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Bollut 100

www.bollutnet.org 
Giugno-Settembre 2016


Indice:

01. Editoriale

02. Dieter Kampen: I maestri di Lutero

03. ASLI: III Convegno teologico

04. Giubileo della Riforma

05. Nuovi testi di e su Lutero


01. Editoriale

Cari Bolluttori,
possiamo festeggiare un doppio anniversario: 10 anni di impegno (il primo Bollut è uscito nell'ottobre 2006) e la 100esima edizione del bollettino luterano che va in via diretta a oltre 500 abbonati, tutti iscritti autonomamente, oltre a essere letto mediante vari moltiplicatori. Grazie all'archivio e ai contributi di diversi autori www.bollutnet.org è – in lingua italiana - la risorsa online più vasta per la teologia luterana con materiale sia introduttivo che specialistico.
Però quardiamo piuttosto al futuro, perché è oramai imminente l'importante convegno su “Lutero e ontologia”, probabilmente il primo convegno in Italia che esamina la teologia del Riformatore in questa prospettiva. Pertanto si può ben prevedere un importante impatto dell'evento sulla ricerca italiana quasi da poter parlare già da adesso come di un evento storico.
Alla fine di ottobre si terrà a Lund l'inaugurazione dell'anno della Riforma e quindi daremo anche un'occhiata sugli eventi programmati in merito nel nostro Paese.
Buona Lettura!
Vostro
Dieter Kampen (DK)


02. Dieter Kampen: I maestri di Lutero

I maestri di Lutero

di Dieter Kampen

Martedì 7 giugno, Centro Studi Albert Schweitzer, Aula luterana, Trieste


Tema del nostro incontro sono i maestri di Lutero, cioè quei teologi o quelle scuole che hanno maggiormente influenzato Lutero. Se pensiamo al tempo di Lutero dovremmo innanzitutto considerare che non esisteva ancora il pluralismo confessionale. Tutti erano semplicemente cristiani. Solo con la Riforma le chiese cominciano a definirsi sulla base dei propri dogmi. Questo va detto cum grano salis perché ovviamente anche prima c'erano dei dogmi e delle situazioni in cui questi diventavano mezzo di distinzione. Però diciamo che il ruolo dei dogmi per l'identità della chiesa era minore rispetto a quello dei secoli successivi alla Riforma. Molte questioni non erano state ancora definitivamente dogmatizzate e se ne poteva discutere più liberamente. Infatti, è realtà tipica del tempo di Lutero il grande pluralismo di idee e scuole teologiche.
Uno dei modelli che spiegano il dissolversi del Medioevo e l'inizio di una nuova era, riguarda proprio questo pluralismo: nella seconda metà del Medioevo possiamo assistere a una sempre crescente molteplicità di scuole teologiche che infine conduce alla dissoluzione del vecchio sistema.
Al tempo di Lutero la scolastica si era divisa in due scuole principali: il realismo e il nominalismo. Per descrivere questo processo in modo molto semplificato, si può dire che sopratutto nel 13esimo secolo, con la mediazione dal mondo arabo, si diffusero gli scritti di Aristotele e la teologia si trovò davanti a nuove sfide. Tommaso d'Aquino (1225-1274) colse questa sfida e creò la grande sintesi tra ragione e fede. Però presto questa sintesi fu messo in dubbio. Prima Bonaventura e poi Duns Scotus (1266-1308) e soprattutto Guglielmo d'Ockham (1288-1349) negavano la possibilità di conoscere Dio mediante la ragione, le esperienze e le analogie. Per loro la conoscenza di Dio era un'illuminazione e la teologia non era una scienza come le altre, in quanto si basa sulla Bibbia e non sull'esperienza e sulla ragione. Nascono così le due scuole principali della tarda scolastica: il realismo, detto anche la via antiqua, rappresentato soprattutto dal domenicano Tommaso d'Aquino, e il nominalismo, o via moderna, rappresentato soprattutto dal francescano Guglielmo d'Occam. Spesso le università erano schierate da una o l'altra parte e insegnavano prevalentemente l'una o l'altra via. D'altronde le università nascono solo nel tardo Medioevo e sono anch'essi un segno della dissoluzione dell'ordine medievale, in quanto, come nel caso dell'Università di Wittenberg, vengono istituite dai principi e conducono quindi le scienze fuori dal grembo della Chiesa.
Come sia, importante è per noi che Lutero è stato formato nel pensiero del nominalismo che dominava l'università di Erfurt. Il testo di scuola più importante era il ”Collectorium” di Gabriele Biel che offriva un riassunto dei pensieri di Occam. Negli anni trenta Lutero chiamò Occam il suo maestro o anche “mio caro maestro” (WA 30 II,300b,9s). Un aspetto fondamentale in cui Lutero segue Occam è sicuramente la sottolineatura dell'onnipotenza di Dio che p.es. può essere presente nel pane eucaristico senza che noi possiamo comprenderlo razionalmente. Il motivo della libertà assoluta di Dio, che però ha voluto legarsi alle sue promesse bibliche, si trova pure in Occam. Anche la distinzione tra Deus absconditus e Deus rivelatus in De servo arbitrio è ispirato da Occam. Occam sostiene anche che non si può conoscere Dio mediante la ragione e in questo Lutero lo segue, ma mentre per Occam si tratta più di una riflessione teorica che resta senza conseguenze pratiche, Lutero conclude che si deve costruire tutta la teologia su nuove basi.
Comunque, si potrebbe dire che la Riforma si è preparato già due secoli prima con la nascita delle due vie, la via antiqua e la via moderna. Lutero segue la via moderna, Roma la via antiqua. Tuttavia, anche se magari vi può esserci un aspetto veritiero, tale conclusione è troppo semplificata, essendo, in primis, già la distinzione tra via antiqua e via moderna troppo semplicistica. Infatti, le questioni trattate e le risposte date erano varie e complesse e in continua evoluzione per cui è difficile dividerle semplicemente in due gruppi. Secondo, non si può chiamare Lutero un semplice seguace di Occam e anche egli stesso non si comprendeva come tale (se non nel tempo in cui era ancora studente). Infatti, non criticava solo la via antiqua, anche se questa in modo particolare, ma la scolastica e i suoi metodi in generale.
Nel 1517, già prima della 95 tesi, Lutero compose le tesi “Disputatio contra scholasticam theologiam” (WA 1,224-228). Qui afferma: “Si tratta di un errore dire che senza Aristotele non si diventa teologo. Piuttosto si diventa teologo soltanto se lo si diventa senza Aristotele.” (45-46). O la tesi 52: “In breve: Tutto l'Aristotele in riferimento alla teologia è come le tenebre in riferimento alla luce.” Sono tesi abbastanza radicali. Non solo, secondo Lutero, non si può conoscere Dio con i mezzi della filosofia, ma tutto il vocabolario prestato da Aristotele e largamente in uso nella scolastica come sostanza e accidenti, qualità, habitus, virtù ecc. impediscono una retta comprensione della rivelazione biblica. A Wittenberg invece si insegnava teologia a partire dal testo biblico e si creò così un nuovo modello di teologia. Per Lutero Dio non si rivela nella sapienza umana, ma ha reso pazzia la sapienza del mondo per rivelarsi nella parola della croce che per il mondo è pazzia.
D'altronde Lutero si scatena soltanto contro un'applicazione errata di Aristotele in teologia, in altri campi, ad es. per quanto riguarda l'agire nel mondo, Lutero può apprezzare la sua etica.
In conclusione, possiamo dire che Lutero è stato formato nella scuola del nominalismo e ha recepito alcuni motivi fondamentali da essa. Non rimane però all'interno di questa scuola, ma prende sul serio l'incapacità della ragione di conoscere Dio, per cui tutto l'approccio scolastico di fare teologia diventa obsoleto. Imposta quindi un nuovo modello di fare teologia, basandosi, come fonte di conoscenza, sulla rivelazione biblica e usando un linguaggio biblico. Propone una teologia che non è astratta e concettuale, ma esistenziale e che coinvolge la propria persona. Naturalmente Lutero non può del tutto fare a meno di termini filosofici, perché deve farsi capire nelle dispute accademiche e rispondere agli argomenti dei suoi avversari. In questi casi però non si tratta di costruire la teologia, ma di riflettere sulla teologia già costituita dalla rivelazione.

Un altra corrente di pensiero molto importante al tempo di Lutero è l'umanesimo. Mentre quasi tutti gli altri riformatori hanno avuto una formazione umanista e si sentivano più o meno vicino al movimento, questo non vale per Lutero. Certo, il principio ad fontes lo condivideva con esso, l'idea di non accettare delle verità se non dopo averle verificate criticamente sulle fonti. Apprezzava molto l'edizione critica del Nuovo Testamento in greco da parte di Erasmo. Nelle sue lezioni usava il Quincuplex Psalterium di Faber Stapulensis che offriva i salmi in cinque tradizioni latine differente. Quindi era all'avanguardia della ricerca umanista. D'altronde da Stapulensis preso il concetto e anche la formulazione che Cristo è la chiave della scrittura.
Però non condivideva l'antropologia umanista che prevedeva la capacità dell'uomo di contribuire attivamente alla salvezza, pensiero condiviso anche dalla teologia scolastica. Contro questo concetto Lutero argomentò fin dal 1516 e nel 1525 in aperta rottura con Erasmo. Quindi Lutero aveva un sentimento ambiguo verso l'umanesimo che da una parte promuoveva la ricerca filologica e condivideva molte critiche verso la chiesa, ma che d'altra parte aveva una visione troppo ottimista dell'uomo che lo allontanava da Dio. Come sia, certamente l'umanesimo ha contribuito a un'atmosfera di libera ricerca e soprattutto ha promosso un pensiero critico che in qualche modo ha influenzato anche Lutero.

Se la scolastica nelle sue varie espressioni e l'umanesimo erano le principali correnti che dominavano le università e che costituiscono il quadro generale in cui si formò Lutero, questo non vuol dire che non ci sono stati altri “maestri”. Vorrei quindi soffermarmi su una citazione di Lutero stesso che risale al 1518. La data è importante, perché nel 1518 Lutero ha già sviluppato tutte le idee principali della sua teologica. La citazione è della prefazione di Lutero alla “Theologia deutsch”, un scritto anonimo che Lutero attribuiva erroneamente a Taulero, ma che comunque appartiene alla mistica tedesca: Scrive Lutero: “oltre alla Bibbia e S. Agostino non ho trovato nessun libro da cui ho imparato di più cosa siano Dio, Cristo, uomo e tutte le cose.” Quindi, secondo questa citazione, i tre maestri principali di Lutero erano la Bibbia, Agostino e la mistica tedesca. Naturalmente si deve mettere in conto il fattore retorico e naturalmente non è detto che Lutero vede se stesso in modo oggettivo, ma comunque la citazione mi sembra una pista promettente.

Che la Bibbia sia la principale maestra di Lutero dovrebbe essere chiaro. Tutta la vita egli si dedica all'esegesi del testo biblico. In primo luogo, lo hanno influenzato le lettere di Paolo e il Vangelo di Giovanni. In essi Lutero vede l'Evangelo in tutta la sua chiarezza. Però lo stesso Evangelo lo trova in tutta la Bibbia, incluso l'Antico Testamento alla cui esegesi d'altronde dedica la parte maggiore delle sue lezioni universitarie. Dal punto di vista della ricerca storico-critica ciò sembra oggi problematico e anche al tempo della Riforma certi ebraisti criticavano questo modo di procedere, cioè di vedere nel Nuovo Testamento la chiave di lettura per l'Antico Testamento. Lutero difendeva la sua lettura anche in modo violento. Infatti, i suoi scritti contro gli ebrei, di cui oggi si parla spesso, non erano rivolti soltanto contro gli ebrei, ma anche contro quei esegeti che volevano interpretare l'Antico Testamento indipendentemente dal Nuovo. Per difendere Lutero è però da dire che non si trattava principalmente di negare all'Antico Testamento il suo significato intrinseco, ma di scoprire in ogni parte della Bibbia lo Spirito di Dio presente e vivificante.
Come sia, possiamo dire che certamente tutta la Bibbia ha influenzato Lutero, ha costituito il suo linguaggio e il suo immaginario, anche se particolarmente caratterizzanti per la sua teologia sono state le lettere di Paolo e il vangelo di Giovanni.

Come secondo maestro Lutero nomina Agostino. Questo non meraviglia perché Lutero faceva parte dell'ordine degli agostiniani. Però al di là del collegamento esteriore il padre della chiesa aveva senz'altro un forte influsso sul giovane Lutero. Se esaminiamo le dispute di quei anni, le tesi “Delle forze e della volontà degli uomini senza la grazia” del 1516, la già nominata “Disputazione contro la teologia scolastica” del 1517 o la disputa di Heidelberg del 1518, vediamo che sono piene di riferimenti ad Agostino e cioè soprattutto agli scritti agostiniani contro Pelagio, il quale riteneva che il peccato non distrugge la capacità dell'uomo di fare il bene. Nella sua lotta contro la teologia scolastica Lutero si vedeva in una situazione simile a quella di Agostino contro Pelagio.
Poi c'è una citazione famosa di Lutero del 1545 in cui descrive la sua scoperta riformatrice. Dopo aver descritto la sua illuminazione, cioè che la giustizia di Dio è quella che Egli ci dona, continua: “In seguito lessi lo scritto di Agostino De Spiritu et littera e mi accorsi che interpreta la giustizia di Dio in modo del tutto analogo, cioè intende la giustizia di cui Dio ci riveste, giustificandoci. Ebbi così la gioia di constatare che la giustizia di Dio, per Agostino, è quella grazia a cui siamo giustificati.” Quindi Lutero trova in Agostino una conferma della sua scoperta riformatrice.
Lo scritto De Spiritu et littera è particolarmente importante per Lutero. In esso viene già pensato la distinzione tra lettera e Spirito, anche se non ancora nella radicalità di Lutero. Questa distinzione è fondamentale per l'esegesi di Lutero ed è la base anche per la distinzione tra legge ed Evangelo, concetto fondamentale nel pensiero del riformatore.
Però è da dire che Agostino non escludeva del tutto il merito delle buone opere e, come detto, anche la distinzione tra lettera e Spirito non era ancora pensato nella sua piena radicalità. Quindi con il tempo Lutero si riferisce di meno a Agostino. In un discorso a tavola del 1532 dice: “Da quando ho capito Paolo, non ho più potuto stimare alto nessun padre della chiesa. Sono diventati per me abbastanza senza significato. All'inizio non solo leggevo Agostino, ma praticamente lo divoravo. Quando però in Paolo mi si apriva la porta, così che sapevo cosa significa la giustificazione per fede, era finito con lui.” (WATr 1,140 [Nr 347]).

Guardiamo ora il terzo punto della citazione di Lutero, cioè quel libro mistico stesso che il riformatore fa pubblicare due volte, nel 1516 e 1518, lodandolo oltre misura. Prima di parlarne vorrei dare uno sguardo al contesto più generale.
Alla fine del Medioevo si può certamente costatare un certo declino della Chiesa, cosa che sicuramente ha contribuito alla nascita della Riforma. D'altra parte però la gente era molto religiosa, c'era una pietà intensa.
Noi protestanti parliamo volentieri del Medioevo oscuro in cui Lutero ha portato di nuovo la luce della fede. Però non è così. La fede c'era ed era intensa. Conoscendo le correnti spirituali a cui Lutero attinge, molte delle sue dottrine sembrano meno originali. Vediamo quali erano in questo campo i “maestri” di Lutero.
Un movimento abbastanza diffuso era quello della devotio moderna, movimento che si rifaceva all'olandese Geert Groote (1340-1384). Forse si può pensarlo un po' come il pietismo del '600, anche se naturalmente i contenuti erano diversi. Uno dei più famosi libri che esprimevano questa spiritualità è la “Imitatio Christi” comunemente attribuito a Tommaso da Kempis (-1471) . C'era inoltre uno scambio reciproco di pensieri con la mistica tedesca. La devotio moderna tendenzialmente era più legata alla via moderna, considerando che già Groote aveva studiato da Occam e che faceva parte del movimento anche l'occamista Gabriele Biel di cui abbiamo già accennato sopra. I sostenitori più stretti della devotio moderna si organizzavano come “Fratelli della vita comune”, un ordine religioso che però non prendeva voti e che si sosteneva mediante il lavoro. L'alta stima del lavoro nel mondo assieme a una vita spirituale avrebbero potuto già costituire per Lutero un modello di vita al di fuori del monastero, anche se non era ancora concepita la vita familiare.
Si trattava comunque di un movimento che tendeva a coltivare l'interiorità della fede. In un certo senso era un programma in contrapposizione con la scolastica, in quanto l'approccio alla fede non era concettuale, ma esperienziale, ed anche in contrapposizione con la chiesa ufficiale, in quanto non era importante l'esteriorità delle tante opere e riti, ma la propria conversione interiore. Questa sottolineatura dell'interiorità è certamente una rilevante spinta anche per Lutero. Aprirsi a Cristo, meditando la sua vita e le sue parole e in particolare le sue sofferenze e la sua morte, la penitenza, l'umiltà, l'abbandono di sé stessi e l'affidarsi a Cristo: tutti questi elementi della pietà dei Fratelli della vita comune sono fondanti anche in Lutero.
Anche la lettura della Bibbia fu sostenuto da questo ordine. Contrariamente a quanto si crede, la Bibbia di Lutero non è stata la prima in lingua tedesca. Dal 1466 fino alla pubblicazione della Bibbia di Lutero sono state pubblicate, nei vari dialetti tedeschi, 18 Bibbie complete. Quindi anche in questo Lutero non compie un atto rivoluzionario, ma si inserisce nella tendenza generale della sua epoca.
Ancora va ricordato che il futuro riformatore, quando frequentò la scuola a Magdeburg 14(96?)97, abitò in un internato gestito dai “Fratelli della vita comune”. Quanto quest'esperienza sia stata incisiva per Lutero è difficile a dirsi e ancora più difficile è dimostrare un influsso diretto sulla sua dottrina. Questo però non ha importanza, in quanto i “Fratelli della vita comune” erano solo una piccola espressione di un sentire traversale che si espresse in poliedriche forme. In questo grande movimento traversale, che potremmo perfino chiamare risveglio spirituale, Lutero cresce e si forma.

Una figura che invece ha una chiara e forte influenza su Lutero è Johannes von Staupitz. Staupitz era il superiore del convento di Erfurt e vicario generale dell'ordine degli agostiniani eremiti osservanti in Germania. Fu influente promotore di Lutero. Non solo gli affidò compiti importanti all'interno dell'ordine, ma fu lui a spingere Lutero a perseguire gli studi universitari, designandolo come suo successore alla cattedra universitaria di Wittenberg, cattedra che egli stesso abbandonò per dedicarsi maggiormente al lavoro nell'ordine. Ma Staupitz era innanzitutto il padre confessore di Lutero e come tale lo accompagnava e lo consigliava nel suo cammino spirituale.
Molte delle dottrine di Lutero, le troviamo già in Staupitz. Come più tardi Lutero, egli promosse la lettura della Bibbia all'interno dell'ordine. La sua teologia prevedeva la predestinazione che escludeva la libera decisione o preparazione dell'uomo alla salvezza. Abbiamo qui già il “sola gratia”. Sopratutto c'era già il “solus Christus”. Soltanto in Christo possiamo conoscere la misericordia di Dio e ciò sopratutto mediante la contemplazione del Cristo sofferente e morente.
Anche per Lutero la contemplazione e la condivisione delle sofferenze di Cristo erano centrali. Magari oggi non c'è ne rendiamo conto, perché questo tratto medievale non è vicino alla nostra sensibilità e quindi leggiamo soprattutto i testi di Lutero che ci sono più vicini. Invece, è un motivo molto presente in Lutero, soprattutto in quello giovane, ma non solo, ed sta ad indicare il suo radicamento nella spiritualità medievale.
Pur avendo Staupitz anticipato temi centrali come il sola gratia o il solus Christus, non lo fece come un programma teologico in contrapposizione alla scolastica, ma questi elementi facevano parte di una spiritualità che miravano all'interiorità e all'intima unione dell'anima con Cristo. D'altronde non era l'unico a sostenere una tale teologia che già contiene gli elementi chiave di quella luterana e che come tale non era vista come eretica.
Lutero era ben cosciente di quanto dovesse a Staupitz. Nel 1545 così scrisse di Staupitz: “è stato mio padre in questa dottrina e l'ha fatto nascere in Cristo” (WAB 11,67,7s). Oppure ancora, nei discorsi a tavola: “Staupitz ha cominciato la dottrina.” (WATr 1,245,11s [Nr 5269]) “Ho ogni mia cosa dal dottor Staupitz, che mi ha dato l'opportunità.” (WATr 1,80,6s [Nr 173]).
Staupitz fu anche appassionato lettore di Taulero.

Veniamo quindi alla mistica tedesca. La sua influenza su Lutero è stata riscoperta soprattutto negli ultimi decenni, dopo un lungo periodo in cui la teologia protestante era molto antimistica. In Italia nel 2012 c'è stato un importante convegno dell'Accademia di Studi Luterani in Italia su “Lutero e la mistica” e nel 2014 l'omonima pubblicazione presso la Claudiana. Proprio quest'anno in Germania Volker Leppin ha pubblicato un nuovo libro con il titolo: “Die fremde Reformation. Luthers mystische Wurzeln” che si potrebbe tradurre: “La Riforma sconosciuta. Le radici mistici di Lutero”. L'autore ritiene che tutta la teologia di Lutero, nella sua impostazione generale, sia una trasformazione di pensieri mistici.
Negli ambienti frequentati da Lutero circolavano soprattutto gli scritti di Giovanni Taulero (-1361). Quelli di Meister Eckhart (1260-1327/28) invece non circolavano se non sotto il nome di Taulero, che quindi restava il primo riferimento per Lutero. Anche il piccolo libro di un'autore anonimo, comunemente indicato come “anonimo francofortense” fu attribuito dal Riformatore a Taulero o alla sua scuola. Lutero leggeva anche altri mistici come Dionisio Aeropagita, con cui però non si trova al suo agio, Ugo e Riccardo di San Vittore, Bernardo di Chiaravalle, Bonaventura, Gerson e Brigida di Svezia. È però soprattutto nella mistica tedesca che Lutero si ritrova.
Con Taulero Lutero condivide la convinzione che Dio è tutto e l'uomo niente. Quindi l'uomo deve abbandonare il proprio volere, deve morire a se stesso, affinché Dio possa essere tutto in tutto.

Nel Piccolo Catechismo Lutero scrive a proposito del Battesimo:
Che cosa significa questo battezzare con acqua?
Risposta: Significa, che il vecchio Adamo in noi, mediante quotidiano pentimento e penitenza,
dev'essere annegato e morire con tutti i peccati e le cattive concupiscenze e pure quotidianamente deve emergere e risorgere un uomo nuovo che viva in eterno davanti a Dio, in giustizia e purezza.


Morire quotidianamente a se stessi: questo è il programma sia della mistica tedesca che di Lutero. È una via spirituale che deve essere rinnovata quotidianamente e che mediante la morte del vecchio Adamo fa vivere Cristo in noi.
Per la “Theologia deutsch” l’unione con Dio è una conseguenza, una volta che l’uomo abbia svuotato se stesso. Tuttavia, sia che Lutero temesse che l’autoabbandono fosse ritenuta un’opera umana meritevole e necessaria per la salvezza, sia che sapesse che un totale autoabbandono è possibile solo per pochi momenti e non come condizione permanente, egli ha esteriorizzata questo processo, oggettivandolo teologicamente.
L’autoabbandono, nella teologia di Lutero, diventa opera della legge. Infatti la legge dimostra all'uomo quanto sia peccatore e lo fa disperare delle proprie forze. La salvezza diventa opera esclusiva di Gesù Cristo. Così l’uomo è veramente passivo per quanto riguarda la sua salvezza. Tutto viene operato dalla parola di Dio nelle sue due forme: legge ed Evangelo. La legge uccide e l’Evangelo vivifica.
Questa passività dell’uomo è molto importante, perché solo se l’uomo annienta totalmente la propria volontà, Dio può essere il suo soggetto. Solo così Cristo può operare nell’uomo.
Il concetto della passività è fondamentale anche per la mistica tedesca che probabilmente ha influenzato Lutero già nella sua scoperta riformatrice, cioè la scoperta del significato della giustizia passiva, quella che Dio opera in noi e che noi passivamente riceviamo. Ma, come abbiamo già visto nel dibattito con la scolastica, anche la possibilità di conoscere Dio dipende dalla passività. La ragione umana è attiva, per cui, secondo Lutero, è ottima per conoscere le cose di questo mondo, ma non può conoscere Dio, che invece si rivela solo alla fede che per sua natura è passiva. Accanto a una predica di Taulero, probabilmente nel 1516, Lutero annota: “Nota, è molto più necessario patire le cose divine, che farle.” (WA 9,97,12s)
Con il tempo Lutero parla di meno della mistica tedesca. Questo potrebbe essere dovuto allo scontro con la riforma radicale che basava la propria predicazione anche su esperienze mistiche e a cui Lutero contrappose l'esteriorità della parola biblica. Potrebbe però essere accaduto quanto già visto nel suo rapporto con Agostino: dopo aver compreso pienamente l'Apostolo Paolo gli altri autori sono diventati meno importanti.

Spero fin qui di aver ricordato le persone e le correnti più caratterizzanti del cammino teologico di Lutero. Di proposito non ho trattato l'eventuale influsso dei cosiddetti preriformatori come Jan Hus, perché ne parlerà, al prossimo appuntamento del 21 giugno, il Pastore Marchetti.
La ricerca sui maestri di Lutero è importante per correggere una visione secondo la quale Lutero, in ricorso alla Bibbia, ha proposto una teologia totalmente diversa rispetto al Medioevo. Al contrario, vediamo che molti temi centrali della teologia luterana c'erano già prima e che, da questo punto di vista, Lutero è saldamente radicato nel Medioevo. D'altronde la sua dottrina non avrebbe avuto tanti seguaci, se non si fosse iscritta nelle correnti e nel sentire della propria epoca. Però Lutero ha pensato le questioni fino in fondo, le ha radicalizzate e le ha sistematizzato in un impianto teologico centrato sulla giustificazione per sola grazia e basato sulla Bibbia, proponendo così un modello alternativo, e in contrapposizione, alla teologia scolastica. In questo senso, nel suo insieme, è stata una teologia nuova, che però, per quanto riguarda i contenuti, non avrebbe dovuto necessariamente condurre ad uno scisma – eccezione fatta per la critica al papato.
In ogni caso, la questione quanto la teologia di Lutero fosse nuova e quanto radicata nella tradizione, e la domanda se l'Lutero fosse un teologo medievale oppure il primo della modernità, rimarranno quesiti irrisolti. La risposta dipende anche dai propri obiettivi. Il protestantesimo combattente dipingerà Lutero più come iniziatore della modernità, nel dialogo ecumenico si cerca piuttosto di sottolineare il suo radicamento nella tradizione. Ambedue le posizioni hanno buoni argomenti dalla loro parte. Forse può essere interessante la posizione di Bernd Hamm che cerca di coniugare il radicamento nella tradizione e l'innovazione con il concetto dell'emergenza. Secondo Hamm la fine del medioevo è caratterizzata da un'importanza sempre crescente della grazia di Dio. Dal 98% di grazia fino al 99% c'è solo un piccolo passo e il risultato non cambia molto. Dal 99% a 100% di grazia il passo è altrettanto piccolo, ma il risultato è del tutto differente. Emerge qualcosa di radicalmente nuovo. Così, secondo Hamm, dalla teologia e spiritualità tardo-medievale a Lutero c'è stato solo un piccolo passo come tanti altri prima, ma questo è stato il passo decisivo che ha fatto emergere una teologia radicalmente nuova. (DK)



03. ASLI: III Convegno teologico


L'ASLI – Accademia di Studi Luterani in Italia
Campo SS. Apostoli, Cannaregio 4448, 30124 Venezia


III. Convegno teologico
7-8 Ottobre 2016
Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Sala delle Accademie
Piazza Pio XI, 2 - Milano


Lutero e ontologia
Presenza di Dio nel mondo

Programma:

Venerdì 7 ottobre
Ore 17.00: Saluto: Prof. Franco Buzzi - Prefetto della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Direttore scientifico dell'ASLI
Presentazione dell'ASLI: dott. Giorgio Ruffa - Presidente dell'ASLI
Introduzione al tema: Pastore Dieter Kampen – Vicepresidente dell'ASLI

Ore 17.30: I. Relazione:
Prof. Paolo Ricca - Roma:
"Presenza di Dio nella vita matrimoniale"
(Pausa)
Ore 18.30: II. Relazione:
Prof. Lubomir Zak:
Elementi di ontologia nelle Lezioni di Lutero sulla Lettera ai Romani (1515-1516)”

Sabato 8 ottobre
Ore 9.30: III. Relazione:
Prof. Franco Buzzi - Milano
Ontologia e creazione“
Ore 10.30: IV. Relazione:
Prof. Joar Haga - Norvegia:
"An ontology of hope?
Luther's expectatio creaturae in his 1536 disputation on man"
(relazione in inglese con traduzione scritta)
(Pausa)
Ore 11.45: V. Relazione:
Prof. Martin Wendte - Germania:
"Seelsorgerliche Ontologie. Zur Radikalität des späten Luther"
(relazione in tedesco con traduzione scritta)
(Pausa pranzo)
Ore 15.30: VI. Relazione:
Prof. Michele Cassese – Gorizia
“L’ontologia nella visione ecclesiologica di Lutero”
Ore 16.30: VII. Relazione:
Pastore Dieter Kampen - Trieste
Il corpo di Cristo a cui il credente viene unito
(Pausa)
Ore 17.45: VIII. Relazione:
Prof. Gianfranco Hofer - Trieste
Flacio Illirico interprete di Lutero nell'ontologia?”

Convegno pubblico - ingresso libero.


Potete confermare la vostra partecipazione, invitare i vostri amici, condividere l'evento o mettere semplicemente un I like su facebook:




04. Giubileo della Riforma

Per avere una visione d'insieme su cosa succederà nel 2017, riporto qui di seguito non un elenco singoli eventi, ma la lista delle organizzazioni che preparano l'anno e mediante le quali si possono avere informazioni anche sui singoli eventi.

1. Le chiese evangeliche battista, luterana, metodista e valdese hanno formato una commissione che prepara le celebrazioni per il 2017. Sul sito

vengono dati materiali e informazioni sulla Riforma e annunciati i singoli eventi. Di particolare importanza sarà l'happening di Milano (un po' tipo Kirchentag) del week-end di Pentecoste 2017, il cui culto conclusivo verrà tramesso in eurovisione.


2. Spiritualità della Riforma: progetto di ricerca interfacoltà (ne partecipa ad es. la Facoltà Valdese) promosso dal Servizio Nationale degli Studi Superiori di Teologia e di Scienze Religiose della Conferenza Episcopale Italiana. Si organizzano soprattutto scambi tra facoltà e corsi universitari, ma si promuovono anche delle ricerche (ad es. il mio dottorato).



3. Eredità della Riforma. Leggere e rileggere la Riforma a 500 anni dal suo inizio:
Per comune iniziativa del Centro Studi per l’Ecumenismo in Italia e del Programma di Dottorato in Scienze della Religione dell'Università Cattolica del Pernambuco, viene proposto un Progetto internazionale di ricerca storico-religiosa, con lo scopo di produrre conoscenza e di organizzare due convegni, nei nostri due paesi, con il coinvolgimento di istituzioni universitarie e ricercatori di diverse tradizioni religiose che, ispirati da uno spirito di dialogo ecumenico, desiderano celebrare i 500 anni della Riforma con la pubblicazione di una collana di e-books e con una serie di incontri.
Convegno di rilievo: 20-22 febbraio 2017 a Firenze.



4. ASLI-Accademia di Studi Luterani in Italia
Non può certamente mancare l'ASLI che, anche per il 2017, progetta un grande convegno al di fuori del normale ritmo biennale. Ne saprete di più dopo l'assemblea generale del 7 ottobre.


Se avete altre istituzioni che promuovono l'anno della Riforma su base nazionale, scrivetemi.(dieter@i-kampen.de)


05. Nuovi testi di e su Lutero

Un'ottima, breve introduzione all'anno 2017 offre:


Walter Kasper
Martin Lutero. Una prospettiva ecumenica
Queriniana
Brescia 2016
pp. 80
Prezzo: 8 Euro


Naturalmente anche la Claudiana nei ultimi mesi ha già edito altri titoli importanti su Lutero e sulla Riforma. Vale la pena di prendere visione delle novità direttamente sulla pagina: http://www.claudiana.it/libri-novita.html.













 
 
     
     
 
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