da tema per questo convegno. Non ha trattato il vangelo di Luca nelle sue lezioni universitarie, ma la pericope in questione era uno dei testi previsto per la 4. domenica dopo Trinitatis. A questo motivo ci sono tramandate alcune prediche sul testo. Vorrei quindi esaminare cosa Lutero dice nelle sue prediche sul testo in questione: “Siate misericordiosi come misericordioso è il Padre vostro che è nei cieli”.
Leggendo queste prediche si possono costatare alcuni temi che si ripetono – non nel senso che Lutero abbia copiato le sue vecchie prediche per alleggerirsi il lavoro come oggi magari qualche pastore usa fare. Però ci sono dei motivi teologici fondamentali che, con le variazioni del momento, applica al testo che poi è sempre lo stesso. Non tratterò quindi le prediche singolarmente, ma darò una panoramica dei motivi teologici principali.

Un importante motivo ricorrente è la relazione tra fede e opere. Le opere della misericordia sono rivolte al prossimo, mentre la fede è rivolta a Dio. Cito: “Devo portare la fede in e insù verso Dio, le opere fuori e ingiù verso il prossimo.” (WA 10 III,224) C'è quindi un movimento in cui la fede ci porta in alto verso Dio e da Dio mediante le opere verso il prossimo. Non si possono invertire la direzione o i mezzi. Lutero polemizza contro chi pensa che dovremmo fare le opere per piacere a Dio. Ma Dio non ha bisogno delle nostre opere, non lo rendono ne più forte ne più ricco. Dio dà tutto a noi non per i nostri meriti, che non ci sono, ma per la sua misericordia. Solo la fede può ricevere questi doni e solo la fede può riconoscere Dio come misericordioso. In altro contesto Lutero dice: “La fede crea Dio in noi.” o in altro luogo: “come credi, così hai.”
Le opere invece sono rivolte al prossimo, in particolare verso coloro che ne hanno bisogno, cioè i peccatori, criminali o coloro che sono in miseria.
Chi ha fede non può non essere misericordioso. Per questo motivo le opere infine sono utili anche per il credente, perché gli sono un segno della fede. Cito: “Se trovo nel mio cuore che l'opera sorge dall'amore, sono certo che la mia fede è giusta.” (WA 10 III,226).
L'origine della misericordia umana è la misericordia di Dio. Dio ci dà tutte le cose per la sua misericordia. Ciò non vale soltanto per i doni spirituali come la salvezza, ma anche per le cose materiali. Oggi sentiamo spesso che qualcuno che è benestante dice: “Mi sono guadagnati i soldi con il mio duro lavoro. Quindi me li sono meritati.” Lutero non pensava così. Cito: “Se Dio non ti desse soldi per la sua grazia, saresti altrettanto povero come un altro mendicante, non li hai per i tuoi capelli biondi, ma solo la misericordia ha distinto te con i tuoi soldi da quel mendicante. Perciò sia anche tu a tua volta misericordioso verso di lui.” (WA 29,403s). Per Lutero c'è una dipendenza totale dell'uomo dal suo creatore che vale per tutte le cose. Soprattutto le riceviamo senza alcun merito. Di fronte a Dio siamo tutti peccatori e meriteremmo di essere condannati. Quindi nessuno ha il diritto di mettersi al di sopra dell'altro e di giudicarlo. Se uno ha la fede e conduce una vita cristiana, lo fa perché ha ricevuto in dono la fede senza nessun merito. Non può quindi giudicare chi vive nel peccato, ma deve condividere il suo dono, cioè la fede, con lui. Chi è benestante, lo è per la grazia di Dio e non può mettersi al di sopra del povero, ma deve condividere i suoi doni, cioè i suoi beni, con lui.
L'esortazione “siate misericordiosi” Lutero la comprende come riassunto di tutte le esortazioni che si trovano nel contesto di Luca e anche nel testo parallelo di Matteo, cioè il sermone sul monte. Infatti, per Lutero il cristiano deve vivere secondo quanto esposto nel sermone sul monte. Cito: “Ognuno sa bene cosa significa misericordioso, cioè una tale persona che ha un cuore gentile e benevole verso il prossimo e che seriamente si fa carico della sua miseria e sfortuna sia che riguardino l'anima, il corpo o i beni, e che le si prende talmente a cuore che riflette come possa aiutarlo, dimostrandolo anche con l'azione e lo fa volentieri con voglia e gioia.” (Aland)
Particolarmente, Lutero sottolinea che la misericordia non riguarda solo gli amici, ma anche i nemici. In molte prediche Lutero interpreta il nostro versetto alla luce del comandamento dell'amore dei nemici che nel Vangelo di Luca precede immediatamente. Lo illustra con vari esempi che conosciamo molto bene dalla propria esperienza. Se qualcuno ci offende o ci fa del male e poi quel qualcuno si trova in difficoltà, siamo inclini di pensare: Gli sta bene, perché dovrei aiutarlo? Però questo non dovrebbe essere il ragionamento del cristiano, perché non è quello di Dio. Cristo è morto per noi quando eravamo ancora peccatori. Quindi anche noi dovremmo perdonare i malvagi e aiutarli, così come Dio lo fa con noi.
O un altro esempio che corrisponde alla nostra esperienza è questo. Cito: “Si vede quanta iniquità c'è nel nostro popolo: ognuno vuole avere quanto più denaro per il suo lavoro e la sua merce quanto ne può ricevere. Ognuno raccoglie soldi, bagorda e scialacqua, anche mente e imbroglia l'uno l'altro come può. Questo potrebbe far dispiacere in modo che quando cadono in miseria, uno pensa: è giusto che i ragazzi cattivi si stanchino. Ma un cristiano non dovrebbe pensare così, ma dire: Cosa mi interessa se sono cattivi? Questo non mi deve spingere ad essere anche io cattivo, vorrei fare come un buon albero.”
L'immagine dell'albero, che d'altronde da Luca è riportato qualche versetto più avanti (Lc 6,43ss), è di massima importanza per Lutero. Non sono i frutti, cioè le buone opere che rendono l'albero buono, ma è il buon albero che porta buoni frutti. L'albero, cioè l'uomo, è reso buono dalla grazia di Dio e quindi fa buono opere. Non ripaga quindi il male ricevuto dal prossimo con il male, ma agisce secondo la grazia ricevuta da Dio da buon albero.
Riguardo a chi gli procura il male, il cristiano dovrebbe pensare, cito: “Ti ho fatto del bene e tu sei stato ingrato e mi hai fatto del male, ma ciò non mi spingerà a diventare anch'io cattivo. Tu sei un cespuglio di spine e non puoi che pungere, così resterà. Ma non per questo anch'io diventerò un cespuglio di spine, ma vorrei restare una buona vite fertile e portare buoni acini. Perché così fa anche il mio Padre in cielo: Egli dà ai ragazzi cattivi altrettanto come ai pii e giusti: bestiame, buoi, uova, burro, formaggio, casa, fattoria, denaro, beni, corpo e anima, pace, bel tempo e di cosa si ha bisogno. Dio lascia brillare il bel sole, sebbene in verità avessimo meritato che piovesse fuoco infernale. Ma non lo fa. Non vuole diventare un cespuglio di spine a causa della nostra ingratitudine, ma dice: Anche se non volete essere che cattivi, vorrei restare buono e mandare il mio sole e la mia pioggia sopra buoni e cattivi.”
Nelle prediche in questione Lutero argomenta sempre che noi dovremo comportarci con il prossimo così come Dio fa con noi. Però in altri testi troviamo ancora un'altra argomentazione importante per il pensiero di Lutero. Prendo come esempio una pubblicazione del 1519 sulla Santa Cena (WA 2, (738)742-785). In essa Lutero descrive la Santa Cena come sacramento della comunione. Mediante il sacramento e la fede il credente viene unito a Cristo, diventa con lui un unico corpo. In quest'unita avviene la “communicatio idiomatum”, lo scambio delle proprietà, il lieto scambio, in cui tutto ciò che è nostro diventa proprietà anche di Cristo e tutto ciò che è di Cristo diventa nostro. Abbiamo qui il modello base con cui Lutero spiega la giustificazione: Uniti a Cristo in un unico corpo, la sua giustizia diventa nostra e i nostri peccati diventano suoi. Questo scambio felice però non riguarda solo il rapporto tra il singolo credente e Cristo, ma anche tra credente e credente, perché anche i credenti sono uniti tra di loro nell'unico corpo di Cristo. Quindi anche tra i credenti avviene il lieto scambio in modo che quando il mio prossimo soffre questa sofferenza diventa mia. Ecco perché per Lutero è naturale che il cristiano automaticamente senza la legge, ma solo a partire dal suo status di essere cristiano fa le opere della misericordia. Non può non farle o, se non le fa, vuol dire che la fede non è autentica.
Interessante è che alla fine di questo scritto sulla Santa Cena Lutero pubblica un'appendice in cui applica la teologia alla prassi, conducendo una forte polemica contro certe confraternite, di cui fra altra ieri ha accennato il Prof. Cosmacini. Queste confraternite fanno sì molte opere della misericordia, ma le fanno soprattutto per aiutare i propri soci. Per Lutero questa preferenza dei propri soci non è un atteggiamento cristiano, ma un atteggiamento mondano, particolarmente grave in quanto si nasconde sotto l'apparenza delle buone opere e di una carità cristiana che invece tali non sono. Per Lutero dovremmo aiutare tutti senza fare distinzioni. Penso che è un pensiero di grande attualità se oggi sentiamo slogan come: prima gli italiani, poi gli stranieri.
Comunque, torniamo al nostro versetto di Luca. Aiutare chi ci sta vicino, chi ci tratta bene, il buono piuttosto che il cattivo, questi sono tutti atteggiamenti umani, ma non ancora autenticamente cristiani. Un altro esempio che anche oggi incontriamo molto spesso è colui che aiuta e dopo dice: Ti ho aiutato nella tua miseria, non vorresti darmi una mano in questa o quella cosa? Tutto questo è molto umano e perciò Lutero avverte più volte di abbandonare la razionalità comune, perché Dio non segue la logica di questo mondo, ma dà tutte le cose gratuitamente.
Come abbiamo visto, il riformatore è molto radicale riguardo il comportamento. Molte opere, che davanti al mondo sembrano cristiane, per Lutero non lo sono perché seguono una logica umana, cioè non sono libere da un motivo egoistico. Solo l'opera che nasce dalla misericordia, che Dio ci mostra gratuitamente, può essere chiamato veramente cristiana.
Motivo importante delle prediche su Lc 6,36 è anche la giusta distinzione tra la logica del Vangelo e quella della legge. La misericordia di cui abbiamo parlato dovrebbe caratterizzare il sentire e l'agire del cristiano. Nel mondo, ovvero nella società, invece vale un'altra logica. Qui ci sono delle gerarchie e delle regole che sono da rispettare. Lo Stato deve mantenere l'ordine facendo osservare la legge. Se quindi un giudice condanna un criminale, egli non si oppone allo spirito cristiano della misericordia, perché non lo condanna personalmente nel suo animo, ma esteriormente nella sua funzione come giudice. In questo contesto Lutero lamenta una grande confusione. Sul piano pubblico, che dovrebbe tenere l'ordine con la legge, i governi e i giudici sono misericordiosi, non perseguitando sufficientemente i malfattori, perché magari non vogliono perdere il loro sostegno, mentre sul piano personale che dovrebbe essere caratterizzato da uno spirito cristiano, la gente si giudica l'un l'altro. Dovrebbe essere proprio il contrario.
Comunque il problema generale che Lutero affronta è quello di come il cristiano può vivere uno spirito misericordioso in un mondo che non è composto solo da persone misericordiose. La sua soluzione era quella di demandare allo Stato il compito di perseguitare il male. Naturalmente Lutero la pensa nel contesto di una società medievale molto gerarchica. Oggi, auspicabilmente si dovrebbero trovare altre soluzioni. Per Lutero era importante non fare compromessi, ma vivere pienamente la misericordia. Se ad es. qualcuno mi deruba, non lo devo perseguitare, denunciare o domandare indietro i miei beni, ma lo devo perdonare, così come Dio ha perdonato me. Questo vale per la mia persona. Se invece vedo che qualcun altro viene derubato, ho il dovere di aiutarlo e di denunciare il furto presso le autorità. In questo modo viene salvaguardato lo spirito cristiano e anche una certa sicurezza grazie all'aiuto degli altri cristiani.
Come sia, vivere secondo lo spirito della misericordia include una grande disponibilità alla sofferenza, perché è chiaro che ci saranno sempre dei malfattori che abusano della bontà del cristiano. Per Lutero la sofferenza faceva parte integrante del cammino cristiano e anche per questo indicava l'esempio di Cristo che dobbiamo seguire. Egli persino annoverava la sofferenza tra le “notae ecclesiae”, i segni distintivi della vera chiesa.
Oggi questo pensiero ci è abbastanza estraneo. Tutti vogliono stare bene e anche le chiese spesso predicano: credete e starete meglio. Il desiderio di stare bene è certamente umanamente comprensibile, ma la questione è se è veramente possibile amare radicalmente il prossimo e agire di conseguenza senza esporsi al rischio della sofferenza.
Come sia, la misericordia ha anche dei limiti. Uno abbiamo già visto con l'esempio del giudice che deve rispettare la legge. Un altro limite è quella della verità rivelata dell'Evangelo. Anche qui, secondo Lutero, è fatale agire con misericordia, permettendo la diffusione di verità sbagliate che potrebbero sedurre le anime deboli e condurle all'inferno. Di conseguenza Lutero si sentiva in dovere di contrastare con parole chiare e spesso violenti le così ritenute menzogne del Papa o, come sappiamo, degli ebrei. Negli scritti contro gli Ebrei Lutero usa l'espressione di una “scharfen Barmherzigkeit”, una “misericordia tagliente”. L'idea era di contrastare, anche con l'aiuto dello Stato e quindi anche con la spada, la diffusione delle false verità per salvare almeno alcuni.
Naturalmente Lutero aveva ancora l'idea della verità assoluta, mentre noi oggi siamo abituati a leggere un'affermazione nel suo contesto linguistico, culturale e storico. Oggi abbiamo o una versione pluralista della verità, cioè più verità differenti possono essere vere allo stesso tempo, o almeno pensiamo che l'unico verità può esprimersi in modo differente in vari contesti. Quindi oggi non possiamo più condividere la posizione di Lutero sulla necessità di contrastare con tutti i mezzi le verità degli altri.
Però dovremo chiederci dove sia oggi il limite della misericordia. Probabilmente non saranno sul piano della verità, ma magari ci sono altri abusi che richiedono un'opposizione attiva. Anche Gesù non era sempre misericordioso passivo, ma risolutamente ha buttato i commercianti fuori dal tempio.
Un terzo limite della misericordia è questo: Gesù è il medico che è venuto per i malati, cioè per i peccatori. I sani non hanno bisogno del medico. Chiaramente sul piano spirituale siamo tutti peccatori e quindi abbiamo tutti bisogno delle opere spirituali della misericordia. Ma sul piano corporale non tutti sono bisognosi e non tutti hanno bisogno di ricevere cibo, vestito, casa ecc. Quindi, dice Lutero, se uno è bisognoso, tutto quello che è mio, è anche suo. Ma se uno è sano, vada a lavorare e si procuri il suo cibo da solo. Lutero mette quindi un limite della misericordia dove non c'è un vero bisogno, ma pigrizia e abuso. Polemizza contro i mendicanti che si rifiutano di lavorare. Naturalmente Lutero non conosceva ancora il problema odierna della mancanza di lavoro e quindi anche in questo punto oggi dovremmo concepire le cose in modo diverso, ma il principio di base, cioè che viene messo un limite alla misericordia dove c'è l'abuso, sembra comunque ragionevole.

Sperando di aver dato così una piccola panoramica sulla misericordia in Lutero vorrei ora dare ancora uno sguardo sull'anno della misericordia indetto da Papa Francesco. Innanzitutto la sua bolla d'indizione Misericordae vultus nel mondo luterano ha trovato molto apprezzamento. Con essa, Papa Francesco propone un'immagine di Dio che per Lutero era centrale. Ci sono tanti passi che avrebbero potuto essere scritti da un luterano.
In particolare trovo interessante l'affermazione al punto 6 dove viene citato Tommaso d'Aquino: « È proprio di Dio usare misericordia e specialmente in questo si manifesta la sua onnipotenza (6) ». Papa Francesco si riferisce a Tommaso, ma avrebbe potuto citare anche Lutero. Proprio nella descrizione della sua scoperta riformatrice della giustificazione per sola grazia, troviamo un pensiero simile, cioè Dio mostra la sua giustizia giustificandoci. E Lutero continua: “e notai altri termini che si dovevano spiegare in modo analogo: l’opera di Dio, cioè l’opera che egli compie in noi; la potenza di Dio, mediante la quale egli ci dà forza; la salvezza, la gloria di Dio.”
Un altro punto che piace molto ai luterani è la centralità della fede. Cito la bolla: “Paolo ora pone al primo posto la fede e non più la legge. Non è l’osservanza della legge che salva, ma la fede in Gesù Cristo, che con la sua morte e resurrezione porta la salvezza con la misericordia che giustifica. (20)” Mi sembra chiaro che qui abbiamo una teologia che è in piena armonia con il pensiero di Lutero.
Un terzo punto è la sottolineatura che Cristo è venuto per i peccatori. Però qui abbiamo anche una differenza importante. La bolla non dice che siamo tutti peccatori come lo fa Lutero. Comunque possiamo dire che ciò dipende da un modo differente di definire cosa sia il peccato e come concepire la giustificazione. Con la dichiarazione comune sulla giustificazione si è già dimostrato che sono linguaggi diversi, ma compatibili.
Un punto problematico invece è il collegamento dell'anno santo e della bolla con l'uso delle indulgenze che, come sappiamo, erano la motivazione delle 95 tesi e quindi dell'inizio della Riforma. Come luterani ci chiediamo che senso ha continuare la tradizione delle indulgenze dopo la firma della dichiarazione congiunta. D'altra parte vediamo che anche nella chiesa cattolica le indulgenze non hanno più il ruolo centrale che avevano al tempo della Riforma e soprattutto Papa Francesco cerca di darle un significato non tradizionale. Quindi da parte luterana vengono sempre viste con sospetto, ma non più come quel pericolo terribile che inganna i fedeli e li conduce all'inferno.
In questo contesto c'è da nominare anche il rapporto tra salvezza e opere. La bolla esorta giustamente ad essere misericordiosi, ma rimane una certa ambiguità. Non è sempre chiaro se le opere della misericordia sono il frutto della salvezza oppure portano alla salvezza. Quando Papa Francesco descrive il pellegrinaggio, che ognuno dovrà compiere per raggiungere la misericordia, cita anche i versetti che nel Vangelo di Luca seguono immediatamente al nostro versetto della misericordia. Certo, l'esortazione di Gesù “non giudicate, affinché non veniate giudicati” (Lc 6,37) può suonare come se il non giudicare sia una condizione per non essere giudicato. Nelle prediche già esaminate Lutero affronta questo problema dicendo che questa esortazione si rivolge ai credente cioè a coloro che già hanno ricevuto la grazia, mentre invece non è rivolto ai non credenti che ancora devono trovare la misericordia. In questo modo Lutero esclude che si possa comprendere l'esortazione come una condizione per la salvezza. Comunque, anche Papa Francesco dice nel contesto di quest'esortazione: “Essere strumenti del perdono, perché noi per primi lo abbiamo ottenuto da Dio.” (14)
Come sia, la bolla respira senz'altro un grande spirito evangelico e anche noi luterani possiamo essere grati che Papa Francesco abbia evidenziato in modo così chiaro il volto misericordioso di Dio, perché in fondo è questa la vera natura di Dio e noi come chiese dovremmo annunciarla e viverla insieme, con gioioso impegno. (DK)


03. ASLI: III Convegno teologico


L'ASLI – Accademia di Studi Luterani in Italia
Campo SS. Apostoli, Cannaregio 4448, 30124 Venezia


III. Convegno teologico
7-8 Ottobre 2016
Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Sala delle Accademie
Piazza Pio XI, 2 - Milano


Lutero e ontologia




04. Giubileo della Riforma

Giubileo della Riforma/1. Nasce il sito riformaprotestante2017.org
Due commissioni per un documento teologico e un happening a Milano a Pentecoste 2017
Roma (NEV), 6 aprile 2016 - Si intensificano in tutta Italia le iniziative che le chiese evangeliche del nostro paese propongono in vista del Cinquecentenario della Riforma protestante (1517-2017), le cui celebrazioni prenderanno ufficialmente il prossimo 31 ottobre. Per raccogliere e offrire una panoramica degli appuntamenti è stato lanciato il sito web riformaprotestante2017.org che offre anche informazioni su pubblicazioni e materiali collegati al Cinquecentenario. Il sito è stato realizzato dalla Commissione battista, metodista valdese e luterana che ha anche la responsabilità di organizzare alcuni eventi a livello nazionale, tra cui un happening a Milano nel week-end di Pentecoste 2017 il cui culto conclusivo verrà tramesso in eurovisione. Le stesse chiese hanno anche istituito una seconda commissione teologica che sta preparando un documento che verrà presentato in un evento pubblico il 3 dicembre.
Tra le prossime iniziative, segnaliamo il ciclo “Lungo i sentirei della Riforma con Lutero” organizzato a Seravezza (LU) dalla chiesa metodista di Carrara e dal Gruppo di ricerca ecumenica della Versilia “Non di solo pane” che giovedì 7 aprile propone la proiezione del film “Luther” di Eric Till (vedi appuntamenti), mentre il prossimo 16 aprile ha in programma un incontro con Paolo Ricca, docente emerito della Facoltà valdese di teologia, su “Martin Lutero: la storia, il viaggio a Roma, Leone X, le indulgenze, la giustificazione per fede”. A Pinerolo (TO) è invece ripreso il ciclo di seminari annuali sul pensiero della Riforma sul tema “Vocazione e lavoro”. Il primo intervento, sabato 9 (vedi appuntamenti), sarà di Giovanna Gay su “Il lavoro nel pensiero di Jung”. Tra le iniziative di carattere accademico, a Roma il Centro Melantone propone giovedì 14 aprile le conferenze di Daniele Garrone, docente alla Facoltà valdese di teologia, su “La Riforma e gli ebrei” e del professor Martin Walraff, Università di Basilea, su “La Riforma e i turchi” (http://facoltavaldese.org/it/Prof.+Daniele+Garrone+e+Prof.+Martin+Walraff+-+14+aprile+2016:+Verso+il+cinquecentenario+della+Riforma). Più in là, dal 4 al 6 maggio, la Facoltà di teologia del Pontificio ateneo Sant’Anselmo ospiterà il convegno cattolico-luterano internazionale “Segni di perdono. Cammini di conversione. Prassi di penitenza. Una Riforma che interpella tutti”.
Infine la Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI) organizza dal 4 al 10 luglio prossimi il “Viaggio della Riforma 2016” in Baviera e Württenberg (http://www.chiesaluterana.it/evento/viaggio-della-riforma-2016/).
 
 
 
Giubileo della Riforma/2. A Roma una lapide dedicata a Lutero per i 500 anni della Riforma
Groeben: “Passi significativi che speriamo possano prefigurare una legge per la libertà religiosa”
 
Roma (NEV), 6 aprile 2015 – Il Consiglio del Primo Municipio di Roma (centro) ha approvato all'unanimità una mozione per l'installazione di una lapide, in occasione dei 500 anni della Riforma del 2017, alla figura del riformatore tedesco Martin Lutero (1483-1546). “Come luterana e come vicepresidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) – ha dichiarato Christiane Groeben appena resa nota la notizia – non posso che esserne lieta. Rappresenta un ulteriore segno di riconoscimento per una figura, quella del riformatore Lutero, che attraverso le sue opere e i suoi scritti ha saputo indicare una via di vita e di fede. I riconoscimenti che giungono dall’amministrazione capitolina, prima con l’intitolazione di una piazza e ora questa ulteriore proposta, sono passi significativi che speriamo possano prefigurare quanto prima, grazie anche all’impegno decennale della FCEI su questo tema, una legge quadro per la libertà religiosa in Italia”. Il I Municipio di Roma ospita infatti nel Parco di Colle Oppio la piazza dedicata a Martin Lutero, inaugurata il 15 settembre del 2015.
La mozione che abbiamo voluto presentare – ricorda il consigliere e primo firmatario della proposta Mario Cioffari (SEL) –, intende attivare l’iter per l’edificazione di una lapide dedicata a Lutero per testimoniare la vocazione di Roma all'accoglienza, al rispetto delle culture e alla valorizzazione delle differenze”. Sempre nel 2015 il I Municipio aveva votato un altro ordine del giorno, all’unanimità, per sollecitare in Campidoglio l’intitolazione di una via da dedicare a Pietro Valdo. 
Fonte: NEV 13/14


05. Claudiana: Nuovi testi di e su Lutero

Thomas Kaufmann
Gli Ebrei di Gesù
Prefazione di Daniele Garrone
con 15 illustrazioni nel testo
Collana: M. Lutero-Opere scelte, Volume supplementare
Claudiana 2016
Pagine 219
Prezzo 19,50








In questo fondamentale studio, Thomas Kaufmann analizza l’antisemitismo di Lutero nell’ottica di una solida storicizzazione che ne mette in luce tanto la trasversalità tra i cattolici e gli umanisti del suo tempo quanto l’articolata ricezione e le ripercussioni nei successivi cinque secoli, con particolare riferimento al periodo nazionalsocialista.

Poco affrontato in Italia, l’antigiudaismo di Lutero, che negli anni prese tratti via via più estremi e toni più polemici, resta un tema su cui – anche visto l’utilizzo forzato dei nazisti di parte dei testi del Riformatore per avallare l’antisemitismo eliminatorio della Shoah – 
è imprescindibile confrontarsi.
In questo documentatissimo saggio, 
Thomas Kaufmann sceglie di affrontare 
il tema attraverso la chiave di una fondata storicizzazione, inserendolo nel contesto in cui Lutero visse, nonché la chiave dell’influenza e della ricezione, perlopiù selettivamente mirata, dei testi del Riformatore nel corso dei secoli.
Una storicizzazione non certo per giustificare, ma per comprendere 
e rapportarsi all’eredità di Lutero 
500 anni dopo.
«La storicizzazione 
del Riformatore di Wittenberg 
è l’unica forma adeguata di critica».
Thomas Kaufmann


E last but not least è in offerta il playmobil di Lutero per il 2017:






06. NEV: Sinodo luterano

Sinodo luterano. Concluso a Merano con mozioni in tema di migrazioni e fine vita
Nuovo presidente del Sinodo è Karl Georg Schedereit della comunità di Bolzano
Roma (NEV), 27 aprile 2016 - Testimonianza, migrazioni, fine vita: questi i temi che hanno maggiormente caratterizzato i lavori della prima seduta del XXI Sinodo della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI). Apertisi con un culto alla Christuskirche di Merano (BZ), i lavori si sono svolti dal 22 al 25 aprile presso il Centro Lichtenburg di Nalles (BZ).
Nella sua relazione ai sinodali, il decano della CELI, pastore Heiner Bludau, ha voluto fare cenno ai “nuovi muri” che si ergono in Europa come risposta sbagliata alla crisi migratoria, tra cui quello annunciato dal governo austriaco al Brennero, a pochi chilometri da dove si svolgeva appunto il Sinodo. “A Bolzano i membri della comunità luterana – ha detto Bludau – partecipano all’assistenza dei rifugiati alla stazione”, quando questi ultimi vengono costretti ad abbandonare i treni che li porterebbero verso il Nord Europa. Una testimonianza analoga è arrivata da Gerhild Herrgesell, sovrintendente nella Chiesa evangelica austriaca, ospite del Sinodo, che ha riferito della mobilitazione tra i membri di chiesa a favore dell’accoglienza dei profughi, “una mobilitazione come non la si vedeva più da tempo”, mentre la Chiesa evangelica austriaca ha manifestato il proprio dissenso rispetto al provvedimento che prevede la chiusura del Brennero.
Da Nord a Sud: in tema di migrazione il Sinodo della CELI ha detto “sì” al progetto di accoglienza e accompagnamento rivolto a giovani dell’Africa occidentale, e gestito dalla comunità luterana di Catania, in stretta collaborazione con le comunità valdese e battista del luogo, nonché dell'associazione Cataniainsieme. E perché l’impegno diaconale possa avere maggiore capacità realizzativa, il Sinodo ha deliberato di incaricare il Concistoro (l’organo esecutivo della CELI) di istituire la figura di “responsabile per la diaconia”, con il compito di coordinare l’organizzazione delle opere di assistenza della CELI.
L’altro tema, quello relativo alle disposizioni di fine vita, ha visto l’adozione di un “vademecum” in prospettiva cristiana. Il testo approvato è stato redatto da un’apposita commissione, e contiene anche un formulario per chi voglia redigere le proprie volontà di fine vita.
Inoltre, nel corso della riunione assembleare, ampio spazio è stato dedicato agli eventi del Giubileo della Riforma del 2017, che vedrà coinvolte in particolare le Comunità di Milano e di Venezia. Soddisfazione per le decisioni prese è stata espressa dal decano Bludau: “E’ la concreta dimostrazione della capacità del mondo luterano in Italia di esprimere posizioni chiare su questioni di grande interesse pubblico e di coinvolgimento personale per tutti”.
I lavori sinodali, che ha visto riuniti una cinquantina tra pastori e delegati delle chiese, sono stati condotti dal neoeletto presidente del Sinodo, Karl Georg Schedereit della comunità di Bolzano, che succede a Christiane Groeben. Nuovo vicepresidente è invece Wolfgang Prader della comunità di Merano, mentre due dei tre membri laici del Concistoro della CELI sono stati confermati: Cordelia Vitiello (Napoli) e Angelo Ruggieri (Torre Annunziata). Tesoriera è stata eletta Ingrid Pfommer (Torino), rimangono in carica il decano Bludau, pastore a Torino, e il pastore Jakob Betz, vicedecano.
La Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI) è una chiesa bilingue in cui, accanto alla componente religiosa e culturale tedesca delle origini, convive e cresce quella italiana. Conta 7000 membri suddivisi in 20 chiese locali in tutta la Penisola. I rapporti della CELI con la Repubblica Italiana sono regolati dalla legge n° 520 del 1995 (Intesa secondo l’art. 8 della Costituzione). (www.chiesaluterana.it).
Fonte: NEV 16/17







 
 
     
     
 
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